Estate. Tante proposte per continuare a crescere

Catechisti e accompagnatori, ma non solo, sono invitati a due appuntamenti interessanti: il Festival biblico, che a Padova si svolgerà dal 24 al 27 giugno (info festivalbiblico. it); la Settimana biblica diocesana a Villa Immacolata dal 27 al 30 agosto. Quest’anno l’esperienza si potrà vivere sia in presenza che on line.

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Condividiamo le cose belle vissute in parrocchia. Quelle che abbiamo scelto di continuare a curare, “tagliandone” altre… pur con fatica

Che le nostre comunità, ben potate, diano uva matura.

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Salboro. Modi e tempi nuovi per tenere accesa la lampada della fede

Tante riflessioni, nate dalla “sosta forzata” della pandemia, hanno aiutato i catechisti ad accogliere questo tempo come opportunità.

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Bilancio, strumento di spiritualità. Le priorità del vescovo Claudio e della Chiesa di Padova

Scegliere perché il passato non uccida il futuro. Come spendiamo dice ciò che è importante per noi. Le priorità del vescovo Claudio e della Chiesa di Padova.

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2 E Noemi la migrante si alzò

Per quelle quattro miglia trascorse insieme a Noemi, Orpa ebbe il privilegio
di mettere al mondo quattro giganti, cioè Golia
e i suoi tre fratelli
Louis Ginzberg, Le leggende degli ebrei

«Al tempo dei giudici ci fu nel paese una carestia…» (Rt 1,1). Nei pochi versi del Libro di Rut ogni nome è un messaggio. Come in una miniatura medioevale, il capolavoro nasce dalla cura dei dettagli. Al tempo dei giudici… Il libro dei Giudici descrive un tempo di violenza e di soprusi, e si chiude con il racconto – tra i più tremendi della Bibbia – dell’omicidio perpetrato da uomini di Gadaa nei confronti di una donna di Betlemme (Gdc 19,29). Il Libro di Rut inizia con un’altra donna di Betlemme: Noemi (o Naomi). La Bibbia va letta tutta insieme, perché, come nella vita, il senso di una parola lo si trova anche in un’altra, anche lontana. Ci fu nel paese una carestia. Nella Bibbia le carestie non sono soltanto eventi climatici. Sono anche teofanie, parole di Dio. Una carestia condusse Abramo in Egitto, un’altra ci portò i figli di Giacobbe e lì avvenne la grande riconciliazione con il loro fratello Giuseppe. Spesso una carestia è dolore che prepara una resurrezione. È un dolore che ci costringe a uscire da una terra che senza quel dolore non avremmo mai lasciato. Nella Bibbia qualche volta le persone partono inseguendo una voce; altre volte partono inseguendo acqua a pane. Per poi scoprire, ma solo alla fine, che dentro quel dolore che li aveva fatti fuggire di casa c’era lo stesso amore. Ma per capirlo c’è voluto tutta la vita, a volte quella di molte generazioni.

«E un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda». Una famiglia emigra. Ancora non sappiamo i loro nomi, ma subito sappiamo il nome della città colpita dalla carestia: Betlemme. Quel nome però non sta facilmente accanto alla parola carestia. Betlemme, lo sappiamo, significa “casa del pane”. Quella famiglia per una carestia lascia la casa del pane, va a cercare il pane lontano dalla sua casa. Eccoci dentro un primo paradosso. Erano già dentro la casa del pane e la lasciano per il pane. Ma quella famiglia, diversamente dalle altre grandi migrazioni bibliche, non va in Egitto, dove il ciclo delle acque del Nilo era più forte delle carestie. Va in un luogo improbabile, un nome quasi impronunciabile per gli ebrei del tempo: «nei campi di Moab». Va dai moabiti, che insieme agli ammoniti erano tra gli storici nemici di Israele. Un popolo, poi, che portava iscritto nella sua storia proprio il segno del pane e dell’acqua: «L’Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore… Non vi entreranno mai, perché non vi vennero incontro con il pane e con l’acqua nel vostro cammino, quando uscivate dall’Egitto» (Dt 23,4-5). Non vi vennero incontro con il pane: perché allora andare a cercare pane là dove il pane era stato negato? La tensione cresce…

