Messaggio del vescovo Claudio alla città per la festa di sant’Antonio

In questo tempo particolare in cui a dettare l’agenda è la pandemia anche la festa di sant’Antonio ha un sapore inedito, eppure il messaggio del patrono della città di Padova, che ha attraversato i secoli, sembra essere ancora più attuale e incisivo.

La voce di Antonio ha annunciato la carità, spesso richiamando con forza le coscienze di coloro che governavano e avevano il potere di decidere affinché “vedessero” le sofferenze e le ingiustizie dei più deboli e dei più fragili. Egli è stato per il suo tempo interprete e testimone dello Spirito che, allora come oggi, rende sempre attuale il Vangelo.

In ogni tempo, infatti, lo Spirito raggiunge le coscienze per illuminare le menti, per educare il cuore e aprire così sguardi e orizzonti nuovi. Questo tempo di pandemia, dal quale faticosamente stiamo uscendo, è stato certamente una tragedia come lo sono gli strascichi che ha lasciato e le conseguenze che vedremo ancora più evidenti nel futuro. Eppure questo è anche il tempo in cui lasciare spazio allo Spirito per cogliere cosa suggerisce e suscita alle nostre coscienze, personali e collettive.

La parola che più abbiamo sentito ripetere in questo tempo è stata “fragilità”. Abbiamo capito e constatato con mano che siamo fragili: come singoli e come società, come economia e come sistema pubblico, come creato e come Chiesa. Abbiamo pagato e stiamo pagando un prezzo alto a questa fragilità, e per alcuni è stato un prezzo molto doloroso. Qualcosa di inaspettato e impensabile ha messo in difficoltà il nostro sistema sanitario e tutta la nostra organizzazione politica ed economica.

Cosa suggerisce il Vangelo per interpretare questa esperienza di fragilità? Cosa ci ricorda lo Spirito di Dio, dentro a questa situazione così inedita per la nostra generazione, e per una coscienza collettiva che si era abituata a fare sempre meno i conti con la fragilità, a motivo della grande “potenza” sviluppata dall’uomo e dalle sue conoscenze? Cosa ci ricorda in un contesto dove l’efficienza e il risultato sono paradigmi fondamentali?

Il Vangelo ci ricorda che siamo creature. Ci ricorda che non siamo Dio: saremo simili a Lui, lo vedremo così come Egli è, ma noi non siamo Dio. Vivremo la vita eterna in Dio, ma non prima di attraversare il mistero impenetrabile della morte. Non siamo onnipotenti.

Ma, nello stesso tempo, come dice san Paolo, lo Spirito, che anima il Vangelo, grida dentro ciascuno di noi “Abbà, Padre”: ci ricorda dunque che siamo creature, ma anche figli del Creatore, figli di Dio che è Padre, e che si prende cura di tutte le creature, nel momento della prosperità e nel momento della fragilità. E non le lascia in balia della morte, perché le chiama alla vita per sempre.

Questa voce del Vangelo, risuonante nella coscienza, muta il nostro sguardo e il nostro rapporto con la fragilità. È quanto ci ha testimoniato sant’Antonio, che seguendo i passi del poverello d’Assisi, ha saputo guardare con occhi nuovi le povertà e le fragilità di tante donne e uomini del suo tempo. Questa voce del Vangelo depotenzia l’angoscia disperante che la fragilità può ingenerare dentro di noi. Impedisce il tentativo vano di nasconderla, negarla, camuffarla, magari distanziando da noi chi la mostra con evidenza nella sua carne, nella sua condizione esistenziale. Non inibisce gli sforzi per lenire il dolore che essa provoca, ma li rende sforzi umani, compatibili, sostenibili, realistici. E li rende corali, comunitari, non solitari e individualistici. Non fa rassegnare l’uomo di fronte al male fisico e spirituale, ma infonde autentica forza per lottare, connettendo chi lotta alla sorgente del bene e della vita, accettando di essere forza penultima e non ultima: ciò impedisce di cadere nella disperazione o nel cinismo di fronte al possibile insuccesso. Nell’insuccesso dello sforzo, permette di non leggere la parola “fine”, ma la parola “passaggio”, il quale seppure oscuro e misterioso, porta in sé comunque un seme di luce e di vita.

In questo tempo mi sono chiesto spesso se una comunità che si stacca sempre più dalle parole del Vangelo, per indifferenza, per disinteresse, o anche per reazione, riesca davvero a trovare altre parole per stare nella fragilità.

