Festa di San Luca evangelista

Sono vari gli appuntamenti culturali e liturgici in occasione della festa di San Luca evangelista, giovedì 18 ottobre, che vedono come ambientazione il complesso di monastero e basilica di Santa Giustina a Padova, dove riposano le spoglie attribuite all’autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli.

Momento centrale della festa è la celebrazione eucaristica alle ore 18.30, che sarà presieduta dal vicario generale mons. Giuliano Zatti, essendo il vescovo Claudio Cipolla impegnato nei lavori del Sinodo dei Vescovi a Roma. Un appuntamento a cui sono particolarmente invitati preti e catechisti, medici e artisti.

La celebrazione eucaristica chiuderà, infatti, una giornata ricca di appuntamenti che riguardano proprio quelle “categorie” di cui san Luca è patrono: artisti e medici.

Dalle 14.30 alle 18 nell’aula magna del monastero di Santa Giustina si terrà il convegno dal titolo Il medico tra professione, missione e vocazione, organizzato e promosso dalla Pastorale della Salute della Diocesi di Padova, Scuola di Medicina dell’Università di Padova, Ordine dei medici e degli odontoiatri. Ai saluti delle autorità si affiancheranno gli interventi del prof. Antonio Da Re (Professionalità del medico e formazione di sé) e del prof. Filippo Boscia (Il medico riflette su di sé: elementi per una formazione narrativa del medico), cui seguirà una tavola rotonda e gli interventi conclusivi di don Dante Carraro di Medici con l’Africa-Cuamm e del vicario generale mons. Giuliano Zatti.

Sempre nel pomeriggio altri due appuntamenti.

Alle ore 16.45 nella sala San Luca del monastero di Santa Giustina (ingresso da via Ferrari 2a) l’appuntamento è con la Scuola diocesana di iconografia San Luca che in collaborazione con gli uffici diocesani per la liturgia e per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, presenteranno i corsi 2018-19 diversificati per principianti, progredienti e avanzati.

Alle ore 17.30 l’Ufficio diocesano per l’Annuncio e la Catechesi, in collaborazione con il Museo diocesano, propone una visita guidata alla basilica e al Sacello di San Prosdocimo (posti in esaurimento e solo su prenotazione tramite il sito “http://ufficioannuncioecatechesi.diocesipadova.it).

Al termine per tutti la celebrazione eucaristica in basilica di Santa Giustina.

 

fonte: ufficio stampa della diocesi di Padova

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Don Alessandro Dal Sasso è tornato al Padre

Domenica 14 ottobre è morto, nella Casa di riposo di Alano di Piave, don Alessandro Dal Sasso. Nato ad Asiago il 3 settembre 1933, viene ordinato il 14 luglio 1957. Come primo incarico è inviato vicario parrocchiale a Battaglia Terme, dove rimane fino al 1964. Successivamente presta servizio a San Pietro di Stra (1964-1968) prima di diventare parroco a Cagnola, dove rimane fino al 1986. Nei dieci anni successivi è parroco a Taggì di Sotto, fino a quando nel 1996 giunge l’ultima destinazione, Alano di Piave. Nel 2012 presenta la rinuncia alla parrocchia di Alano: vi rimane come collaboratore, trovando accoglienza nella locale Casa di riposo.

Nel Testamento don Alessandro ha lasciato scritto che la notizia della morte sia data «senza particolari commenti, ma i semplici dati anagrafici. Chi mi ha conosciuto non ha bisogno di ulteriori aggiunte: ognuno conservi quanto memoria e sentimento portano nel cuore. La celebrazione dell’Eucarestia sia veramente tale – ringraziamento al Padre per Cristo per quanto ha compiuto in me e per mezzo di me. Si canti il Magnificat quale risposta delle comunità».

