Festa di san Benedetto – 11 luglio 2020

Carissimi fratelli e sorelle,

mi è caro mantenere questo appuntamento estivo e in compagnia dell’insegnamento di san Benedetto leggere e orientare alcune nostre scelte, convinto che sempre la storia e anche questo presente ci chiedono il coraggio della verità evangelica per comprendere con intelligenza la realtà, rispettandone la complessità; per ascoltarne i quesiti vitali e ricercare soluzioni generative di bene.

In questi ultimi mesi siamo stati fortemente provati dalla pandemia: qualcuno di noi è stato privato di persone care, alcuni hanno sofferto per la malattia, altri hanno vissuto il disagio nell’accesso ai servizi, tanti si sono sobbarcati immani fatiche lavorative e molti sono rimasti a casa. Incombe l’incognita sulla continuità occupazionale e molti sono già senza lavoro. In tutti noi, anche nei più giovani, si sono impressi i segni dell’isolamento. L’emergenza sanitaria ha segnato e continua a segnare ciascuno, le nostre comunità, i nostri Paesi, la nostra Europa, il nostro mondo.

L’incertezza è insita nel domani, ma quella che stiamo sperimentando lascia sospesa la progettualità e fa risaltare la drammaticità delle disuguaglianze economiche e sociali, che mortificano la dignità delle persone e delle popolazioni.

Disparità che contengono i germi dello scontro sociale e dell’odio.

Non è sostenibile una comunità che si regge sulle disuguaglianze, tanto meno lo sono un Paese, un Continente, o addirittura le relazioni tra Nazioni.

Eppure durante la pandemia, e anche in questo tempo di ripresa, notiamo come spesso i criteri politici per far fronte alle emergenze siano offuscati dall’idea che salvarsi è possibile da soli o in pochi. Questa distorsione su cui si regge il sistema economico e finanziario mondiale, e che semina ingiustizie, assurge paradossalmente a modello di risoluzione della ripartenza. E trova il favore di una mentalità diffusa secondo cui c’è qualcuno che ha maggior merito di vivere rispetto ad altri e di farlo nell’agiatezza. Privilegi, che ci piace chiamare meriti, e che solo l’immobilismo sociale può garantire. Nell’emergenza, compensare le disuguaglianze per mezzo di sussidi è una necessità, ma se tale modalità diviene strutturale si impedisce il cambiamento dei processi di formazione della ricchezza e degli equilibri di potere.

Il criterio politico assunto da alcuni Stati di non attivare sistemi di contenimento del contagio; la ritrosia dell’Unione europea ad assumere una responsabilità collettiva al finanziamento della ripresa e l’astiosità nei rapporti della politica internazionale mostrano tutta la fatica nel comprendere i vantaggi della cooperazione nel pieno rispetto della dignità delle parti e per il raggiungimento del bene di tutti.

Auspichiamo che l’amicizia politica e la concordia internazionale possano essere invece i beni supremi in cui le nazioni credono e sono pronte a impegnarsi. Abbiamo bisogno di una leadership globale che possa ricostruire legami di unità evitando ogni forma di egoismo.

Ci indigna constatare che in questo tempo, in cui i poveri, i malati, gli emarginati, i morti a causa della pandemia neppure si riescono a contare, i governi stiano destinando somme senza precedenti alle spese militari.

La produzione e vendita di armi, gli investimenti nei programmi di modernizzazione nucleare non sono una promessa di pace, bensì una garanzia di guerra. La comunità internazionale non può negare l’evidenza che la pace non si riduce a una questione di sicurezza nazionale.

La pace ha un’imprescindibile dimensione positiva che va coltivata nel dialogo rispettoso della dignità di ciascuno, nell’unità per il bene comune, nella giustizia senza sconti.

Nel nostro Paese patiamo le funeste conseguenze del lavoro precario e irregolare, la mancanza di margini di risparmio per reggere anche poco tempo senza entrate, le forti disuguaglianze territoriali, dalla copertura digitale, all’istruzione, alle cure sanitarie, alla mobilità.

Le disparità nell’accesso e nella qualità dei servizi fondamentali, e ancor prima nel diritto alla vita stessa; la mortificazione della dignità e dell’autonomia del lavoro soprattutto per le donne e per i giovani; la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi – e sempre meno – soggetti; il mancato riconoscimento e rispetto di chi non esercita potere (in Italia come in Europa e ancor più su scala mondiale) sono fonte di una dinamica autoritaria, che si esprime in rabbia e risentimento, in sfiducia delle istituzioni e nella domanda di autorità repressive. Non è con la mentalità dei privilegi, bensì dell’equità; non è con la modalità della prevaricazione, bensì della collaborazione che l’Europa potrà progredire ed essere fucina di innovazione sociale e artefice di pace nelle relazioni internazionali.

Noi cristiani per primi abbiamo il compito di lavorare alla rimozione delle disuguaglianze e insieme alla diffusione di una mentalità fraterna.

Non possiamo restare indifferenti di fronte a progettualità economiche e sociali che ci portano all’accettazione e alla giustificazione della disuguaglianza e dell’indegnità. È nostro compito, di ciascuno e di tutti, affermare l’opzione preferenziale degli ultimi, anche nelle scelte di ogni giorno, affinché lo sviluppo sia reale e sostenibile per tutti e attuato attraverso la cooperazione e il lavoro di tutti nel rispetto e nella valorizzazione delle potenzialità di ogni soggetto, comunità, territorio, istituzione.

