La due giorni dei vicari foranei a Villa Immacolata

Lunedì 22 e martedì 23 giugno 2020 i vicari foranei della Diocesi di Padova si sono incontrati con il vescovo e il consiglio episcopale a Villa Immacolata di Torreglia (Pd). Un momento di incontro e condivisione annuale, che sta diventando tradizione. Questa due giorni si proponeva di raccontarsi e fare il punto sulla situazione attuale, in particolare su quanto hanno vissuto le comunità e i preti nel tempo della pandemia; ma anche comprendere il senso dell’essere prete in questo contesto, il tutto con uno sguardo al futuro, alle domande delle persone, a una Chiesa nuova dentro un orizzonte di essenzialità e indirizzata a ricentrare la pastorale sui fondamenti della fede.

L’Ufficio comunicazione sociali della Diocesi di Padova ha raccolto le voci del vicario generale mons. Giuliano Zatti, di padre Mauro Pizzighini, vicario foraneo del vicariato del Bassanello e parroco della parrocchia del Crocifisso e di don Daniele Marangon, vicario foraneo del vicariato dell’Arcella e parroco del Sacro Cuore. A loro tre domande: chi sono i vicari foranei? Quali sono stati i temi trattati? Quale clima si è respirato in questi due giorni?

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Sulle tracce del futuro: sabato 4 e 18 luglio

Quante immagini, quante sofferenze, quanta fatica, quante scelte, quanti volti e quante storie… anche quante paure… Sono tante le dimensioni che la pandemia da Covid-19 ha fatto vivere a tutti. In prima linea accanto ai pazienti ci sono e ci sono stati medici, infermieri e operatori sanitari, che si sono trovati a vivere un’emergenza inedita con conseguenze nei ritmi e nelle modalità di vita, di lavoro, nelle relazioni familiari e nelle relazioni con i pazienti e con i loro familiari. A loro in particolare – medici, infermiere e operatori sanitari in servizio – stanno hanno pensato la Pastorale sociale e del lavoro e la Pastorale della salute della Diocesi di Padova che propongono due momenti, nelle giornate di sabato 4 e sabato 18 luglio, di incontro, riflessione, cammino, condivisione.

Un’occasione per riflettere insieme sul vissuto, anche aiutando a sciogliere il carico emotivo e psicologico assorbito, rileggendo l’esperienza e guardando al futuro.

La proposta – Sulle tracce del futuro – vedrà l’accompagnamento di Lieta Dal Mas, psicologa e psicoterapeuta, docente di counseling sanitario e Giorgio Bonaccorso, monaco benedettino, docente di liturgia all’Istituto Santa Giustina di Padova e si svilupperà nell’arco della giornata, dalle 9 alle 17.30, con il pranzo al sacco, in un territorio altrettanto significativo: a Vo’. Più precisamente il punto di incontro sarà la chiesa di Cortelà dove si svolgerà la prima parte della giornata, cui seguirà un momento di cammino fino alla chiesa di Boccon dove ci sarà la condivisione, il pranzo al sacco quindi la seconda parte e il ritorno alla chiesa di Cortelà previsto per le 17.30.

L’iniziativa si rivolge a un numero massimo di 15 partecipanti.

Iscrizioni tramite il modulo all’indirizzo: http://www.pastoralesociale.diocesipadova.it/2020/06/16/sulle-tracce-del-futuro/

Informazioni: pastoralesociale@diocesipadova.it, 333 8674027

 

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Emergenza Covid: udienza di Papa Francesco, presente una delegazione padovana

Stamane, sabato 20 giugno 2020, una delegazione della Chiesa padovana era presente in aula Clementina in Vaticano per l’udienza di papa Francesco con i medici, infermieri e operatori sanitari della Lombardia accompagnati dal presidente della Regione Attilio Fontana e dalle delegazioni delle Diocesi di Milano, Lodi, Bergamo, Brescia, Crema, Cremona.

