Al via il corso per giovani volontari (16-35 anni) all’Opsa

Prende il via con il mese di giugno il corso di formazione per quei giovani dai 16 ai 35 anni che desiderano affacciarsi al servizio di volontariato all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano ed entrare nel “gruppo volontari giovani dell’Opsa”.

La formazione si terrà tutti i giovedì di giugno dalle 19 alle 21 nella sede dell’Opera della Provvidenza. Per informazioni e iscrizioni si può contattare il numero 344 0169174

https://www.operadellaprovvidenza.it/vuoi-diventare-volontario/


Parola d’ordine prudenza: sospendere le processioni, favorire la sosta di preghiera

Il generale miglioramento della situazione sanitaria in Italia chiede comunque prudenza e cura. Lo fa presente il vicario generale ai parroci con una breve comunicazione.

In particolare a fronte della prossimità di celebrazioni religiose (Corpus Domini) ma anche di altre feste patronali che prevedono processioni di fedeli, l’ordinario diocesano comunica alle parrocchie che «sia atteggiamento ancora saggio e prudente sospendere le processioni, evitando quindi ogni movimento di persone non facilmente gestibile».

Viene suggerito invece di prevedere «dei momenti di preghiera comune nello spazio della chiesa parrocchiale. Anche nella Solennità del Corpus Domini si potrebbe suggerire una sosta di adorazione (silenziosa o guidata) al termine della celebrazione, recuperando la gratuità della preghiera comunitaria». 

Per una Repubblica libera dalla guerra e dalle armi nucleari

Porta la data di sabato 22 maggio l’appello firmato dal vescovo Claudio Cipolla e dalle presidenze del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale, che rilancia con forza la richiesta all’Italia di ratificare il Trattato internazionale di proibizione delle armi nucleari (entrato in vigore proprio quattro mesi fa, il 22 gennaio 2021, per i paesi che l’avevano accolto). L’appello verrà letto a voce alta domenica 30 maggio in piazza Duomo in occasione della manifestazione “Per una Repubblica libera dalla guerra e dalle armi nucleari”, promossa da “Economia disarmata“, gruppo di riflessione e azione sul disarmo del Movimento dei Focolari. L’appuntamento (in presenza) sarà alle 17.30 in piazza Duomo a Padova (su iscrizione: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScvTzpRxUV5zLEB1oivaVquu9XNK6RPsocrsButmE3eZxNt4A/viewform) e in diretta You Tube sul sito di Economia disarmata, che vedrà poi i collegamenti in diretta da quattro piazze italiane: Scampia, Bologna, Reggio Calabria e appunto Padova.

Sarà un momento di conoscenza, riflessione e preghiera, a partire dall’appello rilanciato dalla Diocesi di Padova e da altre testimonianze tra cui quella di Lisa Clark, co-presidente dell’International Peace Bureau e Isabel Nsoh Bih del Gruppo Rinascita, gruppo che animerà anche il pomeriggio.

L’appello firmato dal vescovo Cipolla e dalle presidenze dei due organismi di comunione diocesani rappresenta un ulteriore tassello sul fronte dell’impegno alla sensibilizzazione sul disarmo nucleare, che la Diocesi di Padova porta avanti da tempo in linea con il pensiero di papa Francesco. Ricordiamo: il messaggio del vescovo Claudio nella festa di san Benedetto 11 luglio 2020; più di recente il mese di gennaio 2021 dedicato alla pace con il percorso “Passi di pace” e svariati appuntamenti di riflessione e l’approfondimento proprio su questi temi con l’invito a suonare le campane il giorno dell’entrata in vigore del Trattato lo scorso 22 gennaio…).

L’appello ritorna ora forte e chiaro, anche sulla scia di quanto una quarantina di associazioni cattoliche hanno rilanciato nelle scorse settimane a livello nazionale** e poi a livello locale (Acli, Azione cattolica, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari) sostenendo la campagna “Italia, ripensaci!”.

 

Di seguito il testo dell’appello firmato dal vescovo Cipolla e dalle presidenze del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale

Una Repubblica libera dalle armi nucleari

Appello allo Stato italiano perché firmi e ratifichi

il Trattato Internazionale di Proibizione delle Armi Nucleari

L’entrata in vigore, il 22 gennaio 2021, del Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari sancisce il divieto, per i Paesi aderenti, di utilizzare, sviluppare, testare, produrre, detenere, acquisire, immagazzinare, trasferire, ricevere, impiegare, installare e dispiegare armi nucleari.

Siamo grati a Papa Francesco, instancabile assertore del disarmo totale e globale, per aver superato la dottrina della deterrenza a favore di un nuovo “imperativo morale ed umanitario” che considera inaccettabile non solo l’utilizzo ma anche il possesso delle armi nucleari.

