Messa del vescovo Claudio dall’ospedale di Schiavonia

Maggio, mese dedicato al lavoro e alla preghiera a Maria, come ha ricordato il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, nel messaggio inviato per la festa del primo maggio dal titolo: Mese di maggio: preghiera e lavoro

Leggi il messaggio del vescovo Claudio

In questo tempo di emergenza sanitaria il vescovo di Padova rilancia, infatti, questo intreccio di fede e vita guidando, durante il mese di maggio, la preghiera del santo rosario in alcuni dei santuari mariani del territorio diocesano e affidando di volta in volta a Maria alcuni “lavoratori” e ambiti “in prima linea” nell’emergenza sanitaria o che vivono situazioni particolarmente drammatiche a seguito del lockdown, che ha bloccato la stragrande maggioranza di attività. La preghiera del rosario si terrà ogni mercoledì (ore 20.30) e sabato (ore 11) del mese di maggio e sarà trasmessa in diretta sul canale youtube della Diocesi di Padova e in diretta televisiva da Tv7 Azzurra (canale 88).

In ogni appuntamento verranno ricordati e saranno presenti, compatibilmente con le disposizioni di sicurezze in vigore, alcuni lavoratori in rappresentanza di tutti i lavoratori e le lavoratrici dei vari settori. Un modo questo per pregare “per” ma anche “con” i lavoratori.

L’inizio (1° maggio) e alla fine del mese (31 maggio – solennità di Pentecoste) vedranno invece la celebrazione della santa messa.

Guarda il calendario delle celebrazioni e della preghiera del rosario con il vescovo Claudio

Si inizia, infatti, venerdì 1° maggio, festa del lavoro, con la celebrazione della messa presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, in forma non pubblica e senza partecipazione di fedeli, dalla cappella dell’ospedale di Schiavonia, alle ore 10.

Durante la messa si ricorderanno e si pregherà in particolare per quanti operano nella sanità: dai medici agli infermieri, dal personale sanitario a quello amministrativo e ausiliario degli ospedali, dai lavoratori delle aziende farmaceutiche ai farmacisti, dagli operatori di primo soccorso a quanti si dedicano alla pulizia e all’igienizzazione degli ambienti…

La messa sarà trasmessa in diretta youtube dal canale della Diocesi di Padova e in diretta televisiva da Tv7 Triveneta (canale 12 del digitale terrestre) alle ore 10.

 

 

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Auguri a don Mario Ceccato, che festeggia 100 anni!

È stato raggiunto stamane, mercoledì 29 aprile, dagli auguri del vescovo Claudio, che ha dialogato con lui al telefono, don Mario Ceccato, classe 1920, che proprio oggi compie 100 anni ed è il prete diocesano più anziano della Diocesi di Padova.

Un traguardo importante che don Mario ha raggiunto, ancora in forma e accudito dalla sorella Fernanda, a Galzignano, dove è stato parroco per 32 anni (dal 1958 al 1990) e dove è rimasto anche dopo essersi congedato dal servizio in parrocchia.

Nato il 29 aprile 1920 a San Giorgio delle Pertiche (Pd), don Mario ha festeggiato due anni fa i 75 anni di ordinazione sacerdotale: è stato infatti ordinato il 24 giugno 1943 dal vescovo Carlo Agostini. Il suo primo incarico l’ha visto vicario parrocchiale al Carmine di Padova in tempo di guerra e poi cooperatore a Legnaro, Monselice, Ponte di Brenta. Nel 1949 approda all’Istituto vescovile Barbarigo come vicerettore, incarico che mantiene fino al 1952 quando passa rettore a San Vincenzo di Thiene, quindi cooperatore a Montegrotto Terme (1955) e vicario economo a Galzignano nel dicembre del 1957; dall’anno successivo diventa parroco della comunità di Galzignano Terme, dove tuttora risiede.

