Le disposizioni fino alle ore 24 di domenica 3 maggio 2020: il decreto

Di seguito il decreto firmato dal vescovo Claudio Cipolla in data 11 aprile 2020.


A seguito di quanto stabilito con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 10 aprile 2020 (di seguito “Decreto”), fino alle ore 24.00 di domenica 3 maggio 2020, in comunione con i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto, per la Diocesi di Padova dispongo quanto segue:

  1. Si eviti ogni assembramento di persone e si rispetti sempre il criterio di garantire non meno di un metro di distanza fra le persone, ai sensi dell’Allegato 4 lettera d) del Decreto.

2. Si possono tenere aperti i luoghi di culto, senza organizzarvi alcun tipo di celebrazione religiosa e a condizione di adottare misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro di cui al n. 1. Si mantengano senza acqua benedetta le acquasantiere.

3.  Sono sospese tutte le celebrazioni religiose aperte al pubblico[1], comprese quelle funebri. Di conseguenza:

a) nell’impossibilità di adempiere al precetto festivo, ai sensi del can. 1248 § 2, i fedeli dedichino un tempo conveniente all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera e alla carità; possono essere d’aiuto anche le celebrazioni trasmesse tramite radio, televisione e “in streaming”, nonché i sussidi offerti dalla Diocesi;

b) nell’impossibilità di ogni celebrazione esequiale, è consentita la sola benedizione della salma, in occasione della sepoltura o prima della cremazione, alla presenza dei soli stretti famigliari e rispettando le condizioni di cui al n. 1;

c) i battesimi e i matrimoni sono consentiti senza solennità, a condizione che si chiuda il luogo della celebrazione, siano presenti i soli padrini/testimoni, rispettando le condizioni di cui al n. 1;

d) il sacramento della penitenza può essere celebrato nella sola forma del Rito per la riconciliazione dei singoli penitenti, rispettando le condizioni di cui al n. 1. Per quanto riguarda i cappellani ospedalieri, rimangono valide le disposizioni specifiche già fornite loro.

4. Sono sospesi gli incontri della catechesi e dell’iniziazione cristiana, nonché tutte le attività formative. le attività ludiche di patronati e oratori, incluse le uscite, i ritiri e quant’altro (come per le scuole). Possono essere svolte attività formative e incontri solo in modalità da remoto.

5. Sono sospese tutte le riunioni di organismi, équipe, comitati, a meno che non si svolgano in modalità da remoto.

6. I centri parrocchiali, gli oratori e i patronati rimangano chiusi, compresi i bar e gli spazi esterni.

7.  Sono sospese tutte le attività sportive, sia al chiuso sia all’aperto.

8. Sono sospese feste, sagre parrocchiali, concerti, serate culturali, rappresentazioni teatrali, proiezioni cinematografiche e quant’altro.

9. Le lezioni in presenza degli Istituti e Facoltà ecclesiastici sono sospese (come per le università). Possono, tuttavia, essere svolte in modalità a distanza.

10. Sono chiusi i musei, le biblioteche, gli archivi, istituti e luoghi della cultura.

11. Gli appuntamenti legati alle Visite pastorali sono rinviati.

12. Si sospenda la visita alle famiglie per la benedizione annuale o per altri motivi; solamente in caso di necessità è possibile visitare i malati gravi per offrire loro conforto spirituale, l’unzione degli infermi e il viatico, con le necessarie precauzioni.

13. Le attività caritative possono continuare alle seguenti condizioni:

a) i centri d’ascolto e gli altri servizi di Caritas diocesana e delle Caritas parrocchiali e realtà affini: garantendo le condizioni stabilite al n. 1 e secondo le indicazioni specifiche della Diocesi[2].

b) le mense dei poveri: garantendo le condizioni di cui al n. 1, altrimenti distribuendo cestini con i pasti che non potranno però essere consumati all’interno delle strutture;

c) nei dormitori: garantendo le condizioni di cui al n. 1, altrimenti attraverso un presidio sanitario garantito dalla competente autorità pubblica.

