Padova è nella World Heritage List dell’UNESCO con i grandi cicli affrescati del XIV secolo

Padova Urbs picta, con “I cicli affrescati del XIV secolo”, è stata inserita oggi nella World Heritage List, la lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. La proclamazione è avvenuta sabato 24 luglio 2021 nel corso della 44a sessione estesa del Comitato del Patrimonio Mondiale, in programma fino al 27 luglio a Fuzhou in Cina, con la partecipazione da remoto di delegazioni da 192 Paesi e una copertura globale in streaming dell’evento.

La candidatura di Padova Urbs picta è stata l’unica presentata dall’Italia per il 2020. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale arriva quest’anno, dopo il rinvio della sessione del Comitato UNESCO del 2020 a causa della pandemia da Covid-19. Vengono dunque proclamate nel corso di questa sessione sia le candidature del 2020 sia quelle del 2021, che per l’Italia vede in discussione la possibile proclamazione de “I Portici di Bologna”.

Questi i principali passaggi con cui l’UNESCO motiva l’inserimento di Padova Urbs picta nella lista del Patrimonio Mondiale: «Il cicli affrescati padovani illustrano l’importante scambio di idee che esisteva tra i protagonisti del mondo della scienza, della letteratura e delle arti visive nel clima preumanista di Padova all’inizio del XIV secolo. Gli artisti hanno mostrato grande abilità nel dare forma visiva a queste idee e le loro capacità tecniche hanno permesso ai cicli affrescati padovani non solo di diventare un modello per gli altri, ma anche di dimostrarsi notevolmente resistenti al passare del tempo. Il gruppo di artisti in cerca di innovazione, riuniti a Padova, favorì allo stesso tempo uno scambio di idee e un know-how che portò a un nuovo stile nell’affresco. Questo nuovo stile non solo influenzò Padova per tutto il XIV secolo, ma costituì la base ispiratrice per secoli di lavori di affresco nel Rinascimento italiano e oltre. Con questa vera e propria rinascita di una tecnica pittorica antica, Padova ha fornito un nuovo modo di vedere e rappresentare il mondo, annunciando l’avvento della prospettiva rinascimentale. Queste innovazioni segnano una nuova era nella storia dell’arte, producendo un irreversibile cambio di direzione».

Padova ha proposto l’iscrizione alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO un “sito seriale” che comprende tutti i preziosi e grandi cicli affrescati del Trecento conservati in otto edifici e complessi monumentali della città: la Cappella degli Scrovegni, la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il Convento di Sant’Antonio l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele. Ad affrescare le pareti di questi luoghi, nel corso del XIV secolo, alcuni dei più straordinari artisti dell’epoca: Giotto, che con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni realizza il suo capolavoro assoluto, Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

Ed è proprio Giotto che quando giunge a Padova intorno al 1302 porta in città un linguaggio artistico nuovo dal quale si sviluppa una straordinaria stagione di cultura ed arte che proseguirà per tutto il XIV secolo. I grandi cicli affrescati padovani del Trecento rappresentano un esempio unico al mondo di un sistema di eccezionale valore universale – outstanding universal value per usare la terminologia UNESCO – per la loro rilevanza storico-artistica, per la loro ampiezza (oltre 3600 mq di pitture murali), perché all’interno di un’area definita, ovvero il centro storico di Padova, in un contesto territoriale in cui la tradizione della parete dipinta è documentata sin dal X secolo.

Gli affreschi in questi otto luoghi, distanti tra loro poche centinaia di metri e che compongono quindi un itinerario nel cuore della città medievale percorribile a piedi, offrono anche a chi non è un conoscitore della storia dell’arte, visioni uniche: grazie a Giotto, i sentimenti e le emozioni vengono rappresentati per la prima volta negli affreschi. Nella Cappella degli Scrovegni abbiamo la prima rappresentazione pittorica di un bacio, il bacio tra Gioacchino e Anna alla porta di Gerusalemme, e altrettanto sorprendente è la lacrima che riga il volto di una donna nella scena della Strage degli Innocenti. A Padova nei circa 90 anni che vanno dal 1305 al 1397 avviene una rivoluzione nell’arte figurativa che, oltre alla rappresentazione dei sentimenti, si fonda su una riscoperta della tecnica dell’affresco, un uso innovativo del colore e l’invenzione della prospettiva che sarà poi perfezionata nei secoli successivi.