Il settimanale diocesano, La Difesa del popolo, dedicherà a don Mario Ceccato – a cui vanno i migliori auguri – e al suo secolo di vita un ampio servizio nel numero in uscita domenica 10 maggio, con un’intervista anteprima già disponibile sul sito:

https://www.difesapopolo.it/Diocesi/29-aprile.-Don-Mario-Ceccato-l-entusiasmo-dei-cent-anni

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Mese di maggio: preghiera e lavoro – il messaggio

Maggio fa il suo ingresso con la festa del Primo maggio. Il giorno di ingresso, come un portale che abbiamo costruito in questi secoli (dal 1890), impone alla mia attenzione il mondo del lavoro, il lavoro degli uomini e delle donne, i diritti dei lavoratori acquisiti con lotte, l’importanza del lavoro presentato dalla nostra Costituzione come fondamento della Repubblica, la qualità del lavoro come segno della dignità dei lavoratori.

Lo so, non è una ricorrenza religiosa ma una festa civile, e quest’anno più che mai sembra che questa giornata debba avere il tono dell’augurio e della speranza per tutti: che il lavoro possa essere festa! Festa per le famiglie perché trovino sicurezza e prospettive, festa per i progetti di vita sognati dai giovani perché possano realizzarsi… Festa per tutti!

Può essere anche occasione bella di preghiera per stare con il cammino degli uomini e delle donne e arricchire la storia di una dimensione spirituale esprimendo la certezza che la fatica di ogni essere umano è inscritta nel cammino del realizzarsi del Regno di Dio.

Nel lavoro siamo chiamati a integrare, a “mettere insieme” fede e vita, cioè realizzare una vita credente e una fede vissuta. Si lavora per vivere bene, con dignità, ma anche la preghiera è per vivere bene, con dignità. Preghiera e lavoro, ora et labora secondo l’adagio benedettino, sono per la vita, per dare qualità alla vita. Per la vita, in tutte le sue manifestazioni e in tutti i suoi stadi, Dio si è fatto servo: lo abbiamo visto in Gesù e ci viene raccontato nei Vangeli. Ne siamo convinti fino al punto da non aver avuto dubbi che per difendere la vita, tanto amata da Dio, si dovessero sospendere sia le celebrazioni religiose che gran parte delle attività lavorative.

Quest’anno tutti noi abbiamo compreso l’importanza del lavoro soprattutto nel campo della salute e della protezione dei più deboli. Abbiamo applaudito per sostenere gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri in particolare, ma anche gli operatori della protezione civile, del volontariato sociale e anche delle nostre Caritas. Abbiamo posto fiducia nelle autorità civili, soprattutto negli amministratori, attenendoci alle loro indicazioni. Adesso è il momento dell’attesa di sostegni e aiuti finanziari per le attività economiche e sociali e guardiamo al Governo, all’Europa, al mondo intero. Stiamo anche sperimentando un sentimento di attesa – come quando in Avvento si aspetta il Natale – verso i risultati della ricerca scientifica e del vaccino!

Resta comunque un po’ di timore, di apprensione che qualcosa sia più grande di noi e ci sfugga.

Ma non è per questi timori che guardiamo a Dio, come se non riuscendo a venirne a capo da soli “provassimo” a rivolgerci a Lui: sarebbe una rinuncia alle nostre responsabilità di uomini, di lavoratori, di scienziati. E anche la relazione con Dio avrebbe bisogno di qualche precisazione.

Questi sentimenti devono provocarci verso un impegno umano ancora più forte e serio. Tutti noi vogliamo sostenere i ricercatori e gli scienziati, incoraggiare i politici a guardare al bene comune, allearci a tutti i livelli per creare maggiore forza nel combattere il Covid-19 e contenere i danni provocati da questa emergenza a livello sanitario, economico e finanziario e di conseguenza sociale.

