VACANZE…

CAMPI FAMIGLIE

dal 11 al 18 Agosto  a Passo Broccon (1600 mt ) nel Trentino,  campo famiglie aperto, stile fraternità e condivisione, autogestito con 2 cuoche formidabili. Per prenotazione e informazioni: Adalgisa e Giuseppe 348.2645909

dal 11 al 17 Agosto a Camporovere Roana, Camposcuola adulti e Famiglie Azione Cattolica, https://www.acpadova.it/articoli/2018-2019/campiscuola-2019

dal 29 agosto al 1 settembre,  a Failer di Sovramonte (Bl), Esercizi Spirituali brevi per Coppie. Informazioni e iscrizioni info@comunitabethesda.it   cell. 347.1095508  (allegato http://www.ufficiofamiglia.diocesipadova.it/wp-content/uploads/sites/8/2019/06/Volantino-Comunit%C3%A0-BETHESDA.pdf

Varie date CAMPI ESTIVI 2019 per Famiglie  http://www.gruppifamiglia.it/campi_estivi.htm

 

Case della Dioces per vacanze: PARK DES DOLOMITES  http://www.parkhoteldesdolomites.it/hotel-borca-di-cadore/

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Visita pastorale: diciassettesima e ultima tappa del primo anno di visita pastorale del vescovo Claudio Cipolla

Ultima tappa di questo primo anno di Visita pastorale del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, che dal 21 al 30 giugno, visiterà 12 comunità parrocchiali: Pontelongo, Brenta dell’Abbà, Cantarana, Civè, Cona, Concadalbero, Correzzola, Monsole, Pegolotte, San Lorenzo di Bovolenta, Terranova, Villa del Bosco.
La Visita pastorale ha, come di consueto, il tono della quotidianità e dell’ordinarietà della vita comunitaria parrocchiale e il vescovo Claudio si presenta alle comunità parrocchiali e ai fedeli come figlio, fratello e padre, sul filo conduttore del versetto degli Atti degli Apostoli: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunciato la parola del Signore, per vedere come stanno» (At 15,36).

Durante questi giorni il vescovo Claudio incontrerà: i preti che operano o risiedono in questo territorio (venerdì 21 giugno); i consigli per la gestione economica (venerdì 28 giugno); i gruppi di coordinamento parrocchiale (mercoledì 26 giugno); i genitori e accompagnatori dell’Iniziazione cristiana (domenica 23 giugno); i cresimati di seconda e terza media (giovedì 27 giugno); i giovani (sabato 29 giugno). Ci sarà poi tempo per far visita a famiglie e ammalati.

Tra i momenti comunitari e le celebrazioni presiedute dal vescovo Claudio:

– Venerdì 21 giugno a Correzzola presiede i Vespri alle ore 16.30 e la messa alle ore 19

– Sabato 22 giugno alle ore 19 messa a Pontelongo

– Domenica 23 giugno alle ore 8.30 messa a Terranova e alle ore 10.30 a Civè

– Mercoledì 26 giugno alle ore 19 messa a Cantarana

– Giovedì 27 giugno, alle ore 19 messa a Brenta dell’Abbà

– Venerdì 28 giugno, alle ore 17.30 messa a Monsole e alle 19 a Cona

–  Domenica 30 giugno alle ore 8 messa a Conetta, alle ore 9.30 a Villa del Bosco e alle ore 11 a Pegolotte.

Ad accompagnare questo percorso di Chiesa e del vescovo, ci sarà il settimanale diocesano la Difesa del popolo che, in collaborazione con l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, e in sinergia con il sito internet diocesano, sta implementando un “atlante della visita pastorale” dove si possono trovare: una fotografia della realtà territoriale ed ecclesiale di volta in volta visitata dal vescovo; gli articoli che nel tempo sono stati scritti su quella zona; il profilo della parrocchia, accompagnato da cenni storici e artistici, indirizzi, notizie sulla vita religiosa…

Il tutto agli indirizzi:

http://www.diocesipadova.it/la-mappa-interattiva-della-visita-pastorale/

https://www.difesapopolo.it/Visita-pastorale

 

fonte: ufficio stampa della diocesi di Padova

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Festa di San Gregorio Barbarigo

