Nomine 2020/03

  1. Don Antonio Oriente – direttore spirituale nel Seminario Minore – è nominato anche direttore spirituale dei diaconi permanenti.
  2. Don Alberto Peloso – finora parroco del Carmine in Padova – è nominato parroco delle parrocchie dell’unità pastorale di Arsiè, Fastro, Mellame, Rivai, Rocca d’Arsiè, San Vito di Arsiè e Primolano.
  3. Don Matteo Naletto – finora segretario del vescovo – è nominato parroco del Carmine in Padova.
  4. Don Vassili Massaro – finora parroco di Galta – è nominato collaboratore di Bojon e Santa Maria Assunta di Campolongo Maggiore, con residenza a Santa Maria Assunta.
  5. Don Fabio Fioraso – parroco di Tombelle di Vigonovo – è nominato anche amministratore parrocchiale di Galta.
  6. Don Cesare Curcio (diocesi di Monreale) – collaboratore del Duomo e delle parrocchie del vicariato di Cittadella – è nominato anche assistente spirituale del Centro di spiritualità-Fondazione “De Foucauld Padre Carlo” di Cittadella.
  7. Don Luca Ferro – finora in servizio pastorale presso la Diocesi di Camerino-San Severino Marche – è destinato alla collaborazione con la Prelatura di Loreto.

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È risorto il terzo giorno

Carissimi catechiste, catechisti, religiose e preti,

i vescovi della CEDAC (Commissione Episcopale per la  Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi), hanno indirizzato una lettera alle comunità e a tutti coloro che sono impegnati a servizio dell’annuncio, dell’iniziazione e dell’accompagnamento nella fede.

È risorto il terzo giorno” è una lettera biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia che diventa una traccia di riflessione per l’annuncio e la catechesi.

Pubblichiamo il testo con l’augurio che lo possiate leggere e condividere perché diventi un’occasione di ripercorrere ciò che viviamo, alla luce della nostra fede nel Signore risorto.

Sarebbe bello che potesse essere un testo sul quale dialogare e far scaturire la speranza per le comunità cristiane.

L’ufficio catechistico nazionale sta anche avviando un “Laboratorio dell’annuncio” che vuole offrire indicazioni e delle linee condivise a partire da questo tempo che stiamo vivendo.

Buon lavoro

don Giorgio Bezze

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Riflettere su quanto accade

Carissimi catechisti e accompagnatori dei genitori

è trascorso un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti per qualche impegno diocesano o vicariale.

Del resto, non è stato facile mantenere i contatti in questi ultimi mesi segnati dalla pandemia: tutti abbiamo provato paura e smarrimento, e come i discepoli del Vangelo “siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”.

Tuttavia, nonostante il lungo silenzio, vi ho sempre accompagnato con il pensiero e la preghiera e l’accompagnamento si è fatto anche concreto, con le proposte della Quaresima e del Tempo di Pasqua, preparate insieme all’equipe diocesane, che hanno fatto nascere tante e significative esperienze attorno all’“Angolo bello”.

Erano proposte semplici ma importanti, un modo per darvi un aiuto affinché continuaste ad accompagnare il cammino di fede dei ragazzi e delle loro famiglie, e il loro legame con la parrocchia.

Ringrazio quanti di voi si sono attivati perché si giungesse ad un più ampio coinvolgimento, attraverso messaggi, videochiamate, riunioni virtuali e, nei casi in cui è stato possibile, anche con gli inviti casa per casa.

Ora vorrei compiere un ulteriore gesto di compagnia. Non attraverso proposte di attività, quanto piuttosto mediante la condivisione di alcune personali riflessioni, che vorrei diventassero occasioni di confronto tra di voi, per non lasciare che un altro virus, altrettanto pericoloso, come l’accidia, si insinui nella nostra vita.

Inizio pensando proprio a questa fase di vuoto che stiamo vivendo. Il vuoto ci ha fatto male e ci continuerà a far male; è un tempo che facciamo fatica ad accogliere. Stare in casa è difficile anche per la Chiesa. Nei nostri ambienti ecclesiali si parla più di “clausura forzata” che di “tempo di grazia”. Non siamo migliori degli altri. La reazione istintiva è quella di riempire. Cadiamo nella tentazione di riempire gli spazi vuoti con pieni virtuali e resistiamo a stare davanti a noi stessi. La propensione a reagire come un’azienda che rischia il fallimento è più reale di quanto si possa immaginare. Invece questo tempo lo dobbiamo sentire come una straordinaria opportunità per chiedersi: quale Parola di Dio è rivolta alla comunità cristiana nel cuore di questa pandemia?