Crediamo non se la prenda don Alessandro se ci permettiamo di aggiungere solo qualche nota ali semplici dati anagrafici. Don Alessandro ha lasciato nel Testamento spirituale un racconto ragionato delle diverse esperienze pastorali: l’impatto aspro e travagliato con la comunità di Battaglia e il suo contesto sociale, l’indole spensierata e allegra della Riviera del Brenta, la semplice quotidianità degli abitanti di Cagnola e la fortissima e impegnativa esperienza di insegnante in alcuni Istituti Superiori di Padova (Calvi, Gramsci, Nievo e Cornaro), negli anni in cui tutto il Paese viveva profondi cambiamenti sociali, politici e lavorativi e dove si cercava «di dare senso chiaro ai fatti e alle idee roventi, talora profetiche, talora assurde».

Giunge poi l’esperienza a Taggì di Sotto, il periodo più impegnativo e più esigente sul piano pastorale, dove tuttavia don Alessandro gioisce in particolare della vivacità giovanile, della presenza dei seminaristi inviati dal Seminario maggiore, dello sviluppo di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, cui ha sempre dedicato grandissima considerazione, arrivando a scrivere: «Questi doni sono tuttora la ragione del mio sentirmi felice di essere prete». Ad Alano giunge «nel pomeriggio di una bellissima giornata di sole», imparando subito le vicende della guerra e dell’emigrazione, come nella natìa Asiago. Scrive: «Dopo quattro parrocchie ai quattro punti cardinali nei dintorni di Padova con quattro canali e quattro ponti, è venuto il tempo, questa volta, per il fiume Piave e relativo ponte, in attesa forse del ponte più lungo verso l’eternità».

In occasione del 50° di sacerdozio (2007) scrive una personale confessio laudis per ringraziare Dio di ogni dono: «Dio mi ha pensato, voluto, creato, nonostante l’alternarsi di docilità, resistenza e rifiuti dei suoi doni. La sofferenza sua nella passione e morte del Figlio Gesù sono il prezzo anticipato, la garanzia e lo sconto per la mia deficienza. Oggi voglio dire grazie e farne l’inno di lode per il resto della vita».

Al compimento, invece, del 55° di ordinazione (2012), don Alessandro annota: «Non chiedetemi dove sono stato meglio. Posso dire con serenità e sincerità che dovunque mi sono sentito “a posto” finché ho accettato in fiducia e obbedienza. Voi tutti date forza al grazie che insieme eleviamo al Signore».

Le esequie si celebreranno ad Alano di Piave, mercoledì 17 ottobre, alle 15.30: «Se la morte mi coglie ad Alano, quivi riposi nel cimitero di San Pietro, nella nuda terra, come seme in attesa di germogliare all’eternità. Tomba semplice. Croce di legno».

 

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Rapporto annuale della Diocesi di Padova (anno 2017)

È stato presentato questa mattina, sabato 13 ottobre 2018, nella multisala MPX di Padova, il Rapporto annuale della Diocesi di Padova relativo all’anno 2017 dal titolo «Fissò lo sguardo…», in riferimento al testo evangelico che lo accompagna e che corrisponde alla liturgia di questa domenica. È il vangelo del “tale” che se ne va rattristato, dopo aver chiesto a Gesù cosa fare per ereditare la vita eterna e essersi sentito rispondere dal Signore: «va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».

«La coincidenza – scrive il vescovo Claudio Cipollacon la prestazione del Bilancio mi porta a rileggere questo testo come se quel “tale” fosse la nostra Chiesa diocesana e come quel “bambino” (citato nel vangelo poco prima, ndr) fosse portato ad esempio, non solo per noi come singole persone e famiglie, ma per noi come comunità e come Diocesi». E poco oltre ricorda: «La nostra Chiesa diocesana gestisce tanti beni che non le appartengono perché le sono stati affidati per i poveri: gratuitamente li abbiamo ricevuti e gratuitamente li dobbiamo mettere a disposizione degli ultimi, della formazione dei giovani, per la crescita spirituale delle comunità parrocchiali e di tutte le altre attività che facciamo per seguire Gesù e il Vangelo». Si impone quindi, rilancia il vescovo Claudio, «una profonda verifica in ordine all’uso, al senso e al valore dei nostri beni che ci devono aiutare a continuare, con lo stesso stile umile e povero, la missione di Gesù».

