Nomine 2021/05

  • A seguito della morte di don Vittorio Stecca, don Saverio Turato è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Arzergrande (Pd).
  • Su indicazione della Provincia Italia Centro Nord dei Rogazionisti, padre Paolo Bertapelle è il nuovo parroco della parrocchia del Buon Pastore in Padova, dopo la scomparsa di padre Raffaele Sacco. Padre Carmelo Capizzi torna a essere vicario parrocchiale della stessa comunità.
  • Don Leonardo Scandellari, parroco di San Prosdocimo in Padova e assistente settore adulti dell’Azione cattolica, è stato nominato anche postulatore per la causa di beatificazione di don Domenico Leonati.
  • Don Giancarlo Battistuzzi lascia la parrocchia dello Spirito Santo in Padova per raggiunti limiti di età.
  • Don Fabio Artusi, attuale parroco di San Gregorio Magno e Terranegra, diventa anche parroco dello Spirito Santo.
  • Don Gaudenzio Zambon è stato confermato Segretario Generale della Facoltà teologica del Triveneto per il quinquennio 2021-2026.
  • Don Giorgio Bozza, parroco di Ronchi di Casalserugo, è stato nominato anche docente stabile straordinario per la cattedra di Teologia morale presso l’Istituto superiore di Scienze religiose.

Il nuovo Museo del Duomo di Cittadella (Pd) apre al pubblico il 22 maggio 2021

Il Museo del Duomo di Cittadella (Pd) riapre i battenti, in veste totalmente rinnovata e in nuovi spazi, dal 22 maggio 2021. Sorge contiguo al Duomo e congloba anche quanto rimane della precedente chiesa medioevale, con i suoi preziosi affreschi. Il Museo, voluto dalla parrocchia del Duomo, viene inaugurato dopo un lungo percorso e vari stralci di lavori, che hanno visto in passato l’apporto del Mibact, e in quest’ultima fase quello fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e del Comune di Cittadella. Ora il Museo del Duomo apre al pubblico offrendo emozioni vere pur nel numero contenuto delle opere allineate sulle pareti o inserite nelle bacheche.

L’allestimento è stato affidato allo studio dell’architetto Gianni Toffanello che, in accordo con l’Ufficio diocesano per i Beni culturali e il Museo diocesano di Padova, ha selezionato alcune tra le opere raccolte lungo i decenni precedenti, inserendole in un percorso di arte, storia e teologia.

La scelta dei curatori è stata precisa: privilegiare la qualità sulla quantità, per offrire pitture e sculture – ma anche esempi di arti applicate – che risultino effettivamente “eccezionali” per livello o per significato.

In primis la grandiosa Cena in Emmaus, capolavoro datato 1537 di Jacopo da Ponte detto Bassano e, poco discosta una Flagellazione (fine XVI secolo) di particolare intensità già attribuita a Palma il Giovane ma più verosimilmente riconducibile ad Andrea Vicentino.

Ma basterebbe la grande tempera su tavola raffigurante il Compianto sul Cristo morto, capolavoro della pittura veneta di metà Quattrocento, attributo da Federico Zeri ad Andrea da Murano, per giustificare una visita al nuovo Museo del Duomo.

Proviene dall’antica chiesa abbaziale il Sant’Antonio Abate (XV secolo) in pietra di Vicenza con tracce dell’antica originale policromia. È un’opera di solida potenza espressiva, che richiama i secoli in cui sorse Cittadella, città murata medievale tra le più belle al mondo, che aveva ed ha la chiesa al centro dell’elisse delle sue alte mura (oggi percorribili lungo i quasi due chilometri del Camminamento di Ronda). L’attuale chiesa è di epoca neoclassica, ma quella primitiva non è scomparsa e conserva architetture e soprattutto preziosissimi affreschi di età medievale: una duecentesca Madonna con il Bambino e Santa Margherita, una Crocifissione trecentesca di sapore giottesco, i monumentali Sansone e Golia e quel che rimane di un ciclo affrescato da Jacopo Bassano tra il 1537 e il 1539. Testimonianze d’arte e di storia che fanno parte del percorso museale proposto al visitatore negli attigui spazi aperti al culto.