Papa Francesco il 27 marzo scorso, durante la preghiera in tempo di epidemia, confessa che anche noi Chiesa, dopo essere «andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto», siamo ora obbligati a fermarci, a stare in casa, a sospendere le attività che tanto ci hanno coinvolto e appassionato. E ha aggiunto, con altrettanta fermezza: questo è «un tempo di scelta».

E dunque, questo tempo, soprattutto la fase 2, non è una parentesi in attesa di ritornare alle abitudini del passato, ma un appello dello Spirito per discernere l’essenziale e comprendere cosa dobbiamo rinunciare per salvaguardare il tutto. Nulla potrà essere come prima, neppure le nostre proposte pastorali.

È necessario, dunque, che tra voi, catechisti e accompagnatori dei genitori, vi ritroviate quanto prima per condividere il vissuto di questo tempo; per riflettere insieme sulle convinzioni da voi maturate, non solo da un punto di vista umano, ma anche sul piano della fede.

Sarà quindi importante raccontarsi sì i disagi dell’isolamento, ma non soffermarsi solo su questi, piuttosto lasciarsi provocare dalle domande: che cosa stiamo imparando da questa esperienza per la nostra vita personale? Per la vita della Chiesa e in particolare per le nostre comunità cristiane? Che cosa è essenziale e non possiamo abbandonare, nell’annuncio, nella liturgia e nella carità, sapendo che una non può esistere senza l’altra?

E sul piano più specifico dell’annuncio e della catechesi, che riguarda il cammino di Iniziazione cristiana, dovremmo porci delle domande che ci aiutino a migliorare quello che abbiamo fatto finora; per esempio: che cosa dovremmo tenere e cosa eliminare? Cosa si dovrebbe rafforzare e cosa far nascere?

In queste settimane i genitori sono stati invitati a coinvolgersi in prima persona nell’accompagnamento dei figli, promuovendo i momenti di riflessione e preghiera nelle case.

Tuttavia dobbiamo chiederci: tutti si sono lasciati coinvolgere? In questo periodo come siamo riusciti a farci presenti ai genitori? In che modo abbiamo coltivato con loro la relazione nata nei mesi o anni precedenti? Come li abbiamo sostenuti?

E riguardo ai ragazzi, soprattutto ai preadolescenti che per gli strascichi a livello psicologico che può lasciare questo periodo di isolamento, sono tra le categorie più vulnerabili: come abbiamo cercato di continuare la relazione iniziata nel Tempo della fraternità? Ci siamo fatti presenti, e come?

Questa emergenza, poi, ha fatto saltare tanti programmi e scadenze, a cominciare dalla data della celebrazione dei sacramenti.

 Ciò sicuramente ha creato dei disagi e provocato in alcuni casi malumori, perché forse si fa ancora fatica pensare ad una catechesi che non sia finalizzata ai sacramenti. Invece anche questo disagio può diventare un’occasione per riflettere sull’opportunità di rompere certi automatismi a cui tutto il cammino, nella logica catecumenale tende.

Perché allora, non dare più spazio al discernimento operato insieme ai genitori, che porta ad una scelta che rispetta e promuove la libera e piena rispondenza del ragazzo e della sua famiglia, come ci ricordano gli orientamenti per l’annuncio e la catechesi Incontriamo Gesù? (n. 52).

 Indubbiamente il dono della celebrazione Eucaristica è il dono più grande che la Chiesa può offrire, senza tuttavia dimenticare che essa ha anche altro da donare: la Parola di Dio, la vita fraterna e comunitaria, i gesti di carità verso i più poveri. Così, in attesa di potere celebrare in pienezza l’Eucaristia, potremmo chiederci, oltre alla celebrazione Eucaristica: cosa potremmo offrire con maggiore qualità ai giovani e agli adulti?

Credo che trovare un’occasione per riflettere insieme e tentare di rispondere alle varie provocazioni, sia una cosa necessaria per non lasciar passare inutilmente questo “tempo sospeso,” ma poterlo vivere come un’opportunità per diventare ancora di più popolo di Dio in continua conversione.

