Corso base sul BIBLIODRAMMA – PAROLA VISSUTA

Corso base per apprendere la metodologia esperienziale del Bibliodramma, già sperimentata all’Assemblea diocesana dei catechisti nel febbraio 2020. Il corso era previsto a novembre 2020, poi spostato a marzo/aprile 2021 e ora definito nelle seguenti date: sabato 5 giugno dalle 8.30 alle 18.00 e domenica 6 giugno dalle 8.30 alle 12.00.

La proposta si terrà in presenza presso la Casa di spiritualità “La Madonnina” di Fiesso d’Artico (VE) e prevede l’iscrizione ad entrambe le giornate.

Il pranzo del sabato è al sacco personale (ognuno provveda al proprio); le disposizioni sanitarie non prevedono il porta e offri!

Per le iscrizioni utilizzare il modulo on line nella sezione “Iscrizione ai corsi” del sito: http://www.ufficioannuncioecatechesi.diocesipadova.it

Quota di partecipazione: € 25 – massimo 30 partecipanti

Per info: 049-8226103 – segreteria.catechesi@diocesipadova.it

 

NB per gli iscritti: nel caso il corso non si potesse fare in presenza a causa di nuove disposizioni governative, sarà ugualmente previsto un momento on line di conoscenza del Bibliodramma, nel pomeriggio di sabato 5 giugno.

Il link per accedere all’incontro sarà inviato direttamente agli iscritti tramite email.

 

Corso base suL BIBLIODRAMMA – PAROLA VISSUTA

 

 

Il Papa istituisce il ministero di catechista

È stato pubblicato oggi, martedì 11 maggio, il Motu proprio “Antiquum ministerium” con cui Francesco stabilisce il ministero laicale di catechista: un’urgenza per l’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, da svolgersi in forma secolare, senza cadere nella clericalizzazione.
Il nuovo ministero ha origine molto antiche che risalgono al Nuovo Testamento: in forma germinale, ne parlano ad esempio il Vangelo di Luca e le Lettere di San Paolo Apostolo ai Corinzi e ai Galati. Ma “l’intera storia dell’evangelizzazione in questi due millenni – scrive il Papa – mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti”, i quali hanno fatto sì che “la fede fosse un valido sostegno per l’esistenza personale di ogni essere umano”, giungendo “perfino a donare la loro vita” a questo scopo. A partire dal Concilio Vaticano II, poi, è cresciuta la consapevolezza del fatto che “il compito del catechista è della massima importanza”, nonché necessario allo “sviluppo della comunità cristiana”. Anche oggi, prosegue il Motu proprio, “tanti catechisti capaci e tenaci” svolgono “una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede”, mentre una “lunga schiera” di beati, santi e martiri catechisti “ha segnato la missione della Chiesa”, costituendo “una feconda sorgente per l’intera storia della spiritualità cristiana”.
Riportiamo in allegato il Motu proprio di Papa Francesco per una conoscenza personale del testo. Avremo modo di approfondirlo, di comprenderne il valore e la sua attuazione nei prossimi mesi.

Ripartire insieme, ecco l’obiettivo

Le Linee guida per la catechesi in Italia in tempo di Covid hanno visto la luce nell’estate 2020, quando la speranza di aver quasi superato la fase critica della pandemia pervadeva ogni ambiente. Nei mesi successivi abbiamo constatato una situazione ben diversa. Di fronte al comprensibile bisogno di riprendere le attività pastorali nelle comunità, il documento invitava a distinguere tra l’urgente e l’importante e optava per la seconda prospettiva, suggerendo un intervento di tipo “strutturale”: «È importante rifuggire la tentazione di soluzioni immediate e cercare di discernere una nuova gerarchia pastorale». Emergono quattro punti: l’ascolto, che mette al centro le persone; la narrazione, forma di comunicazione privilegiata di chi si percepisce amato da Dio e vive da discepolo di Gesù; la comunità, che favorisce una rete di relazioni; la creatività, una sfida che richiede ingegno e realismo da parte di tutti i soggetti ecclesiali impegnati nell’evangelizzazione.

Vengono indicati cinque elementi – le trasformazioni pastorali – che implicano un cambio di mentalità. Agli operatori pastorali viene suggerito di agire con calma sapiente, riservando «un tempo disteso alla formazione, all’ascolto e a processi decisionali che coinvolgano l’intera comunità», che deve farsi attenta a chi, soprattutto in questo tempo, vive una certa distanza da essa, con una prossimità fattiva e sincera, che osa rischiare una parola di Vangelo nell’ottica del primo annuncio. Il dialogo e il discernimento comunitario, anche attraverso gli organismi di partecipazione, permetteranno di immaginare, con creatività e a partire da ciò che già si fa, quanto a tempi, luoghi e modalità di evangelizzazione e catechesi per ragazzi e famiglie, magari vissute insieme, resistendo alla tentazione di soluzioni immediate e focalizzandosi su ciò che è essenziale. L’esercizio della calma sapiente permetterà di sostanziare l’itinerario di iniziazione cristiana con significative esperienze di ascolto della Parola, di carità e di preghiera, come pure di riscoprire la celebrazione dei sacramenti come momento in cui la comunità incontra Cristo: senza la dimensione comunitaria, la celebrazione rischia di ridursi a una ricorrenza privata.

