Canale youtube 27 marzo 2020
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Da lunedì 23 marzo è possibile tutti i giorni dal lunedì al sabato su TV2000 (Canale 28 – 157 Sky) alle ore 12.20 il catechismo per i bambini Caro Gesù, Insieme ai bambini.
Inoltre nel corso della trasmissione Il diario di Papa Francesco, alle ore 17.30, andrà in onda una striscia dedicata ai più piccoli con la catechista Cecilia Falcetti.
Caro Gesù. Insieme ai bambini è una striscia quotidiana che si rivolge ai più piccoli, per stare loro vicini in questo tempo di emergenza, con le loro domande a Gesù, quelle più vere, quelle che tutti abbiamo nel cuore.
Bambini e ragazzi dagli 8 ai 12 anni, attraverso brevi clip formulano le loro domande e i loro pensieri che vengono poi raccolti e commentati dalla catechista Cecilia Falcetti. In ogni incontro, della durata di dodici minuti, si affronta un tema centrato su una parola chiave: la noia, la tristezza, la paura, l’amicizia, il tempo…
L’iniziativa si svolge il collaborazione con l’Ufficio Catechistico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana.
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Domani, venerdì 27 marzo, alle ore 18 i cattolici di tutto il mondo sono invitati a unirsi spiritualmente, attraverso i mezzi di comunicazione, a Papa Francesco, che presiederà un momento di preghiera, mi questo tempo di emergenza, dal Sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota, come lui stesso ha annunciato:
«Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria».
La Chiesa di Padova si unisce e invita a partecipare spiritualmente seguendo la diretta televisiva sul canale 28 del digitale terrestre (TV 2000) o sui canali social dei Media Vaticani
A quanti si uniranno spiritualmente a questo momento tramite i media, sarà concessa l’indulgenza plenaria secondo le condizioni previste dal recente decreto della Penitenzieria Apostolica.
26 marzo 2020
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Quante cose ci mancano in queste settimane! Una passeggiata all’aria aperta, incontrare persone care e amici, la messa domenicale, gli incontri in parrocchia, manca perfino la scuola, le spese del sabato, il rumore della città…
Chi l’avrebbe detto che ci sarebbe mancato anche il sacramento della penitenza; quell’incontro che spesso rimandiamo perché è difficile mettersi a nudo e riconoscere la nostra miseria, i passi sempre zoppicanti della nostra vita cristiana, quelle fragilità che non riusciamo a superare. Almeno a Pasqua tanti cristiani sentono che questo appuntamento è importante nella speranza di una primavera spirituale che come la misericordia di Dio arriva sempre puntuale.
In questi giorni la Chiesa ci ha ricordato come poter incontrare il Signore che ci perdona senza la possibilità di accostarci a un confessore. Indicazioni per i malati e coloro che sono più a rischio, ma anche per chi sta chiuso in casa.
Se la confessione individuale è il modo ordinario per celebrare il sacramento della Penitenza quando questo non è possibile possiamo metterci davanti a Dio, confessare a lui i nostri peccati, lasciare spazio al dolore dell’anima, al dispiacere autentico e alla riprovazione del peccato, chiedere sinceramente perdono, esprimere a Dio il desiderio di conversione e promettere che appena possibile ci si accosterà al sacramento della Penitenza. Questi gesti del credente «rimettono le colpe veniali e i peccati mortali con la ferma risoluzione di accostarsi appena possibile alla confessione sacramentale» (CCC, 1452).
Regaliamoci il tempo per guardarci dentro anche provocati da questa situazione che ci fa sentire tutti più fragili e bisognosi di Dio e della comunione con Lui e tra noi. La superficialità della nostra vita spirituale, le ferite delle relazioni, i cedimenti al male nella vita sociale e familiare, il bene che non facciamo, le troppe parole e giudizi… Queste settimane possono essere l’occasione per un buon esame di coscienza e per chiedere quel perdono che Dio sempre ci regala. E che la nostalgia del sacramento della penitenza abiti sempre più il nostro zoppicante cammino di vita cristiana.
don Giampaolo Dianin, rettore del Seminario vescovile
26 marzo 2020
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Pie pellicane, Iesu Domine, me immundum munda tuo sanguine.
Cuius una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere.
O pio pellicano Signore Gesù, purifica me, peccatore, col tuo sangue,
che, con una sola goccia, può rendere salvo tutto il mondo da ogni peccato.
«Una stilla…».
Una sola goccia del tuo Sangue, può rendere salvo il mondo da ogni peccato. Con questo intimo senso di fede, san Tommaso d’Aquino – su invito di papa Urbano IV che nel 1264, dopo il miracolo eucaristico di Bolsena, gli aveva commissionato di comporre i testi liturgici del Corpus Domini – scrisse il noto Adoro te devote, inno di rara bellezza e profondissima poesia.
Sumit unus, sumunt mille:
quantum isti, tantum ille:
nec sumptus consumitur.
Lo [il Pane vivo] riceve uno, lo ricevono mille:
quanto [ricevono] questi, tanto [riceve] quello;
né ricevuto si consuma.
«Nec sumptus consumitur…».
Quel Pane celeste anche se ricevuto non si consuma. è sempre il divus Tommaso che nel Lauda Sion Salvatorem – altro celebre inno scritto per il Corpus Domini, di cui è famosa la magnifica conclusione Ecce Panis angelorum – ci spinge a considerare l’inesauribile immensità di quanto riceviamo nell’Eucaristia.