Per il terzo anno la Diocesi di Padova pubblica i “numeri” che raccontano la sua attività, le sue scelte, il suo operato, ma che indicano anche direzioni e prospettive. Nel Rapporto annuale, che da oggi è disponibile anche sul sito diocesano (www.diocesipadova.it), viene presentato il “Bilancio dell’ente Diocesi” (stato patrimoniale e conto economico) raffrontato con l’anno precedente; i rendiconti delle parrocchie; le assegnazioni dell’8 per mille; i dati aggregati dei bilanci di altri enti diocesani (Casa del Clero, CPCS-Centro padovano della comunicazione sociale, MAD-Movimento apostolico diocesano, ODA-Opera diocesana assistenza; ODAP-Opera diocesana adorazione perpetua); i dati economici dell’IDSC-Istituto diocesano sostentamento clero, del Seminario e di una serie di enti riconducibili alla Chiesa di Padova e raggruppati per finalità: carità, missione, formazione, cultura oltre alle società partecipate.



Tre le novità sostanziali di quest’anno.

In primo luogo la presentazione distribuita nel territorio per facilitare la partecipazione dei parroci e dei membri dei Consigli parrocchiali per la gestione economica e per rendere questo momento occasione di formazione: dopo la mattina a Padova, nel pomeriggio il Rapporto annuale sarà presentato a Monselice (ore 16, al centro parrocchiale del Redentore) e domani (ore 9) a Thiene (Opere parrocchiali del Duomo).

Un secondo elemento di novità è il taglio “tematico” del Bilancio che su espresso desiderio del vescovo Claudio, quest’anno, riguarda i giovani. «Ho chiesto ad alcuni partecipanti al Sinodo dei Giovani – scrive nella presentazione – di guardare in anticipo questo bilancio, per leggere i nostri numeri con la loro sensibilità e competenza. Lo hanno fatto con grande amore, mettendo in risalto tante criticità ma chiedendoci anche più coraggio nel sostenere quelle attività capaci di raccontare il Vangelo nel mondo di oggi. La loro risposta è stata sorprendente e ci incoraggia».

I giovani hanno evidenziato, nella lettura dei dati, le scelte della Chiesa di Padova: l’attenzione e la cura per la formazione dei preti; l’attenzione alle parrocchie, ma hanno anche sottolineato l’importanza di investire in cultura e nel continuare a sostenere la formazione nelle sue varie espressioni, senza perdere “luoghi” ma eventualmente risignificandoli. Uno sguardo giovane ma esperto che non ha mancato di cogliere l’esposizione sui crediti verso le parrocchie, i pochi accantonamenti per le manutenzioni e l’accrescimento del fondo emergenze (oltre 2 milioni e duecento mila euro): segnali di possibili difficili rientri di una parte consistente di crediti ma anche di un impegno e una volontà a sostenere quei fratelli (=comunità) in difficoltà. Atteggiamenti che secondo i giovani rappresentano però «l’unità di misura completamente diversa» e «l’elemento qualificante» del bilancio di una Chiesa, a cui chiedono prima di trasparenza, verità e coerenza: «in che modo la Chiesa realizza la vocazione alla carità attraverso i beni che gestisce?». Se la vocazione è rispettata anche le perdite assumono valore, commentano i giovani.

Il terzo elemento di novità è un primo passo di “bilancio sociale”: nel Rapporto annuale si è cercato, infatti, di “rendere conto” dell’impatto sociale, delle persone aiutate, dei percorsi realizzati.

Ecco che accanto ai dati economici troviamo: 120mila ragazzi impegnati nei gruppi di catechesi parrocchiale; 180mila genitori nei gruppi di accompagnamento; settemila catechisti; 3.500 accompagnatori di genitori, 700mila ore di servizio volontario per la catechesi; 6.500 beneficiari di progetti seguiti da Caritas diocesana con i suoi 5.500 volontari che hanno messo a disposizione 30mila ore di volontariato in un anno. Ci sono poi i 126mila pasti annui offerti dalle Cucine economiche popolari; i 45mila chili di pane distribuiti dall’Associazione universale di Sant’Antonio; i 700 volontari che si mettono a disposizione all’Opera della Provvidenza e all’Irpea. Se poi si guarda al fronte cultura e formazione abbiamo gli oltre 25 mila visitatori del Museo diocesano, i 59mila e passa soci di Noi associazione; i 25mila di Azione cattolica; gli oltre 20mila frequentatori di Villa Immacolata e i 15mila studenti che hanno frequentato il Centro universitario insieme a quasi 20mila persone che hanno partecipato alle attività di formazione.