Nelle sale del Museo, tra gli altri “pezzi” di grande rilievo, spiccano le sculture lignee, tutte di epoca tardo medievale o rinascimentale: il busto policromo di una Vergine Annunciata, il mistico Crocifisso processionale quattrocentesco, sempre in legno intagliato e policromo, il San Rocco e il San Sebastiano cinquecenteschi….

Tra gli esemplari di arti applicate si trovano il rarissimo Parato in terzo, impreziosito da ricami di raffinata fattura (sec. XVI); il reliquiario quattrocentesco opera di Bartolomeo da Bologna; lo Stendardo processionale dedicato a san Girolamo; il maestoso Apparato per le Quarant’ore, in legno intagliato e dorato, che domina una delle sale del nuovo Museo.

«In queste sale si intrecciano due storie», sottolinea mons. Luca Moretti, arciprete del Duomo. «Una antica, che parte dal 1220 e racconta di opere d’arte belle e importanti. Una più recente, fatta di passione e volontariato, che ha ridato luce e splendore alla storia antica. Chi visita il museo può in qualche modo entrare in contatto con queste due storie. Con chi ha avuto la fortuna di costruire, abbellire, ornare, curare la nostra chiesa. E con chi ha ereditato un compito forse meno affascinante, ma non meno importante: custodire e tramandare quanto di bello e prezioso ha ricevuto. Credo questo sia il compito del nostro tempo».

Il museo sarà aperto da sabato 22 maggio nei giorni di sabato (ore 17-19) e domenica e festivi (ore 10-12; 17-19).

Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 9404485, cittadella@historiatravel.it, www.museoduomo.it

ESSERE COPPIA, diventare genitori

Ciclo di 8 appuntamenti on line gratuiti

iniziativa promossa dall’azienda ULSS 6 Euganea, attraverso la Cooperativa Carovana, nell’ambito del progetto della Regione Veneto per i consultori familiari: “sostegno della natalità e della genitorialità”.

Per iscrizioni e informazioni scrivere a: genitorigruppo.carovana@gmail.com

oppure contattare: Diana Chervatin al 3483964257

Volantino ESSERE COPPIA, DIVENTARE GENITORI (Maggio/Settembre 2021)


Dichiarazione in merito all’operazione della Guardia di Finanza rispetto a reati commessi a danno di un sacerdote padovano

«La situazione che riguarda un sacerdote anziano della nostra diocesi, fondatore e presidente di un’associazione nazionale di volontariato, ci addolora profondamente, sia per la sua persona, sia per la realtà che rappresenta, ma siamo particolarmente grati alla Guardia di Finanza per il lavoro di investigazione avviato», dichiara il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, a seguito dell’operazione del Comando provinciale della Guardia di Finanza, che ha portato al fermo e ad altri provvedimenti nei confronti di un gruppo di persone, coinvolte in una truffa ai danni del sacerdote e dell’associazione da lui fondata.

