Estate giovani: occasioni di conoscenza e di volontariato

La carità non si ferma è il messaggio chiaro lanciato fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 dalla Diocesi di Padova e ora che si è nel pieno della Fase 3, della ripartenza, Caritas Padova, Pastorale dei Giovani, suore Francescane elisabettine, Fondazione Nervo-Pasini e Opera della Provvidenza Sant’Antonio lanciano alcune proposte per i giovani della Diocesi e di tutta Italia, spaziando da occasioni di servizio (alle Cucine economiche popolari di Padova) a esperienze di incontro e conoscenza di realtà specifiche (l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano), che possono diventare momenti di riflessione personale, di amicizia, di condivisione e non solo.

La Pastorale dei Giovani della Diocesi di Padova oltre ad accompagnare una serie di proposte e suggerimenti a km0 per far fare esperienza ai giovani nelle proprie parrocchie, rilancia anche fuori dai confini diocesani la possibilità di un’esperienza di servizio alle Cucine economiche popolari di Padova: ogni settimana da giugno a settembre, sei giovani per cinque giorni possono fare servizio di volontariato in sala o nella pulizia degli spazi interni ed esterni. Una proposta per singoli o piccoli gruppi che ha visto già una grande adesione, tanto che le settimane ancora disponibili sono le due centrali di agosto, dal 10 al 14 agosto e dal 17 al 21 agosto. Ogni giornata inizia alle 8.45 del mattino con un momento di preghiera e di riflessione/provocazione che anticipa e accompagna il servizio del giorno (piccoli lavori di manutenzione o di sistemazione dei locali), per arrivare poi al momento della distribuzione dei pasti allo sportello e al riordino dei locali. La giornata si conclude alle 15.

Una proposta di servizio che può diventare un’esperienza di vita e di incontro importante per un giovane. Accanto al servizio, infatti, c’è la possibilità di visita, incontro e conoscenza di realtà e progetti sociali o culturali presenti nel territorio; di momenti di preghiera o di spiritualità o di altre iniziative, da costruire insieme in un percorso personalizzato. E per questo sono a disposizione le suore Francescane elisabettine e la Pastorale dei Giovani.

Per informazioni: info@giovanipadova.it, 329 4040706.

Qui tutte le proposte estive: https://www.giovanipadova.it/carita-e-giovane/

Un’altra occasione per una riflessione personale e per conoscere un’esperienza pilastro di carità della Diocesi di Padova, è rivolta ai giovani dai 15 anni in su (senza per questo escludere qualche richiesta che arriva dai giovani adulti): a partire dal sabato 4 luglio e per tutta l’estate si potrà chiedere (singoli o piccoli gruppi, fino a un massimo di 15 persone) di partecipare all’Open night all’OPSA di Sarmeola di Rubano (Pd), struttura residenziale che accoglie persone con grave disabilità intellettiva e relazionali ed anziani non autosufficienti con grave decadimento cognitivo.

Di cosa si tratta? Ogni sera dalle 19 alle 22 alcuni giovani volontari animeranno dei giochi all’interno del parco dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio per farne conoscere genesi e storia di una realtà, voluta dal vescovo Girolamo Bortignon, che lo scorso 19 marzo ha celebrato (in realtà l’emergenza Covid-19 ha bloccato tutti i festeggiamenti), i 60 anni di vita e di attività. Con giochi e altre attività, in una sorta di caccia al tesoro, esclusivamente fuori dagli ambienti e senza interazione con gli ospiti per motivi di sicurezza sanitaria, i giovani verranno a scoprire alcune “parole chiave” che contraddistinguono questa realtà. Ogni serata, che prevede la cena al sacco e l’uso rigoroso della mascherina, si concluderà con un breve momento in chiesa.

Per poter partecipare è sufficiente telefonare al numero 344 0169174 e fissare la serata!

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Fase 3. Gli aggiornamenti delle disposizioni diocesane

A seguito della pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DCPM) dell’11 giugno 2020 e dell’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale del Veneto (OPGR) n° 59 del 13 giugno 2020, si danno alcuni

Aggiornamenti al Decreto del Vescovo (prot. SV 279/2020) del 19 maggio 2020.