Il Comune di Padova è capofila del Comitato per la candidatura, composto dagli altri tre enti proprietari degli edifici e complessi monumentali che conservano i cicli affrescati – Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti; Basilica e Convento di Sant’Antonio; Delegazione Pontificia e Veneranda Arca del Santo; Diocesi di Padova – con la Regione del Veneto e la consulenza scientifica del Ministero della Cultura attraverso l’Ufficio Unesco e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso   oltre che dell’Università degli Studi di Padova.

Il sindaco di Padova Sergio Giordani commenta: «Abbiamo dovuto aspettare un anno in più per ricevere questo riconoscimento, a causa della pandemia, ma l’emozione che ho provato al momento della proclamazione è stata grandissima. Questo è il riconoscimento del ruolo importantissimo svolto dalla città nella storia dell’arte, ma anche della intuizione e del coraggio che abbiamo avuto nel proporre con successo un sito seriale oltre alla capacità di fare squadra tra tutti gli enti proprietari degli edifici e complessi monumentali che custodiscono questi capolavori. Una squadra che comprende anche le altre istituzioni, a partire dalla Soprintendenza e dall’Università e che si allarga a tutte le associazioni che hanno collaborato al progetto. Un impegno corale di tutta la città. Ringrazio UNESCO, il Ministero della Cultura e tutte le istituzioni ed enti che a ogni livello hanno creduto in noi. Adesso abbiamo una grande responsabilità di cui siamo consapevoli. Quello di oggi quindi non è un traguardo, ma il punto di partenza di un nuovo impegno che con il supporto di UNESCO intraprendiamo per essere all’altezza di questo prestigioso riconoscimento che avrà effetti positivi sulla nostra città sia per le sue radici e la sua identità, che per le sue ricadute economiche. Da oggi gli affreschi della nostra “Padova meravigliosa” sono finalmente Patrimonio Mondiale. E’ una gioia immensa che non dimenticherò mai».

La Diocesi di Padova è proprietaria di due dei complessi monumentali, lo splendido Battistero del Duomo capolavoro di Giusto de Menabuoi e la chiesa degli Eremitani a due passi dalla Cappella degli Scrovegni. Il vescovo monsignor Claudio Cipolla sottolinea: »Siamo molto felici di questo importante riconoscimento che porta Padova e una parte significativa del suo patrimonio artistico, culturale, ma anche religioso a un’appartenenza mondiale dell’umanità, riconoscendone il valore universale. Essere “patrimonio” indica non solo la preziosità del bene ma anche il suo essere generativo di altri beni per l’oggi e per il futuro, qualcosa da tutelare, custodire e tramandare. Sono beni che danno lustro alla città, ma che rendono merito anche alla sua storia e alla sua cultura, così pregne di testimonianze di fede. Tutti i siti che fanno parte del circuito di Padova Urbs picta raccontano infatti una Padova del Trecento in cui vita e fede, concretezza e spiritualità, ambito civile e religioso si intrecciano fortemente. Se pensiamo al Battistero, con lo splendido ciclo di affreschi di Giusto de Menabuoi siamo di fronte all’intera storia della Salvezza, un gioiello artistico che ancora oggi è aperto al culto per vivere in particolare il sacramento del Battesimo, punto d’inizio della vita cristiana. Luogo di culto è anche la chiesa degli Eremitani, che porta anche il segno e la memoria di altre storie: la ferita dei bombardamenti e l’impegno del recupero. Chi visiterà questi ambienti, come pure gli altri siti riferiti alla realtà antoniana, potrà ammirare la bellezza artistica nel contesto di una vita religiosa tuttora presente e praticata. C’è l’augurio che queste realtà siano colte dal visitatore anche nel loro valore di testimonianza di fede. Inoltre, in questo tempo in cui la Chiesa di Padova si è incamminata in un percorso sinodale mi sta molto a cuore sottolineare il valore dell’esperienza di forte collaborazione e condivisione vissuta in questi anni dai diversi enti e realtà nell’obiettivo comune del riconoscimento che oggi celebriamo: è stata occasione di arricchimento reciproco che ci auguriamo porti sempre nuovi frutti».