«Sappiamo che l’ambito della carità è preso di mira da persone malintenzionate. Da alcuni anni siamo particolarmente vigili verso situazioni di truffe di vario genere operate a danno di sacerdoti. Per questo abbiamo avviato un intenso lavoro di collaborazione con la Guardia di Finanza per cercare di arginare il più possibile il verificarsi di tali evenienze, anche attraverso incontri di formazione specifici con i sacerdoti proprio per evitare che i preti diventino vittime di truffatori e che soldi destinati alla carità vadano a finire in mano di finti poveri o di bande organizzate. Quanto accaduto ci conferma nella necessità di portare avanti sia l’attività di formazione con i preti, sia il percorso di trasparenza nella gestione economica e nei bilanci delle nostre parrocchie. Proprio grazie ad un maggior controllo amministrativo sono emerse situazioni da affrontare con serietà e impegno. Smascherare truffe ed estorsioni non è facile perché ci si trova di fronte a persone particolarmente capaci di impietosire, ma è fondamentale che anche i preti non si sentano soli nelle scelte, specie in quelle che riguardano la gestione dei beni e, soprattutto, che non temano di denunciare laddove si profili l’ipotesi di un reato. Per questa ragione proprio nei mesi scorsi è stato distribuito un piccolo strumento in cui si enucleano in sette punti alcune accortezze da avere nella gestione dei beni, che possono essere utili anche per quelle realtà caritative e di volontariato non ecclesiali guidate da sacerdoti: la necessità della trasparenza nella rendicontazione economica di soldi che sono della comunità e non personali; l’attenzione a una carità intelligente e strutturata; la condivisione delle scelte economiche con gli organismi di comunione (il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio parrocchiale per la gestione economica); la necessità che i prestiti vengano autorizzati e siano sempre documentati; la trasparenza e la tracciabilità di qualsiasi operazione economica, anche quelle caritative, nel rispetto delle normative civili e canoniche. Senza dimenticare che il vescovo, i vicari e gli uffici di Curia, ma anche il Servizio Informazione e aiuto (SINAI) sono a disposizione. Cogliamo anche questa triste occasione per sottolineare ancora di più la necessità della vigilanza e del confronto».

Oltre agli incontri di formazione con i preti, la Diocesi di Padova lo scorso 14 aprile 2021 ha proposto un incontro pubblico (realizzato on line e tuttora disponibile all’indirizzo https://youtu.be/HqlOPACron4) dal titolo “Truffe all’ombra del campanile” per far conoscere maggiormente il problema delle truffe, che riguarda molte categorie fragili (anziani soprattutto) e anche i sacerdoti. Altri servizi informativi sono stati pubblicati dal settimanale diocesano La Difesa del popolo per sensibilizzare sull’argomento.

Il comunicato stampa della Guardia di Finanza

Riposa tra le braccia del padre don Emilio Favarato

È mancato all’alba di martedì 18 maggio 2021 don Emilio Favarato. A settembre avrebbe compiuto 81 anni.

Originario di Piove di Sacco, era nato il 1° settembre 1940 e venne ordinato il 7 luglio 1966. Come primo incarico è stato cooperatore a Carmignano di Sant’Urbano (1966); dopo un anno è nominato cooperatore nella parrocchia di San Paolo in Padova (1967-1974). Sette anni dopo è nominato cooperatore ad Arzergrande (Pd) e l’anno dopo (1975) a San Daniele in Padova. Nel 1981 è nominato parroco a Santa Caterina da Siena nel quartiere  Padovanelle, parrocchia eretta pochi anni prima. Di questa neonata comunità è il secondo parroco e vi rimane fino al 2000, anno in cui si ritira presso la mamma nel quartiere San Camillo.

Muore nelle prime ore del mattino di martedì 18 maggio 2021 all’ospedale Sant’Antonio di Padova.

Le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio, nella parrocchia di San Paolo in Padova venerdì 21 maggio 2021, alle ore 15.30.

Notizia in aggiornamento

Quale speranza per il Brasile? Voci da una terra al bivio

Che voci arrivano dal Brasile? Forse il grido degli indigeni, attaccati dai garimpeiros (cercatori di oro dal modo di fare prepotente e violento)? Forse quello dell’Amazzonia, di cui prosegue il disboscamento giorno dopo giorno; il grido del creato violentato da mille scelte dissennate, piccole e grandi? Si sussurra che Lula, ora scagionato dalle accuse, correrà alle elezioni presidenziali del prossimo anno; ma si dice anche che lo stile autoritario e populista di Bolsonaro non ne abbia sminuito la popolarità… Eppure in tanti lamentano la pessima, se non criminale gestione della pandemia da parte del governo. Intanto permane grave la crisi migratoria dei rifugiati venezuelani in Roraima e non solo.