Eppure nel mio cuore di cristiano c’è anche l’immagine del mese di maggio dedicato dalla tradizione popolare a Maria, Madre del Signore. È il mese dei rosari nelle case, nelle vie o nelle borgate, soprattutto in campagna, mese di preghiera, di incontri, di mazzi di rose portati alle immagini della Madonna nei capitelli lungo le strade. Quest’anno c’è anche lo spazio in casa, quotidiano, dell’“angolo bello”. Possiamo pregare insieme l’Ave Maria con una decina, con il rosario; invocare lo Spirito Santo, ricordare il mondo del lavoro così necessario e vitale.

Maria è immagine del cristiano che accoglie Dio Padre, non per convincerlo o per usarlo ma per fargli spazio nella vita. Maria lo accoglie in se stessa e si rende disponibile al suo disegno e ai suoi progetti di bene e di amore per la vita.

Della vita degli uomini fanno parte il lavoro, l’intelligenza umana, la scienza, la capacità di organizzarsi e di guardare al futuro, la sensibilità politica, l’amore verso il creato.

Fare spazio a Dio, come Maria, è dare qualità a tutto ciò che è umano: accoglierlo, come Maria, per restare umani nello scorrere del tempo e degli eventi, sia quelli favorevoli che quelli difficili. Per far spazio a Dio anche nel tempo e nelle energie dedicati al nostro lavoro.

Chi vorrà reciterà le Ave Maria. Come dire a Maria, Madre del Signore: “Aiutaci a lasciar spazio al Signore”. Lo farò anch’io recandomi in alcuni dei Santuari che la nostra storia ha eretto a testimonianza che la fede in Dio ha aiutato nelle difficoltà: ha dato coraggio, conforto, intuizioni… E lo farò a nome di tutte le nostre comunità, soprattutto di chi è stato più colpito, e anche per i nostri tanti defunti.

Il primo maggio però partirò da un ospedale che è diventato un po’ il simbolo di questa emergenza, del lavoro instancabile di molti e anche dell’accoglienza: quello di Schiavonia!

C’è un altro arricchimento in questo incontrarsi di fede e vita nel maggio dell’anno del Covid-19. Riguarda la consapevolezza del limite dell’uomo che mi ricorda quello imposto nel giardino terrestre.

L’uomo è uomo, la più bella delle creature, ma non è Dio, non è il Creatore. Pregare è collocarsi nei confini della creatura e non del Creatore. Pregare è umiltà dell’uomo di fronte a Dio. Pregare è lasciarsi ispirare da cose alte, divine, rispettandole non possedendole. Pregare è rimanere con una speranza viva perché la vita è nelle mani di Dio, del Padre buono che è nei cieli, e non si identifica solo con quella di questa terra.

È come dire a Maria: “Aiutami a essere pienamente umano anche in mezzo alle preoccupazioni”. Sempre, “adesso e nell’ora della nostra morte”.

Per noi il Signore è uno solo e in Lui solo poniamo la nostra Speranza. Noi siamo nella sua vigna “i suoi lavoratori” generativi cioè liberi, creativi, partecipativi, solidali. Lo diciamo fermandoci in preghiera.

+ Claudio Cipolla,

vescovo di Padova

Calendario delle celebrazioni e della preghiera del rosario con il vescovo Claudio


Di seguito gli appuntamenti di preghiera e celebrazione con il vescovo Claudio durante il mese di maggio 2020, che saranno trasmesse tutte in diretta Youtube sul sito della Diocesi e in diretta televisiva (le messe sul canale 12 – Tv7 Triveneta e la preghiera del rosario sul canale 88 – Tv7 Azzurra).