Come Chiesa di Padova desideriamo rafforzare il nostro impegno al riscatto sociale, mettendoci a fianco dei poveri perché divengano attori sociali; presidiamo le marginalità affinché esprimano le risorse di resilienza; sosteniamo l’attivismo civico quale co-attore del welfare sociale.

Preghiamo san Benedetto, patrono d’Europa, affinché ci custodisca con la sua protezione e ci ispiri audacia e creatività nel progettare un futuro di pace.

+ Claudio Cipolla,

vescovo di Padova

 

in comunione con

Giulio Pagnoni osb, abate di Santa Giustina

Stefano Visintin osb, abate di Praglia

 

San Benedetto, 11 luglio 2020

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Adios Ecuador. I missionari fidei donum padovani lasceranno l’Ecuador

L’annuncio. Il vescovo Claudio ha comunicato che la collaborazione con le Chiese del Paese latinoamericano si concluderà nella primavera del 2021. Si chiudono così 63 anni di fede e di vita condivisa che chiedono di guardare con coraggio al futuro. Poveri, comunità, fraternità sono tre parole chiave della presenza padovana, dall’Amazzonia alle Ande fino all’oceano.

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Ospedaletto Euganeo. PatroDays 2020: giochi, sport, musica per ragazzi dagli 11 al 16 anni

Fino al 7 agosto sono in programma a Ospedaletto Euganeo i “PatroDays 2020”. «Una proposta alternativa – scrivono gli organizzatori nel materiale di lancio – ma nel rispetto di tutte le normative igienico sanitarie previste dal decreto nazionale, regionale e secondo le linee guida della Diocesi di Padova». Totale sicurezza, quindi.

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Salcedo. Sant’Anna, devozione immutata. Nonostante le restrizioni causate dal Covid 19, a Salcedo si festeggia domenica 26 luglio

Anche quest’anno Salcedo, e il territorio circostante, attendono la festa di Sant’Anna, 26 luglio. La consueta novena preparatoria e le celebrazioni liturgiche scandiranno i giorni precedenti e la ricorrenza stessa.

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Nel raccoglimento: sarà così il 16 luglio delle Carmelitane scalze di Monselice

Quest’anno la comunità delle Carmelitane Scalze di Monselice vivrà la festa della Madonna del Carmine in privato.

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16 luglio. Madonna del Carmine a Padova, niente processione ma…

Nonostante le restrizioni, la città di Padova non rinuncia a celebrare, giovedì 16 luglio, la Beata Vergine del Monte Carmelo nel suo santuario mariano per eccellenza.

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I Minori lasciano Padova. Dopo oltre sei secoli, a settembre i francescani lasceranno San Francesco Grande

A settembre la comunità dei frati minori dovrà abbandonare la parrocchia di San Francesco in Padova, come ha deciso la provincia del Nord Italia dell’Ordine. Si chiude così una presenza iniziata sei secoli fa e interrotta soltanto, per circa un secolo, dai decreti napoleonici.

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Riprendono i pellegrinaggi a Lourdes

Dopo il blocco per l’emergenza Covid-19 dei pellegrinaggi a Lourdes, Unitalsi ha annunciato la ripartenza dei pellegrinaggi a partire dal 18 agosto prossimo.

Anche la sezione Triveneta riprenderà quindi i pellegrinaggi esclusivamente in aereo, con volo da Verona, ma vi potranno partecipare solo volontari e pellegrini autosufficienti.

Verranno comunque raccolte suppliche e intenzioni di preghiera, da parte di malati, anziani, disabili che non potranno partecipare, da deporre poi ai piedi della Grotta di Massabielle.

Due le date proposte per il pellegrinaggio, che avrà comunque il consueto programma: dal 12 al 15 settembre e dal 20 al 23 ottobre. Quota di 665 euro (+25 euro di quota associativa), supplemento camera singola 90 euro.

Le preiscrizioni, necessarie per la conferma dei vettori, vengono raccolte entro martedì 21 luglio 2020 dalla sottosezione di Padova: Casa Pio X, via Vescovado 29, tel. 049 8771745, padova@unitalsitriveneta.it

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Nomine 2020/04

  1. Don Mattia Francescon – finora assistente in Seminario Maggiore – è nominato segretario del Vescovo.
  2. Don Mauro Ferraretto – parroco di Zugliano e moderatore dell’unità pastorale – è nominato anche parroco anche di Grumolo Pedemonte e Centrale.
  3. Don Massimo Nardo – finora parroco di Villanova di Camposampiero – è nominato collaboratore nell’unità pastorale di Zugliano per le parrocchie di Grumolo Pedemonte e Centrale.
  4. Don Luca Milani – finora vicario parrocchiale di Montagnana (Duomo) – è nominato parroco di Villanova di Camposampiero.
  5. Don Claudio Michelotto – finora parroco di Anguillara Veneta – è nominato parroco di Campo San Martino e Marsango nell’unità pastorale comprendente anche Busiago.
  6. Don Antonio Compagno – finora parroco di Campo San Martino e Marsango – è nominato collaboratore nelle medesime parrocchie.

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