«Quest’uomo si chiamava Elimélec, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei, di Betlemme di Giuda. Giunti nei campi di Moab, vi si stabilirono” (Rt 1,2). Elimélec, cioè il mio Dio (Eli) è re (mélec). Anche qui un nome che parla: quell’uomo migrante porta con sé il legame con quel suo Dio diverso. I nomi dei suoi due figli maschi sono invece nefasti e cupi, traducibili come “malattia” e “tubercolosi” (o “esaurimento”). Nella Bibbia il numero due per i figli in genere non porta bene, a partire da Caino e Abele, passando per Isacco e Ismaele, Esaù e Giacobbe, Rachele e Lia, fino al rapporto tra il figliol prodigo e suo fratello – tanto che André Gide ha voluto immaginare, nella parabola di Luca, un terzo figlio minore, e una madre (“Il ritorno del figliol prodigo”). Due è anche il numero dell’invidia, della rivalità, del conflitto per ottenere il riconoscimento, per l’eredità e la primogenitura. Nella Bibbia il due non è ancora il numero della buona fraternità – e nessun numero lo è se la fraternità non genera un legame più grande di quello del sangue.

E vi si stabilirono. Vissero a Moab da “migranti”. Il verbo gûr (emigrare) e il sostantivo ger (migrante) sono parole di casa nella Bibbia o, meglio, “di tenda”. Vivere in un paese straniero da ger è una buona condizione. In Israele, ad esempio, il ger osservava il Sabato e partecipava alle principali feste. Non sappiamo come fosse la condizione giuridica del ger presso i moabiti, ma non è da escludere una condizione analoga a quella in Israele (“Rut”, Donatella Scaiola, Paoline). Una parola, ger, che al lettore biblico ricorda poi direttamente Abramo: «Io sono uno straniero (ger) residente ospite in mezzo a voi» (Gn 23,4). Abramo abitò la terra promessa da ger, a dirci che la condizione di migrante è la condizione umana, che nessuna terra promessa è per sempre. Nella Bibbia ogni migrazione è continuazione di quella dell’arameo errante, che non ha mai smesso di errare, che ha sempre custodito una nostalgia spirituale profonda per quella casa nomade, libera e povera. Il libro di Rut è molte cose, ma è anche una grande riflessione sulla dimensione nomade della vita, che ci porta a cercar pane lontano dalla casa del pane, poi ci fa tornare, per ripartire ancora inseguendo, come la cerva, altre piste dell’unica vita, che è vera perché provvisoria.

«Poi Elimélec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli» (Rt 1,3). In quella nuova situazione di residenti-migranti a Moab accade un primo evento traumatico. Muore Elimélec. Nel morire viene definito “marito di Noemi”. Prima era Noemi la “moglie di Elimélec”, ora l’uomo è il marito di Noemi, un’espressione rarissima in quelle culture patriarcali, ma che sta bene in un libro al femminile. Il Midrash aggiunge una bella nota su questa definizione: «La morte di un uomo non è sentita da nessuno tranne che da sua moglie» (Midrash Rabbah del libro di Rut, Parashah Beth). Non sappiamo come e perché morì il marito di Noemi. Ciò che è certo è che gli uomini iniziano, uno alla volta, a sparire. «I figli sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l’altra Rut» (Rt 1,4). Sposare, per due ebrei, delle donne moabite non è un dettaglio secondario. La Legge di Mosè, lo abbiamo visto, non permetteva ai moabiti di diventare membri della comunità di Israele. Ancora il Midrash dà una sua lettura: «Moabita (maschile) ma non moabita (femminile)». Quel divieto allora non valeva per le donne?