– venerdì 1 maggio, celebrazione della messa, alle ore 10, dall’ospedale di Schiavonia (diretta YouTube  e diretta televisiva su Tv7 Triveneta canale 12 del digitale terrestre)

A seguire l’appuntamento con la preghiera del rosario sarà ogni mercoledì (ore 20.30) e sabato (ore 11) di maggio, con questo calendario (diretta su Youtube e diretta televisiva sul Tv7 Azzurra canale 88 del digitale terrestre):

      • mercoledì 6 maggio, chiesa del Torresino a Padova – ore 20.30 – preghiera del rosario
      • sabato 9 maggio, santuario delle Grazie di Este (Pd) – ore 11.00 – preghiera del rosario
      • mercoledì 13 maggio, chiesa della Madonna Pellegrina a Padova – ore 20.30 – preghiera del rosario
      • sabato 16 maggio, santuario delle Grazie di Piove di Sacco (Pd) – ore 11.00 – preghiera del rosario
      • mercoledì 20 maggio, santuario di Terrassa padovana (Pd) – ore 20.30 – preghiera del rosario
      • sabato 23 maggio, santuario del Tresto (Pd) – ore 11.00 – preghiera del rosario
      • mercoledì 27 maggio, santuario di Monteortone (Abano Terme -Pd) – ore 20.30 – preghiera del rosario
      • sabato 30 maggio, vigilia di Pentecoste, santuario di Tessara (Pd) – ore 11.00 – preghiera del rosario

– domenica 31 maggio, solennità di Pentecoste, celebrazione della santa messa, alle ore 11, nella basilica di Santa Giustina a Padova (diretta YouTube e diretta televisiva sul canale 12 del digitale terrestre)

Fino a diverse disposizioni, la recita del rosario e le celebrazioni eucaristiche saranno senza partecipazione di fedeli.

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1° maggio 2020: una “veglia domestica” per il mondo del lavoro

«L’emergenza seguita alla diffusione del Covid-19 ci sta insegnando che le vicende dell’esistenza rimescolano le carte a volte in maniera improvvisa, rivelando la nostra realtà più fragile. Ci ha fatto comprendere quanto è importante la solidarietà, l’interdipendenza e la capacità di fare squadra per essere più forti di fronte a rischi ed avversità. L’emergenza sanitaria porta con sé una nuova emergenza economica. Nulla sarà come prima per le famiglie che hanno subito perdite umane. Nulla sarà come prima per chi è stremato dai sacrifici in quanto operatore sanitario. Nulla sarà come prima anche per il mondo del lavoro, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività. Già si contano danni importanti, soprattutto per gli imprenditori che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro della loro azienda. Nulla sarà come prima per i settori che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani: si pensi al turismo, ai trasporti e alla ristorazione, al mondo della cooperazione e del Terzo settore, a tutta la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, alle ditte che organizzano eventi, al comparto della cultura, alle piccole e medie imprese che devono competere a livello globale e si vedono costrette a chiusure forzate, senza poter rispondere alla domanda di beni e servizi. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici. Nulla sarà come prima per tutte le realtà del Terzo settore e particolarmente quelle afferenti al mondo ecclesiale. Già in queste settimane abbiamo registrato gravi difficoltà nel sostenere gli oneri economici di queste imprese (scuole paritarie, case di riposo, cooperative sociali …), soprattutto nei confronti di coloro che vi lavorano. Per altro, non avendo finalità di lucro, le loro attività si svolgono, in gran parte, con margini di sicurezza economica molto ridotti. Non solo i prossimi mesi, ma il loro stesso futuro, rischia di essere pregiudicato. È con questa preoccupazione nel cuore che ci apprestiamo a celebrare la Festa del 1° maggio di quest’anno».

Inizia con queste parole il messaggio dei vescovi italiani per la festa del lavoro del 1° maggio 2020, una festa che porta quest’anno nel cuore, molte domande e incertezze; una festa che sarà impossibile celebrare anche con la preghiera insieme come solitamente si faceva con la Veglia del lavoro in una delle aziende del territorio della Diocesi di Padova.

Anche quest’anno era tutto pronto per un momento di incontro e preghiera… Impossibilitati a ritrovarci l’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova ha preparato un video e un testo per accompagnare un momento di riflessione e di preghiera: una veglia “domestica”, dal titolo “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, che attraverso la riflessione sul Padre nostro permetterà di «trasformare la nostra Diocesi in un grande laboratorio e unire la preghiera che esce dalle nostre case per formare un intreccio di grazia che attraversa ogni luogo».

