02_#iorestoacasaepenso_don Marco Cagol

In questi giorni tutta la Chiesa ha “obbedito” ai Decreti che via via il Governo emanava. All’inizio con un tentativo di “resistenza”, dato che subito ci è stato impedito un bene che sta in cima alla gerarchia delle cose importanti per i cristiani: l’Eucaristia. Altre cose venivano ancora concesse, e questo ci pareva impossibile perché sovvertiva la nostra scala di valori: la messa no, e le riunioni, lo sport, il bar del patronato sì? E così abbiamo dubitato che fosse giusto obbedire alle leggi dello Stato, che sembravano minare la nostra libertà religiosa (anche perché lo Stato, inizialmente, ha scelto contraddittoriamente di non toccare alcuni mondi che, dando prova di scarso senso del bene comune, avevano alzato la voce più di noi).

Poi un po’ alla volta ci siamo resi conto che non c’erano alternative: i numeri dei contagi e dei decessi, il rischio di collasso delle strutture sanitarie, il venir meno delle “resistenze” di tutti gli altri mondi (perfino il calcio alla fine ha ceduto!) ci hanno fatto capire che quell’iniziale obbedienza sofferta e anche criticata da tante parti, in realtà era giusta e doverosa.

Proviamo a dirci almeno due ragioni di questa doverosa obbedienza.

La prima: i cristiani hanno sempre riconosciuto il ruolo indispensabile dell’Autorità politica come garante del bene comune e di quei beni – riconosciuti dalla Costituzione – che nessuno può raggiungere e preservare da solo. Oggi il bene costituzionale in gioco è la salute della popolazione, messa in pericolo da un’epidemia che per essere fronteggiata chiede di poter agire sulla base delle conoscenze scientifiche, e mobilitando tutta la popolazione senza eccezioni. Solo l’autorità politica, con la sua prerogativa tipica di poter agire verso tutti e con l’apporto delle competenze scientifiche specifiche, è in grado di fronteggiare un simile pericolo, attraverso le norme e le risorse pubbliche. E dunque lo Stato non ci ha chiesto di rinunciare all’Eucaristia per una (s)valutazione su di essa, ma semplicemente per una ragione sanitaria, indicata dalla scienza e legata al fatto del radunarsi delle persone. La Chiesa, in questo caso, riconoscendo alla scienza e alla politica l’autorevolezza nel loro campo, non toglie nulla a se stessa, perché non ha compiti e competenze su tutto. Questo ce l’ha insegnato in modo chiaro il Concilio Vaticano II.

La seconda ragione: in gioco oggi è la vita delle persone, e la vita è un bene indisponibile (in altri tempi si sarebbe detto “non negoziabile”). La Chiesa, di fronte a esso, non può avere dubbi, tanto più che in questa epidemia a rischio ci sono soprattutto i più fragili. Noi non rinunciamo all’Eucaristia comunitaria perché non è importante, ma per amore della vita. E non ha senso immaginare gerarchie o contrapposizioni tra questi beni: rispetto alla vita, infatti, ora c’è un’urgenza temporale. Il bene della fede, che pur si nutre dell’Eucaristia, non è compromesso, perché va anche oltre il tempo dell’urgenza. Dio non viene soppiantato quando si difende la vita.

don Marco Cagol, vicario episcopale per le relazioni con il territorio e le istituzioni

16 marzo 2020

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01_#iorestoacasaepenso_la proposta

In questi giorni tante persone con compiti amministrativi oppure di rilievo dal punto di vista comunicativo ci hanno invitato e ci invitano a restare a casa. A proteggere gli altri e noi stessi, donandoci l’opportunità di stare fermi. È uno stare fermi non solo fisico, ma soprattutto riflessivo, quasi un esercitare il pensiero, ritrovandoci tra le mani varie domande, che questo tempo di disorientamento, amplifica.

Stare con le nostre domande significa forse anche non pretendere di arrivare a risposte esaustive e definitive. Così è venuta l’intuizione di questo strumento, piccolo e senza pretese, che troverete nei vari mezzi di comunicazione diocesani, intitolato #iorestoacasaepenso. Vorrebbe essere più un viaggio interiore, nel senso che prende da ciò che sta succedendo fuori di noi per portarlo dentro di noi e farlo maturare come crescita in umanità, senza trascurare l’incertezza di ciò che riusciamo a vedere, la fragilità della nostra impotenza, il limite delle nostre stesse parole.