Per Padova erano presenti: il vicario generale della Diocesi di Padova mons. Giuliano Zatti (in rappresentanza del vescovo Claudio Cipolla, impossibilitato a partecipare), il direttore di Caritas Padova don Luca Facco; il parroco dell’unità pastorale Vo’ (zona rossa insieme ai comuni del Lodigiano in piena emergenza Covid-19) don Mario Gazzillo; il parroco di Merlara (paese che ha contato 34 anziani morti nella casa di riposo) don Lorenzo Trevisan e don Massimo Fasolo, parroco di Conche e Valli di Chioggia, guarito dal coronavirus dopo un lungo percorso.

«La pandemia ha segnato a fondo la vita delle persone e la storia delle comunità. Per onorare la sofferenza dei malati e dei tanti defunti, soprattutto anziani, la cui esperienza di vita non va dimenticata, occorre costruire il domani: esso richiede l’impegno, la forza e la dedizione di tutti. Si tratta di ripartire dalle innumerevoli testimonianze di amore generoso e gratuito, che hanno lasciato un’impronta indelebile nelle coscienze e nel tessuto della società, insegnando quanto ci sia bisogno di vicinanza, di cura, di sacrificio per alimentare la fraternità e la convivenza civile», ha ricordato il pontefice dopo aver espresso viva riconoscenza a medici, infermieri e a tutti gli operatori sanitari, in prima linea nello svolgimento di «un servizio arduo e a volte eroico».

«In questi mesi – ha inoltre sottolineato papa Francesco nel suo discorso – le persone non hanno potuto partecipare di presenza alle celebrazioni liturgiche, ma non hanno smesso di sentirsi comunità. Hanno pregato singolarmente o in famiglia, anche attraverso i mezzi di comunicazione sociale, spiritualmente uniti e percependo che l’abbraccio del Signore andava oltre i limiti dello spazio. Lo zelo pastorale e la sollecitudine creativa dei sacerdoti hanno aiutato la gente a proseguire il cammino della fede e a non rimanere sola di fronte al dolore e alla paura. Questa creatività sacerdotale che ha vinto alcune, poche, espressioni “adolescenti” contro le misure dell’autorità, che ha l’obbligo di custodire la salute del popolo. La maggior parte sono stati obbedienti e creativi. Ho ammirato lo spirito apostolico di tanti sacerdoti, che andavano con il telefono, a bussare alle porte, a suonare alle case: “Ha bisogno di qualcosa? Io le faccio la spesa…”. Mille cose. La vicinanza, la creatività, senza vergogna. Questi sacerdoti che sono rimasti accanto al loro popolo nella condivisione premurosa e quotidiana: sono stati segno della presenza consolante di Dio. Sono stati padri, non adolescenti. Purtroppo non pochi di loro sono deceduti, come anche i medici e il personale paramedico. E anche tra voi ci sono alcuni sacerdoti che sono stati malati e grazie a Dio sono guariti. In voi ringrazio tutto il clero italiano, che ha dato prova di coraggio e di amore alla gente».

«È stato un momento intenso e di forte vicinanza al vissuto di sofferenza e di impegno di tante persone – commenta a margine dell’udienza il vicario generale mons. Giuliano Zatti – E particolarmente emozionante perché il Papa ha impegnato la maggior parte del tempo dell’udienza a passare a salutare uno a uno i presenti, dedicando a ciascuno una parola e un pensiero. Ci ha detto “Ora state fermi e passo io a salutarvi”».

 






 

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San Gregorio Barbarigo: on line la festa del presbiterio padovano

Anche la tradizionale festa del presbiterio padovano, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Gregorio Barbarigo (18 giugno), grande vescovo per la Chiesa di Padova che proprio 350 anni fa (4 novembre 1670) aprì il nuovo seminario diocesano, a cento anni (29 dicembre 1569) dalla sua prima fondazione, ha fatto i conti con le disposizioni dovute alla pandemia. Così la festa che solitamente vedeva convogliare in Seminario i preti da ogni angolo della Diocesi per un momento di condivisione e per la celebrazione eucaristica, quest’anno si è svolto online, con una diretta di un’ora e mezzo dalla sede dell’Istituto San Luca per la formazione permanente dei preti. Un modo inconsueto che ha offerto però la possibilità di essere in comunione spirituale anche ai preti fidei donum delle missioni diocesane e ad altri che, diversamente, sarebbero stati impossibilitati a muoversi.