  1. Al momento restano in vigore tutte le prescrizioni riguardanti le celebrazioni eucaristiche[1]. La CEI ha informato il Vescovo che è in atto una interlocuzione con il Ministero degli Interni per apportare alcune modifiche a dette prescrizioni (uso dei guanti, numero massimo di 200 per le chiese di maggiore capienza, mascherine nei matrimoni). Fino a nuove indicazioni è necessario attenersi alle norme in vigore, anche per non incorrere in problemi di responsabilità qualora si verificassero casi di contagio nelle chiese.
  2. È possibile visitare gli ammalati e portare loro la Comunione osservando le misure di protezione e sempre rispettando le situazioni specifiche. Potrebbe essere cosa opportuna informare comunque preventivamente i famigliari o chi assiste gli anziani stessi.
  3. È possibile svolgere nelle chiese parrocchiali altre celebrazioni, quali il rosario, l’adorazione comunitaria, ecc., nel rigoroso rispetto delle norme valide per le celebrazioni eucaristiche[2].
  4. Per lo svolgimento delle processioni è necessario concordare le modalità con le autorità civili (Sindaco) e fare riferimento alla nota del Ministero degli Interni allegata.
  5. Per quanto riguarda i bar gestiti dai circoli (NOI e ACLI) ci si attenga costantemente alle informazioni delle medesime associazioni di riferimento, le quali stanno dando indicazioni per la graduale riapertura (anche in concomitanza delle messe domenicali)
  6. È consentito il gioco libero dei minori nelle aree giochi sia negli ambienti interni sia negli spazi aperti dei centri parrocchiali, nel rispetto delle linee guida regionali[3] e delle linee guida governative[4]. I minori debbono comunque essere sotto la sorveglianza di adulti, i quali, nel caso non si tratti di attività organizzate dalla parrocchia, sono responsabili della vigilanza. In tal caso alla parrocchia spetta unicamente di affiggere negli ambienti tutte le informazioni sulle norme sanitarie da rispettare e di provvedere alla igienizzazione degli ambienti e delle superfici più toccate.
  7. È possibile organizzare campiscuola residenziali, nel rispetto delle linee guida regionali[5].
  8. Dal 15 giugno è possibile tenere riunioni aperte al pubblico, nel rispetto delle norme diocesane[6] e delle normative nazionali e regionali[7].
  9. Dal 15 giugno è possibile aprire i cinema parrocchiali e le attività di teatro nel rispetto delle normative nazionali e delle linee guida regionali[8].
  10. Dal 19 giugno è possibile organizzare sagre e feste, nel rispetto delle linee guida regionali[9].

Per tutto il resto rimangono valide le disposizioni del Decreto del Vescovo del 19 maggio 2020.

mons. Giuliano Zatti,

vicario generale

15 maggio 2020

Linee guida regionali_attività
Linee guida regionali_infanzia e adolescenza
Nota del Ministero degli Interni sulle processioni


[1] Cfr. Decreto del Vescovo del 12 maggio 2020 (prot. SV 178/2020).

[2] Viene così in parte modificata l’indicazione contenuta del par. VI n° 9 del Decreto del Vescovo del 12 maggio 2020 (prot. SV 178/2020).

[3] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative pubblicate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome - allegate alla presente nota e reperibili sul sito www.regione.veneto.it (allegato 1 all’OPGR n° 59 del 13 giugno 2020) - alla voce “Aree giochi per bambini”.

[4] Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19 (reperibili in allegato 8 al DPCM del 11 giugno 2020 e sul sito www.giovanipadova.it).

[5] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, cit., alla voce “servizi per l’infanzia e l’adolescenza – campi estivi” e Linee di indirizzo per la riapertura dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza (0-17 anni), allegate alla presente nota e reperibili sul sito www.regione.veneto.it (allegato 2 all’OPGR n° 59 del 13 giugno 2020).

[6] Cfr. n. 1, 2, 7 e 12 del Decreto del Vescovo del 19 maggio 2020 (prot. SV 279/2020).

[7] Cfr. art. 1 lett. m del DCPM del 11 giugno 2020, e OPGR n° 59 del 13 giugno 2020 e relative Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, citato.