Oggi mi chiedo se questa parola del Vangelo possa ancora aiutare la nostra città a stare nella fragilità di questo tempo, con un po’ di speranza, senza cinismo, senza disperazione, senza agitazione, senza scorciatoie, senza strumentalizzazioni di ogni genere. Possono le nostre profonde radici cristiane ancora offrire linfa vitale ai pensieri, alle azioni, alle emozioni di questo tempo? Possono ancora divenire “cultura”, che interpreta questa storia?

Come cristiano e come vescovo, nel giorno della festa del suo Patrono, vorrei riconsegnare alla città di Padova le parole e le ispirazioni del Vangelo, per aiutarci tutti a vivere questo tempo di fragilità, a non perdere la speranza. Il nostro è un dono alla città, non una pretesa. E riconsegnando queste parole del Vangelo, che hanno aiutato tante generazioni ad affrontare grandi tragedie e sofferenze, prego per i giorni che verranno, dove altre fragilità emergeranno: le ferite provocate dal vuoto di chi ci ha lasciato, la fatica, le paure e la sofferenza delle persone che hanno già perduto o perderanno il lavoro, lo spaesamento e il disagio dei ragazzi privati per molto tempo di relazioni e di socialità, le famiglie provate dalla lunga permanenza in casa.

La parola del Vangelo, con lo Spirito che la anima raggiunga ancora le nostre coscienze, e, se necessario, le scuota un po’.

Sant’Antonio benedica e protegga la città di Padova, e interceda per noi affinché lo Spirito Santo illumini le menti di quanti sono chiamati a scelte di governo, apra il cuore alla speranza e alla carità, ci doni occhi vigili e orecchie attente alle fragilità dei nostri fratelli e sorelle.

+ Claudio Cipolla

Vescovo di Padova

Padova, 13 giugno 2020

L’articolo Messaggio del vescovo Claudio alla città per la festa di sant’Antonio sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Chiesa domestica Luogo e profezia a cui Dio s’affida

Con tremore, ma anche con un sorriso, il tempo del coronavirus ci ha sollecitati a ripensare la realtà della chiesa domestica, anzitutto per negare l’equivalenza che ci spinge a identificare la famiglia-chiesa domestica con la famiglia nucleare, ben insediata nel proprio appartamento chiuso, autoreferenziale, autosufficiente. La chiesa domestica non è una mini-chiesa. Se così fosse, la piccola- chiesa entrerebbe in conflitto con la Chiesa Madre, se ne sentirebbe strumentalizzata, magari derubata delle sue proprie potenzialità. Chiesa domestica è – invece – la prima frontiera dell’essere Chiesa in uscita. E non solo perché abita tra le case della città dell’uomo, ma perché è un centro prezioso dell’essere popolo nella Chiesa. Il dono dell’essere chiesa domestica è l’abitare a pieno titolo la città dell’uomo in collegamento – legame – partecipazione a tutte le altre chiese domestiche che formano il popolo di Dio. E dunque essere chiesa domestica fondata sul Sacramento delle nozze è luogo e profezia dell’essere Chiesa. Ma un equivoco potrebbe essere a portata di mano, fin troppo facile: la chiesa domestica dovrebbe essere la famiglia “santa”, dove non fanno capolino difficoltà, incomprensioni, fatiche e dolori; se ciò fosse possibile, questo sarebbe un tradimento dell’essere Chiesa- in-cammino, che si misura ogni volta sempre di nuovo sulla grazia della redenzione. Ma in che cosa la famiglia-chiesa domestica è luogo di profezia? È avamposto dell’abbraccio definitivo tra Chiesa e mondo salvato?

La prima profezia (mai del tutto compiuta) è il suo essere-per: ogni membro familiare conosce nel profondo (anche se spesso se ne dimentica) il canto della reciprocità: perfino sul viso del neonato, attorno ai quaranta giorni, spunta il sorriso come inconsapevole grazie! L’essere- per nel circolo familiare è profezia e memoria (che non possono essere disgiunti) dell’amore del Padre che ha voluto l’essere umano “a sua immagine e somiglianza”.

La seconda profezia è il bene della differenza (opposto all’assimilazione e al possesso): l’essere in famiglia non soltanto come un maschio e una femmina, ma quell’uomo e quella donna usciti dalla propria storia, è radicale contestazione del potere dell’uno sull’altro, profezia dello Sposo venuto per servire.

La terza profezia è il valore dell’intimità, per cui nella chiesa domestica si può stare l’uno accanto all’altro con fiducia, senza autodifendersi: profezia e memoria dello Spirito che chiama alla “verità tutta intera”.