Mi farebbe piacere ricevere una sintesi delle vostre riflessioni, che potrete inviare quanto prima nell’indirizzo email dell’ufficio diocesano dell’annuncio e catechesi: ufficiocatechistico@diocesipadova.it

In attesa di un vostro riscontro vi saluto fraternamente augurandovi di rendervi disponibili a ricevere il dono dello Spirito Santo che vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che il Signore Gesù ha detto (cfr. Gv 14,25).

 

 

Fraternamente

don Giorgio Bezze

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La due giorni dei vicari foranei a Villa Immacolata

Lunedì 22 e martedì 23 giugno 2020 i vicari foranei della Diocesi di Padova si sono incontrati con il vescovo e il consiglio episcopale a Villa Immacolata di Torreglia (Pd). Un momento di incontro e condivisione annuale, che sta diventando tradizione. Questa due giorni si proponeva di raccontarsi e fare il punto sulla situazione attuale, in particolare su quanto hanno vissuto le comunità e i preti nel tempo della pandemia; ma anche comprendere il senso dell’essere prete in questo contesto, il tutto con uno sguardo al futuro, alle domande delle persone, a una Chiesa nuova dentro un orizzonte di essenzialità e indirizzata a ricentrare la pastorale sui fondamenti della fede.

L’Ufficio comunicazione sociali della Diocesi di Padova ha raccolto le voci del vicario generale mons. Giuliano Zatti, di padre Mauro Pizzighini, vicario foraneo del vicariato del Bassanello e parroco della parrocchia del Crocifisso e di don Daniele Marangon, vicario foraneo del vicariato dell’Arcella e parroco del Sacro Cuore. A loro tre domande: chi sono i vicari foranei? Quali sono stati i temi trattati? Quale clima si è respirato in questi due giorni?

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Sulle tracce del futuro: sabato 4 e 18 luglio

Quante immagini, quante sofferenze, quanta fatica, quante scelte, quanti volti e quante storie… anche quante paure… Sono tante le dimensioni che la pandemia da Covid-19 ha fatto vivere a tutti. In prima linea accanto ai pazienti ci sono e ci sono stati medici, infermieri e operatori sanitari, che si sono trovati a vivere un’emergenza inedita con conseguenze nei ritmi e nelle modalità di vita, di lavoro, nelle relazioni familiari e nelle relazioni con i pazienti e con i loro familiari. A loro in particolare – medici, infermiere e operatori sanitari in servizio – stanno hanno pensato la Pastorale sociale e del lavoro e la Pastorale della salute della Diocesi di Padova che propongono due momenti, nelle giornate di sabato 4 e sabato 18 luglio, di incontro, riflessione, cammino, condivisione.

Un’occasione per riflettere insieme sul vissuto, anche aiutando a sciogliere il carico emotivo e psicologico assorbito, rileggendo l’esperienza e guardando al futuro.

La proposta – Sulle tracce del futuro – vedrà l’accompagnamento di Lieta Dal Mas, psicologa e psicoterapeuta, docente di counseling sanitario e Giorgio Bonaccorso, monaco benedettino, docente di liturgia all’Istituto Santa Giustina di Padova e si svilupperà nell’arco della giornata, dalle 9 alle 17.30, con il pranzo al sacco, in un territorio altrettanto significativo: a Vo’. Più precisamente il punto di incontro sarà la chiesa di Cortelà dove si svolgerà la prima parte della giornata, cui seguirà un momento di cammino fino alla chiesa di Boccon dove ci sarà la condivisione, il pranzo al sacco quindi la seconda parte e il ritorno alla chiesa di Cortelà previsto per le 17.30.

L’iniziativa si rivolge a un numero massimo di 15 partecipanti.

Iscrizioni tramite il modulo all’indirizzo: http://www.pastoralesociale.diocesipadova.it/2020/06/16/sulle-tracce-del-futuro/

Informazioni: pastoralesociale@diocesipadova.it, 333 8674027

 

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Emergenza Covid: udienza di Papa Francesco, presente una delegazione padovana

Stamane, sabato 20 giugno 2020, una delegazione della Chiesa padovana era presente in aula Clementina in Vaticano per l’udienza di papa Francesco con i medici, infermieri e operatori sanitari della Lombardia accompagnati dal presidente della Regione Attilio Fontana e dalle delegazioni delle Diocesi di Milano, Lodi, Bergamo, Brescia, Crema, Cremona.