«La pace e la stabilità internazionali – infatti – non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere» (FT 262).

Preoccupano le crescenti tensioni e l’incremento a livello mondiale degli investimenti in armamenti. Anche l’Italia aumenta la spesa in questo settore, detiene armi nucleari nelle sedi di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia) e sta potenziando la base bresciana per ospitare i nuovi cacciabombardieri F35, in grado di trasportare armi di distruzioni di massa ancora più potenti.

Il nostro Paese non ha firmato il “Trattato Internazionale di Proibizione delle Armi Nucleari” e grande è il fermento di movimenti, associazioni, cittadini, amministrazioni comunali e realtà ecclesiali che continuano a chiedere all’Italia di essere coerente alla sua cultura di pace e di ripensarci.

Recentemente anche alcune associazioni e movimenti ecclesiali (Acli, Azione cattolica, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari, Pax Christi) si sono fatti promotori dell’appello, chiedendo alle istituzioni nazionali di dare ascolto alle sollecitazioni della comunità civile ed ecclesiale.

Convinti che sia compito della politica prestare «una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti» [LS 57] ci uniamo all’appello rivolto allo Stato italiano affinché ratifichi il “Trattato Internazionale di Proibizione delle armi nucleari”.

Ci sentiamo tutti impegnati a coltivare percorsi di pace che partono dal “disarmo” dei nostri atteggiamenti e comportamenti personali e comunitari.

In cammino verso la Pentecoste, invochiamo lo Spirito Santo perché converta i nostri cuori e ci faccia costruttori di pace.

Padova, 22 maggio 2021

Il Vescovo Claudio Cipolla

insieme con la Presidenza del Consiglio Pastorale Diocesano

e la Presidenza del Consiglio Presbiterale

Pentecoste: festa delle genti e un prete novello

È stata una domenica ricca di gioia e di festa, oggi 23 maggio 2021, solennità di Pentecoste, per la Chiesa di Padova. Una festa della Chiesa che ha visto due celebrazioni solenni con il vescovo Claudio Cipolla in Cattedrale a Padova.

Al mattino la “festa delle genti” che, causa pandemia, era saltata nella tradizionale data del 6 gennaio ed è stata celebrata oggi con la partecipazione delle comunità cattoliche di altra madrelingua presenti in Diocesi. Una celebrazione ricca di festa, di lingue, di musiche e di colori presieduta dal vescovo Claudio e concelebrata da don Gianromano Gnesotto, vicedirettore dell’Ufficio di Pastorale dei migranti e dai diversi cappellani delle comunità etniche: africani francofoni e anglofoni, cinesi, filippini, indiani, ispanoamericani, polacchi, romeni di rito latino e orientale, srilankesi, ucraini.

«Sono contento che ci possiamo incontrare in tanti e da tanti paesi diversi – ha detto il vescovo Claudioquesto ci dice che il Signore che ci mette su una strada che può essere esemplare anche per la nostra società. Noi prima di stranieri siamo fratelli e sorelle e prima di qualsiasi differenza siamo uniti dalla stessa fede in Gesù e dall’appartenenza alla stessa carità, allo stesso amore che il Signore ha donato ai suoi discepoli. Quello che ci unisce nella fede è tantissimo e ci porta a scoprire che anche umanamente siamo fratelli e sorelle, non soltanto dal punto di vista spirituale».

Particolare vicinanza il vescovo ha espresso rispetto a quanti provengono da quei paesi che stanno vivendo momenti molto difficili: l’India, il Brasile, i molti paesi Africani…

«Non c’è giorno migliore della solennità di Pentecoste per celebrare questa festa» ha sottolineato il vescovo, leggendo questo momento come una “notizia” bella da far conoscere: «Questo è un annuncio, un’esperienza bella di incontro, di persone che provengono da altri paesi. E magari arrivasse al mondo questo messaggio che ci dice che è possibile stare insieme, è possibile convivere, è possibile sostenerci e rallegrarci l’un l’altro; è un annuncio che vogliamo dare alla nostra società, ma è anche una profezia del cammino che l’umanità ha davanti, dove ci si riconosce nelle proprie diversità e ci si vuole bene nelle proprie diversità e non ci si combatte. Magari questo messaggio arrivasse al mondo! Tutti insieme per rendere possibile la pace, tutti insieme, nelle nostre diversità per rendere possibile il sostegno ai poveri, ai deboli».