E potremmo continuare, senza espungere l’incomprensione e il dolore che spesso abita le nostre famiglie. Perché ciò sarebbe auto salvezza titanica e rifiuto del dono – immeritato – di essere chiesa domestica immersa nel popolo di Dio in cammino. La storia della salvezza è appunto storia, a volte dolorosa, incarnata nella rete di chiese domestiche che tengono vivo il sogno di Dio originario, archetipo, affidato alle famiglie-chiesa: e cioè che un giorno, mano nella mano, passeggeremo con Dio, lo Sposo, nel Giardino definitivo.

Maria Teresa Zattoni Gillini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

L’articolo Chiesa domestica Luogo e profezia a cui Dio s’affida sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Vacanze sicure al Park des Dolomites di Borca e allo Scoiattolo di Asiago

Vacanze sicure alla casa vacanze Lo Scoiattolo di Asiago (Vi) e al Park Hotel Des Dolomites di Borca di Cadore (Bl), strutture ricettive della Diocesi di Padova (la prima gestita da Opera Nostra Signora di Lourdes e la seconda da Hub srl), pronte a partire con la stagione estiva. Due occasioni per una vacanza in montagna sull’Altopiano di Asiago o tra le meravigliose cime del Pelmo e dell’Antelao nel Cadore.

Il primo a riaprire le porte ai villeggianti e appassionati di montagna sarà il Park Hotel Des Dolomites di Borca di Cadore (Bl): dal 25 giugno fino ai primi di settembre sarà possibile soggiornare in sicurezza e tranquillità.

Sul parco privato del Park Hotel Des Dolomites che si estende su una superficie di 90 mila metri quadrati, sorge “Il regno di Thor” e anche per la prossima estate sarà possibile “incontrare” falchi e gufi… Si colloca geograficamente ai confini del parco naturale delle dolomiti bellunesi ed è lambito dal torrente Boite dalle acque chiare e pescose. Il bosco di abeti e larici secolari offrono agli ospiti visuali di unica bellezza e un ambiente fresco e accogliente dove trascorrere le giornate estive.

Ambienti sanificati, procedure di sicurezza e prevenzione aggiornate con le disposizioni dovute all’emergenza Covid-19, prezzi bloccati per tutta l’estate e personale adeguatamente formato garantiranno una vacanza serena agli ospiti dopo questi mesi di preoccupazioni, fatiche e lockdown.

Sessanta stanze e 120 posti letto, ambienti ampi che permettono un distanziamento corretto. All’utente si chiederà, com’è necessario in questo tempo, di attenersi al rispetto delle disposizioni di sicurezza e di assicurare il distanziamento sociale.

Il soggiorno sarà sicuramente gradevole, assicurati anche, per chi lo desidera, la messa quotidiana nella cappella della struttura e gli spettacoli di falconeria nei mesi estivi. Necessariamente variato, invece, il programma culturale che permetterà prevalentemente attività all’aperto. E, novità per l’estate 2020, l’area camper annessa alla struttura, per soste di massimo 48 ore, e la possibilità di usufruire dei servizi di cena e colazione in hotel.

Sabato 11 luglio riapre invece la casa vacanze di Asiago – Lo Scoiattolo – luogo ideale per una vacanza rilassata e tranquilla. Situata a circa un km dal centro di Asiago (10 minuti a piedi), la struttura è circondata da un grande parco alberato di 40 mila metri quadrati, perfetto per trascorrere le giornate all’insegna del relax.

L’Altopiano offre la possibilità di effettuare escursioni lungo percorsi di ogni livello di difficoltà: dalle semplici passeggiate su sentieri facili e poco impegnativi che collegano gli antichi quartieri di Asiago e dei Sette Comuni, adatti anche a famiglie con bambini e anziani, fino a passeggiate più difficili e faticose negli spazi sconfinati della zona settentrionale dell’altopiano.

Luogo ideale per il soggiorno di persone anziane, per cui sono assicurate, tra l’altro, la presenza settimanale del medico, l’attività ginnica (quest’anno all’aperto), un’alimentazione adeguata e l’accompagnamento spirituale con la messa quotidiana. I posti letto disponibili sono 200 in 90 stanze, ma anche in questo caso vige la regola di persone sole o dello stesso nucleo familiare, utilizzo della mascherina e distanziamento sociale. Assicurata l’igienizzazione degli ambienti e il personale adeguatamente formato. Naturalmente sarà seguito il protocollo per garantire la sicurezza di tutti. Prezzi bloccati anche allo Scoiattolo.

Le prenotazioni sono già aperte sia via internet che telefonicamente e sui siti internet delle due strutture una pagina è dedicata proprio alla vacanza sicura in tempo di Covid-19.