Andando poi ai dati economici e soffermandosi esclusivamente sull’Ente Diocesi, il conto economico 2017 si chiude con un totale dei costi pari a 10.233.040,69 euro (erano poco meno di nove milioni e mezzo nel 2016 e 11 milioni nel 2015); mentre la voce ricavi evidenzia 9.360.320,96 (erano circa 8 milioni e settecentomila euro nel 2016 e 10 milioni e mezzo nel 2015), con una perdita di esercizio di 872.719,73 euro nel 2017.

Per quanto riguarda le assegnazioni dell’8 per mille (il dato è parziale in quanto sono possibili fino a maggio 2018), sono stati destinati 1.643.174,53 euro in interventi caritativi; 1.704.827,36 euro in esigenze di culto e pastorale; 704.163 euro per il restauro di beni culturali.

Sul fronte della carità, nelle sue diverse espressioni, l’impegno rasenta i 70 milioni di euro, con un incremento rispetto allo scorso anno: sono 39 milioni e mezzo impegnati nella carità diocesana (Caritas, Associazione universale di Sant’Antonio; Adam onlus, Casa del Fanciullo, Cucine economiche popolari, Irpea, Opera Casa Famiglia e Opsa) e quasi 30 milioni in solidarietà tra le chiese (Ufficio missionario e Medici con l’Africa-Cuamm).

fonte: Ufficio stampa diocesano

Leggi: Rapporto Annuale 2017

Ascolta l’audio con la preghiera iniziale e l’intervento del vescovo Claudio:


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Dario Lago: nuovo eremita diocesano

È Dario Lago, 63 anni, originario di Piazzola sul Brenta (Pd) ma da alcuni anni residente a Padova, il nuovo eremita diocesano. Sabato 13 ottobre, alle ore 17, nella chiesa del Corpus Domini il vescovo Claudio Cipolla accoglierà la sua professione eremitica temporanea.

Ultimo di sette figli, Lago dopo il diploma triennale di meccanico tornitore, ha conseguito la maturità classica e il diploma di operatore addetto all’assistenza; sul piano della formazione teologica e spirituale ha frequentato la Scuola serale di teologia per laici di Vicenza e la Scuola di spiritualità dell’Istituto Sant’Antonio dottore di Padova. Numerose le sue esperienze lavorative che si sono incrociate con l’impegno in servizi di volontariato e con l’approfondimento della sua vocazione eremitica.

Da due anni è in cammino verso questa scelta, prima con un anno di approfondimento, poi con un anno di noviziato e contemporaneamente ha portato avanti la sua dedizione all’adorazione perpetua notturna alla chiesa del Corpus Domini.

Un cammino il suo, che parte da lontano: «Sono l’ultimo di sette figli – racconta Dario Lago – fin da giovane ho cercato quale fosse il senso della mia vita, la realtà come mi appariva non mi bastava. Possibile che la vita fosse confinata-limitata tra due parentesi: nascita-morte? E così quasi inconsapevolmente, guidato solo dal mio desiderio di capire, cercavo risposte che appagassero il mio cuore, che trovavo non solo nella preghiera ma anche nelle letture spirituali, in testi e itinerari dell’anima che avevano un comune denominatore: paradossalmente in essi la più grande libertà a cui l’uomo può aspirare la ritrovavo nel posto più angusto di un monastero, nella nuda cella monastica, nell’eremo isolato, nel deserto. In questi luoghi chiusi riconoscevo l’apertura all’infinito, all’assoluto, all’eterno, a Dio. Un Dio che ci riempie, ci avvolge, dilata il nostro cuore e lo rende capace di accogliere chi ci circonda».