Una mattinata densa, iniziata nel Teatro del Seminario, con un momento di preghiera guidato dal vescovo Claudio Cipolla e proseguita con un dialogo, guidato da padre Mauro Pizzighini, religioso dehoniano e parroco del Crocifisso, che ha visto parlare della propria esperienza e ministero mons. Giuseppe Lazzarotto, originario di Carpanè, in Valbrenta, vescovo da 25 anni e con alle spalle una lunghissima e densa esperienza nella diplomazia vaticana come nunzio in Iraq, Giordania, Irlanda, Australia, Israele; padre Roberto Nava, camilliano, parroco di San Camillo in Padova, comunità dove ha vissuto tutti i suoi “primi” 50 anni di sacerdozio e infine, don Gianluca Santini, parroco di Cristo Re in Padova, prete da 25 anni. Tre volti, tre storie, tre età della vita di un prete, tre esperienze diverse.

La mattinata è poi proseguita nella chiesa del Seminario con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Claudio. Un’occasione per rendere gloria al Signore, ha ricordato il vescovo, per i tanti anniversari festeggiati, ma anche per ricordare i confratelli che sono mancati nell’ultimo anno e per dare una sorta di benvenuto ai preti novelli.

E allora ecco tre parole che il vescovo ha evidenziato. Parole che raccolgono «tre atteggiamenti importanti per costruire unità tra di noi», tre atteggiamenti da coltivare: speranza, pensando ai tre ultimi ordinati (don Pierclaudio Rozzarin, don Giovanni Casalin e don Marco Piva); fedeltà, pensando ai tanti anniversari significativi e memoria riconoscente, andando con il pensiero ai presbiteri e diaconi defunti negli ultimi 12 mesi.

«Il nostro cammino – ha sottolineato il vescovo – è segnato da questa fedeltà alla vocazione che abbiano ricevuto. La memoria riconoscente ci avvicina a chi è stato fra noi e se mancassimo di speranza il nostro ministero ne risentirebbe». «Dobbiamo ritornare a essere consapevoli della grandezza del ministero che il Signore ci ha donato» e alimentare «una costante relazione di dialogo con il Signore».

Nella festa di san Gregorio sono stati ricordati:

i 75 anni di ordinazione presbiterale di don Floriano Riondato (che di anni ne ha 98);

i 65 anni di ordinazione presbiterale di don Igino Cardin, don Alberto Celeghin, don Luigi Kalb, don Lino Minuzzo, don Dante Zenato e del vescovo mons. Oscar Rizzato;

i 60 anni di ordinazione presbiterale di don Giuseppe Cavinato, don Germano Corà, don Mario Morellato, don Alberto Vallotto, don Orlando Zampieri, don Sergio Zorzi e del vescovo mons. Luigi Paiaro

i 55 anni di ordinazione presbiterale di don Giorgio Bernardin, don Gino Brunello, don Giancarlo Ceccato, don Giovanni Dalla Rovere, don Giovanni Battista Miazzi, don Ottavio Ongaro, don Giuseppe Padovan; e dei vescovi mons. Antonio Mattiazzo e mons. Paolino Schiavon;

i 50 anni ordinazione presbiterale di don Antonio De Guio, don Roberto Cibola Gastaldi, don Sergio Mercanzin, don Pietro Milan, don Marcello Milani, don Remo Morello, don Romolo Morello, don Gian Carlo Smanio, don Gianni Spagnolo, don Giuseppe Toffanello, don Renzo Zecchin; di due religiosi che guidano due parrocchie padovane, padre Roberto Nava e padre Angelo Gottardi;

i 25 anni di ordinazione presbiterale di don Fabio Artusi, don Renato Cappelletto, don Emanuele Degan, don Domenico Fabbian, don Federico Fortin, don Daniele Marangon, don Carlo Pampalon, don Marco Pedron, don Gialunca Santini

i 25 anni di consacrazione episcopale di mons. Giuseppe Lazzarotto e di mons. Paolo Mietto


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Una familiarità oltre la propria casa. Dio ci chiama a esserci.

Rubrica “Sotto il melograno”

Una familiarità che va oltre la propria casa.