[8] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, cit., alla voce “Cinema e spettacoli dal vivo”.

[9] Cfr. Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, cit., alla voce “Sagre e fiere”.

 

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Festa di sant’Antonio – l’omelia del vescovo Claudio Cipolla

Completo un periodo abbastanza lungo di pellegrinaggio ai santuari mariani della nostra diocesi con il pellegrinaggio a nome della Chiesa patavina alla Basilica del Santo. I santuari mariani sono quasi tutti edificati a seguito di qualche voto del popolo cristiano che riconosceva il Signore come fondamento della propria vita e della propria salvezza nello scorrere dei secoli. Il santuario esprimeva, infatti, il desiderio di testimoniare e di raccontare alle generazioni future la fede che aveva sostenuto e incoraggiato i cristiani in mezzo alle tragedie, alle pesti, alle guerre. 

Contemporaneamente i pellegrinaggi del mese di maggio hanno posto davanti ai miei occhi la figura di Maria, Madre del Signore e immagine della comunità credente, e mi riportavano ad adeguare a quelli di Maria i miei e nostri sentimenti di fede.  

Anche i santi, e tra questi sant’Antonio, nostro patrono, con il quale la città ha stipulato un patto per reciproci impegni, ci portano a verificare i nostri sentimenti con quelli di uomini e donne che la Chiesa ha riconosciuto come esemplari. La celebrazione di lode al Padre contiene allora quest’oggi una preghiera particolare: per intercessione di Maria, Madre santissima del Signore e di sant’Antonio, nostro patrono, ci venga accordato il dono della vera conversione del cuore. Questo è il miracolo di cui io e voi abbiamo bisogno, sempre, perché la fede è un cammino e la meta si schiude man mano che si avanza. 

Guardare a Dio, lasciarci guidare da Lui, fidarci di Lui, affidarci a Lui certi del suo amore. Come hanno testimoniato i nostri avi, come nei secoli passati ha fatto il popolo di cui siamo figli e di cui ci parlano questo e tanti altri santuari, segni e testimonianza della fede di un popolo.

In questi tempi mi sono molto interrogato circa il nostro rapporto con Dio soprattutto perché è emerso, e ne dobbiamo essere felici, l’impegno e il contributo dell’uomo, della scienza, della politica, dell’economia e della finanza. L’uomo sembrerebbe capace da solo di darsi la soluzione per i drammi che via via la natura e la storia gli presentano. Le persone e le realtà su cui appoggiare il nostro “star bene”, il nostro benessere fatto di salute soprattutto, ma anche di progresso, sembrano altri rispetto a Dio. Rivolgersi a Dio sembra diventato ormai un residuo di pietà popolare, ricordo di qualche decennio passato. 

Ci parlino allora i nostri padri che avevano maturato una convinzione diversa e ci hanno lasciato questi santuari a testimonianza della loro fede nella quale hanno visto sostegno e protezione.

In questo dialogo tra la nostra fede e la nostra ingegnosità e perizia, ho visto qualcuno indifferente nei confronti di Dio, qualcuno arrabbiato, qualcuno mercanteggiare con Lui (dico una preghiera per avere in cambio qualcosa); ho visto anche usare e strumentalizzare Dio e tutto quanto è collegato a Lui; ho visto anche persone che hanno saputo rivolgersi di nuovo a Lui e dopo tanto tempo, umilmente, hanno espresso una preghiera.

Nella prova emerge la nostra verità. Di fronte alla paura, alla morte, all’angoscia, proprio quando siamo nella prova, emergono in noi forze e debolezze che non conoscevamo presenti in noi, a volte emerge anche una fede che non pensavamo di possedere. Ci ritroviamo a formulare di nascosto, nel segreto del nostro cuore, una preghiera, scopriamo un sentimento filiale nei confronti del Padre, un sentimento fraterno per il Signore Gesù e per la sua santissima Madre, ci rivolgiamo ai santi e tra questi a Sant’Antonio in particolare: è quel dono che viene fatto a tutti da Dio stesso, piantato nel profondo del nostro cuore fin dalla nascita, che emerge e consola. È l’amore di Dio riversato nei nostri cuori che trova spazio nella fragilità e che ha portato Gesù a proclamare «Beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli affamati di giustizia… perché di essi è il Regno dei cieli». 