Credere che una sola goccia del Sangue di Cristo possa salvare il mondo da ogni peccato, credere che il Pane vivo del Corpo di Cristo, pur diviso e ricevuto, non si consumi, ci aiuta a considerare e a credere quale insondabile mistero di grazia sia l’Eucaristia e il fatto di potervi comunicare. I versi ispirati di Tommaso d’Aquino – che secondo gli antichi biografi era solito accostare il suo capo al tabernacolo, pregando e scongiurando con molte lacrime, quasi per sentir palpitare il cuore divino e umano di Gesù – ci suggeriscono di pensare a tutte le volte in cui, come presbiteri e come laici, abbiamo celebrato questo ineffabile mistero e ci siamo accostati a questo santo sacramento: misteriosamente ma realmente una goccia, un frammento di quell’Eucaristia salva il mondo intero e, ricevuta, mai si consuma!
Soffriamo noi preti di non poter celebrare con il Popolo santo di Dio, pur continuando a celebrare ogni giorno dentro l’invisibile mistero della Chiesa e a favore di tutta la Chiesa.
Soffrono i laici di non potersi accostare al Pane di vita e al Calice della salvezza.
Ma è necessario credere che quel dono, già ricevuto nella nostra vita, non si esaurisce, non si dissolve ma sempre abita in noi. Certo! Tornare all’Eucaristia ci rinnova, e rende sempre più efficace e fruttuosa in noi la grazia, ma – da cattolici dobbiamo dirlo – il sacrificio glorioso di Cristo immolato, sepolto e risuscitato è avvenuto una volta per tutte (cfr. Eb 7,27) con la sua Pasqua: celebrando la santa messa quel sacrificio glorioso non si ripete ma ci porta in esso: solo questa certezza di fede darà – in questi giorni difficili – a noi presbiteri la certezza di celebrare misticamente uniti al Corpo mistico della Chiesa e ai laici di sopportare questo patimento spirituale con fede, umiltà e pazienza, misticamente uniti al mistico Corpo di Cristo.
La Chiesa – gli anziani lo ricordano bene! – in altre epoche non dava la comunione ai fedeli ogni domenica. Si comunicava solo nelle grandi solennità, dopo essersi debitamente confessati e ricevuto l’assenso del parroco. Nelle Chiese ortodosse – ad esempio – è ancora così.
Piccolo corollario…
In questi giorni i fedeli ricevono, se lo desiderano, la “piccola” consolazione di unirsi spiritualmente – attraverso la video-tecnologia – alla messa celebrata dai loro pastori. Consapevoli che questo non possa realizzare l’atto celebrativo, possiamo dire che con tale prassi ci si unisce spiritualmente e fruttuosamente a chi sta celebrando ma non si celebra, poiché l’agire di Cristo, realmente presente nella sua Parola e nell’Eucaristia, non può essere affidato alla non-reale e totale presenza di colui che è assente. Al vero Corpo di Cristo deve corrispondere il vero Corpo della Chiesa!
don Gianandrea Di Donna, liturgista e direttore dell’Ufficio diocesano per la Liturgia
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Domani, mercoledì 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, celebrerà, a porte chiuse, la messa alle ore 11 all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova.
La celebrazione verrà trasmessa in diretta sul canale Youtube della Diocesi di Padova ( https://www.youtube.com/c/DiocesiPadovaVideo) e tramite i canali comunicativi del Comune di Padova.
La Cappella degli Scrovegni venne consacrata il 25 marzo 1305. Da antica tradizione per ricordare questo evento, in questa data, in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore, si celebra la messa all’interno della Cappella degli Scrovegni, affrescata da Giotto.
Quest’anno e nella situazione particolare che stiamo vivendo, sarà proprio il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla a presiedere la santa messa: «Ho accolto volentieri l’invito di celebrare l’Eucaristia, in occasione della solennità dell’Annunciazione nella Cappella degli Scrovegni e nel bellissimo e unico contesto degli affreschi di Giotto, innanzitutto perché è una festa – la solennità dell’Annunciazione – su cui desideravo richiamare attenzione e volevo farlo celebrando in un luogo dedicato a Maria. E questa Cappella è intitolata a Santa Maria della Carità. L’annuncio fatto a Maria dall’arcangelo Gabriele è il segno della carità di Dio e celebrando lì confermiamo la fede della nostra Chiesa nella carità di Dio, nel suo amore per noi anche in un tempo di difficoltà come quello che stiamo vivendo. Questo è un momento in cui ritorniamo a una dimensione molto seria e profonda della nostra fede: Dio ci vuole bene e chiediamo di saper riconoscere il suo amore in tutti i contesti, anche in quelli che la natura e la storia ci presentano difficili. Il Signore ci raggiunge con la chiamata che rivolge a Maria per portare l’annuncio del suo amore e Gesù ne è il segno: nella sua vita è stato vicino a tutti, ai lebbrosi, ai ciechi, a chi era sfiduciato, ammalato… Noi accogliamo questa Parola che ci parla dell’amore di Dio, oggi, anche in questo contesto così impegnativo come quello del virus che ci sta minacciando in ogni casa e in ogni contesto sociale».
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