L’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti è invece proprietaria della Reggia Carrarese con la splendida Cappella affrescata da Guariento.  Il presidente Antonio Daniele commenta: «L’Accademia Galileiana ha condiviso attivamente il progetto di candidatura e sviluppato la collaborazione con gli altri soggetti coinvolti. Ci auguriamo che il conseguimento dell’iscrizione possa attirare nuove simpatie e solidarietà, interesse dei pubblici poteri e occasioni di mecenatismo attivo tali da metterci nella condizione, altrimenti impari alle nostre risorse, di rafforzare l’opera di conservazione, tutela e valorizzazione del complesso monumentale della Reggia Carrarese. L’Accademia, grazie al contributo e alla competenza dei suoi soci, non mancherà di offrire​ il suo apporto costante in termini di​ approfondimenti scientifici e ampie occasioni divulgative, tali da far progredire la consapevolezza collettiva e specialistica rispetto a un bene architettonico e pittorico che merita senz’altro la definizione di patrimonio universale dell’umanità».

La Basilica e il Convento di Sant’Antonio, con il limitrofo l’Oratorio di San Giorgio. rappresentano un altro straordinario complesso monumentale di Padova Urbs picta. Il rettore della Basilica di Sant’Antonio Padre Oliviero Svanera riflette: «La proclamazione UNESCO, che vede in prima fila la Basilica con i suoi tre siti, diventa motivo non solo di un rinnovato impegno nel custodire e diffondere un patrimonio d’arte unico al mondo. Di più, per noi Chiesa diventa una opportunità per rinnovare una proposta di incontro con la fede che ha originato queste opere. Attraverso gli affreschi presenti nella Basilica – ricordo anche l’immenso patrimonio d’arte rappresentato dalle sculture della tomba del Santo piuttosto che dal Donatello del presbiterio – vogliamo far emergere, oltre agli aspetti turistici o tecnici o culturali di sguardo sulla bellezza di queste opere, la possibilità di incontro con Colui che in queste opere è significato, Cristo Salvatore. È la via del Vangelo, della evangelizzazione attraverso la via pulchritudinis di cui parla papa Francesco in Evangelii gaudium. La Via della bellezza, che a partire dall’esperienza dell’incontro con la bellezza dell’arte che suscita stupore, può aprire la strada della ricerca di Dio e disporre il cuore e la mente all’incontro col Cristo, Bellezza Incarnata offerta da Dio agli uomini per la loro Salvezza».

L’Università di Padova ha affiancato per la parte scientifica il Comitato nella lunga fase di messa a punto della candidatura. Il rettore Rosario Rizzuto commenta: «Un’eccellente notizia per Padova, per la quale gioisco come cittadino. Al sindaco Sergio Giordani, all’Assessore Colasio ed a tutti coloro che si sono spesi in questi due anni con generosità e impegno per questo risultato, vanno le mie congratulazioni. Veder inserita Padova Urbs picta nella World Heritage List dell’Unesco è una soddisfazione anche per l’Università di Padova e per tutto il mondo accademico che con entusiasmo ha dato il suo contributo al successo della proposta. L’idea – innovativa nel suo campo – di proporre un sito seriale per la candidatura si è rivelata vincente e restituisce al meglio l’idea di una città, qual è Padova, nella quale arte e cultura sono diffuse capillarmente, capaci di innervare tutto il territorio. L’Urbs Picta si affianca così, nei patrimoni UNESCO della città, all’Orto Botanico dell’Università di Padova, in un’efficace sinergia con l’obiettivo di valorizzare sempre più la nostra splendida città».