Siamo partiti dalle domande più normali e continuative che ci attraversano: perché essere così obbedienti alle leggi dello Stato quando c’è in gioco la fede? Si può essere cristiani anche senza celebrare l’Eucaristia? C’è il rischio che ci disaffezioniamo ai gesti della fede? Perché il rito e la comunità sono così importanti? Stiamo, forse, desiderando un Dio che risolva d’incanto tutti i nostri problemi? Come intendere una prassi penitenziale adesso che è più difficile confessarci e cosa confessare? Quale Vangelo, parola buona, annunciare oggi? Si può amare anche senza gesti concreti di prossimità?

Abbiamo chiesto a qualche amico competente, di introdurci e di scavare le domande in modo da essere aiutati a muovere qualche passo, nel segreto della nostra stanza, dove il Padre buono ci vede, illumina e consola la nostra ricerca e preghiera.

Ci siamo anche chiesti se non era il caso di attraversare questo tempo in silenzio, senza sovraccaricarlo di parole e commenti, già fin troppo abbondanti. Ci siamo domandati se non era il caso di accettare questo deserto, ambiente in cui le parole si fanno naturalmente più rarefatte e attraverso questo vuoto lasciarci guidare alla terra promessa.

Abbiamo optato per questo viaggio, credo per un motivo fondamentale. Abbiamo bisogno di sentirci in relazione, le relazioni vanno coltivate anche con le parole. In attesa di diventare gesto pieno: abbraccio, pianto e festa, stretta di mano, corpi che si incontrano e riconoscono.

Da lunedì 16 marzo a sabato 4 aprile ogni giorno una domanda ci porterà nel deserto, ci farà entrare in relazione con i nostri pensieri e con gli altri fino all’Altro per eccellenza che è il Signore Gesù.  Appunto #iorestoacasaepenso.

Vorrei chiudere con una frase di Etty Hillesum, nella lettera del 30 settembre 1942 del suo Diario «E, là dove si è, esserci al cento per cento. Il mio “fare” consisterà nell’“essere”».

don Leopoldo Voltan, vicario episcopale per la pastorale

 

 

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La proposta: #iorestoacasaepenso

In questi giorni tante persone con compiti amministrativi oppure di rilievo dal punto di vista comunicativo ci hanno invitato e ci invitano a restare a casa. A proteggere gli altri e noi stessi, donandoci l’opportunità di stare fermi. È uno stare fermi non solo fisico, ma soprattutto riflessivo, quasi un esercitare il pensiero, ritrovandoci tra le mani varie domande, che questo tempo di disorientamento, amplifica.

Stare con le nostre domande significa forse anche non pretendere di arrivare a risposte esaustive e definitive. Così è venuta l’intuizione di questo strumento, piccolo e senza pretese, che troverete nei vari mezzi di comunicazione diocesani, intitolato #iorestoacasaepenso. Vorrebbe essere più un viaggio interiore, nel senso che prende da ciò che sta succedendo fuori di noi per portarlo dentro di noi e farlo maturare come crescita in umanità, senza trascurare l’incertezza di ciò che riusciamo a vedere, la fragilità della nostra impotenza, il limite delle nostre stesse parole.

Siamo partiti dalle domande più normali e continuative che ci attraversano: perché essere così obbedienti alle leggi dello Stato quando c’è in gioco la fede? Si può essere cristiani anche senza celebrare l’Eucaristia? C’è il rischio che ci disaffezioniamo ai gesti della fede? Perché il rito e la comunità sono così importanti? Stiamo, forse, desiderando un Dio che risolva d’incanto tutti i nostri problemi? Come intendere una prassi penitenziale adesso che è più difficile confessarci e cosa confessare? Quale Vangelo, parola buona, annunciare oggi? Si può amare anche senza gesti concreti di prossimità?

Abbiamo chiesto a qualche amico competente, di introdurci e di scavare le domande in modo da essere aiutati a muovere qualche passo, nel segreto della nostra stanza, dove il Padre buono ci vede, illumina e consola la nostra ricerca e preghiera.

Ci siamo anche chiesti se non era il caso di attraversare questo tempo in silenzio, senza sovraccaricarlo di parole e commenti, già fin troppo abbondanti. Ci siamo domandati se non era il caso di accettare questo deserto, ambiente in cui le parole si fanno naturalmente più rarefatte e attraverso questo vuoto lasciarci guidare alla terra promessa.

Abbiamo optato per questo viaggio, credo per un motivo fondamentale. Abbiamo bisogno di sentirci in relazione, le relazioni vanno coltivate anche con le parole. In attesa di diventare gesto pieno: abbraccio, pianto e festa, stretta di mano, corpi che si incontrano e riconoscono.