Ora con la professione eremitica prenderà il nome di Dario Maria della Santissima Trinità: «Ho scelto di accostare al mio nome di battesimo quello di Maria perché è impensabile vivere una vita di deserto senza la presenza della Vergine Maria, senza la presenza di una madre, ella tutta dedita a Dio è con noi nei momenti difficili, di sofferenza, di buio in questo deserto, e quello della Santissima Trinità perché la bellezza di questo insondabile mistero è tale che seppur lo comprenda in minima parte mi attira e affascina».

E oltre ai consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza) Dario Lago seguirà una regola di vita che prevede l’amore per il prossimo e a servizio della Chiesa, il silenzio, la solitudine, la vita di preghiera, l’ascolto e la meditazione della Parola…

A prevedere la vita eremitica anche al di fuori degli istituti di vita consacrata è il nuovo Codice di diritto canonico del 1983, che al canone 603 paragrafo 1, recita: «…la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella continua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo».

Il codice del 1983 introduce cioè la possibilità di via consacrata per il singolo fedele che fa la sua professione nelle mani del vescovo diocesano, che ne approva la regola di vita e ne segue il cammino.

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Famiglia, buona notizia per tutti. Riprende il cammino dell’ufficio di pastorale della famiglia

Riprendono le attività dell’Ufficio diocesano di pasotrale della famiglia, alla luce dell’esortazione postsinodale “Amoris Laetitia”. Il cammino annuale si svilupperà attraverso percorsi di formazione e spiritualità che riguardano la preparazione al matrimonio, i gruppi famiglia, l’attesa di un figlio, i legami spezzati, la vedovanza, le famiglie affidatarie e adottive.

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Nota pastorale. Le comunità e le coppie verso il matrimonio

“Sposarsi nel Signore. Comunità e coppie verso l’amore nuziale” è la terza Nota pastorale che la nostra diocesi consegna alle comunità cristiane attraverso l’Ufficio per la pastorale della famiglia. Essa raccoglie soprattutto la riflessione della Chiesa nei due Sinodi dei vescovi sulla famiglia accolta e letta con uno sguardo attento al contesto attuale, così diverso da quello di pochi anni fa.

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Ottobre. È un mese “pieno” di vita consacrata

Nel mese di ottobre, oltre alla consacrazione all’Ordo Virginum, ci sono altri appuntamenti di vita consacrata diocesani: l’incontro dei religiosi con il Vescovo Claudio, la professione temporanea di un eremita diocesano, la dedizione temporanea di una collaboratrice apostolica. A questi si aggiunge il rito della professione solenne per sei giovani frati.

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In missione con tutta la famiglia: la storia di chi è tornato

L’esperienza delle famiglie Fanton e Bano, rientrate da poco dal Kenya e dall’Ecuador. Iniziato il mese missionario. Alla Veglia dell’invio l’abbraccio ai rientrati, tra cui le piccole Camilla e Beatrice nate mentre le loro famiglie erano in missione.

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Il seminatore uscì a seminare – Tracce di cammino per l’anno pastorale 2018-2019

Il seminatore uscì a seminare è il testo che accompagnerà le comunità cristiane della diocesi di Padova nell’anno pastorale 2018-2019.

«Con lo strumento di lavoro La parrocchia, la Chiesa di Padova ha avviato un cammino di discernimento sulla propria missione nel tempo attuale. I molti contributi raccolti dai diversi soggetti che si sono lasciati interpellare dalla proposta nei mesi scorsi (in particolare i vicariati) e la Lettera dei giovani alla Chiesa di Padova, frutto del Sinodo, ci chiedono di non interrompere questo percorso che, viste le scelte implicate, non si esaurirà in pochi anni. È un’opportunità da accogliere, senza pensare a soluzioni facili nel breve periodo. È, in ogni caso, una stagione di grazia: il Signore ancora una volta ci prende per mano e ci accompagna alla «verità tutta intera» (Gv 16,13). I costanti richiami alla gioia di papa Francesco scandiscano i nostri passi, aprano le nostre intelligenze e il nostro cuore al gaudio del Vangelo, alla letizia dell’amore e alla lode sincera per l’essere oggi e qui, in questo mondo, i testimoni del Signore Gesù».