Ciononostante c’è chi riesce ad ascoltare una speranza che cresce. Viene quindi da chiedersi: in un Brasile al bivio, che voce ha la Chiesa di Querida Amazonia? I quattro sogni consegnati da papa Francesco – ecologico, culturale, ecclesiale, sociale – stanno facendosi strada, non senza difficoltà; e si va approfondendo il volto di una Chiesa profetica e coraggiosa, appassionata al vangelo e all’essere umano inserito nel creato.

Se ne parla lunedì 24 maggio dalle ore 20.45, con padre Dario Bossi, provinciale dei Comboniani in Brasile, mons. Francesco Biasin, vescovo emerito di Barra do Piraí-Volta Redonda, don Roberto Bovolenta e don Claudio Trabacchin, fidei donum della diocesi di Treviso a Manaus, don Enrico Lovato, fidei donum della diocesi di Vicenza a Roraima e suor Antonia Storti, Orsolina SCM, a Roraima. Coordina Luca Bortoli, direttore del settimanale diocesano La Difesa del popolo.

Si tratta dell’ultimo appuntamento dei Lunedì della Missione prima dell’estate, impreziosito dalla fattiva collaborazione fra le diocesi di Padova, Treviso e Vicenza, oltre che del CUAMM e dei Comboniani.

Info: cmd.info@diocesipadova.it – 049 8771761

QUALE SPERANZA PER IL BRASILE? Voci da una terra al bivio – Lunedì della missione – 24 maggio ore 20.45

 

Solidarietà, nasce l’emporio. Ad Este, nella parrocchia di Santa Tecla, gestito dalla Caritas, per le famiglie in difficoltà

Aperto a Este, dalla parrocchia di Santa Tecla, è gestito dalla Caritas e permette alle famiglie difficoltà di fare la spesa gratis. Prezioso, per il progetto, il lavoro di sinergia con il territorio.

Leggi il servizio de La Difesa del popolo

 

IL PADRE NOSTRO IN FAMIGLIA

Una frase per ogni giorno della settimana.

Vogliamo proporre uno schema molto semplice, a portata di famiglia: uno strumento concreto per dedicare una settimana della preghiera familiare al Padre Nostro, perchè – come affermava San Giovanni Paolo II – “la famiglia che prega unita, resta unita”.

Il Padre nostro è una preghiera di grande semplicità, in grado di adattarsi alle esigenze della vita familiare. La preghiera si eleva a Dio Padre, per poi abbassare lo sguardo a terra. Si parte da Dio per arrivare all’uomo: il ruolo stesso della vocazione alla famiglia cristiana, ovvero quello di “edificare il Regno di Dio nella storia mediante quelle stesse realtà quotidiane che riguardano e contraddistinguono la sua condizione di vita” (FC 50). 

Il Padre nostro in famiglia – Una frase per ogni giorno della settimana

 


Primo Sinodo del terzo millennio della Chiesa patavina

Sono per noi oggi le parole di Gesù: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”.

Se questo mondo attraversa giorni difficili, l’amore di Cristo ci spinge con maggiore abbondanza di Grazia. Grazia divina che diventa in noi dono d’amore, interesse e dedizione gratuita, impegno per il bene e la giustizia. Grazia che, offrendoci la forza dello Spirito Santo, scende su noi e ci rende testimoni del Vangelo ad ogni creatura.

Il Sinodo diocesano si inserisce in questo mandato missionario e diventa la strada per seguire Gesù.

Altra espressione del Vangelo di oggi: “Allora essi partirono”. Si misero sulla strada, guidati dallo stesso Spirito e dalla stessa Parola, quelli di Gesù. Sulla strada, insieme, uniti: è esattamente ciò che intendiamo per Sinodo!