Nel pomeriggio la Cattedrale ha ospitato un altro momento di gioia, l’ordinazione presbiterale di don Marco Bertin. Trentaquattro anni, Marco Bertin è nato a Padova il 28 settembre 1986. Originario della parrocchia di Perarolo di Vigonza (Pd), dove è cresciuto insieme ad altri due fratelli e due sorelle. Dopo aver compiuto studi scientifici, essersi laureato in ingegneria elettronica, ed essere stato ricercatore universitario per due anni, è entrato nel Seminario di Padova. Negli anni di formazione ha prestato servizio nella parrocchia di Fratte, nell’unità pastorale di Piovene Rocchette e a Villatora. È stato ordinato diacono domenica 10 gennaio 2021.

«Anche con il tuo contributo, Marco – ha sottolineato il vescovo Claudio durante l’omelia ripercorrendo il brano degli Atti degli apostoli – le nostre comunità possano davvero radunarsi, vivere unite. Anche Marco deve servire l’unità della Chiesa di Gesù».

 

Ordinazione presbiterale: Marco Bertin consacrato sacerdote

Per il secondo anno l’ordinazione presbiterale seguirà le restrizioni dovute al Covid 19 con mascherine, distanziamento e presente contingentate, necessariamente, su invito. Rimane comunque forte la gioia della Chiesa di Padova per il dono di un nuovo sacerdote.

L’appuntamento con l’ordinazione presbiterale è domenica 23 maggio alle ore 16 in basilica Cattedrale a Padova. Il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, consacrerà sacerdote: don Marco Bertin.

Trentaquattro anni, Marco Bertin è nato a Padova il 28 settembre 1986. Originario della parrocchia di Perarolo di Vigonza (Pd), dove è cresciuto insieme ad altri due fratelli e due sorelle. Dopo aver compiuto studi scientifici, essersi laureato in ingegneria elettronica, ed essere stato ricercatore universitario per due anni, è entrato nel Seminario di Padova. Negli anni di formazione ha prestato servizio nella parrocchia di Fratte, nell’unità pastorale di Piovene Rocchette e a Villatora. È stato ordinato diacono domenica 10 gennaio 2021.

La celebrazione con l’ordinazione presbiterale di don Marco Bertin sarà trasmessa in diretta streaming sul canale you tube della Diocesi di Padova: www.diocesipadova.it

 

Festa delle genti nella solennità di Pentecoste

Nella Solennità di Pentecoste, domenica 23 maggio 2021, appuntamento con la Festa delle genti, incontro e celebrazione che ogni anno riunisce insieme le comunità etniche cattoliche presenti in Diocesi, solitamente vissuta a gennaio (viste le condizioni di pandemia è stata rimandata a questa domenica particolarmente solenne).

L’appuntamento è alle ore 11.30 in basilica Cattedrale a Padova con la celebrazione presieduta dal vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, concelebrata dai cappellani delle comunità cattoliche di altra madrelingua, che hanno la cura pastorale delle rispettive comunità. La santa messa internazionale – necessariamente contingentata nei numeri – vedrà una rosa di provenienze e appartenenze ampia, per lingue ed espressioni di fede: africani francofoni e anglofoni, cinesi, filippini, indiani, ispanoamericani, polacchi, romeni di rito latino e orientale, srilankesi, ucraini.

A caratterizzare questa celebrazione fin dal saluto iniziale, saranno le lingue diverse, che si armonizzeranno nello stesso linguaggio della fede. Anche i canti e le preghiere saranno espressivi delle diverse comunità etniche, per dire l’universalità della Chiesa e la fraternità come valore capace di trascendere la nazionalità, la lingua e la cultura.

La celebrazione sarà trasmessa in diretta streaming dal sito della Diocesi di Padova (www.diocesipadova.it) e in diretta televisiva sul canale 11 del digitale terrestre (Telenuovo).

 

Pentecoste, festa dei popoli

Per un concorso di eventi, gli immigrati cattolici della Diocesi di Padova sono diventati i testimonial della Chiesa e del Sinodo Diocesano.

Dapprima la pandemia aveva cancellato la tradizionale celebrazione del 6 gennaio con il Vescovo e i migranti; di seguito era stata individuata un’altra data significativa in una chiesa altrettanto significativa, e così si è concordato per la Messa di Pentecoste, domenica 23 maggio, nella Cattedrale di Padova. Infine, il Sinodo Diocesano, indetto giusto una settimana prima di questa Santa Messa internazionale, che vede una rosa di provenienze e appartenenze molto ampia, per lingue ed espressioni di fede diverse: africani francofoni e anglofoni, cinesi, filippini, indiani, ispanoamericani, polacchi, romeni di rito latino e orientale, srilankesi, ucraini.