Il testo e il video che accompagnano questo momento di preghiera sarà disponibile da dalle ore 16 di giovedì 30 aprile 2020 sul sito della Diocesi di Padova.

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Ciò che ancora manca per la ripartenza

«Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo», diceva Gandhi. E questo è il momento di essere il cambiamento che vogliamo. Perché le cose sembrano impossibili, finché non vengono fatte.

L’Italia ha accumulato un enorme ritardo in tema di famiglia. Abbiamo un profilo demografico insostenibile.

Molti anziani, pochi bambini. Metter su famiglia nel nostro Paese rimane un’impresa che ha dell’eroico. Le misure di sostegno economico – seppure cresciute – non sono ancora diventate strutturali, mentre mancano o sono troppo costosi alcuni servizi essenziali (a cominciare dagli asili nido).

Ci sono troppi bambini poveri e troppi adolescenti che escono dal percorso scolastico. Le fragilità della famiglia si sommano a quelle delle nostre istituzioni formative determinando un danno umano, sociale ed economico destinato a pesare negli anni. E nonostante i loro titoli di studio siano mediamente più elevati, le donne in Italia lavorano molto meno che all’estero. Il part-time fatica a diffondersi, ma soprattutto manca una vera cultura dell’armonizzazione tra lavoro e famiglia. La pandemia rischia di aggravare ancora di più questi problemi, rendendoli insolubili. E compromettendo così il futuro stesso del Paese. Ma potrebbe davvero essere l’occasione per dare una spallata al muro ideologico che ha fino ad oggi impedito di considerare la famiglia per quello è: un soggetto sociale di vitale importanza per tutta la collettività.

Nelle scorse settimane, di fronte all’emergenza, la famiglia ha svolto un lavoro enorme: è stata scuola, ufficio, chiesa, ristorante, ma soprattutto alleanza tra generi e generazioni, luogo di custodia degli affetti e delle speranze. Non sempre è stato facile gestire in pochi metri quadri la vita insieme. In alcuni casi è scoppiata la violenza. Ma nella stragrande maggioranza dei casi ci si è aiutati, sopportati, supportati. Famiglia risorsa e non problema, dunque.

Chiamata a mettere in campo le sue risorse quando serve, è capace di farlo, come si è visto.

Ma adesso che siamo alle soglie della Fase 2 la famiglia rischia di tornare a essere un fantasma. Le scuole non riaprono, le fabbriche e molti uffici sì.

Sappiamo che i nonni sono fuori gioco. Chi si prenderà cura dei minori?

Le imprese non devono chiudere e i lavoratori hanno bisogno di un salario.

Ma le famiglie devono vivere. Eppure, quasi come un copione che si ripete sempre allo stesso modo, si pensa a tutto salvo che alla vita famigliare.

Creando addirittura un pasticcio giuridico: dato che esiste il reato di mancata custodia del minore, come si potrà gestire questa contraddizione?

Il governo ha preso alcune iniziative lodevoli in questi mesi. Ha introdotto nuove regole sul congedo. Ha stanziato le prime risorse per sostenere le famiglie con figli. Ma adesso serve un passo in più: rendere queste decisioni parte di una strategia integrale che riconosca finalmente il ruolo fondamentale della famiglia nel costruire modelli di vita sostenibili.

Se la risposta alla pandemia deve servirci per abbattere quei muri e quelle resistenze che sono all’origine del declino dell’Italia, il tema della famiglia è certamente tra le ricchezze da valorizzare.

Sono state previste giustamente risorse per lavoratori e imprese. Ma qual è il posto delle famiglie in questo disegno per la ripartenza? È stato adottato uno strumento per favorire i congedi nella fase della emergenza. Ma perché non fare di questo primo passo una leva per ragionare in modo sistemico su smart working, part-time, congedi?