Le esperienze di preghiera vissute in questi tempi di fragilità e di sgomento vanno interpretate e lette. Mi sono domandato che cosa hanno rivelato della nostra fede e della nostra relazione con il Padre celeste. Quando abbiamo pregato? Come le nostre comunità hanno pregato essendo venuti meno gli appuntamenti abituali? Che relazione si è manifestata tra noi e Dio, e soprattutto quando e come il nostro rapporto con Dio ha seguito l’esempio di Gesù, il figlio perfetto, nel qual il Padre si è compiaciuto?

Gesù: anche Lui, infatti, ha attraversato sofferenza e angoscia. E anche di Lui abbiamo conosciuto l’interiorità proprio soprattutto nel tempo della prova: «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito», «Non la mia ma la tua volontà si compia». 

E anche Maria: « si faccia di me secondo la tua Parola». E sotto la croce: «stava la Madre» (resisteva).

Queste parole e preghiere nascono da un cuore pienamente fiducioso di essere accompagnato dall’amore di Dio, di essere da lui custodito anche nel momento della prova più estrema come quelle della solitudine, del tradimento, della morte. Con la forza che nasce dalla certezza dell’amore del Padre, Gesù affronta tutti i nemici compresa la morte. Nella prova è emersa la grandezza e l’interiorità di Gesù.

Questa è la conversione che miracolosamente chiediamo per intercessione di sant’Antonio: la fiducia piena in Dio, la consolazione di saperci nelle sue mani, la capacità di abbandonarci al suo disegno di amore per il mondo nel quale siamo stati chiamati. 

Molti dei nostri defunti, nella solitudine del loro morire, hanno scavato nella loro interiorità e hanno scoperto questa luce, questo piccolo seme che giaceva silenzioso e nascosto: con questo piccolo lume, che nessuno può conoscere, hanno affrontato la loro battaglia. Non soli, con Gesù e la sua comunità. Ne sono testimoni i presbiteri che hanno frequentato gli ospedali e che ci hanno parlato del sorriso degli ammalati al loro passaggio, ne possono essere testimoni medici e infermieri che hanno arricchito la loro professionalità con la parola gratuita, umile e spesso segreta, della fede.

Anche se la nostra relazione con Dio inizia chiedendogli qualcosa di materiale per noi stessi o soprattutto per i nostri cari, come la salute e il lavoro, Dio sa leggere nelle domande e si fa Padre manifestandosi nella sua divina paternità. Egli ci educa progressivamente ad essere figli che non temono Dio ma lo amano; che non pretendono di insegnare a Dio ma gli obbediscono fiduciosi; che non misurano la sua credibilità ma si abbandonano nelle sue braccia.

Anche noi suoi ministri, vescovi, sacerdoti, catechisti, dobbiamo apprendere sempre più l’arte di accompagnare a Dio, al Dio di Gesù Cristo – di cui sant’Antonio era testimone – i nostri fratelli, educando il loro il vero abbandono al suo amore.

Immersi, battezzati come dice il Vangelo, in questa certezza, arricchiti dallo Spirito evangelico non ci sottrarremo al dinamismo e al protagonismo della nostre capacità umane, ma daremo alla scienza, alla politica, alla finanza, all’arte un senso: il bene dell’umanità!  

+ Claudio Cipolla,
vescovo di Padova

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Messaggio del vescovo Claudio alla città per la festa di sant’Antonio

In questo tempo particolare in cui a dettare l’agenda è la pandemia anche la festa di sant’Antonio ha un sapore inedito, eppure il messaggio del patrono della città di Padova, che ha attraversato i secoli, sembra essere ancora più attuale e incisivo.

La voce di Antonio ha annunciato la carità, spesso richiamando con forza le coscienze di coloro che governavano e avevano il potere di decidere affinché “vedessero” le sofferenze e le ingiustizie dei più deboli e dei più fragili. Egli è stato per il suo tempo interprete e testimone dello Spirito che, allora come oggi, rende sempre attuale il Vangelo.