Da lunedì 16 marzo a sabato 4 aprile ogni giorno una domanda ci porterà nel deserto, ci farà entrare in relazione con i nostri pensieri e con gli altri fino all’Altro per eccellenza che è il Signore Gesù.  Appunto #iorestoacasaepenso.

Vorrei chiudere con una frase di Etty Hillesum, nella lettera del 30 settembre 1942 del suo Diario «E, là dove si è, esserci al cento per cento. Il mio “fare” consisterà nell’“essere”».

don Leopoldo Voltan, vicario episcopale per la pastorale

 

 

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FAQ 7_La carità ai tempi del Coronavirus

1 Quali forma di carità in questo tempo di distanza forzata?

Caritas Padova ha lanciato la campagna #ciaocomestai? #ChiAma, invitando a telefonare alle persone che vivono sole, ma anche anziani, parenti, amici… per alleggerire la situazione in questo momento di limitazione di tutte le attività sociali. Una telefonata è un modo per mantenere contatto e vicinanza, calore, affetto e per far giungere la vicinanza della comunità cristiana e l’amore del Signore. #ChiAma chiama!

 

2 Le Cucine economiche popolari rimangono aperte?

I servizi offerti dalle Cucine economiche popolari subiscono alcune variazioni. Il servizio mensa rimane aperto dalle 11.30 alle 13.30, mantenendo distanze di sicurezza sia nell’accesso a piccoli gruppi che nella disposizione della mensa, mentre per la cena vengono distribuiti dei cestini dalle 17 alle 18. Analogamente il servizio docce rimane attivo dalle 8 alle 10 con accessi di massimo tre persone per volta.

Mentre il servizio medico, il lavaggio dei vestiti e la distribuzione del vestiario sono momentaneamente sospesi.

 

3 I Centri di ascolto rimangono attivi?

Rimangono accessibili telefonicamente:

  • quello diocesano di via Bonporti rimane accessibile solo telefonicamente per poter fissare eventualmente un colloquio individuale;
  • quelli vicariali rimangono aperti solo telefonicamente per raccogliere i bisogni concreti delle persone.

 

4 I servizi delle Caritas parrocchiali rimangono attivi?

Alle Caritas parrocchiali è consigliato di mantenere i contatti con i servizi sociali del Comune e di evitare qualsiasi forma di distribuzione aperta al pubblico e di mantenere con i beneficiari contatti telefonici in modo da poter rispondere in modo personalizzato ai bisogni fondamentali.

 

5 I pranzi di solidarietà domenicali nelle parrocchie proseguono?

No, i pranzi di solidarietà domenicali vengono sospesi. Le Cucine economiche popolari continueranno a fornire il cibo alle persone in vaschette da asporto.

 

 

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Don Remigio Dal Santo è tornato al Padre

Dal Kenya, don Sandro Borsa ci comunica che alle 17.40 ora italiana di venerdì 13 marzo, è morto don Remigio Dal Santo all’ospedale di North Kinangop (Kenya) dove si trovava da tempo in una delicata situazione di salute. La causa del decesso pare essere dovuta ad una embolia polmonare. Luogo, data e modalità delle esequie in Kenya dovranno essere decise in considerazione dei casi di Coronavirus che si sono sviluppati anche nel paese africano. Don Sandro, che ha sempre seguito don Remigio con dedizione e grande umanità, ha scritto: «Don Remigio è sempre vissuto povero ed in povertà ecclesiale entra nella vita eterna». Don Remigio aveva compiuto qualche giorno fa 86 anni. Appena possibile, verrà fornito un profilo della sua persona.
Don Remigio Dal Santo era nato il 6 marzo 1934 a Caltrano (Vi) ed era stato ordinato il 10 luglio 1960.

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La messa del vescovo Claudio in diretta domenica 15 marzo alle ore 10

Anche questa settimana, viste le limitazioni dovute all’emergenza Coronavirus, domenica 15 marzo (terza di Quaresima), alle ore 10 sui canali Youtube e social della Diocesi di Padova (http://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo) verrà trasmessa la messa presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, in forma non pubblica.

La diretta della messa del vescovo di Padova sarà trasmessa anche dall’emittente Tv7 Triveneta sul canale 12 del digitale terrestre.

Continuano, inoltre, sempre sui canali social e Youtube della Diocesi e su Telenuovo le meditazioni quotidiane sul Vangelo del giorno all’interno del tg delle 19.30 sul canale 11 del digitale terrestre e delle 20.30 sul canale 117.

 

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FAQ 3 Cosa prevede il decreto del governo per scuole e università?

1 Cosa prevede il decreto per le scuole?

Nel periodo sino al 3 aprile 2020, è sospesa la frequenza delle scuole di ogni ordine e grado. Resta la possibilità di svolgimento di attività didattiche a distanza, tenendo conto, in particolare, delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

Sono sospesi anche tutti i servizi di doposcuola.