Fondamentale è stato anche il contributo della Soprintendenza, attraverso gli interventi di restauro condotti a termine. Il Soprintendente Fabrizio Magani spiega: «La Soprintendenza che dirigo ha preso parte, unitamente al Comune, all’Università di Padova, agli Enti proprietari e ad esperti del settore, al Comitato di studio che ha portato Padova a conquistare questo prestigioso riconoscimento internazionale, proclamandola capitale mondiale della pittura del Trecento. Fondamentale è stato il ruolo di coordinamento e di indirizzo svolto dall’Ufficio UNESCO del Ministero della Cultura, che ha partecipato alla Delegazione italiana in questo 44° Comitato del Patrimonio Mondiale, appena concluso. La Soprintendenza ha espresso un costante impegno per la tutela del patrimonio d’arte di Padova, anche grazie ad importanti interventi di restauro condotti con finanziamenti ministeriali, che hanno concorso a sostenere con maggiore forza il lungo iter di questa candidatura. La Cappella degli Scrovegni, ad esempio, è un modello virtuoso di tutela preventiva integrata, che gode del contributo della Commissione scientifica interdisciplinare, istituita dal Comune di Padova, ed ha guidato la transizione da un concetto di intervento d’emergenza a quello di tutela programmata e preventiva, con l’apporto della ricerca scientifica e delle nuove tecnologie. Va ricordato, inoltre, il restauro, da poco concluso, degli affreschi di Giusto de’ Menabuoi al Battistero della Cattedrale, progettato e condotto dalla Soprintendenza, che ha restituito il suo splendore ad uno dei complessi decorativi più prestigiosi della Padova del Trecento. L’inserimento dei cicli trecenteschi ad affresco nella lista del patrimonio mondiale UNESCO rappresenta senza dubbio un elemento identificativo della cultura padovana; per noi, un ulteriore richiamo alla tutela del patrimonio storico e artistico della città, e alla sua equilibrata valorizzazione».

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Sulle tracce dell’armonia: Giornata diocesana per la Custodia del Creato

Appuntamento domenica 19 settembre con la Giornata diocesana per la Custodia del Creato che ha come tema Sulle tracce dell’armonia.

Il Messaggio dei vescovi italiani per la 16ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, legandosi al tema della Settimana Sociale di Taranto, si sofferma sulla transizione ecologica come cura della vita. E così anche la giornata diocesana porrà la sua attenzione alla trasformazione del territorio ad opera del lavoro umano e contemplando il creato si camminerà alla ricerca di una nuova armonia.

La giornata prevede un’escursione guidata (con tappe per conoscere la natura, la storia e sviluppo del luogo e per pregare) sui Colli Euganei, e più precisamente sul Monte Cecilia, il pranzo al sacco, uno show cooking per valorizzare i prodotti locali con al termine la celebrazione eucaristica.

Per i bambini è prevista un’attività alternativa con il Mulino degli Euganei.

L’iniziativa, che mira a far amare la bellezza per generare un atteggiamento di cura, si rivolge a tutti, e in particolare alle famiglie.

A breve il programma dettagliato della giornata.

 

 

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“Buona Estate” accompagnati da queste parole di Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’atteggiamento di Gesù, che osserviamo nel Vangelo della Liturgia odierna (Mc 6,30-34), ci aiuta a cogliere due aspetti importanti della vita. Il primo è il riposo. Agli Apostoli, che tornano dalle fatiche della missione e con entusiasmo si mettono a raccontare tutto quello che hanno fatto, Gesù rivolge con tenerezza un invito: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (v. 31). Invita al riposo.

Così facendo, Gesù ci dà un insegnamento prezioso. Anche se gioisce nel vedere i suoi discepoli felici per i prodigi della predicazione, non si dilunga in complimenti e domande, ma si preoccupa della loro stanchezza fisica e interiore. E perché fa questo? Perché li vuole mettere in guardia da un pericolo, che è sempre in agguato anche per noi: il pericolo di lasciarsi prendere dalla frenesia del fare, cadere nella trappola dell’attivismo, dove la cosa più importante sono i risultati che otteniamo e il sentirci protagonisti assoluti. Quante volte accade anche nella Chiesa: siamo indaffarati, corriamo, pensiamo che tutto dipenda da noi e, alla fine, rischiamo di trascurare Gesù e torniamo sempre noi al centro. Per questo Egli invita i suoi a riposare un po’ in disparte, con Lui. Non è solo riposo fisico, è anche riposo del cuore. Perché non basta “staccare la spina”, occorre riposare davvero. E come si fa questo? Per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro alle corse delle ferie. Gesù non si sottraeva ai bisogni della folla, ma ogni giorno, prima di ogni cosa, si ritirava in preghiera, in silenzio, nell’intimità con il Padre. Il suo tenero invito – riposatevi un po’ – dovrebbe accompagnarci: guardiamoci, fratelli e sorelle, dall’efficientismo, fermiamo la corsa frenetica che detta le nostre agende. Impariamo a sostare, a spegnere il telefonino, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio.