14. Sono sospesi i servizi educativi delle Scuole dell’Infanzia e le attività didattiche delle Scuole di ogni ordine e grado. Per il resto, dette Scuole, così come le Case di riposo per anziani, si attengano alle prescrizioni del Decreto e alle indicazioni delle proprie organizzazioni di categoria.

15. Nel periodo indicato la Curia diocesana rimane chiusa. È sempre possibile raggiungere vicari, economo, segreteria generale e direttori degli Uffici per via telefonica.

16. Sono sospese tutte le attività formative e gli incontri pubblici promossi dai diversi Uffici diocesani, a meno che non vengano svolti in modalità da remoto.

17. Nel periodo indicato resteranno chiuse al pubblico: Casa Pio X, le Case di spiritualità presenti nel territorio diocesano, la multisala MPX e i cinema parrocchiali, il Museo diocesano, il Battistero della Cattedrale di Padova, il Centro universitario di via Zabarella.

Si confida che anche questo tempo diventi occasione propizia per accrescere in tutti l’impegno pastorale e civico, il senso di carità e solidarietà tra le persone e le comunità, e si esprime riconoscenza a tutti coloro che sono più direttamente coinvolti nell’aiutarci ad affrontare l’attuale emergenza.

+ Claudio Cipolla

11 aprile 2020


[1] S. Messe feriali e festive; prime comunioni e cresime; sacramentali, liturgie e pie devozioni, quali il Rosario e quant’altro.

[2] Si vedano le indicazioni di Caritas Diocesana dell’11 marzo 2020.

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21_#iorestoacasaepenso_Roberta

È il giorno del silenzio, ma non dei vincitori. È il silenzio degli sconfitti, come sconfitto appare Gesù sulla croce. Sul volto dei perdenti scende un’ombra taciturna, una mescolanza confusa di rabbia e sconforto, di incredulità e stanchezza, di vuoto e profondo smarrimento. Ancora negli occhi le immagini della violenza indicibile, negli orecchi l’eco di urla assordanti. Il livello dei patimenti subiti a Gerusalemme non possono dissolversi con il tramonto di un giorno. Restano impressi nell’anima e nella memoria, si trascinano come un’eco soffocante per lunghi tempi ancora. Ci sono domande che continuano a tormentare il pensiero, a squarciare l’anima, a far sanguinare il cuore. Tutto questo dolore impotente, invisibile e silente, così familiare a chi vive un lutto, ha il diritto di essere ascoltato.

Vivere il Sabato santo potrebbe voler dire accettare di ascoltare il grido inerme di chi ha perso qualcosa o qualcuno di caro, di chi ha perso la speranza, il sorriso, il senso della vita, di chi ha perso semplicemente tutto.

Entrare nel Sabato santo è entrare nelle grandi domande esistenziali, perché la vita umana è stata ferita, è stata depotenziata al punto da trasformarsi in qualcosa di diverso.

Dobbiamo sentire il senso di ingiustizia per una vicenda che avrebbe dovuto finire “umanamente” in un altro modo, perché questo potrebbe voler dire che non ci pieghiamo alla rassegnazione, che vi è in noi ancora l’attesa di una risposta ulteriore, l’apertura a un mistero che ci supera.

Vivere il Sabato santo è inabissarsi tra gli sconfitti per ritrovare nel vuoto la Presenza del Crocifisso, reso «in tutto simile» a noi (cf. Eb 2,17).

Il Crocifisso è la Parola ridotta al silenzio, ma per un tempo breve.

Così ci meraviglieremo di lui;

davanti a lui resteremo sbigottiti e ammutoliti,

poiché vedremo un fatto che mai ci era stato raccontato

e comprenderemo ciò che mai avevamo udito (cf. Is 52,15).

Roberta

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Non è qui! È risorto

Mai come in questi giorni di disorientamento, di sofferenza e di morte abbiamo visto con i nostri occhi lo strazio della Croce e il dramma della morte, e abbiamo sperimentato la paura, il silenzio e la mancanza della Sua presenza che avevano vissuto le donne attorno alla croce.