Camminare insieme è per me speranza e preghiera. In realtà immagino che siano la speranza e la preghiera di ogni vescovo, ma anche di ogni presbitero e battezzato, di ogni padre e madre che vogliono realizzare la propria famiglia nell’amore!

Sinodo è speranza. La speranza si accende quando ci si sente chiamati a raggiungere una meta impegnativa, alta, bella; quando ci si aspetta qualcosa di più, quando si possiedono beni che si desidera condividere con le persone a cui si vuole bene. Questa speranza è dell’intera comunità dei battezzati che è composta anche da presbiteri, da diaconi, da consacrate e consacrati, dalle diverse ministerialità e carismi presenti nel popolo di Dio; e che percepisce il pericolo della dispersione, della frantumazione e che desidera orientarsi anche comunitariamente secondo la volontà di Dio Padre.

Sinodo è anche preghiera. È la preghiera, in comunione con la preghiera sacerdotale di Gesù, di saper camminare insieme, arricchiti dalle nostre usanze e ma anche andando oltre, superando le nostre resistenze e vincendo presunzioni e individualismi. È preghiera di invocazione: “Che siano una cosa sola”! Preghiera che assomiglia a quella dei poveri, di coloro che invocano da Dio giustizia e dignità, senza pretese perché sono poveri; le invocano come Grazia.

Il Sinodo nasce dal desiderio del Vescovo di rendere possibile la strada del futuro e della missione. Strada da percorrere tutti insieme, ognuno con il suo carisma, “avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”, al servizio di tutti coloro che il Signore ama.

Perché oggi? Sono trascorsi circa sessant’anni dalla celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo: il soffio dello Spirito Santo ha raggiunto tutta la Chiesa cattolica aprendo orizzonti pastorali ricchi di novità; tra questi l’attenzione alla Chiesa locale, là dove vive e si manifesta la Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica, lì dove si realizza la piena vitalità dello Spirito. Qualche anno fa, nel 2013, il Santo Padre Francesco con l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium ci ha sollecitati a continuare nel cammino conciliare del rinnovamento pastorale.

Anche noi, nella Chiesa di Padova, abbiamo tante esperienze belle di cui fare memoria. Penso in particolare ad alcuni teologi, come mons. Luigi Sartori, mons. Ermanno Roberto Tura, e al contributo pastorale di vescovi come Girolamo Bortignon, Filippo Franceschi, il Vescovo Antonio Mattiazzo. In questi 60 anni centinaia di presbiteri e molti laici sono stati in missione a nome della Chiesa di Padova; abbiamo attivato servizi di carità straordinari come l’OPSA, il CUAMM, le Cucine economiche popolari. Addirittura abbiamo contribuito, soprattutto tramite mons. Giovanni Nervo e mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, promotori della Caritas italiana, al rinnovamento della testimonianza della carità delle Chiese che sono in Italia.

Conosciamo inoltre la vitalità, proveniente dalla spinta conciliare, di tante nostre comunità che hanno saputo attivare i consigli di comunione conferendo un volto di partecipazione e di corresponsabilità inimmaginabili prima del Concilio. In occasione della visita pastorale ho incontrato veramente tante belle e commoventi testimonianze di amore nei Consigli pastorali ed economici.

È arrivato il tempo di una comprensione di questa lunga esperienza per capire, dalle tracce lasciate dai nostri passi, dove lo Spirito ci sta orientando. Lo Spirito ha agito anche fuori dalla nostra storia diocesana attraverso molte e diverse manifestazioni, ma a noi è consegnata questa porzione di Chiesa, quella radicata in questa terra e in questa storia.

È tempo quindi di una sintesi ecclesiale che permetta di guardare al futuro “insieme”, con un rinnovato coraggio; anzi con un rinnovato entusiasmo. È venuto il tempo di favorire il futuro e di andargli incontro mettendoci in ascolto dello Spirito del Signore Risorto.