Per Padova erano presenti: il vicario generale della Diocesi di Padova mons. Giuliano Zatti (in rappresentanza del vescovo Claudio Cipolla, impossibilitato a partecipare), il direttore di Caritas Padova don Luca Facco; il parroco dell’unità pastorale Vo’ (zona rossa insieme ai comuni del Lodigiano in piena emergenza Covid-19) don Mario Gazzillo; il parroco di Merlara (paese che ha contato 34 anziani morti nella casa di riposo) don Lorenzo Trevisan e don Massimo Fasolo, parroco di Conche e Valli di Chioggia, guarito dal coronavirus dopo un lungo percorso.

«La pandemia ha segnato a fondo la vita delle persone e la storia delle comunità. Per onorare la sofferenza dei malati e dei tanti defunti, soprattutto anziani, la cui esperienza di vita non va dimenticata, occorre costruire il domani: esso richiede l’impegno, la forza e la dedizione di tutti. Si tratta di ripartire dalle innumerevoli testimonianze di amore generoso e gratuito, che hanno lasciato un’impronta indelebile nelle coscienze e nel tessuto della società, insegnando quanto ci sia bisogno di vicinanza, di cura, di sacrificio per alimentare la fraternità e la convivenza civile», ha ricordato il pontefice dopo aver espresso viva riconoscenza a medici, infermieri e a tutti gli operatori sanitari, in prima linea nello svolgimento di «un servizio arduo e a volte eroico».

«In questi mesi – ha inoltre sottolineato papa Francesco nel suo discorso – le persone non hanno potuto partecipare di presenza alle celebrazioni liturgiche, ma non hanno smesso di sentirsi comunità. Hanno pregato singolarmente o in famiglia, anche attraverso i mezzi di comunicazione sociale, spiritualmente uniti e percependo che l’abbraccio del Signore andava oltre i limiti dello spazio. Lo zelo pastorale e la sollecitudine creativa dei sacerdoti hanno aiutato la gente a proseguire il cammino della fede e a non rimanere sola di fronte al dolore e alla paura. Questa creatività sacerdotale che ha vinto alcune, poche, espressioni “adolescenti” contro le misure dell’autorità, che ha l’obbligo di custodire la salute del popolo. La maggior parte sono stati obbedienti e creativi. Ho ammirato lo spirito apostolico di tanti sacerdoti, che andavano con il telefono, a bussare alle porte, a suonare alle case: “Ha bisogno di qualcosa? Io le faccio la spesa…”. Mille cose. La vicinanza, la creatività, senza vergogna. Questi sacerdoti che sono rimasti accanto al loro popolo nella condivisione premurosa e quotidiana: sono stati segno della presenza consolante di Dio. Sono stati padri, non adolescenti. Purtroppo non pochi di loro sono deceduti, come anche i medici e il personale paramedico. E anche tra voi ci sono alcuni sacerdoti che sono stati malati e grazie a Dio sono guariti. In voi ringrazio tutto il clero italiano, che ha dato prova di coraggio e di amore alla gente».

«È stato un momento intenso e di forte vicinanza al vissuto di sofferenza e di impegno di tante persone – commenta a margine dell’udienza il vicario generale mons. Giuliano Zatti – E particolarmente emozionante perché il Papa ha impegnato la maggior parte del tempo dell’udienza a passare a salutare uno a uno i presenti, dedicando a ciascuno una parola e un pensiero. Ci ha detto “Ora state fermi e passo io a salutarvi”».

 






 

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San Gregorio Barbarigo: on line la festa del presbiterio padovano

Anche la tradizionale festa del presbiterio padovano, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Gregorio Barbarigo (18 giugno), grande vescovo per la Chiesa di Padova che proprio 350 anni fa (4 novembre 1670) aprì il nuovo seminario diocesano, a cento anni (29 dicembre 1569) dalla sua prima fondazione, ha fatto i conti con le disposizioni dovute alla pandemia. Così la festa che solitamente vedeva convogliare in Seminario i preti da ogni angolo della Diocesi per un momento di condivisione e per la celebrazione eucaristica, quest’anno si è svolto online, con una diretta di un’ora e mezzo dalla sede dell’Istituto San Luca per la formazione permanente dei preti. Un modo inconsueto che ha offerto però la possibilità di essere in comunione spirituale anche ai preti fidei donum delle missioni diocesane e ad altri che, diversamente, sarebbero stati impossibilitati a muoversi.