La famiglia che vediamo rappresentata in certe pubblicità e che spesso accompagna i pensieri e le scelte personali e sociali, è un’idea che potremmo chiamare “borghese”, ossia teorizzata e nata nell’800. Seppure ci sembri tanto normale, essa è nuova rispetto a quanto realizzato nell’Occidente fino a pochi decenni fa, nonché presente nella storia della Salvezza e raccontato nella Scrittura. Molte tradizioni culturali, ancor oggi, valorizzano uno stile più aperto e allargato, meno ordinato esternamente, ma più attento alla solidarietà reciproca, alla parentela e al vicinato, alla comunità e al territorio.

Consapevoli di come il bel quadretto famigliare sembri poco realizzabile, ma soprattutto di alcune fragilità delle famiglie – le difficoltà economiche, la solitudine delle persone anziane o ferite nei legami, le nuove configurazioni famigliari a seguito delle separazioni, i divorzi o le nuove unioni – val la pena lasciarci interrogare dal confronto tra questi diversi modelli famigliari e attingere dalla Scrittura e dalla storia per discernere se il Signore non indichi delle novità al nostro modo di pensare, vivere e abitare il mondo. Aprendo la Bibbia, anche solo il Nuovo Testamento, incontriamo numerose famiglie ben diverse da quelle che portiamo nel nostro immaginario, le cui relazioni superano i confini strettamente privati, abitando insieme ad altre le borgate e il territorio. Anche solo facendo riferimento a Gesù, scopriamo, tutto sommato, che lui non appartiene ad una famiglia da noi considerata “tradizionale”, tantomeno ha una casa dove potersi raccogliere lasciando fuori il mondo e le numerose situazioni incontrate lungo la giornata. Anche l’apostolo Paolo, Aquila e Priscilla e altri protagonisti della Chiesa degli inizi, ci raccontano una vita familiare inedita, segnata non tanto dai legami di sangue e dalla proprietà privata, bensì dal comune ascolto della Parola, dall’apertura all’estraneo, dall’attenzione agli altri, dall’annuncio del Vangelo in luoghi sempre nuovi.

Lontani da ogni conflitto con la modernità, ma piuttosto inseriti profondamente nell’attualità e nella rete sociale, la Parola e la vita ci chiamano a discernere che tipo di famiglia promuovere, così da portare lo stile della “famiglia nuova” dentro agli ambienti quotidiani, nei luoghi del lavoro e dello svago, nella comunità cristiana e nelle piazze, facendoci prossimi agli altri con la medesima fiducia con cui ci apriamo alle persone di casa. “Infatti, la persona umana tanto più cresce, matura e si santifica quanto più entra in relazione, quando esce da sé stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature” (Francesco, Laudato si’, 240). È questo lo stile che vediamo in tante famiglie attente ai legami tra le diverse generazioni, partecipi alla vita parrocchiale e al servizio nel territorio, aperte alla vita e, magari, all’esperienza dell’affido e dell’adozione. La loro esperienza, raccontata anche da numerose coppie delle Parrocchie della zona sud della nostra Diocesi durante la preparazione del Convengo diocesano delle famiglie del 5 maggio scorso, ci incoraggia a trasformare le nostre relazioni per renderle a misura umana, fiduciosi che, anche fuori dal proprio nucleo famigliare e fuori dalle mura di casa, c’è tanto bene da scoprire e vivere insieme al Signore.

“Dove abiti?” è la domanda che ci siamo posti durante il Convegno diocesano delle famiglie, una domanda personale, ma anche rivolta a ciascuna famiglia, non tanto per sapere dei dati anagrafici, piuttosto per aiutarla a compiere un percorso di sempre maggiore adesione alla propria vocazione. “Venite e vedrete” è la risposta di Gesù alla medesima domanda posta dai discepoli e, questa risposta apparentemente vaga, è quella che ha da offrire anche alle famiglie, invitandole tutte ad un cammino di fede dietro a lui, così da scoprire la sua proposta e costruire, giorno dopo giorno, la famiglia nuova.

don Silvano Trincanato

 

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18 giugno. Festa di san Gregorio Barbarigo. Testimoni della Grazia: cinque preti si raccontano

Parlano don Floriano Riondato, prete da 75 anni. Don Lino Minuzzo, 65 anni di ministero. don Sergio Zorzi, ordinato 60 anni fa. Padre Roberto Nava, camilliano che ha vissuto tutti i suoi 50 anni da prete nella parrocchia padovana affidata alla sua congregazione dal vescovo Bortignon. Infine, don Emanuele Degan, parroco di Campolongo Maggiore, prete da 25 anni.