Ci è chiesto di leggere i segni dei tempi, di assecondare l’azione dello Spirito e di accogliere il mondo nella sua concretezza, in una conversione pastorale che trasformi le nostre parrocchie, preoccupate di programmi, scadenze e strutture, in comunità attente alle persone e alla storia, secondo la visione profetica di papa Francesco: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (EG, 27). Per ripartire insieme e non solo per ricominciare.

Silvia Mancini insegnante,
direttrice dell’ufficio catechistico della diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro e coordinatrice per uffici catechistici della Regione Toscana

 


NOI abbracciamo il mondo

Verso un noi sempre più grande”, è il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che la Chiesa italiana celebra il prossimo 26 settembre.

Il Papa invita ad aprire la mente e ad abbracciare spazi più ampi, che danno respiro e spessore alla vita, per diventare una grande famiglia, un grande “NOI”, perché «tutti abbiamo bisogno degli altri e nessuno si salva da solo».

Una lezione imparata una volta di più durante la pandemia, nei confronti della quale, ribadisce il Pontefice, «la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora maggiormente in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica».

Il rischio, infatti, è di cedere ai «nazionalismi chiusi e aggressivi e all’individualismo radicale».

Si tratta invece di sovvertire questa logica, «perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità».

È la prospettiva della cultura dell’accoglienza, del rispetto vicendevole, della dignità propria di ogni persona, che a ben vedere sono le prerogative della convivenza umana e della civiltà.

Messaggio del Santo Padre Francesco per la 107ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021

In Cattedrale tutte le lingue della fede

Nella Cattedrale di Padova irrompe lo Spirito della Pentecoste nella Messa delle 11.30 di Domenica 23 maggio. Attorno al Vescovo Claudio si stringeranno i rappresentanti di tutte le comunità etniche di religione cattolica che vivono nella Diocesi di Padova, assieme ai loro 12 cappellani etnici.

I canti saranno in lingue diverse, come anche i saluti iniziali e le preghiere dei fedeli. Verrà dato il segno della gioiosità dell’unica Chiesa di Cristo, dove “non ci sono più né stranieri né ospiti”, e c’è la bellezza delle diverse espressioni dell’unica fede.

 

A Padova si vota

Nel luglio dell’anno scorso la Giunta comunale di Padova aveva approvato il nuovo regolamento per la rappresentanza delle cittadine e dei cittadini stranieri, ed ora il progetto si concretizza. Dal 14 maggio con le candidature, fino alle votazioni che si terranno dal 14 giugno al 14 luglio negli spazi appositamente adibiti nei Quartieri, i circa 20 mila cittadini stranieri che hanno diritto di voto sono mobilitati.

La Commissione avrà la durata di cinque anni, ed è un organo consultivo del Sindaco, della Giunta, del Consiglio Comunale, delle Commissioni consiliari e delle Consulte di Quartiere. Ad essi la Commissione può presentare pareri sulle proposte di deliberazione e sottoporre proprie proposte su tutto ciò che riguarda la vita amministrativa di Padova.

Il regolamento prevede che il o la presidente o vicepresidente della Commissione partecipi alle sedute del Consiglio comunale con facoltà di parola, ma senza diritto di voto, sugli argomenti iscritti all’ordine del giorno.

 

Papa Francesco dona i vaccini ai rifugiati

È successo già nel mese di aprile, ma i gesti significativi è bene metterli in rilievo. È capitato che in Vaticano Papa Francesco ha dato disposizione per vaccinare contro il covid un gruppo di rifugiati. Un segno di vicinanza agli ultimi, a coloro che la pandemia ha reso invisibili e per questo più fragili e più esposti al rischio di ammalarsi.

Il Centro Astalli, che si occupa di Rifugiati, ha per questo chiesto alle istituzioni italiane di moltiplicare il gesto del Pontefice e inserire nella strategia nazionale per le vaccinazioni i senza fissa dimora, i migranti che vivono in insediamenti spontanei e nei centri di accoglienza.

 

È mancato a Petropolis (Brasile) don Francesco Montemezzo

La sera di giovedì 6 maggio 2021 è mancato a Petropolis don Francesco Montemezzo, originario di Bastia di Rovolon. La sua è stata una vita spesa in missione, prima in Ecuador e successivamente in Brasile. Era nato il 13 luglio 1937 e venne ordinato l’8 luglio 1962. L’anno successivo inizia la sua esperienza come missionario fidei donum nel vicariato apostolico di Nato, in Ecuador, in appoggio ai padri Giuseppini. Don Francesco è nel gruppo dei primi tre missionari che aprirono la missione diocesana in queste terre. Rimane in Ecuador fino al 1974, prima a Baeza e poi ad Archidona, grandissima area amazzonica con 10mila Indios, aiutato dal 1972 dal don Tarcisio Marin. Nel 1975, dopo un periodo di riposo, il vescovo Girolamo Bortignon lo destina al Brasile, dove ha speso il reto della sua intensa vita.