Tuttavia, il Vangelo narra che Gesù e i discepoli non possono riposare come vorrebbero. La gente li trova e accorre da ogni parte. A quel punto il Signore si muove a compassione. Ecco il secondo aspetto: la compassione, che è lo stile di Dio. Lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza. Quante volte nel Vangelo, nella Bibbia, troviamo questa frase: “Ebbe compassione”. Commosso, Gesù si dedica alla gente e riprende a insegnare (cfr vv. 33-34). Sembra una contraddizione, ma in realtà non lo è. Infatti, solo il cuore che non si fa rapire dalla fretta è capace di commuoversi, cioè di non lasciarsi prendere da sé stesso e dalle cose da fare e di accorgersi degli altri, delle loro ferite, dei loro bisogni. La compassione nasce dalla contemplazione. Se impariamo a riposare davvero, diventiamo capaci di compassione vera; se coltiviamo uno sguardo contemplativo, porteremo avanti le nostre attività senza l’atteggiamento rapace di chi vuole possedere e consumare tutto; se restiamo in contatto con il Signore e non anestetizziamo la parte più profonda di noi, le cose da fare non avranno il potere di toglierci il fiato e di divorarci. Abbiamo bisogno – sentite questo –, abbiamo bisogno di una “ecologia del cuore”, che si compone di riposo, contemplazione e compassione. Approfittiamo del tempo estivo per questo!

Papa Francesco

Angelus di domenica 18 luglio 2021

 

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Don Rino Pittarello è tra le braccia del Padre

Nella sera di domenica 18 luglio è mancato nella sua abitazione di Legnaro don Rino Pittarello, a seguito della grave malattia che da tempo lo aveva colpito.
Il funerale sarà celebrato mercoledì 21 luglio 2021 a Legnaro, alle ore 16.30.


Don Rino Pittarello, figlio di Antonio e Maria Cavaliere, era nato a Legnaro (Pd)  il giorno 11 maggio 1947. Dopo l’ordinazione presbiterale, era stato inviato prima come cooperatore festivo ad Arzergrande, poi a Santa Maria delle Grazie di Este (1974-1984). Nell’autunno del 1984 era stato nominato parroco a San Giacomo di Albignasego. Nel frattempo erano giunti anche i primi incarichi amministrativi che lo vedevano membro del Consiglio diocesano per la gestione economica (1990), consigliere delegato di Telechiara (1990), delegato diocesano per la pastorale del tempo libero, turismo e sport (1994); presidente dell’Opera diocesana assistenza (ODA), delegato per le Cucine economiche popolari e incaricato diocesano per il sostegno economico della Chiesa (1997).

Nel marzo 2002 era stato nominato economo diocesano e direttore dell’Ufficio amministrativo diocesano, incarico che, rinnovato nel tempo, mantenne fino al 2013. In questa veste era entrato come rappresentante della Diocesi nel Consiglio di amministrazione della Delegazione Pontificia per la Basilica del Santo (2002) e nel Consiglio di amministrazione del Movimento apostolico diocesano (2004-2011).

Nel marzo 2005 era stato nominato delegato regionale della Federazione delle Associazioni del Clero in Italia nella Regione Ecclesiastica Triveneto, divenendo anche vice presidente nazionale della stessa FACI nel 2012, su nomina della CEI.

Concluso l’incarico di economo diocesano, era stato per alcuni mesi collaboratore parrocchiale della parrocchia di Legnaro, prima di essere nominato parroco di Ponte San Nicolò, dove era rimasto fino al giugno 2020, avendo dovuto rinunciare all’incarico a motivo della salute.

La morte è sopraggiunta domenica 18 luglio nell’abitazione di Legnaro dove risiedeva.

