Intervista al vescovo Claudio Cipolla. Fede e fantasia. Per un nuovo inizio

Una Pasqua inedita provoca alla riflessione personale e comunitaria. Soli a tu per tu con Dio, nelle nostre case, abbiamo l’occasione per misurare la qualità della nostra fede. E da lì ripartire con coraggio.

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Sant’Agostino di Albignasego. Presepio pasquale, occasione di meditazione e preghiera

Affonda le sue radici nel Sud Italia, il presepio pasquale, e ora anche a Sant’Agostino è possibile “visitarlo”. «È un modo, attraverso vari quadri – spiega il parroco – di trasmettere, nel solco della tradizione popolare, il Mistero pasquale».

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Cazzago. “Preghiera della buona notte” con catechisti ed educatori

«È un modo per essere vicini ai più piccoli»: questo ha spinto, catechisti ed educatori di Cazzago, a ideare il video-progetto “La preghiera della buona notte” disponibile il lunedì e venerdì nelle piattaforme social della parrocchia.

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17_#iorestoacasaepenso_Assunta Steccanella e don Lorenzo Voltolin

Ci troviamo immersi in una realtà del tutto nuova: si trasforma tutto ciò che sembrava certo, inamovibile, e questo suscita disorientamento e tante domande.

Don Marco è preoccupato mentre parla a Laura, la coordinatrice dei catechisti: «Ma ti rendi conto? Non possiamo celebrare l’eucaristia, e anche ogni altra forma di preghiera comunitaria risulta impossibile. Si può pregare individualmente e in famiglia, ma quanto può resistere una fede privata dell’esperienza comunitaria? Adesso imperversano le messe su youtube e in tutte le altre forme permesse dalla rete. Ma vedo di tutto, la rete porta il mondo nelle case e temo che sia un’illusione di preghiera…».

Laura è responsabile del settore marketing di una grande azienda. Sorride. «Non lasciarti impressionare, non è del tutto vero. La rete, sai, non è una pura illusione. È uno spazio intermedio, che si colloca tra l’immaginazione e la realtà. I new media, rispetto ad altri mezzi di comunicazione, producono qualcosa di eccezionale: essi infatti sono estensioni del nostro corpo, permettono di sentire, vedere e toccare oltre la presenzialità fisica. Certo non sono la realtà e non vanno confusi con essa, ma se usati bene prolungano la percezione delle esperienze comunitarie. Credo che in questo tempo ci offrano un modo nuovo di vivere il nostro sacerdozio battesimale». Don Marco ha ascoltato con attenzione: «forse possiamo mettere in moto la creatività e cercare una forma di inter-azione che in un certo senso faccia uscire la preghiera e la celebrazione dall’edificio-chiesa per portarla nelle case…».

«Certo – continua Laura – la rete aiuta a collegare reale-virtuale-reale, consente di prolungare la ritualità. Chiede però di porre grande attenzione a unire i membri della comunità reale tra di loro. Il vero rischio dei media è nel loro uso distorto, che a volte esalta l’individualismo, altre proietta le persone lontano dalla realtà locale in cui vivono, facendo perdere il contatto con le relazioni di ogni giorno».

Laura e don Marco hanno coinvolto il consiglio pastorale e hanno messo a punto delle proposte: verranno offerte indicazioni per costruire l’angolo della preghiera in casa, in una forma comune a tutti, per creare unità; sarà introdotta la preghiera delle lodi o dei vespri on-line, per consentire poi alle famiglie di proseguire personalmente, formulando una preghiera spontanea da postare in chat per condividerla con tutti; dalla celebrazione eucaristica della domenica vissuta in streaming, il parroco darà mandato ai genitori di benedire la famiglia e/o il pane della mensa da distribuire prima del pasto. Anche attraverso la rete si può stare insieme, agire insieme, far circolare l’amore. Aspettando di poterci abbracciare.

Assunta Steccanella e don Lorenzo Voltolin, Fttr 

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Il perdono al tempo del Coronavirus

Tra i tanti “impedimenti” di questo tempo di emergenza sanitaria c’è, per il cristiano, la difficoltà, se non addirittura l’impossibilità, di accostarsi al sacramento della riconciliazione: la confessione o sacramento della penitenza. Non sempre, infatti, è possibile assicurare le dovute cautele di distanziamento tra il sacerdote e il fedele e anche le disposizioni sugli spostamenti rendono, ora, più difficile la confessione individuale.

A tal proposito, lo scorso 20 marzo, la Penitenzieria apostolica ha pubblicato una “Nota della Penitenzieria Apostolica circa il Sacramento della Penitenza nell’attuale situazione di pandemia”, in cui si ricorda che «Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali».

A fronte di un sincero e profondo pentimento è perciò possibile, in questo tempo particolare, ricevere il perdono di Dio, impegnandosi però a vivere il sacramento della riconciliazione non appena la situazione lo permetta.

Per accompagnare la preghiera personale per chiedere a Dio il perdono dei peccati e vivere un serio esame di coscienza, il vescovo Claudio Cipolla, venerdì 10 aprile (venerdì Santo), alle ore 12, guiderà un momento di preghiera, che sarà trasmesso in diretta dal canale Youtube della Diocesi di Padova (http://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo), per accompagnare i fedeli a un pentimento sincero e ricevere il perdono dei peccati da Dio, con l’impegno a ricorrere al sacramento della riconciliazione (confessione) non appena l’emergenza dovuta alla pandemia lo renderà possibile.

