Il seminatore uscì a seminare (Mt 13,1-23) lectio di Enzo Bianchi

Appuntamento, martedì 19 marzo, alle ore 21, in basilica Cattedrale a Padova, con Enzo Bianchi, già priore della Comunità di Bose, che terrà una lectio divina sul tema delle Tracce di cammino che accompagnano l’anno pastorale della Chiesa di Padova: «Il seminatore uscì a seminare» (Mt 13,1-23).

Il momento di lectio sarà introdotto dal vicario generale, mons. Giuliano Zatti e sarà il secondo appuntamento della giornata con il fondatore della Comunità di Bose. Nel pomeriggio, infatti, come è ormai tradizione, fratel Enzo Bianchi, sarà all’MPX, in via Bonporti 22 a Padova  (ore 18.15-19.45) per un incontro sul tema “Città dell’uomo, città di Dio. Abitare ed edificare la città”, appuntamento che conclude il percorso culturale del Centro universitario dedicato quest’anno all’interrogativo Quale città? Modera don Roberto Ravazzolo, direttore del Centro universitario di Padova.

Entrambe gli appuntamenti con fratel Enzo Bianchi rappresentano due “eventi anteprima” dell’edizione 2019 del Festival biblico, che ha come tema “POLIS” e vedrà Padova protagonista dal 10 al 12 maggio prossimi.

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Don Andrea Stevanin è tra le braccia del Padre

Un altro sacerdote diocesano, don Andrea Stevanin, classe 1939, originario di Campolongo sul Brenta (Vi), ordinato nel 1962, se n’è andato improvvisamente giovedì 7 marzo a Villa Gerosa di Bassano del Grappa (Vi).

Quanto prima saranno rese disponibili informazioni su funerale e profilo.

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Sport e disabilità. Giornate sulla neve con art4sport, sull’esempio di Bebe Vio

Da giovedì 28 a domenica 31 marzo, per il terzo anno consecutivo, Cortina d’Ampezzo ospita l’art4sport team per tre divertenti giorni sulla neve. Giunto alla settima edizione, ski4sport è uno dei tanto appuntamenti organizzati da art4sport, l’associazione nata nel 2009, ispirata alla storia di Bebe Vio. Fra gli obiettivi dell’associazione, che conta ventinove atleti in diverse discipline, ci sono la raccolta fondi per l’acquisto di protesi sportive da dare ai ragazzi e la promozione della conoscenza e pratica dello sport paralimpico in Italia.

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Corti e buoni, non è solo punto vendita. Qui si capisce il potere racchiuso nel nostro portafoglio

La cooperativa Fare il mappamondo gestisce la bottega di consumo responsabile Corti e buoni in zona Paltana a Padova. Un impegno che trae le sue origini dal desiderio di promuovere il consumo responsabile sulla base di scelte ben precise, come l’ecologia, l’integrazione sociale, la sostenibilità ambientale. In bottega si trova di tutto: dai prodotti alimentari di AltroMercato a quelli di Libera Terra, dalla verdura biologica a chilometri zero al guanciale di Amatrice, dall’artigianato del Sud del mondo ai prodotti dalle cooperative sociali. Tante proposte per “convertire” i consumatori a un’economia rispettosa della dignità delle persone e dell’ambiente.

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Circolo Noi di Cristo Re. «Siamo un gruppo unito e questo ci dà forza…». E il bar viene rimesso a nuovo

Circolo di Cristo Re. Rimesso a nuovo il bar grazie alla generosità e disponibilità dei soci. E in programma ci sono altri lavori…

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Il caffè si serve con un bel sorriso. Il decalogo del buon barista di oratorio

Il decalogo del buon barista. Il “punto di ristoro interno al circolo parrocchiale”, con i suoi volontari, è il biglietto da visita del centro parrocchiale. Dietro il bancone del bar… la propria faccia rappresenta il volto della comunità.

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Perché si va in pellegrinaggio? La riflessione teologica e pastorale

Quali dimensioni caratterizzano un viaggio/pellegrinaggio? Si può parlare di un semplice viaggio, alla scoperta di terre sconosciute, oppure la “scusa” del viaggio, alle volte anche verso mete insolite, può diventare il mezzo forte per far passare il messaggio buono della nuova evangelizzazione? E ancora, il pellegrino viaggia da solo, pur essendo in un gruppo, o la dimensione comunitaria ha una forte valenza e può poi andare ad abbracciare ambiti più grandi, assumendo le caratteristiche di un viaggio con il Signore e anche con la comunità di provenienza?

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Il vescovo Claudio accoglie la richiesta di perdono di don Roberto Cavazzana

«In occasione della Quaresima mi sento convinto di compiere un gesto che nasce dal Vangelo e ci riconduce al Vangelo. È un gesto che compio dopo aver ascoltato parecchi di voi ma che impegna la mia paternità spirituale e pastorale e di cui mi assumo la responsabilità e le conseguenze di fronte a voi, di fronte ai cristiani delle nostre comunità, di fronte alla nostra società».

È solo l’incipit di un’approfondita riflessione che mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova, ha condiviso con l’intero presbiterio di Padova riunito oggi, giovedì 7 marzo 2019, in occasione del ritiro d’inizio Quaresima per annunciare la progressiva e graduale reintegrazione nel servizio ministeriale di don Roberto Cavazzana.

Don Roberto Cavazzana era finito due anni fa sotto i riflettori della ribalta mediatica per comportamenti inadeguati per un prete, da subito pubblicamente stigmatizzati dal vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla.