Collegati dalle proprie abitazioni o riuniti in piccoli gruppi i sacerdoti della Diocesi di Padova, che prima del momento on line hanno vissuto un momento personale di preparazione e preghiera; in “studio” il vescovo Claudio Cipolla (che quest’anno ha celebrato i 40 anni di ordinazione presbiterale), e altri due rappresentanti di “classi” che festeggiano importanti anniversari presbiterali: don Giovanni Battista Toniolo (50 anni di sacerdozio) e don Pierpaolo Peron (25 anni di sacerdozio); presente inoltre il professor Giovanni Ponchio, membro della presidenza del Consiglio pastorale diocesano. A condurre la mattinata don Raffaele Gobbi, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Missione e moderatore del Consiglio presbiterale.

Come di consueto, infatti, nella festa di san Gregorio Barbarigo, si sono ricordati gli anniversari di ordinazione:

– i 70 anni di ordinazione presbiterale di don Giuseppe Benacchio, don Candido Frigo, del vescovo Alfredo Magarotto (con anche 30 anni di consacrazione episcopale);

– i 65 anni di sacerdozio di: don Antonio Brasolin, don Silvio Caoduro, don Giovanni Cappello, don Narciso Dante, don Antonio Garbin, don Franco Signori, don Elio Tumule e del vescovo Egidio Caporello;

– i 60 anni di ordinazione presbiterale di: don Lino Bottin, don Giuseppe Bragagnolo, don Pio Cattelan, don Lino Cecchetto, don Pietro Lievore, don Piergiorgio Sandonà, don Graziano Volpin;

– i 55 anni di ordinazione presbiterale di: don Carlo Bressan, don Augusto Busin, don Quintino Creuso, don Ruggero Ferrazzi, don Lorenzo Gaiani, don Lorenzo Marescotti, don Agostino Marinello, don Francesco Milan, don Riccardo Minozzi, don Alessandro Oleoni, don Franco Puatto, don Renzo Rizzato, don Enrico Rodighiero, don Angelo Roncolato, don Giovanni Scarabello, don Aldo Natale Terrin

– i 50 anni di sacerdozio di: don Francesco Alberti, don Severino Alessio, don Aldo Andreotti, don Marcello Bettin, don Bruno Bevilacqua, don Giovanni Chelin, don Bruno Cogo, don Umberto Dall’Igna, don Carlo Daniele, don Elia Ferro, don Giorgio Friso, don Ernesto Parpagiola, don Tiziano Piovan, don Antonio Pontarin, don Gino Temporin, don Giovanni Battista Toniolo, don Bruno Turatto.

– i 25 anni di ordinazione di: don Cristiano Arduini, don Fabrizio Bagnara, don Paolo Bortolato, don Massimo Donà, don Luca Fanton, don Raffaele Gobbi, don Lorenzo Mischiati, don Pierpaolo Peron, don Bruno Rossi.

Negli interventi degli ospiti la riflessione sui cambiamenti della chiesa dal Concilio Vaticano II (un evento aperto all’oggi e al futuro, ha ricordato don Giovanni Battista Toniolo), e su come si è vissuto il tempo della pandemia, da vescovo e da parroco (le tante domande emerse, le sollecitazioni, l’angolo bello nelle case, l’accompagnamento di una comunità senza messe con il popolo…), ma anche quali spunti e riflessioni l’esperienza della pandemia ha restituito, in particolare al clero, con le chiavi di lettura rilanciate da Giovanni Ponchio: la vera natura della scienza, l’educazione alla libertà, la responsabilità e la partecipazione, il compito proprio del prete di dare senso “al percorso della barca” (mutuando l’immagine di stare tutti sulla stessa barca).

Altri due interventi video hanno dato voce ai due diaconi – Eros Bonetto e Luca Gottardo – che la prossima domenica 5 luglio verranno ordinati preti e a padre Vittorio Bellè, minore francescano, parroco di San Francesco in Padova, che al traguardo dei 50 anni di ordinazione ha anche “salutato” la Diocesi: i frati minori con quest’anno concludono infatti l’esperienza a San Francesco (dove erano tornati nel 1914), riconsegnando la parrocchia alla Diocesi di Padova.

Un ricordo particolare è andato a don Mario Ceccato, che durante il lockdown ha festeggiato i cento anni di vita, e anche ai confratelli che, invece, hanno in quest’ultimo anno raggiunto la Pasqua eterna: don Marcello Volpato, don Franco Canton, don Roberto Calgaro, don Pietro Baldan, don Placido Zabeo, don Sergio Bartolomiello, don Roberto Daniele, don Lino Giacomazzo, don Lino Verzotto, don Gianfranco Lazzarin, don Remigio Dal Santo e don Antonio Bortoli.