S e non si può aprire la scuola, si snelliscano le procedure burocratiche per mettere in piedi attività per supportare i genitori che lavorano: ad esempio promuovendo un censimento degli spazi disponibili per attività formative e ricreative che consentano di mantenere le distanze; riconoscendo come tirocinio l’eventuale lavoro di studenti di scienze dell’educazione in servizi educativi; invitando le associazioni, le parrocchie, il Terzo settore a ripensare l’offerta per i ragazzi nel corso della bella stagione, attraverso campi estivi che non siano tappabuchi ma occasioni per una vera sperimentazione educativa. Potrebbero nascere cose belle. Infine, è stata annunciata l’estensione in via “straordianaria” dell’attuale “assegno di natalità” ai figli almeno fino ai 14 anni di età. Non è sicuro che accada. Ma deve accadere. Una politica per la famiglia non può che essere “ordinaria”, cioè strutturale. Ed è questo il momento per introdurre un assegno universale che, davanti al futuro incerto, dica alle nuove generazioni: non abbiate paura, l’intera comunità nazionale è con voi quando correte l’avventura della vita. Quello che abbiamo imparato in questo dramma non ancora concluso è che la famiglia è un punto di sintesi, un crocevia di questioni cruciali per un Paese avanzato: dal lavoro alla sanità all’educazione alla tutela dell’ambiente. Anziché prendere misure in astratto e poi cercare di dare qualche piccolo aiuto alle famiglie sia questa l’occasione per fare della famiglia il punto di partenza concreto e “integrale” per sviluppare uno sguardo nuovo che non solo non frenerà, ma darà impulso alla ripartenza. Le famiglie hanno sostenuto l’Italia nell’emergenza, sono state vere scuole di resilienza. Ripartiamo da qui, perché le famiglie riconosciute e sostenute sosterranno l’Italia.

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La messa della terza domenica di Pasqua su Youtube e Tv7 Triveneta

Domenica 26 aprile (terza domenica di Pasqua), alle ore 10 sul canale Youtube della Diocesi di Padova (http://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo), verrà trasmessa la messa presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, in forma non pubblica.

La messa del vescovo di Padova sarà trasmessa in diretta anche dall’emittente Tv7 Triveneta sul canale 12 del digitale terrestre.

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L’estate che ci attende: suggerimenti e ipotesi

Pensando all’estate 2020, la situazione è di grande incertezza generale. Ad oggi non sappiamo se, quando e come ci sarà la possibilità di permettere socializzazione e aggregazione di persone. La sensazione è di tempi ancora lunghi. All’incertezza di possibilità e di indicazioni ministeriali o regionali in merito alle attività estive, si aggiunge anche la situazione economica difficile (quale realtà dell’occupazione e della disoccupazione? Quale la situazione delle famiglie che saranno spesso impegnate al lavoro durante l’estate?) e l’aspetto fobico della pandemia e la sua ricaduta nelle relazioni sociali (le persone guarderanno con fiducia al ritrovarsi e al mettersi insieme?)(1).

1. Alcune parrocchie hanno già preso la decisione di annullare Grest e campi estivi, altre stanno attendendo l’evoluzione della vicenda e domandano indicazioni a livello diocesano.

In attesa di aggiornamenti, come Ufficio di Pastorale dei Giovani, suggeriamo alcuni significativi atteggiamenti.

  • Non improvvisare. Le esperienze educative proposte a bambini, ragazzi, adolescenti e giovani non si possono mai improvvisare. Non possiamo farle “tanto per fare”, senza averle pensate e preparate per bene. Non è il nostro stile, nemmeno in una situazione di emergenza: rischierebbe di essere controproducente sia per le parrocchie che propongono, sia per i destinatari delle proposte.
  • Formarsi non è mai tempo perso. Questa fermata obbligatoria può diventare una chance formativa, quasi un “fermarci per formarci”. Pertanto possiamo coltivare e verificare, fin d’ora, le persone che si rendono disponibili per le eventuali attività estive.

In prima battuta, investendo su giovani e adulti: in coloro, che, per maturità e preparazione, possono offrire responsabilità e qualità alle esperienze estive (Grest e campi estivi).