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13 giugno all’Arcella. Arriva don Ciotti e riaccende la voglia di bene comune

Quello di giovedì 13 giugno alle 20.30 è l’appuntamento più atteso della Festa della comunità arcellana della Santissima Trinità (7-16 giugno).

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Pentecoste nel “cenacolo” del “Due Palazzi”. 150 persone per la Pentecoste insieme ai detenuti e alla loro parrocchia

Ad accogliere nel “cenacolo”, una trentina tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria e volontari del carcere di Padova.

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Villa Immacolata. 70 anni vissuti da “madri” dalle suore Elisabettine

Domenica 23 giugno alle 16 a Villa Immacolata si festeggia i 70 anni di presenza delle Elisabettine nella casa della diocesi. Settant’anni di dedizione, servizio, accoglienza, preghiera. Storie, cammini, incontri. Tempi di silenzio e tempi di preghiera, momenti di ascolto e momenti di riflessione.

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Nella Chiesa di Padova con “Sinai” da due anni la Diocesi in prima linea contro gli abusi

A Padova il servizio per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili esiste da due anni. Facciamo il punto.

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Da sant’Antonio il forte e attuale richiamo all’unità nello spirito e nella vita

La festa di sant’Antonio ci restituisce ogni anno un senso di grande unità nell’appartenenza alla nostra città – Padova – che per Provvidenza storica custodisce le spoglie di quest’uomo, il quale ha saputo incarnare profondamente il Vangelo, senza temere di scuotere le coscienze dei suoi contemporanei.

Tra i molti passaggi significativi dei Sermones di Antonio, uno in particolare mi ha portato a riflettere in questo nostro tempo: «Invece noi, fratelli, cerchiamo di essere solleciti e non pigri; cerchiamo di conservare e non di rompere l’unità dello spirito. Custodiamo l’unità dello spirito, o carissimi, con grande sollecitudine, come le conchiglie marine custodiscono con grande cura le loro perle […] In una conchiglia non si trovano mai due perle insieme, perché nella mente del giusto non c’è il sì e il no allo stesso tempo (cf. 2Cor 1,17-19), non ci sono due parti, non c’è discordanza, ma «unità»; il giusto cerca sempre di conservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace (cf. Ef 4,3)» [dal Sermone per la XVII Domenica dopo Pentecoste].

Il “Santo” ci fa sentire comunità unita, e ci chiede continuamente di mettere in movimento le nostre coscienze, affinché siano coerenti e fedeli al Vangelo e conservino l’unità dello spirito.

Veniamo da giorni di grande dibattito pubblico – e di strumentalizzazioni – legato alle vicende politiche, che ha toccato anche i cristiani: si è parlato di simboli religiosi, di voto dei cattolici alle elezioni europee e delle loro posizioni su alcuni temi sociali emergenti, di ruolo della Chiesa nella società italiana. Tutto questo ha segnato qualche frattura e ha lasciato nei cuori un certo senso di divisione, anche tra noi cristiani. E questo non ci lascia indifferenti.

Come cristiani siamo chiamati all’unità come membri della Chiesa e dovremmo evitare in tutti i modi che le diverse opinioni politiche ci dividano, senza dimenticare che l’essere cristiani implica una continua riflessione sul nostro agire e le nostre scelte. Ciò che ci unisce nella Chiesa è la fede nel Signore risorto, è lo Spirito Santo, è il sentirsi figli dell’unico Padre, e dunque fratelli e sorelle: un legame di natura spirituale, dato dal Battesimo. La politica è una realtà umana, è un mezzo per raggiungere obiettivi di bene comune su questa terra, e come tale è relativa, mai assoluta. La Chiesa è una realtà spirituale, che si fonda su un legame che precede e va oltre le questioni politiche, pur non essendone disgiunto. Essa è sacramento dell’unità del genere umano e deve rimanere il segno che è possibile riconoscersi anche nelle differenze.