Quel mondo patriarcale tutto incentrato sulla legge dei primogeniti maschi, aveva sviluppato delle norme che attenuavano e contrastavano questa legge ferrea. La storia della salvezza è infatti intersecata da primi figli non eletti (Caino, Esaù…) e da ultimi che vengono scelti (Giuseppe, Davide…). E ora vediamo donne che riescono a violare addirittura la Torah di Mosè. C’è una tipica trasgressione femminile. Accanto alle trasgressioni di tutti, maschi e femmine, c’è quella che si insinua nelle intercapedini delle leggi scritte da maschi, nei pertugi di regolamenti pensati e voluti da e per un mondo maschile. Le donne, quasi sempre ospiti di comunità non disegnate da loro, hanno dovuto imparare a sopravvivere infilandosi, spesso di nascosto, in quelle zone grigie e ambivalenti delle leggi, approfittando del non-detto e del non-esplicitato. E qualche volta togliendo quel sassolino dal muro per vedere oltre attraverso un foro, o gettando un seme tra le pietre di un muro a secco. Quel muro qualche volta poi crolla, magari senza averlo voluto – volevano solo vedere un altrove, solo piantare un fiore. C’è una sovversione discreta della legge, un “rovesciare i potenti dai troni” diverso, dove i potenti cadono quasi senza accorgersene.

«Abitarono in quel luogo per dieci anni. Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito» (Rt 1,4-5). Rimase «come il resto dei resti dell’offerta del pasto» (Parashah Beth). Passano dieci anni (di matrimonio? o di residenza a Moab?), e poi muoiono anche i due figli di Noemi, per di più senza lasciarle nipoti – il testo non lo dice ma il contesto lo suggerisce, come suggerisce una sterilità delle due nuore: dieci anni fu il termine che portò Sara a far unire Abramo con la sua schiava Agar. La vita le lascia solo due vedove: Noemi ha una compagnia tutta femminile. L’economia del racconto ha eliminato i tre uomini dalla scena, e in un libro fatto quasi solo di dialoghi, quegli uomini sono entrati e usciti senza dire neanche una parola. Un campo sgombrato per far risaltare tre donne, tre vedove. A questo punto, in questa condizione simile a un Giobbe femminile – ma cui restano accanto due vedove – Noemi riparte: «Allora lei si alzò con le sue nuore e fece ritorno dai campi di Moab» (Rt 1,6).

Noemi ritorna a casa, alla “casa del pane”. Torna da sconfitta dalla vita. E noi non possiamo non pensare ai tanti emigrati che ripercorrono lo stesso cammino di Noemi, partiti per vivere, e tornati sconfitti da quella vita che li aveva fatti partire. Per le donne questo cammino a ritroso è ancora più triste e duro, prima durante e dopo. Lei si alzò. Come Anna, la madre di Samuele, che dopo le umiliazioni e i pianti per la sua sterilità, «si alzò» (1 Sam 1,9). Come il figliol prodigo, che, un giorno, «si alzò» dal suo porcile, e quell’alzarsi fu il primo passo del ritorno a casa. Il libro non ci dice cosa accadde nell’anima di Noemi tra la morte dei figli e il suo alzarsi. Ma deve essere accaduto qualcosa di simile a quello che continuiamo a vedere in tanti uomini, e ancora più spesso in donne. Chissà quante parole le avranno detto Rut e Orpa – le donne sanno consolarsi solo con le parole, come Sharazad nelle “Mille e una notte” sconfiggono la morte parlando – quel logos che vince thànatos è donna.

«Si alzò» è la fine del lutto. Noemi non restò bloccata nel passato, fu capace di non morire anch’essa insieme ai suoi morti – il lutto è forse solo questo, ma lo abbiamo dimenticato. Si alzò, scelse di continuare a vivere. È la resurrezione di Noemi, la resurrezione di tante donne e uomini, ieri e oggi. Se quelle donne e poi gli uomini dell’antica Palestina furono capaci di riconoscere quella resurrezione diversa, è perché conoscevano le resurrezioni di Agar, di Anna, di Sara, di Noemi. Erano tutte lì, insieme, nel primo giorno tutto il sabato, a far festa per il Crocifisso che si era “rialzato”. Buona Pasqua.
l.bruni@lumsa.it

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ESERCIZI SPIRITUALI PER LAICI

2-4 luglio 2021

Casa di spiritualità Santa Maria del Covolo – Crespano del Grappa (Tv)

Provocato dal periodo storico e dalla propositività della Casa di spiritualità Santa Maria del Covolo di Crespano del Grappa (Tv), l’Ufficio diocesano di pastorale della famiglia torna a proporre dopo alcuni anni una breve esperienza di esercizi spirituali per laici (adulti e giovani-adulti, coppie di genitori, single, persone vedove,…).