Le esequie saranno celebrate mercoledì 21 luglio a Legnaro, alle ore 16.30.

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Preghiera per i morti lungo le rotte europee

La preghiera per i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di entrare in Europa, che la Conferenza Episcopale Italiana ha chiesto di leggere in tutte le parrocchie nel giorno il cui si ricordava san Benedetto, Patrono d’Europa, l’11 luglio. Una preghiera che dobbiamo riproporre, fino a ché le politiche europee non si apriranno all’accoglienza.

«Per tutti i migranti e, in particolare, per quanti tra loro hanno perso la vita in mare, naviganti alla ricerca di un futuro di speranza. Risplenda per loro il tuo volto, o Padre, al di là delle nostre umane appartenenze e la tua benedizione accòmpagni tutti in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena verso il porto del tuo Regno. Al cuore delle loro famiglie, che non avranno mai la certezza di ciò che è successo ai loro cari, Dio sussurri parole di consolazione e conforto. Lo Spirito Santo aleggi sulle acque, affinché siano fonte di vita e non luogo di sepoltura, e illumini le menti dei governanti perché, mediante leggi giuste e solidali, il Mare Nostrum, per intercessione di san Benedetto, patrono d’Europa, sia ponte tra le sponde della terra, oceano di pace, arco di fratellanza di popoli e culture».

 

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Il patto disumano con la Libia da non rinnovare

Egregio presidente Draghi,

la cronaca di queste settimane in più occasioni ha dato conto di stragi e tragedie che continuano a consumarsi sotto i nostri occhi nel Mediterraneo, sulle coste italiane e su quelle libiche. Dal 2017, anno della firma da parte del nostro Governo del Memorandum con la Libia, oltre alla strage di innocenti in mare, assistiamo all’intervento della cosiddetta Guardia costiera libica, finanziata con risorse italiane e della Ue, che ha operato respingimenti riconducendo più di 60mila persone nei centri di detenzione governativi e soprattutto, fatto ancor più grave, in quelli gestiti dalle milizie paramilitari.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite Filippo Grandi è intervenuto più volte, anche di recente durante la visita nel nostro Paese, per sottolineare la necessità di interrompere queste operazioni perché la Libia non può essere annoverata tra i ‘Paesi sicuri’, mancando le condizioni per il rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. Non è accettabile che si parli di ‘salvataggi dei naufraghi’, quando nelle sedi istituzionali europee e nazionali è ben noto che essere riportati in Libia significa essere condannati a violenze, torture e abusi di ogni tipo. L’unica alternativa possibile alle morti in mare non può essere finanziare missioni il cui fine è quello di ricondurre i naufraghi in luoghi dove vengono detenuti e le loro vite sono messe a rischio.

Il nostro Paese in passato aveva deciso di mettere in campo una operazione molto importante di ricerca e salvataggio, Mare Nostrum, che oggi sembra essere solo un lontano ricordo. I successivi interventi, oltre a cancellare le operazioni di soccorso che avevano messo in salvo decine di migliaia di vite umane, hanno compromesso i salvataggi, per l’assenza di un coordinamento delle operazioni di soccorso e i ripetuti fermi amministrativi imposti alle navi delle Ong. Oggi il Mediterraneo è un deserto che ogni giorno seppellisce, sotto le sue acque, vite umane della cui sorte i Governi sono responsabili. Sono più di 7mila i morti accertati dal 2017 ai nostri giorni.

In queste ore il Governo da lei presieduto ha inviato al Parlamento la delibera che rinnova le missioni militari e tra queste anche quella che riguarda la Libia. Se si vuole realmente promuovere il processo di pace in quel Paese e sottrarre la principale arma di ricatto alle milizie e alle bande che continuano a controllare il territorio libico e le sue coste, è necessario metter fine a ogni sostegno alla cosiddetta Guardia costiera libica ed evacuare velocemente le persone rinchiuse nei centri di detenzione ufficiali e non ufficiali verso Paesi dove i loro diritti, in particolare il diritto a richiedere asilo, siano garantiti.