Oggi le stesse donne si recano al sepolcro. Quelle donne, ancora avvolte dall’odore della morte, si dirigono alla tomba per trovare conforto e senso al loro incommensurabile dolore. Ecco, entrano e un angelo le attende per annunciare che Gesù, non è più lì, non è più deposto in quel luogo buio.

No, Gesù non è più qui! È risorto. È risorto dai morti.

Con la risurrezione del suo corpo Gesù è sceso nelle tenebre della morte per poterci dare una vita nuova.

Sì, ora la morte non è più l’ultima parola perché essa è stata sconfitta e con essa ogni tenebra.
Tuttavia, non pensiamo solamente alla morte ultima, quella che ci porterà a vedere il volto del Nostro Signore, ma anche tutte quelle “piccole morti” che ci accompagnano nel quotidiano della nostra vita. Quando?

Quando non siamo portatori di vita, cioè quando non sappiamo accogliere l’altro nelle sue fragilità; quando il giudizio diventa il nostro modo abituale di vedere il fratello e la sorella; quando vediamo chi ci sta accanto come una persona misera e non come segno della misericordia di Dio o quando il nostro sguardo si fa così breve da non accorgerci che chi ci sta accanto sta vivendo nella sofferenza o nella solitudine. No, il Risorto non è qui!

Dov’è allora il Risorto?
Il Risorto vive dentro me quando mi faccio portatore della sua luce nella vita.

Così scriveva san Francesco nelle sue Ammonizioni:

Dove è amore e sapienza, ivi non è timore né ignoranza. Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento. Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia. Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione. Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d’entrata. Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza.

Quanta luce di Risurrezione anche in questi giorni di epidemia!
Questa è la luce che ci guida ad una vita nuova, già qui ed ora. Questa luce, con raggi che emanano amore, umiltà, perdono, verità, è il segno che il Cristo Risorto è uscito dal sepolcro per vivere in noi, qui e ora! Per portare a tutti la Speranza!

Viviamo allora questa Pasqua come un tempo di vita nuova, diamo a noi stessi sempre una possibilità nuova di uscire dai nostri sepolcri e ricominciare una vita nuova.

Cristo non è più nella tomba, ma è vivo. È davvero risorto ed aiuta a risorgere anche me! Alleluia!

Sorelle povere di Montagnana

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20_#iorestoacasaepenso: don Giovanni Marchiorello e don Marco Galante

Lunedì 30 marzo ore 8:23. Squilla il cellulare e sul display compare il nome “mamma”. Qualche secondo e l’anticipo: «È morta zia Franca?». Silenzio e poi lei di getto: «Mi dispiace perché è morta sola». La sua voce si rompe. E poi: «Non ho potuto salutarla». Si rompe ancora e così la mia.

Chiudo la telefonata e non nascondo a me stesso alcune lacrime, ricordando che sono lacrime spese bene.

Mi trovo seduto sulla sedia, nel mio ufficio, e dietro di me, in alto, c’è una croce con l’Uomo crocifisso, un regalo che proviene dalla comunità di Bose. In un baleno quell’immagine è sostituita da un’altra, che si affaccia dentro di me, un’opera di Arcabas: Hommage a Bernanos. La metto a fuoco, ricerco i soggetti e i contorni.

Il grande polittico raffigurante Gesù crocifisso ha come “corona” quattro pannelli; essi rappresentano tutto il male “virale” nel mondo, anche all’interno della Chiesa.

C’è un particolare: sotto la croce una bimba, seria, concentrata, che ci guarda e invita ognuno a leggere il suo cartello. In questo periodo bimbi e ragazzi ci hanno regalato disegni e dipinti con l’arcobaleno e la scritta “andrà tutto bene”. La ragazzina ha dipinto altre parole: Ego sum. Nolite timere. Io ci sono Non temere. Non sono sue, ma di colui che le sta sopra, con lo sguardo chinato su di lei. E lei le prende, le distende e ce le consegna.

Attorniati da tanto strazio, ci raggiunge una speranza anch’essa ferita.