Grazie al Cielo non ci sono rotture e tensioni straordinarie. Il nostro è tempo di pace e quindi è tempo favorevole per una riflessione serena e per scoprire la vocazione della nostra Chiesa patavina, per guardare con fiducia avanti.

D’altra parte questo tempo pone molte sfide a livello ecclesiale, sociale e soprattutto culturale: il Covid 19 le ha evidenziate e noi le accettiamo, obbedienti alla nostra vita concreta, come spazio per la missione di preparare ai nostri figli un domani e una terra, sempre promessa, “dove scorrono latte e miele”.

L’incontro di oggi, con il quale annunciamo il primo Sinodo del terzo millennio della Chiesa patavina, è il punto di partenza con il quale qualificare lo stile del cammino che ci aspetta, uno stile eucaristico, spirituale.

Ha già una piccola storia, una storia di discernimento comunitario: il Sinodo dei Giovani vissuto nel 2016-2018 ne ha attestato la proponibilità; alcuni consigli pastorali parrocchiali incontrati da me durante la Visita Pastorale me ne hanno fatto espressa richiesta; ne abbiamo parlato in più occasioni nel Consiglio episcopale; dalla fine del 2019 ci siamo confrontati nel Consiglio Pastorale diocesano e nel Consiglio Presbiterale; ne abbiamo parlato anche con gli uffici pastorali e con le aggregazioni laicali; ne avevo parlato anche con gli uomini e le donne di vita consacrata. 

Di fronte alla crisi provocata dalla Pandemia, che si è presentata proprio mentre riflettevamo sul senso di una proposta così impegnativa, siamo stati presi da qualche incertezza ma abbiamo percepito che proprio la Pandemia ha ulteriormente evidenziato quelle domande di senso e di stile che motivavano l’opportunità di un Sinodo. Abbiamo quindi superato la prova e abbiamo confermato la scelta.

Presa la decisione ai primi di gennaio, oggi indìco il Sinodo diocesano mentre nella Pentecoste del 2022 celebreremo la solenne apertura!

L’indizione è strettamente e spiritualmente connessa alla Celebrazione domenicale dell’Eucaristia in questa Solennità dell’Ascensione del Signore, presieduta da me qui in Cattedrale e da miei delegati in 14 sedi distribuite nel nostro territorio, da Asiago a Montagnana.

L’Eucaristia è metafora del Sinodo: l’indizione corrisponde al movimento di convocazione, che rende possibile il radunarsi dell’assemblea per la celebrazione. Atto al quale normalmente non prestiamo particolare attenzione perché negli ultimi secoli e decenni era dato per scontato. Erano sufficienti le campane per avvertire e chiamare a raccolta il popolo. Indìre evoca il fatto che qualcuno ti chiama, che ti cerca ed esprime la volontà di incontro, di relazione: è il vescovo, oggi; è la tua comunità, ogni domenica; è il Signore stesso, sempre.

Alla convocazione corrisponde una risposta: Vado o non vado? La risposta esprime qualcosa anche di te, della tua relazione con il Signore, con gli altri della comunità, con i padri e le madri della tua fede: sai che ti aspettano!

Nasce così il movimento, una specie di pellegrinaggio, che ti fa uscire di casa e camminare verso la Chiesa, dove sono gli altri a cui sei legato nella fede. Uscire di casa dice la tua scelta di stare con gli altri. A volte questo uscire è faticoso, altre volte è una gioia.

Non sono tempi senza senso o inutili quelli della convocazione: fanno parte del nostro essere persone, fasci di relazioni, di corpo, di tempo. Sono i tempi del cuore pastorale che attende, dello spirito missionario che cerca, del calore dell’amicizia e della familiarità.