 

PARK HOTEL DES DOLOMITES

+39 0436 890356

http://www.parkhoteldesdolomites.it/

 info@parkhoteldesdolomites.it

Una presentazione del Park Des Dolomites

 

LO SCOIATTOLO

+39 0424 462086

https://www.casavacanzescoiattolo.it/

info@casavacanzescoiattolo.it

 

 

 

fonte: Ufficio stampa diocesano

L’articolo Vacanze sicure al Park des Dolomites di Borca e allo Scoiattolo di Asiago sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

La carità nel tempo della fragilità

In allegato il testo La carità nel tempo della fragilità, con i suggerimenti e le proposte per l’anno pastorale 2020- 2021.

È un orizzonte che tutti ci attira – realizzare comunità cristiane capaci di amore e di fede – da costruire insieme.

Vi ricordiamo che da mercoledì 10 giugno sarà disponibile stampato, anche con i manifesti, presso la Segreteria generale della Curia.

Vien richiesto un piccolo contributo: 1 euro a libretto e 0.50 per manifesto.

LA CARITÀ NEL TEMPO DELLA FRAGILITÀ

L’articolo La carità nel tempo della fragilità sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Da Donatello a noi: fragilità e bellezza

Per il secondo anno la Diocesi di Padova aderisce alla Lunga notte delle Chiese, iniziativa che vede aprirsi scrigni di arte, cultura e spiritualità durante una notte, quest’anno venerdì 5 giugno 2020. Occasioni per meditare, ammirare, pregare, farsi coinvolgere dalla bellezza. Tema di quest’anno è #Bellezza – Da Quale Bellezza mi lascio ferire? Che Padova declina in Da Donatello a noi: fragilità e bellezza.

Vista l’emergenza sanitaria quasi tutte le proposte sono in versione “digitale”.

Padova ha presentato una serata “in presenza”, dedicata alla mostra “A nostra immagine. Sculture in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio”, con la possibilità di visite serali venerdì 5 giugno, dalle 21 alle 23 e con la proiezione di un video sulla facciata della Cattedrale, dalle 21.30 alle 23.15.

Ma c’è anche una versione digitale con la proposta di due video prodotti dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Padova: La lunga notte delle Chiese/1 – Voci e volti di bellezza; La lunga notte delle Chiese/2 – Testimoni di bellezza.

Nel primo video (Voci e volti di bellezza) don Roberto Ravazzolo, coordinatore della Lunga notte delle Chiese a Padova, introduce all’esperienza che vede come fulcro la mostra “A nostra immagine. Sculture in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio”. Segue un percorso virtuale alla mostra curato da Luciano Tommasin Studio che anticipa alcuni gesti ed espressioni artistiche con l’attrice Maria Grazia Mandruzzato (Una donna di fronte al Compianto di Andrea Briosco, detto il Riccio); e con un bimbo di pochi mesi, Sebastiano Barbariol di fronte a una Madonna con il bambino

 

Nel secondo video (Testimoni di bellezza), Andrea Nante, direttore del Museo diocesano, introduce alla mostra, per lasciare poi spazio a due testimonianze di bellezza: il commento lirico all’opera della Madonna con il bambino proveniente dal monastero della Visitazione, a cura di don Giorgio Ronzoni, parroco di Santa Sofia a Padova e la riflessione di due sposi – Nicolò Targhetta e Elisa Da Re, quest’ultima medico in un ospedale Covid in provincia di Bergamo – che raccontano la loro esperienza e il “distanziamento” poco dopo essersi sposati a causa dell’impegno ospedaliero di Elisa, di fronte alla Pietà di Giovanni de Fondulis.

 

Accompagnamento musicale del Duo D’AltroCanto con Elida Bellon e Giulia Prete e della Bottega Tartiniana.

L’articolo Da Donatello a noi: fragilità e bellezza sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Prorogata fino al 27 settembre la mostra “A nostra immagine”

Riaperta al pubblico dopo il lockdown già dal 20 maggio scorso grazie al grande impegno di tutto lo staff del Museo diocesano di Padova, la mostra A NOSTRA IMMAGINE. Scultura in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio nelle Gallerie di Palazzo Vescovile, è stata prorogata sino al 27 settembre 2020.

Una lunga estate d’arte per permettere a tutti di venire a Padova a visitare in sicurezza una mostra già molto apprezzata dalla stampa e dalla critica.

Il protocollo di visita appositamente studiato sulla base delle Linee guida regionali sulla riapertura al pubblico di musei, archivi e biblioteche, prevede l’accesso contingentato, la sicurezza dei locali, la possibilità anche di visite guidate in piccoli gruppi garantendo il distanziamento sociale, la necessità di indossare mascherina e guanti e di sottoporsi al controllo della temperatura corporea.