In ogni tempo, infatti, lo Spirito raggiunge le coscienze per illuminare le menti, per educare il cuore e aprire così sguardi e orizzonti nuovi. Questo tempo di pandemia, dal quale faticosamente stiamo uscendo, è stato certamente una tragedia come lo sono gli strascichi che ha lasciato e le conseguenze che vedremo ancora più evidenti nel futuro. Eppure questo è anche il tempo in cui lasciare spazio allo Spirito per cogliere cosa suggerisce e suscita alle nostre coscienze, personali e collettive.

La parola che più abbiamo sentito ripetere in questo tempo è stata “fragilità”. Abbiamo capito e constatato con mano che siamo fragili: come singoli e come società, come economia e come sistema pubblico, come creato e come Chiesa. Abbiamo pagato e stiamo pagando un prezzo alto a questa fragilità, e per alcuni è stato un prezzo molto doloroso. Qualcosa di inaspettato e impensabile ha messo in difficoltà il nostro sistema sanitario e tutta la nostra organizzazione politica ed economica.

Cosa suggerisce il Vangelo per interpretare questa esperienza di fragilità? Cosa ci ricorda lo Spirito di Dio, dentro a questa situazione così inedita per la nostra generazione, e per una coscienza collettiva che si era abituata a fare sempre meno i conti con la fragilità, a motivo della grande “potenza” sviluppata dall’uomo e dalle sue conoscenze? Cosa ci ricorda in un contesto dove l’efficienza e il risultato sono paradigmi fondamentali?

Il Vangelo ci ricorda che siamo creature. Ci ricorda che non siamo Dio: saremo simili a Lui, lo vedremo così come Egli è, ma noi non siamo Dio. Vivremo la vita eterna in Dio, ma non prima di attraversare il mistero impenetrabile della morte. Non siamo onnipotenti.

Ma, nello stesso tempo, come dice san Paolo, lo Spirito, che anima il Vangelo, grida dentro ciascuno di noi “Abbà, Padre”: ci ricorda dunque che siamo creature, ma anche figli del Creatore, figli di Dio che è Padre, e che si prende cura di tutte le creature, nel momento della prosperità e nel momento della fragilità. E non le lascia in balia della morte, perché le chiama alla vita per sempre.

Questa voce del Vangelo, risuonante nella coscienza, muta il nostro sguardo e il nostro rapporto con la fragilità. È quanto ci ha testimoniato sant’Antonio, che seguendo i passi del poverello d’Assisi, ha saputo guardare con occhi nuovi le povertà e le fragilità di tante donne e uomini del suo tempo. Questa voce del Vangelo depotenzia l’angoscia disperante che la fragilità può ingenerare dentro di noi. Impedisce il tentativo vano di nasconderla, negarla, camuffarla, magari distanziando da noi chi la mostra con evidenza nella sua carne, nella sua condizione esistenziale. Non inibisce gli sforzi per lenire il dolore che essa provoca, ma li rende sforzi umani, compatibili, sostenibili, realistici. E li rende corali, comunitari, non solitari e individualistici. Non fa rassegnare l’uomo di fronte al male fisico e spirituale, ma infonde autentica forza per lottare, connettendo chi lotta alla sorgente del bene e della vita, accettando di essere forza penultima e non ultima: ciò impedisce di cadere nella disperazione o nel cinismo di fronte al possibile insuccesso. Nell’insuccesso dello sforzo, permette di non leggere la parola “fine”, ma la parola “passaggio”, il quale seppure oscuro e misterioso, porta in sé comunque un seme di luce e di vita.

In questo tempo mi sono chiesto spesso se una comunità che si stacca sempre più dalle parole del Vangelo, per indifferenza, per disinteresse, o anche per reazione, riesca davvero a trovare altre parole per stare nella fragilità.

Oggi mi chiedo se questa parola del Vangelo possa ancora aiutare la nostra città a stare nella fragilità di questo tempo, con un po’ di speranza, senza cinismo, senza disperazione, senza agitazione, senza scorciatoie, senza strumentalizzazioni di ogni genere. Possono le nostre profonde radici cristiane ancora offrire linfa vitale ai pensieri, alle azioni, alle emozioni di questo tempo? Possono ancora divenire “cultura”, che interpreta questa storia?