I sentimenti e i pensieri che ci accompagnano mentre camminiamo verso la comunità riunita, sono già parte dell’Eucaristia, ci preparano e ci rendono disponibili a vivere l’incontro. Rendono possibile il nostro scambio di sguardi, di strette di mano, di saluti amichevoli e fraterni, e ci preparano all’abbraccio del Signore. Sentendoci convocati dallo Spirito santo nel nome del Padre e del Figlio, accogliamo quelle braccia aperte con le quali chi presiede ci accoglie nella Pace, nella Grazia, nell’Amore, nella Comunione trasformando il nostro camminare verso la Chiesa in pellegrinaggio verso il mistero di Dio.           

Indìco quindi il Sinodo: suono, usando una immagine, le campane, invito le comunità e i cristiani, chiedo loro di mettersi in cammino verso il Signore, la sua parola, la sua Chiesa.

Quest’anno sarà al lavoro una commissione, la Commissione Preparatoria, che incarico pubblicamente di preparare quanto è necessario ascoltando il mondo e la sua cultura, e indicando i nodi e le idee fondamentali per il cammino sinodale. Al Sinodo affidiamo il compito e la responsabilità di capire dal Signore dove vuole che noi andiamo in questo tempo storico, e di indicare scelte e priorità pastorali.

Dopo l’abbraccio del Padre alla comunità convocata, l’assemblea eucaristica viene invitata ad esaminare la propria coscienza. Riconosciamo i nostri peccati, si dice normalmente. L’attenzione è sul “riconoscere”, sulla presa di coscienza, sulla lettura della nostra vita. Il fine non è tanto chiedere perdono, ma celebrare la consapevolezza che il Signore ci accompagna e ci vuole bene: Lui è più grande dei nostri peccati. Per questo penso che la nuova edizione del messale ci inviti a cantare il Kyrie eleison, riconoscendo con questa formula la presenza del Risorto, il Signore, il Kyrios, colui che ha sconfitto il peccato e la morte. Siamo talmente sicuri della sua Signoria che di fronte a lui rileggiamo la nostra vita e non temiamo nemmeno il nostro peccato. Sappiamo che la sua misericordia ci permette di sopportare i nostri limiti e sempre ci perdona.

Così la Commissione Preparatoria dovrà ascoltare il vissuto della nostra Chiesa, quello che pensano e vivono le nostre comunità, e il cammino che le nostre comunità hanno compiuto in questi ultimi decenni. Promuovere cioè una specie di esame di coscienza comunitario: Che coscienza ha la Chiesa di se stessa? Che coscienza hanno della propria fede i cristiani? Che umanità noi cristiani e noi Chiesa stiamo esprimendo? Che cosa possiamo fare di più per vivere la nostra missione nel mondo? Siamo ancora in grado di parlare al mondo, di parlare al mondo dell’amore del Padre che ci è stato manifestato dal Figlio suo e nostro fratello Gesù? Stiamo consolando, incoraggiando, servendo, amando come Gesù ha amato il mondo e noi?

Dobbiamo vivere questo esame di coscienza non tanto con la paura del giudizio o di fare brutta figura, ma con la certezza che il Signore cammina con noi e che a lui possiamo consegnarci fiduciosi.

Nell’Eucaristia, esperienza di fraternità, l’incontro con i fratelli e le sorelle è fondamentale. Vogliamo comunità calorose ed accoglienti, ci hanno detto i nostri giovani nella Lettera finale del loro Sinodo. È fuori dubbio che l’amore reciproco è vangelo. “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri come io ho amato voi”, dice Gesù.

È vero anche che l’Eucarestia non è solo questo. Convocazione, accoglienza, lettura della propria coscienza sono solo i riti di introduzione e per noi oggi questi sono i riti di indizione. L’Eucaristia però è azione dello Spirito, è opera divina. È lo Spirito che opera e rende le parole lette, proclamate, approfondite strada della Parola di Dio; è lo Spirito che rende il pane e il vino Corpo e Sangue di Cristo, è lo Spirito che trasforma un insieme di persone in Chiesa, corpo del Cristo risorto.