Il funerale si svolgerà questa sera – venerdì 7 maggio – alle ore 20 (ora brasiliana) nella cattedrale di Petropolis e verrà celebrato dal vescovo locale mons. Gregorio  (Leozírio) Paixão Neto, osb. e concelebrato dal vescovo emerito di Barra do Piraì -Volta Redonda, il padovano mons. Francesco Biasin, che leggerà la lettera che il vescovo Claudio ha indirizzato al vescovo Gregorio e alla Chiesa di Petropolis non appena appresa la notizia della morte di don Montemezzo.

Una messa di suffragio per don Francesco Montemezzo sarà celebrata dal vescovo Claudio giovedì 13 maggio alle ore 16.30 a Bastia di Rovolon.


Di seguito il messaggio inviato dal vescovo Claudio Cipolla:

Al Vescovo Gregorio e alla Chiesa di Petropolis

Ho appreso della morte di don Francesco e a nome della nostra Chiesa di padova esprimo la vicinanza alla vostra sofferenza. Da tempo sapevamo della sua precaria salute e questo momento doloroso era prevedibile anche se speravamo di allontanarlo il più possibile, tanto che era mia intenzione venire a trovarlo in occasione della mia visita in Brasile a luglio. 

Invece la morte lo ha colto in questo tempo di Pasqua che ci aiuta ad aprire il nostro sguardo alla certezza di una vita che non finisce: è nelle mani di Dio che noi consegnamo don Francesco, così come Gesù ha consegnato se stesso al Padre. 

Fraternamente vogliamo rinnovare l’annuncio pasquale: il Signore è risorto, alleluja!

In questa occasione voglio anche ringraziare tutta la Chiesa e ogni cristiano di Petropolis, in particolare il vescovo Gregorio, la comunità del Seminario e il suo rettore, per il tanto amore con cui lo avete seguito e curato in questo tempo di malattia e per la stima, l’affetto, l’accoglienza che gli avete sempre dimostrato e che lo hanno accompagnato a crescere nella testimonianza di discepolo del Vangelo: siete cresciuti insieme nella fede e nella carità. Anche Francesco era molto felice di stare con voi e vi voleva molto bene. Grazie quindi per quello che avete fatto con lui e per lui. Da parte nostra siamo contenti di avervi fatto il dono della sua presenza e presentandolo al Signore con le mani piene di bene, pregate anche per noi. Don Francesco ha dedicato tutto il suo ministero presbiterale alla missione ad gentes, in Ecuador prima e poi in Brasile, con voi e tra voi. In questo cooperazione fra chiese sorelle abbiamo dato e ricevuto, maturando in ecclesialità.

Un ricordo nella preghiera anche per i familiari di don Francesco, specialmente il fratello Sergio, ancora in vita; ed ai parrocchiani di Bastia suo paese natale. Essi sempre lo hanno ben voluto e sostenuto nella sua vocazione missionaria.

+ vescovo Claudio


Notizia in aggiornamento

INCONTRO TESTIMONIANZA

Sabato 15 Maggio 2021 ore 20.00 presso il DUOMO di MONSELICE,

ingresso libero,

per info 3299280790

Incontro/testimonianza con Costanza Miriano

Giornalista Rai Vaticano scrittrice e blogger

Niente di ciò che soffri andrà perduto.

Arrivi a un punto della vita in cui ti sembra che i giochi siano fatti, che nulla possa più migliorare, che tutto sia andato storto, che non sia ciò che avevi sognato.

Quello è il tuo matrimonio, quello è il tuo lavoro, quelli i tuoi figli, quella, insomma, è la tua realtà, e vorresti solo scappare via.

E invece no. È proprio nel momento del dolore e della delusione più nera che avviene l’incontro più bello, un incontro che indica la strada della salvezza, per noi e per chi ci sta vicino, e che ci insegna a non fuggire dalla fatica di vivere, ma a benedirla come un dono.

Costanza Miriano, scrittrice che non teme di andare contro le idee correnti, racconta esperienze di sofferenza e di bellezza.

Con la sua leggerezza nell’affrontare i temi più duri dell’esistenza, ci offre una raccolta di storie morali a lieto fine: dalle ferite che si nascondono in un matrimonio alle umiliazioni dell’adulterio, dalle mortificazioni che accompagnano la povertà fino al dramma delle malattie gravi, proprio quando sembra di avere toccato il fondo, nasce l’occasione per conciliarsi con il proprio destino e amare senza condizioni.