Si può sperare mentre le persone care muoiono sole? Si può sperare mentre solo pochissimi le possono accompagnare al passaggio, con un rito poco partecipato? Chi sta morendo può sperare in un ultimo sguardo o gesto, teneri e delicati, mentre supplicano con gli occhi di essere aiutati?

Questo morbo invisibile, ma anche ogni ingiustizia subita o provocata, può toglierci l’umanità?

È Venerdì Santo, ai piedi di Gesù crocifisso non c’è solo la ragazzina; l’evangelista Giovanni scopre altre due persone: Maria e il discepolo amato da Gesù.

A Maria, sussurrando dice: «Ecco tuo figlio!» e con lo sguardo indica chi le sta accanto. E poi al giovane uomo, indicando lei con lo stesso sguardo: «Ecco tua madre!».

È una consegna. Ti consegno a lui; ti consegno a lei.

Con una nota: maneggiare con cura. Come siamo soliti leggere su involucri di contenuto prezioso e fragilissimo. “Maneggiare con cura” significa: lì dove non possiamo esserci, ci sia sempre almeno qualcuno che ci rappresenti.

Maneggiare con cura significa ancora: riprendi alcune parole della vita e della relazione, ripuliscile, igienizzale, dà loro una qualità che prima ti sfuggiva e regalale come fossero nuove.

Il venerdì precedente la morte della zia, mia cugina mi invia un whatsapp: «Spero per lei che non soffra. Purtroppo, non possiamo starle vicino. Sono sicura che gli operatori sanitari saranno in grado di fare il loro operato in modo dignitoso». Ecco una piccola speranza che emerge dalla disperazione.

Un attracco di fiducia accordata. Ma ce n’è un altro a cui non possiamo rinunciare. Lo dice bene Rubem A. Alves: «La vita si perde quando noi non galleggiamo più sul profumo della bontà di Dio. Sai galleggiare sull’acqua? È necessario abbandonare il corpo. Ammorbidire tutto. Credere che l’acqua sarà amica. E ci lasciamo andare»”.

Quanta umanità regalata e moltiplicata anche in questi giorni di astinenze e solitudini.

don Giovanni Marchiorello, parroco di Vigodarzere

 


Fa impressione come questo virus abbia la forza di isolarti dagli affetti più cari nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno. Ne parlavo qualche giorno fa con un medico dell’ospedale che in questi giorni è in prima linea nel seguire le persone che si ammalano. E la risposta è stata: «penso alla solitudine di Maria davanti alla morte del Figlio in croce. Quanta forza interiore deve avere avuto nel rimanere lì a vedere il Figlio che muore e non poter fare nulla. Come ha fatto a rimanere lì davanti senza lasciarsi andare all’istinto materno di “arrampicarsi” su quella croce per fare qualcosa che sollevi il dolore di quella morte atroce: una carezza al Figlio, un bisbiglio per dire al morente ci sono io qui con te, non avere paura c’è tua mamma».

Mi ha impressionato questa sottolineatura. Non ci avevo mai pensato. Eppure è vero che Maria ha dovuto guardare da lontano la morte del Figlio. Tutti avremmo bisogno nel momento del passaggio di avere una mano amica che ci conforta e ci dà forza. Ma è davvero tutto? Forse no. La distanza di Maria mi fa pensare al tema del consegnare. Dell’affidare. Del mettere nelle mani di Maria. In quel distacco dal Figlio mi fa venire in mente una madre che consegna, che affida, che rimette nelle mani del Padre la vita del Figlio.

C’è un principio pedagogico molto significativo a riguardo che mi ha sempre colpito: presenza, assenza, trasformazione. Perché vi sia cambiamento nella vita evolutiva ci vuole una giusta dose di presenza e di assenza. Nella misura in cui la presenza non è stata invadenza o dipendenza anche l’assenza ha il suo giusto diritto di esserci. Non è sempre detto che ci sia bisogno solo di presenza. A volte anche l’assenza aiuta la trasformazione.

