13 giugno all’Arcella. Arriva don Ciotti e riaccende la voglia di bene comune

Quello di giovedì 13 giugno alle 20.30 è l’appuntamento più atteso della Festa della comunità arcellana della Santissima Trinità (7-16 giugno).

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Pentecoste nel “cenacolo” del “Due Palazzi”. 150 persone per la Pentecoste insieme ai detenuti e alla loro parrocchia

Ad accogliere nel “cenacolo”, una trentina tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria e volontari del carcere di Padova.

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Villa Immacolata. 70 anni vissuti da “madri” dalle suore Elisabettine

Domenica 23 giugno alle 16 a Villa Immacolata si festeggia i 70 anni di presenza delle Elisabettine nella casa della diocesi. Settant’anni di dedizione, servizio, accoglienza, preghiera. Storie, cammini, incontri. Tempi di silenzio e tempi di preghiera, momenti di ascolto e momenti di riflessione.

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Nella Chiesa di Padova con “Sinai” da due anni la Diocesi in prima linea contro gli abusi

A Padova il servizio per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili esiste da due anni. Facciamo il punto.

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Da sant’Antonio il forte e attuale richiamo all’unità nello spirito e nella vita

La festa di sant’Antonio ci restituisce ogni anno un senso di grande unità nell’appartenenza alla nostra città – Padova – che per Provvidenza storica custodisce le spoglie di quest’uomo, il quale ha saputo incarnare profondamente il Vangelo, senza temere di scuotere le coscienze dei suoi contemporanei.

Tra i molti passaggi significativi dei Sermones di Antonio, uno in particolare mi ha portato a riflettere in questo nostro tempo: «Invece noi, fratelli, cerchiamo di essere solleciti e non pigri; cerchiamo di conservare e non di rompere l’unità dello spirito. Custodiamo l’unità dello spirito, o carissimi, con grande sollecitudine, come le conchiglie marine custodiscono con grande cura le loro perle […] In una conchiglia non si trovano mai due perle insieme, perché nella mente del giusto non c’è il sì e il no allo stesso tempo (cf. 2Cor 1,17-19), non ci sono due parti, non c’è discordanza, ma «unità»; il giusto cerca sempre di conservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace (cf. Ef 4,3)» [dal Sermone per la XVII Domenica dopo Pentecoste].

Il “Santo” ci fa sentire comunità unita, e ci chiede continuamente di mettere in movimento le nostre coscienze, affinché siano coerenti e fedeli al Vangelo e conservino l’unità dello spirito.

Veniamo da giorni di grande dibattito pubblico – e di strumentalizzazioni – legato alle vicende politiche, che ha toccato anche i cristiani: si è parlato di simboli religiosi, di voto dei cattolici alle elezioni europee e delle loro posizioni su alcuni temi sociali emergenti, di ruolo della Chiesa nella società italiana. Tutto questo ha segnato qualche frattura e ha lasciato nei cuori un certo senso di divisione, anche tra noi cristiani. E questo non ci lascia indifferenti.

Come cristiani siamo chiamati all’unità come membri della Chiesa e dovremmo evitare in tutti i modi che le diverse opinioni politiche ci dividano, senza dimenticare che l’essere cristiani implica una continua riflessione sul nostro agire e le nostre scelte. Ciò che ci unisce nella Chiesa è la fede nel Signore risorto, è lo Spirito Santo, è il sentirsi figli dell’unico Padre, e dunque fratelli e sorelle: un legame di natura spirituale, dato dal Battesimo. La politica è una realtà umana, è un mezzo per raggiungere obiettivi di bene comune su questa terra, e come tale è relativa, mai assoluta. La Chiesa è una realtà spirituale, che si fonda su un legame che precede e va oltre le questioni politiche, pur non essendone disgiunto. Essa è sacramento dell’unità del genere umano e deve rimanere il segno che è possibile riconoscersi anche nelle differenze.

Il richiamo a non accentuare le divisioni ha un significato anche per la nostra città: Padova ha bisogno di segni di unità, di concordia, di pace sociale, per poter crescere nel benessere, nella giustizia. Ha bisogno che nel gioco pur legittimo di visioni e interessi diversi che si confrontano nessuno perda mai il senso del bene comune. Come cristiani siamo chiamati a essere segno di unità, riconoscendoci, rispettandoci per servire e costruire coesione laddove viviamo, per essere tessitori di relazioni solidali in ogni piega del vivere sociale, per proporre dialogo e sintesi nuove laddove si manifestano conflitti.

Un segno triste di questa divisione che dalla politica si trasferisce alla Chiesa è una certa insofferenza che serpeggia nei confronti di Papa Francesco e, specularmente, alcune strumentalizzazioni di parti del suo Magistero. Certo, questo è sempre avvenuto nella storia della Chiesa, spesso proprio per ragioni politiche. Il Papa, per i cattolici, è il segno di unità nella Chiesa, è colui che è stato chiamato a tenere saldo il legame della Chiesa con il Vangelo, e lo si deve riconoscere come tale, anche quando richiama valori che scomodano le proprie visioni umane. È sempre il momento di farsi interrogare dalle parole del Papa.