Collegati dalle proprie abitazioni o riuniti in piccoli gruppi i sacerdoti della Diocesi di Padova, che prima del momento on line hanno vissuto un momento personale di preparazione e preghiera; in “studio” il vescovo Claudio Cipolla (che quest’anno ha celebrato i 40 anni di ordinazione presbiterale), e altri due rappresentanti di “classi” che festeggiano importanti anniversari presbiterali: don Giovanni Battista Toniolo (50 anni di sacerdozio) e don Pierpaolo Peron (25 anni di sacerdozio); presente inoltre il professor Giovanni Ponchio, membro della presidenza del Consiglio pastorale diocesano. A condurre la mattinata don Raffaele Gobbi, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Missione e moderatore del Consiglio presbiterale.

Come di consueto, infatti, nella festa di san Gregorio Barbarigo, si sono ricordati gli anniversari di ordinazione:

– i 70 anni di ordinazione presbiterale di don Giuseppe Benacchio, don Candido Frigo, del vescovo Alfredo Magarotto (con anche 30 anni di consacrazione episcopale);

– i 65 anni di sacerdozio di: don Antonio Brasolin, don Silvio Caoduro, don Giovanni Cappello, don Narciso Dante, don Antonio Garbin, don Franco Signori, don Elio Tumule e del vescovo Egidio Caporello;

– i 60 anni di ordinazione presbiterale di: don Lino Bottin, don Giuseppe Bragagnolo, don Pio Cattelan, don Lino Cecchetto, don Pietro Lievore, don Piergiorgio Sandonà, don Graziano Volpin;

– i 55 anni di ordinazione presbiterale di: don Carlo Bressan, don Augusto Busin, don Quintino Creuso, don Ruggero Ferrazzi, don Lorenzo Gaiani, don Lorenzo Marescotti, don Agostino Marinello, don Francesco Milan, don Riccardo Minozzi, don Alessandro Oleoni, don Franco Puatto, don Renzo Rizzato, don Enrico Rodighiero, don Angelo Roncolato, don Giovanni Scarabello, don Aldo Natale Terrin

– i 50 anni di sacerdozio di: don Francesco Alberti, don Severino Alessio, don Aldo Andreotti, don Marcello Bettin, don Bruno Bevilacqua, don Giovanni Chelin, don Bruno Cogo, don Umberto Dall’Igna, don Carlo Daniele, don Elia Ferro, don Giorgio Friso, don Ernesto Parpagiola, don Tiziano Piovan, don Antonio Pontarin, don Gino Temporin, don Giovanni Battista Toniolo, don Bruno Turatto.

– i 25 anni di ordinazione di: don Cristiano Arduini, don Fabrizio Bagnara, don Paolo Bortolato, don Massimo Donà, don Luca Fanton, don Raffaele Gobbi, don Lorenzo Mischiati, don Pierpaolo Peron, don Bruno Rossi.

Negli interventi degli ospiti la riflessione sui cambiamenti della chiesa dal Concilio Vaticano II (un evento aperto all’oggi e al futuro, ha ricordato don Giovanni Battista Toniolo), e su come si è vissuto il tempo della pandemia, da vescovo e da parroco (le tante domande emerse, le sollecitazioni, l’angolo bello nelle case, l’accompagnamento di una comunità senza messe con il popolo…), ma anche quali spunti e riflessioni l’esperienza della pandemia ha restituito, in particolare al clero, con le chiavi di lettura rilanciate da Giovanni Ponchio: la vera natura della scienza, l’educazione alla libertà, la responsabilità e la partecipazione, il compito proprio del prete di dare senso “al percorso della barca” (mutuando l’immagine di stare tutti sulla stessa barca).

Altri due interventi video hanno dato voce ai due diaconi – Eros Bonetto e Luca Gottardo – che la prossima domenica 5 luglio verranno ordinati preti e a padre Vittorio Bellè, minore francescano, parroco di San Francesco in Padova, che al traguardo dei 50 anni di ordinazione ha anche “salutato” la Diocesi: i frati minori con quest’anno concludono infatti l’esperienza a San Francesco (dove erano tornati nel 1914), riconsegnando la parrocchia alla Diocesi di Padova.