Da giovedì 4 giugno la mostra potrà essere visitata con il seguente orario: giovedì e venerdì dalle 15 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

La segreteria della mostra è operativa telefonicamente al numero 049 8226159 (o via email info@museodiocesanopadova.it), per dare tutte le informazioni al pubblico e raccogliere.

L’articolo Prorogata fino al 27 settembre la mostra “A nostra immagine” sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Il vescovo Claudio scrive agli studenti ormai prossimi all’esame di maturità

A pochi giorni dalla fine dell’anno scolastico e a ridosso degli esami di maturità, che quest’anno avranno una modalità completamente nuova, il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, ha scritto, nella solennità di Pentecoste (31 maggio 2020), una lettera di incoraggiamento agli studenti che dovranno affrontare gli esami di maturità.


Carissimi Maturandi,

oggi, giorno di Pentecoste, ho pensato a voi e a questo tempo di preparazione alla prova dell’Esame di Stato che vi attende fra pochi giorni. Quest’anno poi, a causa del Covid-19, sarà un esame particolare, forse più semplice perché non ci saranno le prove scritte e avrete una Commissione pressoché tutta interna, ad eccezione del Presidente. Comunque un esame rimane sempre tale e quello di maturità rappresenta da sempre per gli studenti italiani un momento di passaggio significativo.

Non voglio tediarvi con lunghe riflessioni o inviti paternalistici ad impegnarvi e a dare il meglio di voi. Vi scrivo solo per dirvi che vi ricordo, vi sono vicino con la mia simpatia e il mio affetto e sto pregando per voi perché Gesù, il Signore Risorto, ravvivi in voi i doni dello Spirito Santo che in molti avete ricevuto nella Cresima: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timore di Dio. Mi pare un bel bagaglio per poter affrontare non solo questa prova, ma anche quelle che vi attendono nel futuro.

Pensando poi al tempo che vi si apre davanti, vi auguro di scegliere bene la strada che volete intraprendere nello studio o nel lavoro; che tra le vostre aspirazioni ci sia anche quella di mettere a disposizione i vostri talenti per il bene di tutti, a partire dalle vostre famiglie e dalle vostre comunità. È questo un momento fondamentale per farsi le domande più importanti della vita: dove e come posso impegnare la vita per fare del bene, per amare, per lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato? È domandarsi qual è la propria strada, la propria vocazione.

Mi auguro che possiate vivere occasioni di seria riflessione sul vostro futuro, che lo facciate in riferimento al Vangelo, che possiate trovare qualcuno con cui confrontarvi. Un suggerimento: Perché non mettere in calendario, durante l’Estate, un’esperienza di volontariato con i poveri, e anche da lì guardare al proprio avvenire?

Ma ora stiamo al presente: buona preparazione e che davvero vi sia data la possibilità di raccogliere i frutti del vostro impegno di questi anni di scuola con soddisfazione e gratitudine.

+ Claudio, vescovo

Padova, 31 maggio 2020

Solennità di Pentecoste

L’articolo Il vescovo Claudio scrive agli studenti ormai prossimi all’esame di maturità sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Caritas. Doposcuola, c’è n’è bisogno adesso più che mai

Caritas e Ufficio scuola hanno fatto il punto sul servizio, con i volontari, in vista dell’estate e del prossimo anno. I volontari hanno continuato a seguire i ragazzi, in vari modi, anche se sono emerse delle criticità.

Leggi il servizio della Difesa del popolo

 

L’articolo Caritas. Doposcuola, c’è n’è bisogno adesso più che mai sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Sinodo dei giovani, una ricerca sociologica. “È stato un percorso per tutta la Diocesi”

A due anni di distanza dalla conclusione del Sinodo dei giovani, sono stati presentati, in una videocall, i risultati della ricerca sulle relazioni dei gruppi sinodali realizzata da Marco Guglielmi, componente dell’assemblea sinodale e ricercatore in sociologia della religione prima all’Università di Padova e ora al Centro studi B. Kessler di Trento. Cosa emerge? Alcuni temi fondamentali: la figura dell’educatore, l’importanza e la difficoltà di testimoniare la propria fede, la richiesta di una Chiesa in uscita che sia in sintonia con la quotidianità e la vita concreta. Ma anche che il sinodo non è un’esperienza conclusa, continua la sua azione vivificatrice nelle comunità.

Leggi il servizio della Difesa del popolo

 

L’articolo Sinodo dei giovani, una ricerca sociologica. “È stato un percorso per tutta la Diocesi” sembra essere il primo su Chiesa di Padova.