Grandi cambiamenti alla Fisp: il centro si decentra!!!!

Un’unica formazione per tutta la Diocesi, una partecipazione plurale sparsa in tutta la Diocesi.

Questa la nuova formula del percorso di Formazione all’Impegno Sociale e Politico 2020-21 dal titolo “il VALORE del PRESENTE nel futuro“.

Undici incontri da novembre a marzo: tre moduli composti ciascuno da tre incontri – due lezioni online e un laboratorio in presenza nel gruppo locale – incastonati in una giornata di apertura e un pomeriggio conclusivo, in presenza.

Guidati dai criteri di discernimento della Laudato si’ e orientati dagli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 poniamo attenzione al valore sociale, economico ed istituzionale del presente per guardare al cambiamento futuro.

Per scoprire una lettura sapiente della realtà, conoscere esperienze innovative, metterti in gioco… iscriviti alla Fisp!

 

Programma Fisp 2020-2021

 

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Don Giacinto Brion è tornato al Padre

È mancato don Giacinto Brion, originario di Borso del Grappa, era nato il 16 dicembre 1935.

Le esequie si terranno venerdì 28 agosto alle ore 10 nella chiesa di Borso del Grappa.

A breve sarà pubblicato un suo profilo

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Don Vittorino Capovilla riposa tra le braccia del Padre

È mancato, venerdì 21 agosto a Padova, don Vittorino Capovilla.

Nato a Padova il 29 dicembre 1934, in una famiglia che contava undici tra fratelli e sorelle, cresciuto nella parrocchia cittadina di San Benedetto, don Vittorino fu ordinato prete il 13 luglio 1958 e fu inviato come cooperatore al Torresino, lavorando anche come aiutante dell’Ufficio catechistico diocesano, dove rimase per tanto tempo, inizialmente accanto a don Giuseppe Burlini. L’interesse verso la catechesi era già iniziato in seminario, complice l’amicizia (anche di famiglia) con il futuro vescovo mons. Egidio Caporello, pure originario di San Benedetto, poi direttore dell’Ufficio catechistico nazionale, prima di divenire segretario generale della Conferenza episcopale italiana.

Don Vittorino aveva partecipato fin dall’inizio e per diversi anni ai corsi estivi di catechetica che tenevano gli insegnanti dell’allora Pontificio Ateneo Salesiano (poi divenuto Università Pontificia Salesiana) e si era coltivato assiduamente, aveva concluso gli studi alla Pontificia Università Lateranense, si era abbonato a molte riviste catechistiche, aveva acquistato abbondante materiale audiovisivo, occupandosi, poi, di formazione in tutto il territorio diocesano. Con la sua fornitissima stamperia personale rielaborava diversi materiali producendo sussidi catechistici in proprio (con i suoi mezzi, tra l’altro, si prestava a stampare bollettini o altro materiale di diverse parrocchie). La passione catechistica lo portò anche a diventare guida di pellegrinaggi in Terrasanta al seguito dei Paolini: un ministero al quale teneva moltissimo e per il quale aveva ricevuto l’apposita abilitazione.

Negli stessi anni, a partire dal 1969, era diventato cappellano dell’Ancellato (tempo che precedeva il Postulato) e della casa di riposo delle suore Elisabettine a Taggì di Sotto; nel gennaio 1972 era diventato anche assistente provinciale dell’Unione cattolica italiana degli insegnanti medi. Diversi anni dopo sarebbe iniziata anche una collaborazione con il Tribunale ecclesiastico.

Nel novembre 1975 divenne parroco a Salboro e fu insegnante di religione in alcuni istituti superiori della città. 23 anni dopo, nel settembre 1998, fu trasferito nella parrocchia di Sant’Alberto Magno in Padova, dove, una volta sopraggiunti i limiti di età, rimase come penitenziere per le parrocchie di Sant’Alberto e Santa Croce, soffrendo per la mancanza del ruolo di parroco, ma senza fermarsi nel suo servizio di pastore.

Inevitabilmente, nel ministero di parroco, don Vittorino curò con passione e amore la formazione dei catechisti, talora con cadenza settimanale. Dimostrò grande puntualità e zelo nella benedizione delle famiglie, nella comunione agli ammalati e nella visita agli anziani, tanto da dire: «Sono entrato in tutte le case, non ho mai rifiutato un incontro e in ogni conflitto ho cercato la riconciliazione».