In allegato il testo Il seminatore uscì a seminare…Tracce di cammino

 

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Veglia missionaria dell’invio. In 27 riceveranno il crocifisso e il mandato dal vescovo Claudio

Insieme ai giovani “felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!” è lo slogan scelto quest’anno per la Veglia missionaria dell’invio che il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla presiederà venerdì 12 ottobre, con inizio alle ore 21, in basilica Cattedrale a Padova.

Uno slogan che riprende le parole di papa Francesco e declina il tema proposto a livello nazionale per il mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alla missione: Giovani per il Vangelo.

Stimolati da una parte dal Sinodo dei Giovani vissuto lo scorso anno nella nostra Diocesi e dal Sinodo dei vescovi sui Giovani ora in corso, la Veglia sarà un momento di riflessione e di preghiera per riscoprire la freschezza di un annuncio che da più di duemila anni coinvolge uomini e donne di ogni età, in ogni angolo della terra.

Occasione per ritrovarsi come comunità diocesana e accogliere missionari e missionarie rientrati in Diocesi dopo qualche anno di servizio ad gentes; per inviare preti, laici, religiosi/e, operatori e volontari che hanno accolto l’invito a partire; per presentare e affidare i sacerdoti giunti qui a Padova da vari paesi per accompagnare le diverse comunità etniche presenti in diocesi e per riscoprirci tutti, ciascuno nel proprio ambito di vita e di servizio, custodi di una perla preziosa da condividere.

Tra i fidei donum rientrati dalla missione ci sono tre preti (don Giampaolo Assiso tornato dall’Ecuador; don Matteo Fornasiero dal Brasile e don Francesco Sandrin dal Canada), due famiglie di laici (Massimo Bano e Silvia Monetti con i figli Giulio, Samuele e Beatrice rientrati dall’Ecuador; Fabio Fanton e Ilaria Buson con i figli Tommaso, Edoardo e Camilla, rientrati dal Kenya) e una laica Elena Pezzuolo rientrata dal Brasile.

Rientrano dalle missioni anche la salesia suor Lucia Colcera (era in Angola) e una famiglia di volontari della Comunità missionaria di Villaregia dal Brasile (Alessandro Scapin e Anna Cavinato con i figli Samuele, Carlo e Irene).

Sono invece 27 i missionari in partenza a cui verrà consegnato il crocifisso. Tra loro ci sono sei fidei donum (don Nicola De Guio, don Stefano Ferraretto ed Elisabetta Corà che andranno nella nuova missione diocesana in Etiopia; Alessandro Brugnone e Francesca Lo Verso che andranno nella missione diocesana in Ecuador; Fabiano Brusamento destinato alla missione diocesana in Brasile). Accanto a loro ci sono i volontari dell’Operazione Mato Grosso (Tiziano Barbiero con la moglie Elisa Trotta e i figli Francesco e Damiano, che andranno in Perù; Veronica Valenzia in partenza per la Bolivia; Silvia Braghetto in partenza per il Perù insieme a Anna Marzorati con Emmanuele Dal Pozzo). Mentre di Medici con l’Africa–Cuamm sono pronti a partire: Luca Brasili con Agata Miselli, medici in partenza per la Tanzania (Tosa); Daniele Calabresi con Paola Caravaggi, rispettivamente logista e medico in partenza per la Sierra Leone; Raffaella Marino, medico in partenza per il Sud Sudan (Maridi); Federica Tripoli, medico in partenza per l’Angola (Chiulo); Alice Vianello, medico in partenza per il Sud Sudan (Lui) con il marito Cristian Scola; Ester Capecchi, medico in partenza per la Tanzania (Tosa); Margherita Magnani, medico in partenza per il Mozambico (Beira); Massimo la Raja, medico in partenza per il Sud Sudan (Yirol); Stefano Vicentini, medico in partenza per la Repubblica Centrafricana (Bangui); Maria Sofia Cori, medico in partenza per l’Etiopia.

Infine saranno accolti due presbiteri che avranno cura pastorale delle comunità cristiane romene e cinesi presenti in Diocesi di Padova: Alexandru-Marius Șuteu, presbitero della Diocesi di Fagaras e Alba Julia (Romania), e Feng Bo Giuseppe, presbitero della Diocesi di San Yuan (Cina).

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