Un ricordo particolare è andato a don Mario Ceccato, che durante il lockdown ha festeggiato i cento anni di vita, e anche ai confratelli che, invece, hanno in quest’ultimo anno raggiunto la Pasqua eterna: don Marcello Volpato, don Franco Canton, don Roberto Calgaro, don Pietro Baldan, don Placido Zabeo, don Sergio Bartolomiello, don Roberto Daniele, don Lino Giacomazzo, don Lino Verzotto, don Gianfranco Lazzarin, don Remigio Dal Santo e don Antonio Bortoli.

A conclusione della festa on line di san Gregorio Barbarigo il vescovo Claudio Cipolla ha sottolineato la necessità di “restituire fiducia reciproca” tra preti, tra preti e laici, nei contesti in cui viviamo, per ricostruire e continuare il cammino. E poi alcuni annunci: una lettera rivolta ai cristiani vedovi che i parroci riceveranno per destinare a persone che vivono questa situazione; la creazione di un riconoscimentocoetus fidelium – che verrà ufficialmente istituito in occasione della solennità di san Prosdocimo, primo vescovo di Padova e copatrono della Diocesi, per dire “grazie” al servizio di alcuni cristiani che hanno dedicato tempo, energie e risorse alla Chiesa; un valutazione in corso sulle esperienze missionarie in Sud America dove si potrebbe concludere l’esperienza missionaria in Ecuador per aprire nuovi orizzonti in terre più bisognose.

Infine alcune nomine (le prime di questo tempo estivo). Tra queste: il passaggio di testimone della guida dell’Ufficio di pastorale dell’ecumenismo e dialogo interreligioso da parte di don Giovanni Brusegan a don Enrico Luigi Piccolo, che assume l’incarico rimanendo parroco di San Giuseppe a Padova. E due deleghe vescovili “nuove”: quella al catecumenato degli adulti a don Gianandrea Di Donna, che è già direttore dell’Ufficio per la Liturgia e quella alla razionalizzazione del patrimonio immobiliare a don Mario Giuliano Miotto, che lascia l’unità pastorale di Borgo Veneto e assume questo nuovo incarico oltre a quello di collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova per accompagnare l’uscita dei Salesiani, prevista per il 2021. Due missionari rientrati dal Kenya, don Mariano Dal Ponte e don Sandro Ferretto, sono nominati l’uno assistente diocesano delle associazioni Scout (Agesci, Fse e Avsc) e l’altro parroco delle parrocchie dell’Up di Saletto, Pra’ di Botte, Dossi, Megliadino San Fidenzio, Santa Margherita d’Adige, Taglie e Megliadino San Vitale.

Per due missionari che tornano, uno si prepara a partire ed è don Mario Gamba, finora parroco di San Giacomo di Lion di Albignasego, che sarà fidei donum a Caracaraì, nella Diocesi di Roraima in Brasile. Infine, don Marco Cappellari, finora cappellano del Carcere circondariale è inviato in servizio presso l’Ordinariato militare, mantenendo l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le cause dei santi e don Marco Gobbatti, finora collaboratore delle parrocchie dell’UP di Borgo Veneto andrà anch’egli a collaborare nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova.

 

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Nomine 2020/02

  1. Don Giuliano Miotto ­– finora parroco delle parrocchie dell’UP di Borgo Veneto – è nominato delegato vescovile per la razionalizzazione del patrimonio immobiliare e collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova.
  2. Don Gianandrea Di Donna – direttore dell’Ufficio diocesano per la Liturgia – è nominato anche delegato vescovile per il Catecumenato degli adulti.
  3. Don Giovanni Brusegan lascia l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
  4. Don Enrico Luigi Piccolo – parroco di San Giuseppe in Padova – è nominato anche direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
  5. Don Mariano Dal Ponte – finora missionario fidei donum in Kenya – è nominato assistente diocesano delle Associazioni Scout (Agesci, Fse, Avsc).
  6. Don Mario Gamba – finora parroco di San Giacomo e Lion di Albignasego – è inviato come fidei donum nella Diocesi di Roraima (Brasile), per la parrocchia di Caracaraì.
  7. Don Marco Cappellari – finora cappellano del Carcere circondariale – è inviato in servizio presso l’Ordinariato militare, mantenendo l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le cause dei santi.
  8. Don Sandro Ferretto – finora missionario fidei donum in Kenya – è nominato parroco delle parrocchie dell’UP di Saletto, Pra’ di Botte, Dossi, Megliadino San Fidenzio, Santa Margherita d’Adige, Taglie (Borgo Veneto) e Megliadino San Vitale.
  9. Don Marco Gobbatti – finora collaboratore delle parrocchie dell’UP di Borgo Veneto – è nominato collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova.