Come cristiano e come vescovo, nel giorno della festa del suo Patrono, vorrei riconsegnare alla città di Padova le parole e le ispirazioni del Vangelo, per aiutarci tutti a vivere questo tempo di fragilità, a non perdere la speranza. Il nostro è un dono alla città, non una pretesa. E riconsegnando queste parole del Vangelo, che hanno aiutato tante generazioni ad affrontare grandi tragedie e sofferenze, prego per i giorni che verranno, dove altre fragilità emergeranno: le ferite provocate dal vuoto di chi ci ha lasciato, la fatica, le paure e la sofferenza delle persone che hanno già perduto o perderanno il lavoro, lo spaesamento e il disagio dei ragazzi privati per molto tempo di relazioni e di socialità, le famiglie provate dalla lunga permanenza in casa.

La parola del Vangelo, con lo Spirito che la anima raggiunga ancora le nostre coscienze, e, se necessario, le scuota un po’.

Sant’Antonio benedica e protegga la città di Padova, e interceda per noi affinché lo Spirito Santo illumini le menti di quanti sono chiamati a scelte di governo, apra il cuore alla speranza e alla carità, ci doni occhi vigili e orecchie attente alle fragilità dei nostri fratelli e sorelle.

+ Claudio Cipolla

Vescovo di Padova

Padova, 13 giugno 2020

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Chiesa domestica Luogo e profezia a cui Dio s’affida

Con tremore, ma anche con un sorriso, il tempo del coronavirus ci ha sollecitati a ripensare la realtà della chiesa domestica, anzitutto per negare l’equivalenza che ci spinge a identificare la famiglia-chiesa domestica con la famiglia nucleare, ben insediata nel proprio appartamento chiuso, autoreferenziale, autosufficiente. La chiesa domestica non è una mini-chiesa. Se così fosse, la piccola- chiesa entrerebbe in conflitto con la Chiesa Madre, se ne sentirebbe strumentalizzata, magari derubata delle sue proprie potenzialità. Chiesa domestica è – invece – la prima frontiera dell’essere Chiesa in uscita. E non solo perché abita tra le case della città dell’uomo, ma perché è un centro prezioso dell’essere popolo nella Chiesa. Il dono dell’essere chiesa domestica è l’abitare a pieno titolo la città dell’uomo in collegamento – legame – partecipazione a tutte le altre chiese domestiche che formano il popolo di Dio. E dunque essere chiesa domestica fondata sul Sacramento delle nozze è luogo e profezia dell’essere Chiesa. Ma un equivoco potrebbe essere a portata di mano, fin troppo facile: la chiesa domestica dovrebbe essere la famiglia “santa”, dove non fanno capolino difficoltà, incomprensioni, fatiche e dolori; se ciò fosse possibile, questo sarebbe un tradimento dell’essere Chiesa- in-cammino, che si misura ogni volta sempre di nuovo sulla grazia della redenzione. Ma in che cosa la famiglia-chiesa domestica è luogo di profezia? È avamposto dell’abbraccio definitivo tra Chiesa e mondo salvato?

La prima profezia (mai del tutto compiuta) è il suo essere-per: ogni membro familiare conosce nel profondo (anche se spesso se ne dimentica) il canto della reciprocità: perfino sul viso del neonato, attorno ai quaranta giorni, spunta il sorriso come inconsapevole grazie! L’essere- per nel circolo familiare è profezia e memoria (che non possono essere disgiunti) dell’amore del Padre che ha voluto l’essere umano “a sua immagine e somiglianza”.

La seconda profezia è il bene della differenza (opposto all’assimilazione e al possesso): l’essere in famiglia non soltanto come un maschio e una femmina, ma quell’uomo e quella donna usciti dalla propria storia, è radicale contestazione del potere dell’uno sull’altro, profezia dello Sposo venuto per servire.

La terza profezia è il valore dell’intimità, per cui nella chiesa domestica si può stare l’uno accanto all’altro con fiducia, senza autodifendersi: profezia e memoria dello Spirito che chiama alla “verità tutta intera”.