Nella storia di don Vittorino ci sono dei tratti di personalità che lo contraddistinguono. Talora impulsivo nel prendere le decisioni, aveva un carattere discreto, nobile e delicato; era pacato nei modi, capace di ascolto, di mediazione, di dialogo e di giudizio pesato, anche quando le situazioni fossero penalizzanti nei suoi confronti. Quale uomo di relazione – corretto e di poche parole, dal sorriso coinvolgente, capace di battute affettuose che sdrammatizzavano le situazioni, attento all’essenziale e non ai dettagli – ha coltivato sempre le sue amicizie e si faceva voler bene per la spontaneità che caratterizzava, ad esempio, una scampagnata estiva, un giro in bicicletta o qualche cena tra amici. Per diverso tempo ha invitato alla sua tavola parecchi confratelli, coltivando la stima e la collaborazione reciproca, quando ve ne fosse bisogno. Uomo di preghiera, lo si poteva trovare spesso in chiesa, con il breviario e il rosario, quasi ad affidare al Signore della vita tutta la gente conosciuta, in un abbraccio che potesse comprendere e proteggere ciascuno. La sua frequentazione della Terra di Gesù gli offriva spunti per un’esegesi che nasceva sul campo, anche se non amava parlare a braccio e le omelie erano sempre preparate con cura.

Allo stesso tempo don Vittorino era sportivo e dinamico, mai stanco e mai fermo, anche contro la volontà di tutti, dotato di un’ostinazione e di un’energia invidiabili. Ci teneva tantissimo a restare in forma e per questo aveva praticato molti sport fin dai tempi del seminario, quando il rettore del tempo dovette dargli il permesso di muoversi a piacimento, non appena svolti i compiti scolastici, perché altrimenti gli sarebbe salita la febbre. Aveva un’inconscia paura della malattia e si riteneva coraggioso quando trasgrediva le indicazioni dei medici, nonostante le decine e decine di interventi chirurgici cui si era sottoposto e le “settimane bianche” passate in ospedale: si era sempre e velocemente rimesso in piedi anche dopo interventi pesanti e non tanto per paura della morte, quanto dell’immobilità.

Don Vittorino coltivava interesse per tutto ciò che era nuovo – la fotografia, la stampa, il computer, la comunicazione, l’ultimo libro pubblicato – quasi fosse un uomo sempre alla ricerca di un “altrove” e di un “oltre”. L’interesse pastorale era espresso con tanti colori non ultimi quelli intensi dell’instancabilità e della cura per la liturgia, come pure della divulgazione della Parola di Dio ai ragazzi, ai giovani e agli adulti. Nelle situazioni in cui si è trovato, don Vittorino ha manifestato un grande amore per l’arte e per il bello: che si trattasse di abbellire la nuova chiesa di Salboro, oppure di procurare alle sacrestie paramenti e arredi di grande qualità, o di acquistare importanti icone orientali. Oltre all’affetto del tutto singolare per la Terra Santa, aveva guidato innumerevoli gruppi ad altri santuari internazionali e si recava più volte personalmente a Lourdes.

Con la sua parlata caratteristica, don Vittorino è stato un‘esplosione di novità e freschezza, senza disperdere prassi più tradizionali: si è mosso in avanti, ma camminando con il passo dei più lenti, interprete di tempi che cambiavano, in una grande fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. Ha affrontato con coraggio, perfino irriverente, la malattia degli ultimi anni, forte delle sue molteplici operazioni chirurgiche da cui era tornato sempre più forte e combattivo. Don Vittorino è stato quasi l’immagine plastica che nulla può fermare la potenza della vita donata, spesa e offerta: del resto, la logica che più lo caratterizzava era quella del dono e della gratuità.

Don Vittorino amava tornare sul racconto evangelico di Pietro e Paolo che corrono al sepolcro di Gesù: la corsa pazza dei due apostoli è l’immagine più bella della sua vita, fatta di passi inediti, di comunione sempre cercata, di un discepolato convinto e generoso (anche di corse spericolate in bicicletta). Ora don Vittorino è nella festa della Risurrezione e corre incontro al Maestro.

Le esequie saranno celebrate lunedì 24 agosto, nella chiesa di Salboro, alle ore 10.30, dal vescovo Claudio. La vicinanza della Chiesa di Padova va agli otto fratelli e sorelle di don Vittorino, con un grazie particolare alla signora Maria Mirafiori, che, sebbene più anziana di don Vittorino, per molti anni si è interamente dedicata a lui, fino a questi ultimi giorni.