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Estate giovani: occasioni di conoscenza e di volontariato

La carità non si ferma è il messaggio chiaro lanciato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 dalla Diocesi di Padova e ora che si è nel pieno della Fase 3, della ripartenza, Caritas Padova, Pastorale dei Giovani, suore Francescane elisabettine, Fondazione Nervo-Pasini e Opera della Provvidenza Sant’Antonio lanciano alcune proposte per i giovani della Diocesi e di tutta Italia, spaziando da occasioni di servizio (alle Cucine economiche popolari di Padova) a esperienze di incontro e conoscenza di realtà specifiche (l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano), che possono diventare momenti di riflessione personale, di amicizia, di condivisione e non solo.

La Pastorale dei Giovani della Diocesi di Padova oltre ad accompagnare una serie di proposte e suggerimenti a km0 per far fare esperienza ai giovani nelle proprie parrocchie, rilancia anche fuori dai confini diocesani la possibilità di un’esperienza di servizio alle Cucine economiche popolari di Padova: ogni settimana da giugno a settembre, sei giovani per cinque giorni possono fare servizio di volontariato in sala o nella pulizia degli spazi interni ed esterni. Una proposta per singoli o piccoli gruppi che ha visto già una grande adesione, tanto che le settimane ancora disponibili sono le due centrali di agosto, dal 10 al 14 agosto e dal 17 al 21 agosto. Ogni giornata inizia alle 8.45 del mattino con un momento di preghiera e di riflessione/provocazione che anticipa e accompagna il servizio del giorno (piccoli lavori di manutenzione o di sistemazione dei locali), per arrivare poi al momento della distribuzione dei pasti allo sportello e al riordino dei locali. La giornata si conclude alle 15.

Una proposta di servizio che può diventare un’esperienza di vita e di incontro importante per un giovane. Accanto al servizio, infatti, c’è la possibilità di visita, incontro e conoscenza di realtà e progetti sociali o culturali presenti nel territorio; di momenti di preghiera o di spiritualità o di altre iniziative, da costruire insieme in un percorso personalizzato. E per questo sono a disposizione le suore Francescane elisabettine e la Pastorale dei Giovani.

Per informazioni: info@giovanipadova.it, 329 4040706.

Qui tutte le proposte estive: https://www.giovanipadova.it/carita-e-giovane/

Un’altra occasione per una riflessione personale e per conoscere un’esperienza pilastro di carità della Diocesi di Padova, è rivolta ai giovani dai 15 anni in su (senza per questo escludere qualche richiesta che arriva dai giovani adulti): a partire dal sabato 4 luglio e per tutta l’estate si potrà chiedere (singoli o piccoli gruppi, fino a un massimo di 15 persone) di partecipare all’Open night all’OPSA di Sarmeola di Rubano (Pd), struttura residenziale che accoglie persone con grave disabilità intellettiva e relazionali ed anziani non autosufficienti con grave decadimento cognitivo.

Di cosa si tratta? Ogni sera dalle 19 alle 22 alcuni giovani volontari animeranno dei giochi all’interno del parco dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio per farne conoscere genesi e storia di una realtà, voluta dal vescovo Girolamo Bortignon, che lo scorso 19 marzo ha celebrato (in realtà l’emergenza Covid-19 ha bloccato tutti i festeggiamenti), i 60 anni di vita e di attività. Con giochi e altre attività, in una sorta di caccia al tesoro, esclusivamente fuori dagli ambienti e senza interazione con gli ospiti per motivi di sicurezza sanitaria, i giovani verranno a scoprire alcune “parole chiave” che contraddistinguono questa realtà. Ogni serata, che prevede la cena al sacco e l’uso rigoroso della mascherina, si concluderà con un breve momento in chiesa.