La morte è il momento decisivo della nostra vita, la trasformazione più importante. Per noi cristiani non è la fine della vita ma l’inizio della vita in Dio. Dovremmo ricordarci per tutta la vita che nel momento della morte sarà il Padre a tenerci per mano e portarci con Lui.

don Marco Galante, cappellano ospedali riuniti Padova Sud Madre Teresa di Calcutta, Schiavonia

 

10 aprile 2020

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Le celebrazioni del Triduo Pasquale con il vescovo Claudio e il video messaggio

Le celebrazioni del Triduo Pasquale presiedute dal vescovo Claudio Cipolla in tempo di emergenza sanitaria vengono celebrate a porte chiuse e trasmesse in televisione da Tv7 Triveneta (canale 12 del digitale terrestre) e sui canali youtube e social della Diocesi di Padova (https://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo).

Giovedì 9 aprile, Giovedì Santo, la celebrazione della messa in cena domini viene trasmessa in diretta alle ore 20.30 dalla Cattedrale di Padova, senza il rito della lavanda dei piedi.

Venerdì 10 aprile, Venerdì Santo, l’appuntamento è alle ore 15 con la diretta della celebrazione della Passione del Signore dalla chiesa dell’Azienda ospedaliera di Padova, luogo simbolo della sofferenza proprio per sottolineare la vicinanza ai malati, ai sofferente e a quanti si stanno prodigando in questa emergenza.

 

Sabato 11 aprile, Sabato Santo, alle ore 20, diretta della celebrazione della Veglia di Pasqua dalla Cattedrale di Padova.

La Domenica di Pasqua (12 aprile), sempre in diretta televisiva sul canale 12 del digitale terrestre (Tv7 Triveneta) e sul canale Youtube della Diocesi la celebrazione della messa della Pasqua del Signore è alle ore 9.30.

Nel giorno di Pasqua tutte le chiese della Diocesi di Padova «suoneranno le campane a distesa a mezzogiorno per un tempo prolungato di almeno 10 minuti, per permettere a tutti di accogliere l’annuncio che il Signore è risorto: la vittoria pasquale di Gesù sulla morte» come ha sottolineato il vescovo in un videomessaggio per questa Santa Pasqua:

 

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19_#iorestoacasaepenso_ Marzia Filippetto

“Questo” digiuno è gradito a Dio… se fatto con e per amore 

Carissimi presbiteri,

con il rispetto e l’affetto che nutro per il ministero ordinato, desideravo condividere alcuni pensieri che mi accompagnano nel “tempo” del coronavirus. Ho pensato che può essere oggi provvidenziale riscoprire la funzione sacerdotale dei laici. Il n. 34 di Lumen Gentium mostra come l’esperienza cristiana, rivela una sacramentalità collegata alla stessa azione dei laici. «A essi infatti – Gesù Cristo – concede anche una sua parte della sua funzione sacerdotale per esercitare un culto spirituale, affinché sia glorificato Dio e gli uomini siano salvati». Mi piace pensare che questo sia un tempo propizio per esercitare il culto spirituale da parte dei laici, che rinvia anche alla comunione spirituale. La liturgia delle ore, certamente è un’occasione favorevole per segnare il tempo e le giornate in casa. Lo stesso riferimento alla Parola, spesso non considerata come vera comunione alla vita di Dio e alla storia della salvezza, sta diventando importante nelle famiglie.

Questa situazione allora offre uno sguardo nuovo sul ministero ordinato, mai come in questa lunga quarantena al presbitero è chiesto di sostenere e incoraggiare nelle case la preghiera e l’ascolto della Parola, di accompagnare noi laici riuniti in “tante piccole chiese domestiche” e chissà che in molti laici si superi l’idea che i nostri sacerdoti siano “semplici distributori” di sacramenti.

In questi giorni senza messa e senza incontri, se da una parte possiamo riscoprire il valore della preghiera e delle relazioni vissute nell’intimità, dobbiamo ammettere che manca, ai presbiteri e ai laici, la comunità. Abbiamo nostalgia della comunità, verso la quale alle volte abbiamo qualcosa da ridire, forse perché avvertiamo vero quello che i Padri scrivevano all’inizio dell’avventura cristiana: unus cristianus, nullus cristianus, cioè un cristiano solo è un cristiano che vale nulla. Perché il Vangelo si vive insieme ad altri e l’apice della preghiera cristiana è una mensa di fratelli e sorelle che celebrano il Signore morto e risorto.