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Dalla realtà di ogni giorno lezione di fuducia e sobrietà

Nel 1942 Clive Staples Lewis pubblicava un breve testo destinato a grande fortuna, Le lettere di Berlicche. Si tratta , appunto, della raccolta di lettere inviate da Berlicche (diavolo molto avanzato nella carriera infernale) al nipote Malacoda, demonio principiante cui era stato affidato, come primo incarico, un giovane da destinare all’inferno. Il singolare epistolario offre un saggio delle strategie diaboliche per provocare disperazione, strada maestra verso la rovina della vita. Tra le dritte date da Berlicche al nipote si legge: “Aggrava quella caratteristica umana che ci è utilissima: l’orrore e la negligenza delle cose ovvie”. Come può un consiglio all’apparenza così innocuo contribuire a spingere  verso la disperazione? Berlicche suggerisce al nipote di insinuare al proprio “custodito” perfino pensieri e desideri spiritualissimi, pur da distrarre la sua attenzione dalle cose ovvie. Perchè mai distogliere dalle cose ovvie della vita sarebbe così deleterio? Forse perchè considerare le cose come ovvie è sintomo della presunzione di chi non è disposto ad imparare. Forse perchè più si scorgono le cose come ovvie più si ritengono dovute, rendendo inutile la gratitudine.  A ben pensarci, il consiglio di Berlicche è veramente diabolico poichè mira a distanziare dallo stile del Signore Gesù, attento a realtà ovvie come il mangiare , il bere, il lavoro nei campi, le pulizie domestiche, il seme che cade a terra e muore, il vento che non si sa da dove venga e dove vada…

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Don Elia Maroso è tornato al Padre

Nel pomeriggio di lunedì 17 agosto è mancato, all’Opsa, don Elia Maroso.

Don Elia Maroso nacque a Laverda (Vi) il 15 settembre 1949, in una famiglia dalle radici cristiane (il padre Attilio aveva due fratelli preti diocesani: don Giuseppe e don Igino) e anche la fede di don Elia aveva i tratti rocciosi e saldi delle colline che circondano Marostica. Negli anni del seminario si manifestò come persona tenace e amante della lettura, obbediente, umile, mite e di animo buono, senza ambizioni di protagonismo, ma con una forte carica spirituale.

Fu ordinato prete il 15 giugno 1974. Il suo primo incarico fu quello di cooperatore ad Altichiero dove, tra le altre cose e in accordo col parroco, seguì un folto gruppo di giovani aderenti a Gioventù studentesca alla quale si era avvicinato negli anni del seminario ricevendone una spiritualità profonda, tanto da lasciare anche nella parrocchia stessa dei segni duraturi.

Nel settembre 1977, tra la sorpresa di molti, fu inviato come studente alla Pontificia Accademia Ecclesiastica di Roma e nel 1982 iniziò il servizio diplomatico alla Santa Sede prima come addetto alla Pro-nunziatura di Giacarta (Indonesia) e l’anno successivo alla Nunziatura dell’Avana, a Cuba, dove rimase fino al settembre 1986, quando fu inviato a Parigi. Un anno dopo fece ritorno a Roma, a servizio della Segreteria di Stato. Nel gruppo di ordinazione tanto don Elia quanto i numerosi compagni fidei donum tenevano vivo il respiro della Chiesa universale.

L’esperienza a Cuba fu particolarmente devastante per don Elia e lasciò segni indelebili nella sua salute accentuando i tratti di una psicosi che sarebbe evoluta nel tempo, tanto che, qualche anno dopo e intuito il profondo disagio che lo accompagnava, fu fatto ritornare a Padova e si provò a inserirlo nella pastorale ordinaria. Scriveva nel 2004:

«Sono contento di lavorare in Diocesi, assieme a tanti altri sacerdoti che faticano nella loro parrocchia o in Curia. Ho ancora da imparare tante cosa sul servizio alla Chiesa e agli uomini» (15.09. 2004).

Nel 1992 don Elia trovò dimora nella canonica di Arino, assieme alla zio don Igino, prestando servizio anche nella vicina Cazzago (dove inizialmente operava il compagno di ordinazione don Danilo Miotto). All’inizio del 1995 fu nominato vice-cancelliere della Curia vescovile e qualche mese dopo divenne anche difensore del vincolo del Tribunale ecclesiastico regionale Triveneto. Incarichi, questi ultimi, condotti con diligenza e fatica e che terminarono con la fine del 2010.