A conclusione della festa on line di san Gregorio Barbarigo il vescovo Claudio Cipolla ha sottolineato la necessità di “restituire fiducia reciproca” tra preti, tra preti e laici, nei contesti in cui viviamo, per ricostruire e continuare il cammino. E poi alcuni annunci: una lettera rivolta ai cristiani vedovi che i parroci riceveranno per destinare a persone che vivono questa situazione; la creazione di un riconoscimentocoetus fidelium – che verrà ufficialmente istituito in occasione della solennità di san Prosdocimo, primo vescovo di Padova e copatrono della Diocesi, per dire “grazie” al servizio di alcuni cristiani che hanno dedicato tempo, energie e risorse alla Chiesa; un valutazione in corso sulle esperienze missionarie in Sud America dove si potrebbe concludere l’esperienza missionaria in Ecuador per aprire nuovi orizzonti in terre più bisognose.

Infine alcune nomine (le prime di questo tempo estivo). Tra queste: il passaggio di testimone della guida dell’Ufficio di pastorale dell’ecumenismo e dialogo interreligioso da parte di don Giovanni Brusegan a don Enrico Luigi Piccolo, che assume l’incarico rimanendo parroco di San Giuseppe a Padova. E due deleghe vescovili “nuove”: quella al catecumenato degli adulti a don Gianandrea Di Donna, che è già direttore dell’Ufficio per la Liturgia e quella alla razionalizzazione del patrimonio immobiliare a don Mario Giuliano Miotto, che lascia l’unità pastorale di Borgo Veneto e assume questo nuovo incarico oltre a quello di collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova per accompagnare l’uscita dei Salesiani, prevista per il 2021. Due missionari rientrati dal Kenya, don Mariano Dal Ponte e don Sandro Ferretto, sono nominati l’uno assistente diocesano delle associazioni Scout (Agesci, Fse e Avsc) e l’altro parroco delle parrocchie dell’Up di Saletto, Pra’ di Botte, Dossi, Megliadino San Fidenzio, Santa Margherita d’Adige, Taglie e Megliadino San Vitale.

Per due missionari che tornano, uno si prepara a partire ed è don Mario Gamba, finora parroco di San Giacomo di Lion di Albignasego, che sarà fidei donum a Caracaraì, nella Diocesi di Roraima in Brasile. Infine, don Marco Cappellari, finora cappellano del Carcere circondariale è inviato in servizio presso l’Ordinariato militare, mantenendo l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le cause dei santi e don Marco Gobbatti, finora collaboratore delle parrocchie dell’UP di Borgo Veneto andrà anch’egli a collaborare nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova.

 

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Nomine 2020/02

  1. Don Giuliano Miotto ­– finora parroco delle parrocchie dell’UP di Borgo Veneto – è nominato delegato vescovile per la razionalizzazione del patrimonio immobiliare e collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova.
  2. Don Gianandrea Di Donna – direttore dell’Ufficio diocesano per la Liturgia – è nominato anche delegato vescovile per il Catecumenato degli adulti.
  3. Don Giovanni Brusegan lascia l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
  4. Don Enrico Luigi Piccolo – parroco di San Giuseppe in Padova – è nominato anche direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
  5. Don Mariano Dal Ponte – finora missionario fidei donum in Kenya – è nominato assistente diocesano delle Associazioni Scout (Agesci, Fse, Avsc).
  6. Don Mario Gamba – finora parroco di San Giacomo e Lion di Albignasego – è inviato come fidei donum nella Diocesi di Roraima (Brasile), per la parrocchia di Caracaraì.
  7. Don Marco Cappellari – finora cappellano del Carcere circondariale – è inviato in servizio presso l’Ordinariato militare, mantenendo l’incarico di direttore dell’Ufficio diocesano per le cause dei santi.
  8. Don Sandro Ferretto – finora missionario fidei donum in Kenya – è nominato parroco delle parrocchie dell’UP di Saletto, Pra’ di Botte, Dossi, Megliadino San Fidenzio, Santa Margherita d’Adige, Taglie (Borgo Veneto) e Megliadino San Vitale.
  9. Don Marco Gobbatti – finora collaboratore delle parrocchie dell’UP di Borgo Veneto – è nominato collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Bosco in Padova.

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