Per poter partecipare è sufficiente telefonare al numero 344 0169174 e fissare la serata!

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Fase 3. Gli aggiornamenti delle disposizioni diocesane

A seguito della pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DCPM) dell’11 giugno 2020 e dell’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale del Veneto (OPGR) n° 59 del 13 giugno 2020, si danno alcuni

Aggiornamenti al Decreto del Vescovo (prot. SV 279/2020) del 19 maggio 2020.

  1. Al momento restano in vigore tutte le prescrizioni riguardanti le celebrazioni eucaristiche[1]. La CEI ha informato il Vescovo che è in atto una interlocuzione con il Ministero degli Interni per apportare alcune modifiche a dette prescrizioni (uso dei guanti, numero massimo di 200 per le chiese di maggiore capienza, mascherine nei matrimoni). Fino a nuove indicazioni è necessario attenersi alle norme in vigore, anche per non incorrere in problemi di responsabilità qualora si verificassero casi di contagio nelle chiese.
  2. È possibile visitare gli ammalati e portare loro la Comunione osservando le misure di protezione e sempre rispettando le situazioni specifiche. Potrebbe essere cosa opportuna informare comunque preventivamente i famigliari o chi assiste gli anziani stessi.
  3. È possibile svolgere nelle chiese parrocchiali altre celebrazioni, quali il rosario, l’adorazione comunitaria, ecc., nel rigoroso rispetto delle norme valide per le celebrazioni eucaristiche[2].
  4. Per lo svolgimento delle processioni è necessario concordare le modalità con le autorità civili (Sindaco) e fare riferimento alla nota del Ministero degli Interni allegata.
  5. Per quanto riguarda i bar gestiti dai circoli (NOI e ACLI) ci si attenga costantemente alle informazioni delle medesime associazioni di riferimento, le quali stanno dando indicazioni per la graduale riapertura (anche in concomitanza delle messe domenicali)
  6. È consentito il gioco libero dei minori nelle aree giochi sia negli ambienti interni sia negli spazi aperti dei centri parrocchiali, nel rispetto delle linee guida regionali[3] e delle linee guida governative[4]. I minori debbono comunque essere sotto la sorveglianza di adulti, i quali, nel caso non si tratti di attività organizzate dalla parrocchia, sono responsabili della vigilanza. In tal caso alla parrocchia spetta unicamente di affiggere negli ambienti tutte le informazioni sulle norme sanitarie da rispettare e di provvedere alla igienizzazione degli ambienti e delle superfici più toccate.
  7. È possibile organizzare campiscuola residenziali, nel rispetto delle linee guida regionali[5].
  8. Dal 15 giugno è possibile tenere riunioni aperte al pubblico, nel rispetto delle norme diocesane[6] e delle normative nazionali e regionali[7].
  9. Dal 15 giugno è possibile aprire i cinema parrocchiali e le attività di teatro nel rispetto delle normative nazionali e delle linee guida regionali[8].
  10. Dal 19 giugno è possibile organizzare sagre e feste, nel rispetto delle linee guida regionali[9].

Per tutto il resto rimangono valide le disposizioni del Decreto del Vescovo del 19 maggio 2020.

mons. Giuliano Zatti,

vicario generale

15 maggio 2020

Linee guida regionali_attività
Linee guida regionali_infanzia e adolescenza
Nota del Ministero degli Interni sulle processioni


[1] Cfr. Decreto del Vescovo del 12 maggio 2020 (prot. SV 178/2020).

[2] Viene così in parte modificata l’indicazione contenuta del par. VI n° 9 del Decreto del Vescovo del 12 maggio 2020 (prot. SV 178/2020).

[3] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative pubblicate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome - allegate alla presente nota e reperibili sul sito www.regione.veneto.it (allegato 1 all’OPGR n° 59 del 13 giugno 2020) - alla voce “Aree giochi per bambini”.