Per oltre un anno il sacerdote ha vissuto fuori Diocesi in una comunità religiosa dove ha compiuto un percorso – adeguatamente accompagnato – di rivisitazione personale e della propria vocazione, concordato con il vescovo.

Dallo scorso settembre don Roberto Cavazzana è rientrato in Diocesi di Padova, ma prima di essere reintegrato pienamente gli è stato chiesto di: prestare per un anno servizio volontario in due realtà diocesane che si occupano di persone disagiate; celebrare in privato, salvo espresse autorizzazioni; vivere in maniera riservata pur partecipando agli incontri di spiritualità e di formazione del clero; proseguire il percorso di accompagnamento spirituale e personale avviato in questi due anni. Solo successivamente potrà essere inserito in una parrocchia, insieme ad altri preti con i quali fare vita comune.

«Don Roberto Cavazzana – ha spiegato il vescovo Claudio accogliendo la richiesta di perdono – che con la sua leggerezza ha suscitato disagio, smarrimento, sofferenza e interrogativi tra i fedeli e nelle nostre comunità, chiede di essere perdonato e di poter continuare a fare il prete. La richiesta è stata presentata dopo un tempo lungo di riflessione, di verifica attenta, di discernimento vocazionale durante il quale ha personalmente maturato la consapevolezza dei propri errori. Come padre accetto la sua domanda di perdono e la sua richiesta di proseguire il ministero presbiterale e di continuare a fare il prete con un ulteriore percorso penitenziale vissuto a livello ecclesiale e concordato direttamente con me».

Al ritiro dei preti era presente lo stesso don Roberto Cavazzana che ha fatto pubblica richiesta di perdono: «Chiedo perdono delle parole dei gesti e di ciò che nella vita ho sbagliato, chiedo perdono se in certi frangenti della mia vita non sono stato vero e di aver ferito la Chiesa».

«Umanamente – ha concluso il vescovo Claudio, pensando anche alle reazioni delle comunità cristiane e dei fedeli che sono rimasti scossi dalle vicende che hanno interessato don Cavazzana – restano incertezze, ma a tutti vorrei dire che la Misericordia del Signore supera tutte le nostre paure e considerazioni; la Misericordia di Dio è più grande della capacità di perdono della nostra società; arriva dove noi non sapremo mai arrivare. Riabilita gli umiliati, rialza chi è caduto, offre speranza agli sfiduciati: questo è Vangelo, bella notizia!».

 

Un breve video del vescovo è disponibile a questo indirizzo https://youtu.be/8i6uda2_CTQ

 

 

fonte: Ufficio stampa diocesano

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Incontro diocesano degli accompagnatori dei genitori

Si tiene domenica 7 aprile dalle 15.30 alle 18.30 nel teatro dell’Opsa a Sarmeola di Rubano (via della Provvidenza, 68) l’incontro diocesano degli accompagnatori dei genitori sul tema “La comunità tessuto che genera alla fede”. Guida l’appuntamento Serena Noceti, teologa e docente di ecclesiologia presso la facoltà teologica di Firenze.

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24 marzo, approfondimento

Ci sono due frasi del cardinale Martini da cui vorrei partire per introdurre l’appuntamento sul “Celebrare con le persone disabili” del 24 marzo. La prima: «Noi siamo fatti per qualcosa di molto in alto»; la seconda: «Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto».

Perché dunque scegliere di farsi prossimo all’altro e occuparsi di accogliere e testimoniare l’Amore di Dio per l’uomo? Qualsiasi essere vivente ha bisogno di fruire dell’essenza di Dio, specialmente colui che appare lontano e difficile da capire, colui che obbliga a pesare con maggiore attenzione le parole, i gesti, i significati, perfino la Parola di Dio che si incarna in Cristo.

Per questo motivo, sapendo che la liturgia è il riassunto dell’azione d’amore che Dio Padre, attraverso suo Figlio, dona alle sue creature, l’equipe per la catechesi alle persone disabili ha pensato di offrire una giornata di approfondimento sul tema “Celebrare con i disabili”. Sarà guidata da don Gianandrea Di Donna, direttore dell’Ufficio per la liturgia e il Servizio per il catecumenato e si terrà domenica 24 marzo dalle 9.30 alle 12 a Casa Madre Teresa di Calcutta a Sarmeola.

La liturgia è un aiuto che riunisce la famiglia umana. Il mettersi a tavola e condividere il cibo, rinforza quel legame di reciproca appartenenza di sangue perché si è figli dello stesso Padre, e fa sì che l’intera celebrazione dell’Eucaristia domenicale diventi un modo per assumere quei valori di solidarietà, vicinanza, condivisione, di riconoscenza e di amore che tiene tutti uniti per lo stesso scopo.

La ripetitività dei riti, poi, offre rassicuranti modelli da seguire, costruendo una “tradizione” che permette di rinsaldare i legami in comunità. C’è un riconoscimento reciproco nell’eseguire e partecipare a una serie di gesti rituali. Celebrare vuol dire perciò far festa, ricordare, dare importanza, valorizzare un evento. Esattamente come quando, in famiglia, ci si siede attorno a un tavolo per mangiare insieme e parlare di come è andata la giornata. Ecco perché riteniamo che la l’eucaristia debba arrivare a toccare il cuore di ogni essere umano, a prescindere dalla sua condizione.

Questa giornata nasce da una lunga riflessione che ha più volte constatato quanto ancora, in molte parrocchie, debbano maturare il desiderio e la capacità di includere coloro che hanno sensibilità e bisogni diversi da quello che chiamiamo normalità. (Gabriella Langilella, équipe diocesana catechesi ai disabili)

 

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