Mi auguro vivamente, per voi, amici sacerdoti, che non vi sentiate mai soli; mai anche se disorienta, durante la celebrazione eucaristica, alzare lo sguardo e vedere la chiesa vuota. Celebriamo tutti insieme, ognuno “stando nel proprio posto”.

Non limitatevi, amici presbiteri a ricordarci di vivere bene il nostro digiuno forzato dall’eucarestia. Ricordateci di diventare uomini e donne eucaristici. Dice papa Francesco «i cristiani non vanno a messa per fare un compito settimanale e poi si dimenticano ma la messa è come il chicco di grano, che nella vita ordinaria cresce e matura nelle opere buone».

Ricordateci che siamo donne e uomini eucaristici amando il marito o la moglie, giocando con i figli, lavorando (o quando purtroppo ci si ritrova disoccupati), stando in casa, e anche quando siamo “senza tetto”: in questa povertà quotidiana, amata dal Signore, sta la forza della nostra fede.

Aiutateci, amici presbiteri, ricordandoci che “questo” digiuno (dal contatto fisico, dalle piazze, dai luoghi di lavoro e di politica, e certo anche dai luoghi ecclesiali), è gradito a Dio, se fatto con e per amore.

La rinuncia alla celebrazione è difficile per tutti, ma la rinuncia permette di esprimere maggiore amore all’eucaristia, favorendo per tutti un approfondimento del rapporto personale con il Signore Gesù.

Trovo che sia anche un atto di solidarietà con tutti coloro che hanno desiderio dell’eucaristia, ma non la possono ricevere. Questo aiuta a dare la giusta attenzione a quella comunione spirituale che diverse volte si suggerisce quando s’incontra, il problema non risolto, dei divorziati che vivono una nuova unione.

La comunione spirituale è un movimento sincero ed efficace verso la vita. Cristo non è assente da coloro che si muovono verso di Lui. Allo stesso tempo non posso dimenticare che le nostre comunità rischiano di morire perché “sovralimentate”.

Un tempo di essenzialità aiuta a superare l’abitudine e a riscoprire il valore della spiritualità. Ci è dato di scoprire il dono che il Signore ci fa con la sua presenza e di sviluppare attenzione verso chi non ha la possibilità di avere questa presenza per mancanza di sacerdoti.

Il Covid 19 vi aiuti, amati presbiteri, a non sentirvi solo inviati, o troppo preoccupati del fare, ma a riscoprire la bellezza e l’importanza di essere stati chiamati a stare con il Signore per creare comunità di fratelli e sorelle che, illuminati dalla fede in Cristo morto e risorto, sono capaci di volersi bene e in virtù di questo amore sono in grado di evangelizzare il mondo.

Marzia Filippetto, collaboratrice apostolica diocesana, responsabile di Casa Madonnina (Fiesso d’Artico)

8 aprile 2020

 

 

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18_#iorestoacasaepenso: Enrico ed Elena Baruzzo

Siamo Enrico ed Elena, genitori di tre bambini di 4, 8 e 10 anni: Cristina, Giovanni e Michele. La nostra quotidianità è stata stravolta con l’arrivo della pandemia e i nostri tempi scanditi dalle misure di sicurezza, ridefinendo le nostre abitudini e relazioni.