2 Cosa prevede il decreto per le università?

Nel periodo sino al 3 aprile 2020, è sospesa la frequenza delle attività di formazione superiore, comprese le università e le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master e università per anziani. Resta la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza, tenendo conto, in particolare, delle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Non è sospesa l’attività di ricerca.

 

 

 

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FAQ 4_Si possono fare cerimonie ed altri eventi?

1 Cosa prevede il decreto su cerimonie, eventi e spettacoli?

Su tutto il territorio nazionale sono sospese tutte le manifestazioni organizzate nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico (quali, a titolo d’esempio, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati).

2 Si può andare in chiesa o negli altri luoghi di culto?

Le chiese possono rimanere aperte e vi si può accedere purché si evitino assembramenti e si assicuri la distanza tra i frequentatori non inferiore a un metro.

Potrà essere continuata la proposta dell’adorazione, ma senza alcuna celebrazione, senza riti comuni e senza alcuna forma di convocazione pubblica, dato che il criterio sanitario dell’assembramento continua ad essere più che mai vincolante (anche penalmente).

 

3 Si possono celebrare messe o altri riti religiosi?

Fino al 3 aprile sono sospese su tutto il territorio nazionale tutte le cerimonie civili e religiose, compresi i funerali. Pertanto è sospesa anche la celebrazione della messa e degli altri riti religiosi, come la preghiera del venerdì mattina per la religione islamica.

4 Si possono celebrare funerali?

No, è consentita solo la benedizione della salma in occasione della sepoltura o prima della cremazione, ristretta ai familiari, evitando assembramenti e mantenendo la distanza di un metro.

5 Si possono celebrare matrimoni e battesimi?

Battesimi e matrimoni sono consentiti senza solennità, a condizione che si chiuda il luogo della celebrazione, presenti i soli padrini/testimoni, rispettando la distanza di un metro.

 

6 Per chi desidera spostare il matrimonio, cosa cambia?

I documenti per il matrimonio religioso hanno validità di sei mesi, ma vista la situazione ci può essere una ragionevole deroga. Mentre viene raccomandato ai parroci ulteriori incontri con i nubendi (futuri sposi) prima del matrimonio al fine di accertare la loro libera scelta e la rettitudine delle loro intenzioni in ordine agli elementi e alle proprietà essenziali del matrimonio canonico.

 

7 Per le pubblicazioni canoniche cambia qualcosa?

Se non possono essere differite per mancanza di tempo vengano affisse regolarmente alle porte delle chiese.

 

8 E per le pubblicazioni civili?

Ci si attenga alle disposizioni dei singoli comuni.

 

9 Ci si può confessare?

Sì, rispettando le distanze di sicurezza e le disposizioni di garanzia della tutela della salute pubblica in questa particolare circostanza.

10 I sacerdoti possono visitare i malati a casa?

È possibile visitare i malati gravi per offrire loro conforto spirituale e, se del caso, l’unzione degli infermi e il viatico

11 Ci si può incontrare tra amici o in famiglia?

No. È raccomandato di stare a casa e di evitare assembramenti. Gli spostamenti sono solo per questioni essenziali: lavoro, approvvigionamento, assistenza.

12 Cosa cambia per i catecumeni adulti che dovevano accedere ai sacramenti dell’Iniziazione cristiana?

I sacramenti per i catecumeni adulti saranno celebrati nella Veglia pasquale (salvo ulteriori disposizioni), mentre i riti preparatori e gli scrutini saranno organizzati dal parroco ed effettuati solo in presenza dei catechisti e padrini/madrine.

13 Cosa cambia per i ragazzi catecumeni dai 7 ai 14 anni unitamente ai ragazzi già battezzati?

I sacramenti del Battesimo, Cresima ed Eucaristia, saranno celebrati nella solennità dell’Ascensione del Signore (domenica 24 maggio 2020) o nella solennità di Pentecoste (domenica 31 maggio 2020).

 

14 Per i ragazzi già battezzati del cammino ordinario di Iniziazione cristiana in assenza di catecumeno?

I sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia vengano celebrati nella solennità dell’Ascensione del Signore (domenica 24 maggio 2020) o nella solennità di Pentecoste (domenica 31 maggio 2020). Eventuali eccezioni ragionate e motivate, siano concordate, scrivendo a: segreteriagenerale@diocesipadova.it.

15 Per i ragazzi della cresima del precedente ordinamento?

Ci saranno contatti diretti con le parrocchie per valutare percorso e date.

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