Devono altresì cessare i finanziamenti ai centri di detenzione per i migranti, prevedendo al loro posto strutture di prima accoglienza che abbiano standard minimi e garantiscano il rispetto dei diritti fondamentali delle persone che vi sono accolte, a partire dalla libertà di movimento, con uno status di soggiorno legale, anche temporaneo, in Libia, in modo da evitare che i migranti siano esposti a costanti abusi.

Pensiamo, inoltre, che sia necessario promuovere un’azione politica con la Ue per un intervento di ricerca e soccorso e in particolare riteniamo urgente che l’Italia, in quanto Stato costiero, torni a coordinare le attività di Sar nel Mediterraneo e supporti attivamente il lavoro a oggi svolto dalle Ong.

Chiediamo, infine, una riforma delle politiche europee d’asilo che vada nella direzione di una ripartizione equa tra gli Stati, salvaguardando la dignità delle persone che arrivano alle nostre frontiere, nel rispetto dei princìpi della nostra Costituzione (art 10) e della legislazione europea e internazionale.

Siamo certi della sua sensibilità per il rispetto dei diritti umani e delle vite delle persone che arrivano sulle nostre coste e sappiamo quanto le stia a cuore il futuro dell’Europa. Per questo ci rivolgiamo a Lei, non potendo più assistere inermi alla strage che ogni giorno si compie sotto i nostri occhi, né tanto meno pensiamo sia possibile continuare a sostenere con risorse pubbliche gruppi che usano la violenza, fino alla strage, per arricchirsi alle spalle di migliaia di innocenti. Uomini, donne, bambini, bambine e adolescenti, spesso soli, costretti a subire violenze inaudite e a vedere violati i loro diritti fondamentali di esseri umani.

Le chiediamo pertanto di fermare questa situazione disumana e di invertire la rotta, dando vita, con la revoca di ogni sostegno alle milizie libiche che gestiscono la cosiddetta Guardia costiera, a una nuova stagione dei diritti che potrebbe rappresentare una rinascita morale per la Ue, oggi sempre più chiusa nei suoi egoismi e succube di sentimenti di odio e di razzismo.

Certi dell’attenzione che dedicherà alle nostre ragioni, le inviamo i nostri migliori saluti.

 

A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Associazione studi giuridici sull’immigrazione Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, Cgil, Cies, Comunità Papa Giovanni XXIII, Cnca, Comunità di S. Egidio, Conngi, Emergency, Europasilo, Fcei, Fondazione Migrantes, Intersos, Legambiente, Medici del Mondo Italia, Medu, Movimento Italiani Senza Cittadinanza, Msf, Oxfam, Refugees Welcome Italia, Save The Children, Senza Confine, Simm

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Festival biblico. Passeggiate, meditazioni, dialoghi, musica, Bibbia…

Il secondo fine settimana “in villeggiatura” farà tappa – dopo la Valbelluna – a Pedescala. È un ritorno dopo la felice esperienza dello scorso anno. Appuntamento sabato 24 e domenica 25 luglio.

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Mezzavia. Le Elisabettine partono dopo 18 anni: «Ci dispiace, erano una presenza familiare»

«Sono arrivate a Mezzavia diciotto anni fa dopo che la casa – il monastero Santa Chiara – era stata lasciata dalle Clarisse, suore di clausura, in quanto era diventata troppo grande per il piccolo numero di suore rimaste, troppo grande e, chiaramente, troppo costosa la conduzione ordinaria – scrive don Roberto Bicciato, parroco di Montegrotto, Mezzavia e Turri – Ora, dopo diciotto anni, per gli stessi motivi se ne sono andate anche le suore Elisabettine, che abbiamo salutato nell’eucaristia di sabato 19 giugno, durante la festa del patrono san Gregorio Barbarigo.

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Codiverno. C’è voglia di ritrovarsi

La si respira a Codiverno, dove dal 15 al 18 luglio c’è la festa del Carmine. A Pionca, invece, è in programma la Festa in piazza, «per riallacciare le relazioni».

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Sinodo diocesano. Si apre il concorso per il logo. L’immagine simbolo del Sinodo della Chiesa di Padova verrà decisa insieme

L’immagine simbolo del Sinodo della Chiesa di Padova verrà decisa tutti insieme online tra le due proposte riportate sopra.

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