Nell’isolamento al quale siamo costretti, ci accorgiamo che la preghiera in famiglia per noi è principalmente un atteggiamento, cosicché certi gesti li compiamo più liberamente e con più intenzione: aspettarsi per iniziare a mangiare e farsi il segno della croce; accorgersi che la domenica passa senza andare a messa e allora facciamo una preghiera speciale assieme; pensare a chi sta male a causa del virus; sentire la mancanza degli amici e dei cari; sentire il silenzio attorno a noi e domandarsi cosa succede nel mondo vicino e lontano …

Come papà a casa parlo del mio lavoro d’infermiere in ospedale e allora arriva dai figli la domanda a bruciapelo “Perché Dio ha mandato il Coronavirus?”… Ecco: le domande dei bambini molte volte sono il motore della preghiera in famiglia, perché ti fanno rimanere fermo, in ascolto uno dell’altro e allora senti che Dio abita i cuori e tu stesso lo desideri. Le paure e speranze che emergono le presentiamo a Dio tutti assieme.

La preghiera in famiglia è anche fare le cose quotidiane “a lode e gloria di Dio”, cioè offrendo a Lui le opere, scambiando con Lui dei pensieri, facendogli delle confidenze, chiamandolo per nome davanti ai figli quando vogliamo parlare di Lui; come quando nella fatica di seguire le attività scolastiche in questo momento, come mamma confido a un figlio la speranza che il Signore mi sostenga in questo compito.

Come coppia abbiamo bisogno di momenti nei quali raccoglierci per pregare in intimità; come genitori sentiamo di lasciare la libertà ai figli di pensare a Dio in modo spontaneo, quasi fosse una forma d’arte che ognuno ha dentro di sé e che coltiva nel tempo.

Enrico ed Elena Baruzzo

7 aprile 2020

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Videomessaggio del vescovo Claudio ai catecumeni

Tra i tanti “rinvii” di questo tempo particolare, c’è anche l’impossibilità per i catecumeni di ricevere i sacramenti dell’Iniziazione cristiana durante la Veglia Pasquale (battesimo, cresima, eucaristia). Quest’anno sarebbero stati 29 adulti e 35 ragazzi. Per loro non è stato possibile vivere il rito di elezione (durante la prima domenica di Quaresima), né gli altri riti preparatori. Ora dovranno attendere ancora un po’ (secondo le indicazioni CEI: presumibilmente la Veglia di Pentecoste per i catecumeni adulti, mentre i catecumeni ragazzi vivranno questo momento insieme ai coetanei che stanno completando il cammino di iniziazione cristiana) come da disposizioni inviate ai parroci.

Il vescovo Claudio ha desiderato inviare un videomessaggio per far sentire la sua vicinanza, il dispiacere per questo “ritardo”, ma trasmettendo anche messaggi di speranza, attraverso tre immagini: la lavanda dei piedi (perché Gesù anche oggi continua a lavare i piedi); Gesù pastore (con l’augurio che i catecumeni si sentano accompagnati e sostenuti sulle spalle o in braccio da Gesù anche in questo tempo di attesa); il volto di Cristo (perché i catecumeni anche in questo tempo di attesa prolungata, continuino a guardare al suo volto, traendone forza in questo cammino che ancora c’è davanti).

E infine l’augurio di essere forti in questa attesa.

 

 

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Via Crucis diocesana… in video

Anche la tradizionale Via Crucis, organizzata ogni anno dall’Azione cattolica all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio e rivolta in particolare ai giovani (celebrandosi contemporaneamente l’annuale giornata mondiale della gioventù), la sera del mercoledì santo, viene quest’anno proposta “a distanza”, attraverso un video che sarà messo on line alle ore 21 di mercoledì 8 aprile, sui canali youtube della Diocesi di Padova (http://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo) e dell’Azione cattolica (acpadova)

Si potrà seguire il video con la Via Crucis, che avrà come filo conduttore il versetto del Vangelo di Luca «Giovane, dico a te, alzati!» (Lc 7,14), e vedrà tre testimonianze di giovani oltre alla meditazione finale del vescovo Claudio. Il tutto potrà essere seguito dal computer o dal telefono, accompagnati dall’apposito sussidio, che sarà disponibile contemporaneamente al video. Non mancherà l’impegno di solidarietà con il sostegno, quest’anno, a un progetto di Medici con l’Africa-Cuamm, per mantenere l’attenzione sulle emergenze presenti nel mondo. Le modalità saranno comunicate durante la Via Crucis.

 

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