E potremmo continuare, senza espungere l’incomprensione e il dolore che spesso abita le nostre famiglie. Perché ciò sarebbe auto salvezza titanica e rifiuto del dono – immeritato – di essere chiesa domestica immersa nel popolo di Dio in cammino. La storia della salvezza è appunto storia, a volte dolorosa, incarnata nella rete di chiese domestiche che tengono vivo il sogno di Dio originario, archetipo, affidato alle famiglie-chiesa: e cioè che un giorno, mano nella mano, passeggeremo con Dio, lo Sposo, nel Giardino definitivo.

Maria Teresa Zattoni Gillini

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Vacanze sicure al Park des Dolomites di Borca e allo Scoiattolo di Asiago

Vacanze sicure alla casa vacanze Lo Scoiattolo di Asiago (Vi) e al Park Hotel Des Dolomites di Borca di Cadore (Bl), strutture ricettive della Diocesi di Padova (la prima gestita da Opera Nostra Signora di Lourdes e la seconda da Hub srl), pronte a partire con la stagione estiva. Due occasioni per una vacanza in montagna sull’Altopiano di Asiago o tra le meravigliose cime del Pelmo e dell’Antelao nel Cadore.

Il primo a riaprire le porte ai villeggianti e appassionati di montagna sarà il Park Hotel Des Dolomites di Borca di Cadore (Bl): dal 25 giugno fino ai primi di settembre sarà possibile soggiornare in sicurezza e tranquillità.

Sul parco privato del Park Hotel Des Dolomites che si estende su una superficie di 90 mila metri quadrati, sorge “Il regno di Thor” e anche per la prossima estate sarà possibile “incontrare” falchi e gufi… Si colloca geograficamente ai confini del parco naturale delle dolomiti bellunesi ed è lambito dal torrente Boite dalle acque chiare e pescose. Il bosco di abeti e larici secolari offrono agli ospiti visuali di unica bellezza e un ambiente fresco e accogliente dove trascorrere le giornate estive.

Ambienti sanificati, procedure di sicurezza e prevenzione aggiornate con le disposizioni dovute all’emergenza Covid-19, prezzi bloccati per tutta l’estate e personale adeguatamente formato garantiranno una vacanza serena agli ospiti dopo questi mesi di preoccupazioni, fatiche e lockdown.

Sessanta stanze e 120 posti letto, ambienti ampi che permettono un distanziamento corretto. All’utente si chiederà, com’è necessario in questo tempo, di attenersi al rispetto delle disposizioni di sicurezza e di assicurare il distanziamento sociale.

Il soggiorno sarà sicuramente gradevole, assicurati anche, per chi lo desidera, la messa quotidiana nella cappella della struttura e gli spettacoli di falconeria nei mesi estivi. Necessariamente variato, invece, il programma culturale che permetterà prevalentemente attività all’aperto. E, novità per l’estate 2020, l’area camper annessa alla struttura, per soste di massimo 48 ore, e la possibilità di usufruire dei servizi di cena e colazione in hotel.

Sabato 11 luglio riapre invece la casa vacanze di Asiago – Lo Scoiattolo – luogo ideale per una vacanza rilassata e tranquilla. Situata a circa un km dal centro di Asiago (10 minuti a piedi), la struttura è circondata da un grande parco alberato di 40 mila metri quadrati, perfetto per trascorrere le giornate all’insegna del relax.

L’Altopiano offre la possibilità di effettuare escursioni lungo percorsi di ogni livello di difficoltà: dalle semplici passeggiate su sentieri facili e poco impegnativi che collegano gli antichi quartieri di Asiago e dei Sette Comuni, adatti anche a famiglie con bambini e anziani, fino a passeggiate più difficili e faticose negli spazi sconfinati della zona settentrionale dell’altopiano.

Luogo ideale per il soggiorno di persone anziane, per cui sono assicurate, tra l’altro, la presenza settimanale del medico, l’attività ginnica (quest’anno all’aperto), un’alimentazione adeguata e l’accompagnamento spirituale con la messa quotidiana. I posti letto disponibili sono 200 in 90 stanze, ma anche in questo caso vige la regola di persone sole o dello stesso nucleo familiare, utilizzo della mascherina e distanziamento sociale. Assicurata l’igienizzazione degli ambienti e il personale adeguatamente formato. Naturalmente sarà seguito il protocollo per garantire la sicurezza di tutti. Prezzi bloccati anche allo Scoiattolo.