È in questo modo che le comunità etniche esprimono in modo chiaro l’universalità della Chiesa, e la Chiesa si mostra con il volto bello della “convivialità delle differenze”, luogo in cui i vincoli di fraternità trascendono la nazionalità, la lingua, la cultura. È quanto esprime il documento conciliare “Ad gentes”, al n. 8: “Cristo e la Chiesa superano i particolarismi di razza e di nazionalità, sicché a nessuno e in nessun luogo possono essere estranei”.

Con l’evento del Sinodo Diocesano, gli immigrati che si incontrano nella Messa di Pentecoste hanno il privilegio di esserne tra i primi testimonial, perché il Sinodo è il “cammino fatto insieme”, e gli immigrati rappresentano, più di ogni altro, il cammino dell’umanità, il cammino della fraternità, della dignità di ogni persona, il cammino della Chiesa.

Oltre a questi significati, la celebrazione con il Vescovo attorniato dagli immigrati cattolici di Padova ne raccoglie anche altri. Perché nella pagina biblica della Pentecoste si racconta che nella città simbolo di tutte le città, Gerusalemme, si erano radunate persone di diversa provenienza, lingua, tradizione. Ad un certo punto iniziano a capirsi, mantenendo le proprie identità e ricchezze culturali, perché sanno entrare nell’arte del dialogo. Riconoscono che senza gli altri si è più poveri, e ancor più poveri senza il riferimento ad un Dio che è Padre di tutti, e che a tutti rivela la fraternità universale.

La forza dello Spirito Santo, dunque, aiuta a superare la rottura iniziata a Babele, dove la confusione delle menti e dei cuori aveva prodotto il frutto avariato della confusione dei rapporti umani, l’incapacità di capire e di capirsi, l’arteriosclerosi della chiusura. La Chiesa invece, che nella Pentecoste nasce come popolo di Dio, è un popolo che proviene da tanti popoli, dove le differenze sono ricchezza e non un ostacolo, sono un dono e non una calamità.

San Paolo spiega e sottolinea questa verità quando scrive che “Non c’è più giudeo né greco, né schiavo né libero, perché tutti siamo uno in Cristo Gesù” (Col.3).

Questa è vera profezia, incarnata e visualizzata concretamente nella Messa di Pentecoste con gli immigranti, assieme al Vescovo ed ai sacerdoti etnici che per questo compito sono venuti da lontano.

In tale prospettiva, la celebrazione fatta in Cattedrale, la “chiesa matrice”, rappresenta per tutte le Parrocchie della Diocesi l’incoraggiamento ad essere segno di unità e di mediazione per la società, luoghi in cui il pluralismo non è visto come un male necessario, ma come un bene e una ricchezza. Le comunità cristiane, cattoliche in quanto aperte all’universale, sono in questo senso chiamate ad essere sale, luce e lievito per la società civile nella quale sono immerse, specie quando ci sono modi di pensare, di giudicare, di sentire e di agire, che non sono in linea con il Vangelo.

Dunque, la testimonianza che la Chiesa sa e saprà dare, in forza della sua natura universale, capace di comprendere e abbracciare tutti, porterà del bene anche ai contesti sociali caratterizzati irreversibilmente dalla compresenza di persone portatrici di culture diverse.

Una Chiesa capace di dire che i popoli possono incontrarsi, superando le contraddizioni e la fatica quotidiana di vivere la fraternità e la solidarietà, è una profezia salutare per tutti.

Nella strada appena iniziata dal Sinodo Diocesano può dunque essere significativo quanto indicato dalla Pentecoste: popoli di diversa lingua e cultura, lontani geograficamente ma ora vicini grazie anche alle migrazioni, sanno incontrarsi mettendo il meglio del loro patrimonio di valori e sanno fare festa, la festa della fraternità.

Gianromano Gnesotto

Vice Direttore Ufficio Migrantes, Diocesi di Padova

Il prefetto Renato Franceschelli in visita dal vescovo Claudio

Stamane, mercoledì 20 maggio 2021, in Vescovado un cordiale incontro di reciproco saluto e ringraziamento tra il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, e il prefetto uscente Renato Franceschelli, accompagnato dalla moglie Cecilia, che dopo quattro anni lascia Padova con destinazione Genova.

Un incontro di saluto ricco di stima reciproca, che è stato anche l’occasione per ripercorrere insieme momenti di forte collaborazione tra le diverse istituzioni, ciascuna secondo le proprie competenze, unite nell’obiettivo del bene comune: dall’emergenza in occasione dell’accoglienza dei richiedenti protezione umanitaria alla più recente e tuttora in corso emergenza sanitaria per la pandemia da Covid-19.

Dal vescovo i migliori auguri al prefetto Renato Franceschelli per la sua nuova e impegnativa destinazione.