Nell’ottobre 2012 entrò come ospite all’Opera della Provvidenza. Dopo l’esperienza internazionale, il suo fu un lento spegnersi. Col tempo don Elia si era totalmente trasformato: l’incrinatura inarrestabile della malattia gli procurava fobie e fragilità, al punto da renderlo guardingo, solitario e impaurito. Il silenzio che don Elia viveva con estrema dignità nascondeva il travaglio e la confusione interiore che certamente lo divoravano tra paure, annebbiamento della realtà e ossessioni. Sopraggiunsero poi il decadimento cognitivo, la tetraparesi e, da ultimo, un ictus con i suoi esiti.

Alla fine, don Elia è arrivato alla morte senza poter riprendere la sua identità di uomo libero, felice e generoso. Alla sapienza di Dio, che tutto dispone per il bene comune, consegniamo la vita, il ministero e l’estrema fragilità di don Elia, il quale, tuttavia, puntualmente tornava sul senso della sua persona, tanto da scrivere:

«Cerco di imparare a stare al mio posto e prego perché i sacerdoti stiano al loro posto e amino la Chiesa» (24.09.2007).

La celebrazione delle esequie, presieduta dal Vescovo Claudio, sarà giovedì 20 agosto nella chiesa di Laverda, alle ore 10. La Chiesa di Padova è vicina alle sorelle Angelina e Noemi, ai fratelli Gino e Giuseppe e alle loro famiglie.

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In viaggio con Maria. Ogni angolo della nostra regione conserva un luogo sacro dedicato alla Madonna in cui sostare in preghiera

Il rapporto con Maria ha plasmato nei secoli la religiosità e lo stesso paesaggio del popolo veneto. Si può dire non vi sia angolo della nostra regione, dalle vette alpine alle lagune, in cui il visitatore non incontri i segni di una devozione antica e sempre attuale. Sono chiese, capitelli, santuari. E ancora statue, quadri, affreschi. Processioni, feste, canti e preghiere che uniscono le generazioni nel ricordo grato di una grazia, di un messaggio, della protezione da guerre, calamità, epidemie.

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Restaurata la lapide a ricordo del servo di Dio Vinicio Dalla Vecchia

Sul percorso che dal rifugio Gardeccia porta al Vajolet – in Val di Fassa – si trova la lapide che ricorda la morte di Bonifacio Vinicio Dalla Vecchia (Perarolo di Vigonza).

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Villa Immacolata è figlia di Dalla Vecchia. A 66 anni dalla morte dal giovane militante dell’Azione Cattolica

Vinicio Dalla Vecchia, giovane militante dell’Azione cattolica scomparso prematuramente 66 anni fa cadendo da una parete del Catinaccio in Val di Fassa, aveva ben compreso che alla nostra Diocesi serviva un luogo per gli esercizi di migliaia di giovani assetati di spiritualità. Si prodigò insieme a don Pietro Costa per anni per vedere realizzato il sogno: Villa Immacolata.

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Unità pastorale alla Guizza. Gioco, compiti e catechesi

Animazione per i ragazzi dell’iniziazione cristiana: dal 31 agosto all’11 settembre nelle parrocchie dell’unità pastorale alla Guizza per i ragazzi delle elementari c’è una proposta che unisce il gioco, il divertimento con i compiti e il percorso di catechesi. Un’esperienza che è una ripresa delle attività in presenza, con particolare attenzione al cammino di fede e ai compiti.

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Nomine 2020/07

1. Don Rino Pittarello – finora parroco di Ponte San Nicolò – si ritira dall’incarico di parroco per motivi di salute e rimane a disposizione del vicariato di Legnaro.

2. Don Daniele Cognolato – finora vicario parrocchiale di Tencarola – è nominato parroco di Ponte San Nicolò con residenza a Roncaglia; temporaneamente, fino all’ingresso di don Cognolato, don Romano Cavalletto è nominato amministratore parrocchiale della medesima parrocchia di Ponte San Nicolò.

3. Don Pietro Cappellari è nominato collaboratore della parrocchia di Galta di Vigonovo.

4. Don Vimal Lakra – finora collaboratore di San Giacomo e Lion di Albignasego – è nominato vicario parrocchiale di Mejaniga di Cadoneghe.

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