La tre-giorni di spiritualità offre l’opportunità di ascoltare la Parola che il Signore, in particolare attraverso la testimonianza dell’apostolo Paolo, ha da rivolgerci in questo tempo segnato dalla pandemia e da altre fragilità umane e spirituali. È ritmata dalla preghiera comunitaria, dall’approfondimento di alcune pagine della Scrittura e dalla preghiera personale, secondo alcune indicazioni tipiche della spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola, dal silenzio prolungato e alcuni momenti di scambio fraterno.

L’intera proposta viene guidata da don Silvano Trincanato, direttore dell’Ufficio di pastorale della famiglia della diocesi di Padova ed è offerta dal medesimo Ufficio e dalla Casa di spiritualità Santa Maria del Covolo.

L’inizio degli esercizi spirituali è fissato per le ore 18.00 di venerdì 2 luglio e la conclusione per le ore 17.00 di domenica 4 luglio 2021.

La Casa di spiritualità, adagiata sulle pendici del Monte Grappa e situata accanto al Santuario della B.V. Maria del Covolo, offre numerosi spazi per la preghiera e la meditazione all’interno e all’esterno.

La proposta prevede la pensione completa ma non il servizio di baby-sitting.

Quota di partecipazione: 100,00 €.

Per informazioni e iscrizioni:

Tel / fax: 0423 53044

E-mail: casaspiritualita@servemariachioggia.org

 

17a edizione del Festival Biblico – Siete tutti fratelli

Siete tutti fratelli è il tema scelto per questa 17ª edizione del Festival Biblico che, riprendendo parte delle parole di Gesù riportate dal Vangelo di Matteo, pone al centro del proprio percorso la fratellanza universale.

Nella sede di Padova il tema emergente ed emergenziale della fraternità consentirà una pluralità di linguaggi alternando eventi di spettacolo ad approfondimenti su arte, Scrittura, geopolitica, ambito sociale, dialogo interreligioso. Per quello che riguarda gli spettacoli, venerdì 25 giugno sul sagrato della Cattedrale andrà in scena un gioco di parole e musica tra don Luigi Verdi e Simone Cristicchi sul tema della cura; sabato 26 giugno all’MPX –  Multisala Pio X, con l’onorevole Pietro Bartolo e la proiezione del film Nour si parlerà di migrazione; domenica 27 giugno sull’onda di suggestioni dantesche e immagini di Papa Francesco al Centro Culturale San Gaetano andrà in scena una danza corale con persone di età ed esperienze diverse. Il linguaggio delle immagini si polarizzerà attraverso una mostra pittorica dell’’UCAI che sarà presente per tutti i tre giorni di Festival nella chiesa barocca di San Gaetano, mentre il Centro Universitario ospiterà una mostra fotografica a cura di Irfoss sul tema antitetico dell’isolamento e della fratellanza e il Battistero offrirà lo spunto per una lettura di immagini di fraternità da Caino al discepolo amato. Ci sarà la poesia, con i vincitori del premio di poesia religiosa di Camposampiero che ci aiuterà a percorrere la fratellanza attraverso la bellezza. Il tema biblico verrà, invece, approfondito con il professor Matteo Crimella e con Jean Louis Ska e il filosofo David Assael che parleranno di fraternità ferite e risanate nella Scrittura nella chiesa di Santa Sofia.