In seconda battuta, attivando una formazione a distanza per gli adolescenti, che possono essere collaboratori e aiuti nelle esperienze estive, senza averne la piena responsabilità.

Per gli adolescenti che desideravano impegnarsi nei Grest, la staff del Grestyle sta preparando un corso di formazione (www.giovanipadova.it/corso/grestandoacasa), attraverso cinque “parole chiave”, da seguire personalmente con podcast, che ogni parrocchia può arricchire anche con alcune videocall, curate dai coordinatori e responsabili, adulti o giovani adulti. Può darsi che con il passare delle settimane la situazione si faccia più chiara; in ogni caso il tempo per la formazione è sempre ben speso!

Per i giovani: i vari uffici diocesani, coordinati dall’Ufficio di Pastorale dei Giovani, hanno preparato un percorso di formazione, Thinking outside the box (www.giovanipadova.it/thinking-outside-the-box), con destinatari tutti i giovani, non solo gli educatori, che inizierà lunedì 27 aprile. Può essere sia occasione di autoformazione, sia occasione di confronto con i coetanei.

 

  • Partire dal perché? Questo tempo di stop forzato, nelle nostre vite personali e nei cammini delle nostre comunità, si presenta anche come un tempo di discernimento e ripensamento delle nostre molteplici attività e proposte. Perché le facciamo? Per chi le facciamo? Con quale stile? (2) Affidiamo agli Organismi di comunione e ai gruppi educatori le domande sulle motivazioni delle nostre proposte. All’interno di queste domande ci sta anche un desiderio di essenzialità, l’urgenza di ridefinire e ridirci gli obiettivi, la capacità di essere creativi in base alle esigenze attuali. È necessaria una riflessione approfondita sulla competenza degli educatori (giovani e adulti) e sul loro ruolo, accanto ai tanti adolescenti che si impegnano generosamente nell’estate, ma che hanno bisogno di essere sostenuti nel crescere come educatori(3).

 

2.  In questa situazione incerta, si potrebbero ipotizzare e sviluppare umili proposte creative. Qualora ce ne fosse l’opportunità, nel rispetto delle norme e delle misure igienico-sanitarie, potrebbero essere ripensate alcune occasioni.

  • Un Grest con numeri ridotti, alternando giorni e orari, magari lungo tutto il tempo estivo o comunque quando sarà possibile (in estate inoltrata?). Queste esperienze estive potrebbero avere una marcata impronta di sostegno scolastico per bambini e ragazzi che ne avessero bisogno. Come pure con un’impronta catechistica e di annuncio, tenendo conto che, da molti mesi, non sono stati possibili incontri parrocchiali di Iniziazione cristiana.
  • Forse non potremmo vivere gli abituali campi estivi, ma si potrebbero ideare con adolescenti e giovani proposte a “km 0”, quindi rimanendo a casa con itinerari alternativi, soprattutto collegandoli con esperienze di prossimità e carità nel territorio, in collaborazione con le Caritas parrocchiali o i Centri di Ascolto vicariali, a cui associare dei momenti di preghiera e condivisione. Qualora si possa, rimangono valide le proposte di servizio, in alcune realtà significative della nostra Diocesi(4).
  • Nel caso in cui non si potesse davvero fare “niente”, la fantasia pastorale di questi mesi potrebbe attivare delle attività e delle modalità di gioco, condivisione, preghiera anche “a distanza”.

 

3.  Un cantiere decisivo per i giovani è la carità, che ha come soggetto l’intera parrocchia e non solo alcune persone “delegate”. In ogni parrocchia ci si impegnerà per una mappatura delle povertà e delle risorse, per una prossimità capillare e robusta, per avvicinare le situazioni di povertà già presenti e quelle di nuova povertà, che molto probabilmente si verranno a creare(5).

L’Ufficio di Pastorale dei Giovani, in base alle indicazioni ministeriali, seguirà l’andamento di questa insolita estate e cercherà di stimolare cammini e occasioni di crescita a “distanza”.