Il richiamo a non accentuare le divisioni ha un significato anche per la nostra città: Padova ha bisogno di segni di unità, di concordia, di pace sociale, per poter crescere nel benessere, nella giustizia. Ha bisogno che nel gioco pur legittimo di visioni e interessi diversi che si confrontano nessuno perda mai il senso del bene comune. Come cristiani siamo chiamati a essere segno di unità, riconoscendoci, rispettandoci per servire e costruire coesione laddove viviamo, per essere tessitori di relazioni solidali in ogni piega del vivere sociale, per proporre dialogo e sintesi nuove laddove si manifestano conflitti.

Un segno triste di questa divisione che dalla politica si trasferisce alla Chiesa è una certa insofferenza che serpeggia nei confronti di Papa Francesco e, specularmente, alcune strumentalizzazioni di parti del suo Magistero. Certo, questo è sempre avvenuto nella storia della Chiesa, spesso proprio per ragioni politiche. Il Papa, per i cattolici, è il segno di unità nella Chiesa, è colui che è stato chiamato a tenere saldo il legame della Chiesa con il Vangelo, e lo si deve riconoscere come tale, anche quando richiama valori che scomodano le proprie visioni umane. È sempre il momento di farsi interrogare dalle parole del Papa.

Tutto ciò mi suscita un’ulteriore considerazione: il cristiano è uno che si lascia mettere in movimento dalla parola del Vangelo, annunciato nella Chiesa. La coscienza del cristiano è sempre in “riforma”: le sintesi raggiunte, le convinzioni, sono sempre provvisorie, perché il Vangelo e lo Spirito spingono a un di più di comprensione e di applicazione alle situazioni più diverse, di quelle parole apparentemente uguali. Nessun cristiano può dire di aver già capito tutto. Il cristiano per questo non s’irrigidisce nelle sue sintesi politiche e, soprattutto, non è mai chiuso al dialogo, specie con i fratelli nella fede: essi, infatti, nella misura in cui vivono autenticamente la ricerca e l’ascolto del Vangelo, sono sempre portatori di un frammento di verità, che merita quanto meno di essere ascoltato. Inoltre rimane vero che non tutto è compatibile con il Vangelo: il cristiano, pertanto, quando sceglie una parte politica, lo fa sempre in modo “critico”, per custodire sempre la “perla” della propria coscienza.

Le questioni che anche la politica oggi pone di fronte alla nostra coscienza sono molto grandi: il rispetto della vita in tutte le sue fasi (penso all’aborto, o ai tentativi di introduzione di pratiche eutanasiche); l’attenzione ai più fragili, agli emarginati, agli stigmatizzati, agli ultimi; la crisi ecologica tremenda alla quale stiamo andando incontro; le questioni dell’economia. Sono temi che non ci portano lontani dal messaggio di Gesù: lo evidenziava già Giovanni Paolo II quando diceva che l’uomo concreto, con la sua dimensione personale e sociale, è «la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: egli è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso». Di fronte a tali temi la nostra coscienza di cristiani è sempre inquieta, umile e in movimento. Ogni cristiano cerca compagni di strada che – anche se partono da posizioni diverse – abbiano la stessa umiltà e voglia di cercare, di interrogarsi, di contaminarsi, senza alzare muri immobili di divisione, di giudizio, di esclusione; ogni cristiano cerca fratelli e sorelle che abbiano voglia di farsi provocare continuamente e profondamente da quel Vangelo sempre uguale ma sempre vivo e tagliente, che continuamente ci destabilizza nelle nostre certezze.

A volte il dibattito su questi grandi temi, nelle nostre comunità e nella nostra città, sembra irrigidito su posizioni ideologiche o latente per timore del confronto o di mettere in discussione le personali provvisorie convinzioni. È importante, allora, come cristiani essere sale nella società, coscienze in movimento, fermenti di dialoghi vivaci e rispettosi, capaci di generare continuamente visioni nuove.

Sant’Antonio, venuto a Padova, ha declinato l’immutabile Vangelo nella situazione di questa città. Con la sua coscienza e le sue parole ha fatto vivere il messaggio di Gesù nella concretezza della vita, estraendone la capacità trasformatrice. Uniti attorno al Vangelo e al messaggio forte che il Santo ci ha trasmesso, lasciamo che esso ci scuota, ci faccia abbandonare le sterili contrapposizioni di interessi e di posizione, ci metta in dialogo fecondo e ci renda capaci di farlo vivere in sintesi nuove per il bene di tutti.

+ Claudio Cipolla, vescovo di Padova

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