In collaborazione con l’ISSR e la Facoltà teologica verrà organizzato giovedì 24 giugno nella Biblioteca della Facoltà teologica del Triveneto un incontro interreligioso che si interrogherà su quale fraternità sia possibile nelle religioni e tra le religioni oggi, mentre venerdì 25 giugno al Civitas Vitae “Angelo Ferro” il dialogo tra il giornalista Dario Fabbris di Limes (in video collegamento) e il direttore di Avvenire Marco Tarquinio si concentrerà sullo stato delle democrazie occidentali. Domenica 27 giugno, una Meditazione accompagnata da canto e danza nella chiesa di Santa Sofia ci aiuterà a stare “sotto la Croce” a partire dai versetti 25-27 del cap.19 del quarto Vangelo, mente le persone detenute in carcere allestiranno al Centro Universitario uno spettacolo dal titolo Babele che ospiterà anche un intervento del biblista Sabino Chialà.

Dall’11 al 13 giugno saranno poi attive anche le sedi provinciali. A Monselice con un reading musicale, un incontro con il poeta Davide Rondoni, con la scrittrice Maria Pia Veladiano e con il filosofo Bruno Mastroianni. A Candiana con il padre comboniano Giulio Albanese. A Fiesso D’Artico con la pastora Lidia Maggi e con padre Gianni Cappelletto.

Scarica qui il programma completo del Festival Biblico a Padova e provincia

 

La lunga notte delle Chiese a Padova, Monselice e Vigodarzere

Torna per il terzo anno a Padova, coordinata dall’Ufficio di Pastorale della Cultura e dell’Università e dal Centro universitario, La lunga notte delle Chiese, iniziativa approdata in Italia nel 2016 grazie all’associazione BellunoLaNotte, che si è ispirata alla Lange Nacht der Kirchen, da parecchi anni proposta in Austria e in Alto Adige, coinvolgendo centinaia di chiese contemporaneamente.

E torna in presenza, dopo un’edizione, quella dello scorso anno, vissuta con un’unica proposta dal vivo e il resto, necessariamente, on line. Quest’anno invece si tornerà a vivere le chiese e altri ambienti sia a Padova che in provincia, con appuntamenti anche a Monselice e Vigodarzere.

Appuntamento venerdì 4 giugno 2021!

L’iniziativa nazionale ha il patrocinio di: Pontificio Consiglio per la Cultura, Senato della Repubblica, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione del Veneto e Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e il Sostegno di Cattolica assicurazioni.

Tema di questa edizione de La Lunga notte delle Chiese alias La notte bianca delle Chiese è #Fragili “Ed io avrò cura di te?”. Un richiamo alla fragilità e alla cura, parole tanto utilizzate in questo tempo di pandemia, che riconducono anche alla parabola del Buon Samaritano a cui fa riferimento l’ultima enciclica di papa Francesco: “Fratelli tutti!”.

Un’attenzione alla fragilità e alla cura che nella Lunga notte delle Chiese intreccerà l’arte nelle diverse espressioni (musica, mostre d’arte, letture, riflessioni); la spiritualità con il riferimento all’enciclica Fratelli tuttiche, basata sulla fraternità e l’amicizia sociale, indica la via della “cura del prossimo”; e la storia con la possibilità di visitare alcuni ambienti particolarmente significativi (soprattutto chiese), ricchi di interessa dal punto di vista storico e artistico e collegati per vicende o opere agli ambiti della fragilità e della cura.

Ecco allora un ricchissimo programma per venerdì 4 giugno, con appuntamenti vari dalle 18 alle 23 a seconda dei luoghi, sempre nel rispetto delle normative anti Covid 19 e quindi con distanziamento, numeri contingentati e utilizzo di mascherine.