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La proposta: #iorestoacasaepenso: su questa pagina gli aggiornamenti quotidiani

In questi giorni tante persone con compiti amministrativi oppure di rilievo dal punto di vista comunicativo ci hanno invitato e ci invitano a restare a casa. A proteggere gli altri e noi stessi, donandoci l’opportunità di stare fermi. È uno stare fermi non solo fisico, ma soprattutto riflessivo, quasi un esercitare il pensiero, ritrovandoci tra le mani varie domande, che questo tempo di disorientamento, amplifica.

Stare con le nostre domande significa forse anche non pretendere di arrivare a risposte esaustive e definitive. Così è venuta l’intuizione di questo strumento, piccolo e senza pretese, che troverete nei vari mezzi di comunicazione diocesani, intitolato #iorestoacasaepenso. Vorrebbe essere più un viaggio interiore, nel senso che prende da ciò che sta succedendo fuori di noi per portarlo dentro di noi e farlo maturare come crescita in umanità, senza trascurare l’incertezza di ciò che riusciamo a vedere, la fragilità della nostra impotenza, il limite delle nostre stesse parole   continua a leggere il testo introduttivo di don Leopoldo Voltan

1 – Perché la Chiesa è così “obbediente” alle leggi dello Stato, anche rispetto ai suoi beni più preziosi, come la celebrazione dell’Eucaristia? (16 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Marco Cagol

 

2 – Lo stile di vita ai tempi del virus (17 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Andrea Toniolo

 

3 – Una così lunga assenza dalla partecipazione alla vita della Chiesa potrebbe produrre anche disaffezione o indurre a una qualche irrilevanza dei modi/gesti della fede? (18 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Vincenzo Cretella

 

4 -Dio ha qualcosa a che fare con il coronavirus? (19 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Riccardo Battocchio

 

5 – Comunicare? Ritrovarsi ingolfati di parole, messaggi anche nella fede? Comunicare cosa e come? E il silenzio non parla? (20 marzo 2020)

Leggi la riflessione di Michele Visentin

 

6 – Perché il rito è così importante e in questo tempo ci manca così tanto? (23 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Roberto Tagliaferri

 

7- I sacramenti ci collegano alla corporeità e al corpo della Chiesa, come sentirli efficaci in noi anche quando non possiamo celebrarli? (24 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Fabio Frigo

 

8 – Si può essere cristiani anche senza partecipare all’eucaristia? (25 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Gianandrea Di Donna

 

9 – In questo periodo diventa difficile accedere anche al sacramento della penitenza? Come intendere peccato e quali peccati confessare? (26 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Giampaolo Dianin

 

10 – Gli ammalati al tempo del Coronavirus. Quali gesti, quali sacramenti, quale accompagnamento cristiano nella sofferenza e nella morte? (27 marzo 2020)

Leggi la riflessione di Gerlando Volpe

 

11 – Quaresima, quarantena? Somiglianze e differenze (30 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Raffaele Gobbi

 

12 – Quale speranza annunciare? (31 marzo 2020)

Leggi la riflessione di don Giorgio Bezze

 

13 – Carità, in tempi di non prossimità fisica. L’amore vince la morte. Si può amare anche nell’inevidenza?  (1 aprile 2020)

Leggi la riflessione di don Luca Facco

 

14 – Cosa vuol dire pregare? (2 aprile 2020)

Leggi la riflessione di Giovanni Realdi

 

15 – Questa insopprimibile voglia di vita. La grande sfida di questi giorni di quarantena, che invoca unità e senso di popolo (3 aprile 2020)

Leggi la riflessione di Giorgio Pusceddu

 

16 – Il compito educativo della scuola: cosa ci insegna in questo tempo? (6 aprile 2020)

Leggi la riflessione di don Lorenzo Celi

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16_#iorestoacasaepenso_don Lorenzo Celi

Il meteorite Covid-19 sta impattando non poco anche sul nostro sistema scolastico: l’universo più o meno ordinato della scuola italiana, a partire dalle sue decennali scadenze, è stravolto da questo evento epocale. Come ogni cambiamento, esso determinerà la perdita di alcune caratteristiche che sembravano essenziali, ma permetterà di recuperarne altre forse dimenticate e di scoprirne di ulteriori. Per obbligo di brevità mi soffermo su tre aspetti che, spero, si stiano (ri)scoprendo.

La scuola è una ricchezza per il nostro paese, per ogni paese, e chi nella scuola lavora dovrebbe avvertire, insieme alla grande responsabilità che gli compete, il riconoscimento da parte dei proprio concittadini di un compito umano e sociale fondamentale che si affianca (non può mai sostituirsi) a quello prioritario della famiglia: educare.

L’oggetto dell’educare: la scuola non è semplicemente trasmissione enciclopedica di dati o luogo di confezionamento di competenze. Essa ha come fine l’educare alla vita, aiutando il giovane a porsi le domande più profonde su di essa e accompagnandolo a trovare delle risposte significative.

Lo stile del fare scuola: non mi era mai capitato di cogliere, trasversalmente, dal bambino di quattro anni all’adolescente di diciotto come anche dal docente maturo il desiderio di poter tornare presto a scuola. Ciò che manca di più è il valore aggiunto della comunità, fatta di relazioni, di regole, di condivisione di successi e di sconfitte, di confronto con il “tu” prossimo del compagno o con quello asimmetrico dell’insegnante. Ciò che insomma non può essere sostituito dalla “didattica a distanza”, per quanto efficienti siano le tecnologie e avanzate le tecniche di trasmissione.

Peccato che per riesumare dall’oblio l’attenzione per la scuola e il suo compito si sia attesa una tragedia così grande. Ci auguriamo che, quando l’avremo superata, tutto non ritorni come prima… anche nella scuola!

don Lorenzo Celi, direttore Ufficio di Pastorale dell’Educazione e della Scuola

6 aprile 2020

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