[4] Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19 (reperibili in allegato 8 al DPCM del 11 giugno 2020 e sul sito www.giovanipadova.it).

[5] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, cit., alla voce “servizi per l’infanzia e l’adolescenza – campi estivi” e Linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza (0-17 anni), allegate alla presente nota e reperibili sul sito www.regione.veneto.it (allegato 2 all’OPGR n° 59 del 13 giugno 2020).

[6] Cfr. n. 1, 2, 7 e 12 del Decreto del Vescovo del 19 maggio 2020 (prot. SV 279/2020).

[7] Cfr. art. 1 lett. m del DCPM del 11 giugno 2020, e OPGR n° 59 del 13 giugno 2020 e relative Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, citato.

[8] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, cit., alla voce “Cinema e spettacoli dal vivo”.

[9] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, cit., alla voce “Sagre e fiere”.

 

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Festa di sant’Antonio – l’omelia del vescovo Claudio Cipolla

Completo un periodo abbastanza lungo di pellegrinaggio ai santuari mariani della nostra diocesi con il pellegrinaggio a nome della Chiesa patavina alla Basilica del Santo. I santuari mariani sono quasi tutti edificati a seguito di qualche voto del popolo cristiano che riconosceva il Signore come fondamento della propria vita e della propria salvezza nello scorrere dei secoli. Il santuario esprimeva, infatti, il desiderio di testimoniare e di raccontare alle generazioni future la fede che aveva sostenuto e incoraggiato i cristiani in mezzo alle tragedie, alle pesti, alle guerre. 

Contemporaneamente i pellegrinaggi del mese di maggio hanno posto davanti ai miei occhi la figura di Maria, Madre del Signore e immagine della comunità credente, e mi riportavano ad adeguare a quelli di Maria i miei e nostri sentimenti di fede.  

Anche i santi, e tra questi sant’Antonio, nostro patrono, con il quale la città ha stipulato un patto per reciproci impegni, ci portano a verificare i nostri sentimenti con quelli di uomini e donne che la Chiesa ha riconosciuto come esemplari. La celebrazione di lode al Padre contiene allora quest’oggi una preghiera particolare: per intercessione di Maria, Madre santissima del Signore e di sant’Antonio, nostro patrono, ci venga accordato il dono della vera conversione del cuore. Questo è il miracolo di cui io e voi abbiamo bisogno, sempre, perché la fede è un cammino e la meta si schiude man mano che si avanza. 

Guardare a Dio, lasciarci guidare da Lui, fidarci di Lui, affidarci a Lui certi del suo amore. Come hanno testimoniato i nostri avi, come nei secoli passati ha fatto il popolo di cui siamo figli e di cui ci parlano questo e tanti altri santuari, segni e testimonianza della fede di un popolo.

In questi tempi mi sono molto interrogato circa il nostro rapporto con Dio soprattutto perché è emerso, e ne dobbiamo essere felici, l’impegno e il contributo dell’uomo, della scienza, della politica, dell’economia e della finanza. L’uomo sembrerebbe capace da solo di darsi la soluzione per i drammi che via via la natura e la storia gli presentano. Le persone e le realtà su cui appoggiare il nostro “star bene”, il nostro benessere fatto di salute soprattutto, ma anche di progresso, sembrano altri rispetto a Dio. Rivolgersi a Dio sembra diventato ormai un residuo di pietà popolare, ricordo di qualche decennio passato. 

Ci parlino allora i nostri padri che avevano maturato una convinzione diversa e ci hanno lasciato questi santuari a testimonianza della loro fede nella quale hanno visto sostegno e protezione.

In questo dialogo tra la nostra fede e la nostra ingegnosità e perizia, ho visto qualcuno indifferente nei confronti di Dio, qualcuno arrabbiato, qualcuno mercanteggiare con Lui (dico una preghiera per avere in cambio qualcosa); ho visto anche usare e strumentalizzare Dio e tutto quanto è collegato a Lui; ho visto anche persone che hanno saputo rivolgersi di nuovo a Lui e dopo tanto tempo, umilmente, hanno espresso una preghiera.