A Padova città sono ben nove i luoghi aperti che ospiteranno diverse iniziative culturali, tutte con riferimento alla cura e in particolare nelle zone che hanno visto la nascita in città dei primi ospedali (ospitali): chiesa di San Francesco d’Assisi, sorta nel XV secolo come cappella del primo ospedale padovano; la sede di Medici con l’Africa Cuamm, ong sanitaria che opera in Africa da 70 anni; la chiesa di Santa Sofia, tra le più antiche chiese di Padova, al suo interno conserva una quattrocentesca (1430) Pietà, opera dello scultore austriaco Egidio da Wiener Neustadt; la chiesa della Beata vergine Immacolata in via Belzoni, riferimento per la Comunità di Sant’Egidio; la chiesa di Ognissanti nell’omonima via, che conserva una suggestiva pala d’altare raffigurante la Visitazione, con l’incontro tra Maria ed Elisabetta, entrambe in attesa di un figlio; la chiesetta di Santa Maria ad Nives, in via Ospedale civile, è la chiesa annessa all’ospedale Giustinianeo, affidata alle cure dei padri Camilliani; la chiesa di San Gaetano in via Altinate, ricchissima d’arte conserva una serie di deposizioni e un magnifico crocifisso ligneo; la cappella universitaria San Massimo, in vicolo San Massimo, dove è sepolto il celebre anatomista Giovanni Battista Morgagni e dove sono conservate tra pale di Giovan Battista Tiepolo; la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, in via Cesare Battisti, fondata dalle monache Illuminate Agostiniane che svolgevano opera di recupero sociale di donne dai percorsi travagliati.

Tutti luoghi ricchi di storia da scoprire che saranno illustrati, raccontati e fatti vivere da altri eventi durante la Lunga notte delle Chiese. In ciascuno ci sarà la spiegazione storico artistica o la visita accompagnata da esperti d’arte, teologi o dall’équipe arte e catechesi e vi saranno momenti musicali o canori. Poi ogni sede avrà proposte specifiche: in taluni casi verranno illustrati i progetti sostenuti dalle realtà che li abitano (Cuamm e Comunità di Sant’Egidio), in altri ci sarà la riflessione spirituale (chiesa di San Francesco, chiesa di Santa Sofia, chiesa di Santa Caterina d’Alessandria) o la preghiera di guarigione (chiesa dell’Immacolata), o ancora l’introduzione alle figure di cura del Nuovo Testamento (chiesa di Ognissanti), o la celebrazione eucaristica (cappella San Massimo, Santa Maria Ad Nives); la lettura di brani inediti e mostre d’arte e fotografiche (chiesa di San Gaetano). Tra gli artisti coinvolti ci sono: SolEnsemble, coro del dipartimento di matematica “Corollario”; gli Antenori; l’organista Paul Merz di Friburgo; l’ensemble Bottega Tartiniana; il Quartetto Barocco con Piero Toso, la pianista Martina Delluniversità.

Andando nel territorio a Monselice l’appuntamento è doppio: nell’antica Pieve di Santa Giustina e nel percorso giubilare delle Sette Chiese, con una serata che inizia alle 19.30 da un lato con l’apertura del percorso alle Sette Chiese e la passeggiata sul tema “Bellezza e Fragilità”; e dall’altro con la serata di lettura di brani e poesie nella pieve, accompagnanti dalla musica di arpa, violino e chitarra e alcune testimonianze di luoghi di cura: la comunità San Francesco, la Caritas parrocchiale, l’associazione Aias Padova; la casa di riposo di Monselice, l’ospedale Madre Teresa di Calcutta, la scuola…

L’iniziativa monselicense è sostenuta e curata dal vicariato di Monselice in collaborazione con il Comune di Monselice, il Gruppo Veglia, l’associazione Amici della Pieve di Santa Giustina, la Protezione civile e l’associazione Carabinieri in congedo.

A Vigodarzere invece l’appuntamento è a Villa Zusto, dove sarà possibile dalle 19.30 alle 22 sostare nell’oratorio per un momento di spiritualità, di arte e di accompagnamento musicale realizzato in collaborazione con la parrocchia di San Martino e il Comune di Vigodarzere.