Il Sinodo richiede che noi ci mettiamo insieme, che ci confrontiamo, che studiamo, che ascoltiamo, ma non è solo questo. Il Sinodo è prima di tutto opera dello Spirito, non nostra. Quanto possiamo fare ci predispone ad ascoltare lo Spirito, crea atteggiamenti capaci di accogliere la sua azione performante e trasformante. Noi possiamo camminare insieme verso la direzione indicata dallo Spirito, possiamo prendere coscienza delle nostre povertà per appoggiare la nostra speranza nell’azione dello Spirito e non in noi stessi. Insomma possiamo fare tanto ma ciò è nulla rispetto a quello che ci aspettiamo da Lui. I nostri riti di introduzione ci predispongono ad accogliere l’intervento straordinario di Dio, ci predispongono a “celebrare” il Sinodo!

Fin da oggi quindi permettiamo alle campane di suonare, di diffondere il richiamo a tutti, uomini e donne. Che questo suono arrivi alle nostre piazze, che si senta lungo le strade, negli ospedali e nelle case di riposo, nei luoghi della cultura e della scienza, nelle aziende artigianali, commerciali, nelle industrie e in tutti i luoghi dove si lavora, dove si studia e ci si diverte. Ovunque suonino le campane della convocazione perché tutti i figli di Dio si sentano invitati ed attesi. Nessuno si senta escluso per la sua diversità o per la sua fatica.

Fin da oggi invito tutti i cristiani a camminare verso le loro comunità e fraternità, ed invito i presbiteri a spostare le loro priorità dal “fare cose” al “convocare comunità” dove ci si senta chiamati per nome, dall’offerta di servizi religiosi alla difficile edificazione di relazioni fraterne e calorose. Sono i riti di introduzione: è l’indizione della celebrazione del Sinodo della santa Chiesa di Padova.

La mia richiesta per tutti è di cercare, tendere, aspirare all’unità: non possiamo dividerci in questa opera di Dio! L’unità non è omogeneità ma creatività, immaginazione, desiderio di comunione. Il cammino fatto insieme alla ricerca della volontà del Signore, avrà un altro protagonista, il divisore, il serpente antico, cioè il diavolo, il quale con maggiore destrezza si introdurrà nella nostra vita e nella vita della nostra Chiesa per farci fallire. E lo farà a partire dai nostri pensieri taciuti che si esprimeranno in atteggiamenti, in parole e in gesti che si opporranno alla fatica di convocare comunità e di suonare campane per chiamare tutti. Il maligno vorrà dividerci non solo con pensieri taciuti, ma anche con freni interiori, con opposizioni verbali, con rigidità inconsce.

Restiamo uniti da subito. Restiamo uniti nella preghiera. Restiamo uniti nella speranza.  Aiutiamoci gli uni gli altri a rimanere uniti facendoci operatori di pace, di riconciliazione. Il Signore Risorto ha già vinto questa battaglia e continuamente ci rende concordi, capaci di vincere le separazioni e di abbattere le distanze. Tra preti, tra consacrati, tra battezzati aiutiamoci nel rimanere uniti e fraterni nell’aderire alla chiamata del Signore in questo tempo storico della nostra Chiesa.

Frutto della Pentecoste è l’amore fraterno, la concordia, l’avere un cuore solo e un’anima sola. Diventare un solo spirito, un solo corpo come uno solo è il battesimo… Questo sarà il frutto del Sinodo: una nuova e bella comunione della nostra Chiesa e una rinnovata forza missionaria. È la nostra speranza e la nostra preghiera.   

Questo processo inizia oggi con la liturgia dell’ascolto: il Signore ci dia orecchi e cuore per ascoltare quello che lo Spirito dice alle Chiese. Ci predisponga fin da ora ad incontrare i nostri fratelli e sorelle nel Vangelo e ad accogliere l’effusione della rugiada del suo Spirito per diventare sempre più l’opera meravigliosa delle sue mani.

+ Claudio Cipolla, vescovo