Nella prova emerge la nostra verità. Di fronte alla paura, alla morte, all’angoscia, proprio quando siamo nella prova, emergono in noi forze e debolezze che non conoscevamo presenti in noi, a volte emerge anche una fede che non pensavamo di possedere. Ci ritroviamo a formulare di nascosto, nel segreto del nostro cuore, una preghiera, scopriamo un sentimento filiale nei confronti del Padre, un sentimento fraterno per il Signore Gesù e per la sua santissima Madre, ci rivolgiamo ai santi e tra questi a Sant’Antonio in particolare: è quel dono che viene fatto a tutti da Dio stesso, piantato nel profondo del nostro cuore fin dalla nascita, che emerge e consola. È l’amore di Dio riversato nei nostri cuori che trova spazio nella fragilità e che ha portato Gesù a proclamare «Beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli affamati di giustizia… perché di essi è il Regno dei cieli». 

Le esperienze di preghiera vissute in questi tempi di fragilità e di sgomento vanno interpretate e lette. Mi sono domandato che cosa hanno rivelato della nostra fede e della nostra relazione con il Padre celeste. Quando abbiamo pregato? Come le nostre comunità hanno pregato essendo venuti meno gli appuntamenti abituali? Che relazione si è manifestata tra noi e Dio, e soprattutto quando e come il nostro rapporto con Dio ha seguito l’esempio di Gesù, il figlio perfetto, nel qual il Padre si è compiaciuto?

Gesù: anche Lui, infatti, ha attraversato sofferenza e angoscia. E anche di Lui abbiamo conosciuto l’interiorità proprio soprattutto nel tempo della prova: «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito», «Non la mia ma la tua volontà si compia». 

E anche Maria: « si faccia di me secondo la tua Parola». E sotto la croce: «stava la Madre» (resisteva).

Queste parole e preghiere nascono da un cuore pienamente fiducioso di essere accompagnato dall’amore di Dio, di essere da lui custodito anche nel momento della prova più estrema come quelle della solitudine, del tradimento, della morte. Con la forza che nasce dalla certezza dell’amore del Padre, Gesù affronta tutti i nemici compresa la morte. Nella prova è emersa la grandezza e l’interiorità di Gesù.

Questa è la conversione che miracolosamente chiediamo per intercessione di sant’Antonio: la fiducia piena in Dio, la consolazione di saperci nelle sue mani, la capacità di abbandonarci al suo disegno di amore per il mondo nel quale siamo stati chiamati. 

Molti dei nostri defunti, nella solitudine del loro morire, hanno scavato nella loro interiorità e hanno scoperto questa luce, questo piccolo seme che giaceva silenzioso e nascosto: con questo piccolo lume, che nessuno può conoscere, hanno affrontato la loro battaglia. Non soli, con Gesù e la sua comunità. Ne sono testimoni i presbiteri che hanno frequentato gli ospedali e che ci hanno parlato del sorriso degli ammalati al loro passaggio, ne possono essere testimoni medici e infermieri che hanno arricchito la loro professionalità con la parola gratuita, umile e spesso segreta, della fede.

Anche se la nostra relazione con Dio inizia chiedendogli qualcosa di materiale per noi stessi o soprattutto per i nostri cari, come la salute e il lavoro, Dio sa leggere nelle domande e si fa Padre manifestandosi nella sua divina paternità. Egli ci educa progressivamente ad essere figli che non temono Dio ma lo amano; che non pretendono di insegnare a Dio ma gli obbediscono fiduciosi; che non misurano la sua credibilità ma si abbandonano nelle sue braccia.

Anche noi suoi ministri, vescovi, sacerdoti, catechisti, dobbiamo apprendere sempre più l’arte di accompagnare a Dio, al Dio di Gesù Cristo – di cui sant’Antonio era testimone – i nostri fratelli, educando il loro il vero abbandono al suo amore.

Immersi, battezzati come dice il Vangelo, in questa certezza, arricchiti dallo Spirito evangelico non ci sottrarremo al dinamismo e al protagonismo della nostre capacità umane, ma daremo alla scienza, alla politica, alla finanza, all’arte un senso: il bene dell’umanità!  

+ Claudio Cipolla,
vescovo di Padova

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