Infine oltre ai luoghi fisici, la Lunga notte delle Chiese vede la partecipazione “virtuale” dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, che propone un video realizzato da educatori, ospiti e completato da interventi musicali, in cui il tema della “fragilità” è declinato insieme a “preziosità”, per scoprire il valore e l’unicità di ciascuno (https://www.youtube.com/watch?v=8Wjw1u0cvjI)

Orari e programmi della Lunga notte delle Chiese sono disponibili sui siti:

www.centrouniversitariopadova.it

www.diocesipadova.it

e naturalmente su

https://www.lunganottedellechiese.com/elenco-chiese-partecipanti-2021/

Leggi tutto il programma

Guarda la proposta dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio

La lunga notte delle Chiese

Torna per il terzo anno a Padova, coordinata dall’Ufficio di Pastorale della Cultura e dell’Università e dal Centro universitario, La lunga notte delle Chiese, iniziativa approdata in Italia nel 2016 grazie all’associazione BellunoLaNotte, che si è ispirata alla Lange Nacht der Kirchen, da parecchi anni proposta in Austria e in Alto Adige, coinvolgendo centinaia di chiese contemporaneamente.

Tema di questa edizione de La Lunga notte delle Chiese è #Fragili “Ed io avrò cura di te?”. Un richiamo alla fragilità e alla cura, parole tanto utilizzate in questo tempo di pandemia, che riconducono anche alla parabola del Buon Samaritano a cui fa riferimento l’ultima enciclica di papa Francesco: “Fratelli tutti!”.

A Padova città sono ben nove i luoghi aperti che ospiteranno diverse iniziative culturali, tutte con riferimento alla cura e in particolare nelle zone che hanno visto la nascita in città dei primi ospedali (ospitali): chiesa di San Francesco d’Assisi, sorta nel XV secolo come cappella del primo ospedale padovano; la sede di Medici con l’Africa Cuamm, ong sanitaria che opera in Africa da 70 anni; la chiesa di Santa Sofia, tra le più antiche chiese di Padova, al suo interno conserva una quattrocentesca (1430) Pietà, opera dello scultore austriaco Egidio da Wiener Neustadt; la chiesa della Beata vergine Immacolata in via Belzoni, riferimento per la Comunità di Sant’Egidio; la chiesa di Ognissanti nell’omonima via, che conserva una suggestiva pala d’altare raffigurante la Visitazione, con l’incontro tra Maria ed Elisabetta, entrambe in attesa di un figlio; la chiesetta di Santa Maria ad Nives, in via Ospedale civile, è la chiesa annessa all’ospedale Giustinianeo, affidata alle cure dei padri Camilliani; la chiesa di San Gaetano in via Altinate, ricchissima d’arte conserva una serie di deposizioni e un magnifico crocifisso ligneo; la cappella universitaria San Massimo, in vicolo San Massimo, dove è sepolto il celebre anatomista Giovanni Battista Morgagni e dove sono conservate tra pale di Giovan Battista Tiepolo; la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, in via Cesare Battisti, fondata dalle monache Illuminate Agostiniane che svolgevano opera di recupero sociale di donne dai percorsi travagliati.

A Monselice l’appuntamento è doppio: nell’antica Pieve di Santa Giustina e nel percorso giubilare delle Sette Chiese, con una serata che inizia alle 19.30 da un lato con l’apertura del percorso alle Sette Chiese e la passeggiata sul tema “Bellezza e Fragilità”; e dall’altro con la serata di lettura di brani e poesie nella pieve, accompagnanti dalla musica di arpa, violino e chitarra e alcune testimonianze di luoghi di cura: la comunità San Francesco, la Caritas parrocchiale, l’associazione Aias Padova; la casa di riposo di Monselice, l’ospedale Madre Teresa di Calcutta, la scuola…

L’iniziativa monselicense è sostenuta e curata dal vicariato di Monselice in collaborazione con il Comune di Monselice, il Gruppo Veglia, l’associazione Amici della Pieve di Santa Giustina, la Protezione civile e l’associazione Carabinieri in congedo.

A Vigodarzere l’appuntamento è a Villa Zusto, dove sarà possibile dalle 19.30 alle 22 sostare nell’oratorio per un momento di spiritualità, di arte e di accompagnamento musicale realizzato in collaborazione con la parrocchia di San Martino e il Comune di Vigodarzere.

Scarica qui il programma completo de La lunga notte delle Chiese a Padova