Tutto ciò mi suscita un’ulteriore considerazione: il cristiano è uno che si lascia mettere in movimento dalla parola del Vangelo, annunciato nella Chiesa. La coscienza del cristiano è sempre in “riforma”: le sintesi raggiunte, le convinzioni, sono sempre provvisorie, perché il Vangelo e lo Spirito spingono a un di più di comprensione e di applicazione alle situazioni più diverse, di quelle parole apparentemente uguali. Nessun cristiano può dire di aver già capito tutto. Il cristiano per questo non s’irrigidisce nelle sue sintesi politiche e, soprattutto, non è mai chiuso al dialogo, specie con i fratelli nella fede: essi, infatti, nella misura in cui vivono autenticamente la ricerca e l’ascolto del Vangelo, sono sempre portatori di un frammento di verità, che merita quanto meno di essere ascoltato. Inoltre rimane vero che non tutto è compatibile con il Vangelo: il cristiano, pertanto, quando sceglie una parte politica, lo fa sempre in modo “critico”, per custodire sempre la “perla” della propria coscienza.

Le questioni che anche la politica oggi pone di fronte alla nostra coscienza sono molto grandi: il rispetto della vita in tutte le sue fasi (penso all’aborto, o ai tentativi di introduzione di pratiche eutanasiche); l’attenzione ai più fragili, agli emarginati, agli stigmatizzati, agli ultimi; la crisi ecologica tremenda alla quale stiamo andando incontro; le questioni dell’economia. Sono temi che non ci portano lontani dal messaggio di Gesù: lo evidenziava già Giovanni Paolo II quando diceva che l’uomo concreto, con la sua dimensione personale e sociale, è «la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: egli è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso». Di fronte a tali temi la nostra coscienza di cristiani è sempre inquieta, umile e in movimento. Ogni cristiano cerca compagni di strada che – anche se partono da posizioni diverse – abbiano la stessa umiltà e voglia di cercare, di interrogarsi, di contaminarsi, senza alzare muri immobili di divisione, di giudizio, di esclusione; ogni cristiano cerca fratelli e sorelle che abbiano voglia di farsi provocare continuamente e profondamente da quel Vangelo sempre uguale ma sempre vivo e tagliente, che continuamente ci destabilizza nelle nostre certezze.

A volte il dibattito su questi grandi temi, nelle nostre comunità e nella nostra città, sembra irrigidito su posizioni ideologiche o latente per timore del confronto o di mettere in discussione le personali provvisorie convinzioni. È importante, allora, come cristiani essere sale nella società, coscienze in movimento, fermenti di dialoghi vivaci e rispettosi, capaci di generare continuamente visioni nuove.

Sant’Antonio, venuto a Padova, ha declinato l’immutabile Vangelo nella situazione di questa città. Con la sua coscienza e le sue parole ha fatto vivere il messaggio di Gesù nella concretezza della vita, estraendone la capacità trasformatrice. Uniti attorno al Vangelo e al messaggio forte che il Santo ci ha trasmesso, lasciamo che esso ci scuota, ci faccia abbandonare le sterili contrapposizioni di interessi e di posizione, ci metta in dialogo fecondo e ci renda capaci di farlo vivere in sintesi nuove per il bene di tutti.

+ Claudio Cipolla, vescovo di Padova

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Energia rinnovabile – Il progetto della Diocesi di Padova

Risparmiare, favorire una cultura di conversione ecologica, utilizzare fonti rinnovabili, rispondere a un appello di bene per l’umanità e per il futuro: sono questi gli ingredienti che hanno portato la Diocesi di Padova a formare un “Gruppo di acquisto energia rinnovabile”.

Un’esperienza virtuosa che vede già l’adesione di un terzo delle parrocchie del territorio diocesano (circa 150 parrocchie su 459) e che rappresenta l’esperienza italiana presentata al Second «Laudato Si’» Reflection Day, che si terrà mercoledì 12 giugno a Bruxelles. Appuntamento organizzato e promosso dal Movimento cattolico mondiale per il clima insieme al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), alla rete internazionale delle organizzazioni cattoliche allo sviluppo (CIDSE) e alla Commissione dei vescovi delle Conferenze dell’Unione europea (COMECE).

Questo appuntamento rappresenta una preziosa occasione per riflettere sul fatto che la conversione ecologica a cui papa Francesco invita nell’enciclica Laudato Si’ riguarda anche i più comuni stili di vita, che è necessario cambiare, e le sfide della politica affinché questi sforzi trovino adeguata risposta anche nelle legislazioni locali, nazionali e internazionali.

Durante il Second «Laudato Si’» Reflection Day verranno presentate iniziative e progetti attraverso i quali si sta già cercando di vivere questo cambiamento. Nella sessione della mattina – On the Way towards a Good Life for all: Examples of Good Church Praxis in Europe – saranno presentate cinque esperienze: due provenienti dalla Germania, una dalla Francia, una dal Portogallo e una dall’Italia (quella, appunto, del Gruppo di acquisto energie rinnovabili della Diocesi di Padova).