Le prenotazioni sono già aperte sia via internet che telefonicamente e sui siti internet delle due strutture una pagina è dedicata proprio alla vacanza sicura in tempo di Covid-19.

 

PARK HOTEL DES DOLOMITES

+39 0436 890356

http://www.parkhoteldesdolomites.it/

 info@parkhoteldesdolomites.it

Una presentazione del Park Des Dolomites

 

LO SCOIATTOLO

+39 0424 462086

https://www.casavacanzescoiattolo.it/

info@casavacanzescoiattolo.it

 

 

 

fonte: Ufficio stampa diocesano

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La carità nel tempo della fragilità

In allegato il testo La carità nel tempo della fragilità, con i suggerimenti e le proposte per l’anno pastorale 2020- 2021.

È un orizzonte che tutti ci attira – realizzare comunità cristiane capaci di amore e di fede – da costruire insieme.

Vi ricordiamo che da mercoledì 10 giugno sarà disponibile stampato, anche con i manifesti, presso la Segreteria generale della Curia.

Vien richiesto un piccolo contributo: 1 euro a libretto e 0.50 per manifesto.

LA CARITÀ NEL TEMPO DELLA FRAGILITÀ

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Da Donatello a noi: fragilità e bellezza

Per il secondo anno la Diocesi di Padova aderisce alla Lunga notte delle Chiese, iniziativa che vede aprirsi scrigni di arte, cultura e spiritualità durante una notte, quest’anno venerdì 5 giugno 2020. Occasioni per meditare, ammirare, pregare, farsi coinvolgere dalla bellezza. Tema di quest’anno è #Bellezza – Da Quale Bellezza mi lascio ferire? Che Padova declina in Da Donatello a noi: fragilità e bellezza.

Vista l’emergenza sanitaria quasi tutte le proposte sono in versione “digitale”.

Padova ha presentato una serata “in presenza”, dedicata alla mostra “A nostra immagine. Sculture in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio”, con la possibilità di visite serali venerdì 5 giugno, dalle 21 alle 23 e con la proiezione di un video sulla facciata della Cattedrale, dalle 21.30 alle 23.15.

Ma c’è anche una versione digitale con la proposta di due video prodotti dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Padova: La lunga notte delle Chiese/1 – Voci e volti di bellezza; La lunga notte delle Chiese/2 – Testimoni di bellezza.

Nel primo video (Voci e volti di bellezza) don Roberto Ravazzolo, coordinatore della Lunga notte delle Chiese a Padova, introduce all’esperienza che vede come fulcro la mostra “A nostra immagine. Sculture in terracotta del Rinascimento. Da Donatello a Riccio”. Segue un percorso virtuale alla mostra curato da Luciano Tommasin Studio che anticipa alcuni gesti ed espressioni artistiche con l’attrice Maria Grazia Mandruzzato (Una donna di fronte al Compianto di Andrea Briosco, detto il Riccio); e con un bimbo di pochi mesi, Sebastiano Barbariol di fronte a una Madonna con il bambino

 

Nel secondo video (Testimoni di bellezza), Andrea Nante, direttore del Museo diocesano, introduce alla mostra, per lasciare poi spazio a due testimonianze di bellezza: il commento lirico all’opera della Madonna con il bambino proveniente dal monastero della Visitazione, a cura di don Giorgio Ronzoni, parroco di Santa Sofia a Padova e la riflessione di due sposi – Nicolò Targhetta e Elisa Da Re, quest’ultima medico in un ospedale Covid in provincia di Bergamo – che raccontano la loro esperienza e il “distanziamento” poco dopo essersi sposati a causa dell’impegno ospedaliero di Elisa, di fronte alla Pietà di Giovanni de Fondulis.

 

Accompagnamento musicale del Duo D’AltroCanto con Elida Bellon e Giulia Prete e della Bottega Tartiniana.

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