  • Vedi anche Le comunità cristiane del Risorto, suggerimenti per le parrocchie, a cura del Coordinamento degli Uffici diocesani, aprile 2020.
  • «Dentro questo dramma possiamo ripensarci e trovare stimoli per una verifica della nostra vita» (vescovo Claudio, intervista al Mattino di Padova, 7 aprile 2020). «Questo è il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è» (papa Francesco, 27 marzo 2020).
  • «Ho la sensazione che a volte ci diciamo di aspettare che passi per poi riprendere quello che si faceva prima. Poi qualcuno dice che cambierà tutto anche nella Chiesa. Ho l’impressione che non cambierà nulla se non cambiamo noi, nel cuore e nel modo di pensare» (vescovo Claudio, intervista al Mattino di Padova, 7 aprile 2020).
  • A tal riguardo Caritas diocesana sta predisponendo uno strumento che coinvolga l’intera e singola parrocchia, con un’attenzione privilegiata al coinvolgimento dei giovani.
  • Vedi il pieghevole Fare servizio a Padova su giovanipadova.it/estate-2020

 

Ufficio diocesano di Pastorale dei giovani

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Soggiorni, campi scuola e pellegrinaggi: suggerita la trasformazione in voucher della prenotazione

Se quello che stiamo vivendo cambierà tutto, ancora non lo sappiamo; sicuramente cambierà qualcosa per la prossima estate e per tanti viaggi e pellegrinaggi in programma.

Come comportarci per i pellegrinaggi annullati e per i soggiorni e campi scuola che “probabilmente” non faremo se già versata la caparra?

Secondo la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 2 marzo 2020 (estratto in allegato), in funzione dei punti 3 e 9 dell’articolo 28, i rimborsi verranno esclusivamente gestiti come voucher nominale di pari importo. Tale voucher avrà validità di un anno dall’emissione.

Relativamente ai pellegrinaggi o ai viaggi in genere, la cosa migliore è dialogare con il tour operator. In alcuni casi si riesce a ottenere, già da ora, il rimborso della caparra, ma l’orientamento sembra essere, per tutti, la trasformazione di questa in un voucher da “rispendere” per lo stesso o un altro viaggio, nel giro di un anno.

La stessa cosa vale per le prenotazioni di un albergo o casa vacanze o “casa in autogestione”: trasformare la caparra di oggi in una prenotazione di pari importo (salvo variazioni che si potrebbero verificare) per quando tutto tornerà alla normalità.

Si suggerisce alle parrocchie o agli enti che posseggono una struttura di non trattenere la caparra e considerare la prenotazione annullata, ma di trasformarla, appunto, in un voucher di pari importo per quando sarà possibile riproporre la vacanza o il campo scuola.

Alle parrocchie che hanno fatto una prenotazione e hanno lasciato una caparra, di non pretendere a tutti i costi la restituzione, ma di accettare la soluzione del voucher.

Certamente dispiace lasciare, oggi, in sospeso anche piccole somme, ma pensate alla tragedia di chi è gestore di queste strutture, ad oggi, ancora in forse per l’apertura estiva e senza sapere come le si potrà aprire.

Augurando a tutti che almeno per l’estate ci sia uno spiraglio di luce, per quello che posso, sono a vostra disposizione per ogni aiuto e chiarimento.

don Massimiliano Zoccoletti, direttore dell’Ufficio diocesano turismo, sport e tempo libero

 

Estratto della GU DL 9 – 2 marzo 2020

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Sospensione corsi di maggio

Per l’emergenza Coronavirus sono sospesi i seguenti corsi di maggio:

 

Corso Tempo della Fraternità a Campolongo Maggiore6 maggio;

Corso Tempo della Fraternità a Foza10 maggio;

Arte in casa al Museo di Cittadella11 maggio;

Corso Tempo della Fraternità a Mestrino24 maggio;

Approfondimento Tempo Fraternità a S. M. Annunziata di Albignasego28 maggio.

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