«La Diocesi di Padova – commenta Cecilia Dall’Oglio, direttrice dei Programmi europei del Global Chatolic Climate Movement – rappresenta una voce profetica a livello europeo e internazionale per quanto riguarda le scelte energetiche, nello spirito della Laudato Si’».

Il progetto sul gruppo di acquisto energie rinnovabili è stato avviato due anni fa, ma l’idea era nata contestualmente alla pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’, nel 2015. Infatti, di fronte all’evidenza della necessità di quella che papa Francesco definisce “ecologia integrale” da un lato e al pressing dei fornitori di energia in funzione del mercato libero dall’altro, numerosi parroci e laici impegnati nei consigli parrocchiali per la gestione economica, coinvolti anche in una capillare formazione sul testo dell’enciclica, sollecitavano alla Diocesi una riflessione e un sostegno.

Una virtuosa coincidenza che ha portato la Diocesi di Padova a indire, nel 2017, una gara d’appalto privata rivolta a 23 aziende, da cui è nata poi una convenzione unica di fornitura. La gara, che nel capitolato prevedeva alcune condizioni etiche tra cui la fornitura di energia rinnovabile 100% con “garanzia d’origine”, è stata vinta dalla ditta AGSM Energia Spa di Verona.

La convenzione è stata illustrata nel territorio diocesano ai vari rappresentanti delle parrocchie e degli enti diocesani. Dopo il primo anno la convenzione è stata rinnovata e dal 2019 la possibilità di aderire al gruppo di acquisto è stata ampliata anche ai dipendenti e ai collaboratori della Diocesi.

Al momento sono circa 150 le parrocchie che hanno volontariamente aderito e 408 le singole utenze allacciate (considerando chiesa, centro parrocchiale, scuola dell’infanzia ecc.) per oltre 2,5 milioni di kWh/anno (il corrispettivo di mille famiglie).

Gli elementi di vantaggio della convenzione sono:

  • 100% dell’energia fornita è prodotta da fonte rinnovabile con “garanzia d’origine Go” certificata;
  • le componenti economiche negoziabili prevedono una quota fissa mensile, indipendente dai consumi, scontata del 70% rispetto alla fornitura di “tutela” (la fornitura a condizioni unilateralmente fissate dal regolatore nazionale, l’agenzia ARERA, riservata ai consumatori che dopo il 2007 non hanno ancora scelto liberamente il proprio fornitore), e una quota proporzionale ai consumi che varia mensilmente in relazione agli indici ufficiali e dipendenti dei prezzi dei prodotti energetici sui mercati internazionali;
  • le condizioni sono identiche per qualsiasi tipo di utenza;
  • rispetto alla “tutela” la convenienza economica si stima intorno ai 140-180 €/anno, oltre iva, per utenze da cinque/seimila kWh/anno
  • anche rispetto ai contratti sul libero mercato sottoscritti dalle parrocchie, tutti i singoli confronti operati hanno confermato la convenienza economica della convenzione;
  • la convenienza risulta ampiamente motivata, se si pensa alla dimensione del gruppo d’acquisto diocesano;
  • a tale convenienza va attribuito inoltre una valenza aggiuntiva, poiché ottenuta confrontando una fornitura 100% da fonte rinnovabile (tipologia di norma più pregiata e quindi più costosa) con forniture tradizionali.

Nei due anni di attività del gruppo di acquisto energia elettrica si è passati dai 683mila kWh del 2017 (per una spesa complessiva di 174 mila euro e 1.574 bollette emesse) ai circa 2,5 milioni di kWh del 2018 (per una spesa complessiva di 668 mila euro e 4.022 bollette emesse).

Quello del gruppo di acquisto energia elettrica è uno dei tasselli di un’attenzione globale alla cura e alla custodia della terra a cui ci richiama la Bibbia e che papa Francesco ha ribadito a gran voce con l’enciclica Laudato Si’.

«Non c’è tema umano che non sia toccato dalla luce del Vangelo di Gesù – ricorda don Marco Cagol, vicario episcopale per i rapporti con il territorio – il lavoro, l’economia, la concezione dell’essere umano con tutte le sue implicazioni riguardanti la vita, la relazione con il creato, ecc. Con l’enciclica Laudato Si’ il Papa ci ha invitato a considerare come chiave odierna per affrontare le emergenze di questo tempo, il paradigma dell’ecologia integrale, intesa non come questione ambientale (visione riduttiva) ma come l’equilibrio delle nostre relazioni con gli altri, con sé stessi, con Dio, e con il creato, nella convinzione che l’una influenzi l’altra. Egli parla proprio della necessità di “recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con sé stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio” (LS 210). Certo, molte considerazioni sono dedicate alla problematica della relazione con il creato, ma la chiave è sempre quella relazionale, perché tutto è connesso (cfr. LS 91 e 240), tutto si tiene. Ciò che è ingiustizia tra gli uomini e i popoli influisce sul creato, e viceversa».

«Inoltre – prosegue Cagol – quella della Diocesi di Padova è scelta che contiene anche un valore di condivisione, perché crea un legame ancora più stretto e solidale tra parrocchie, dove essere uniti, dà forza. È un risvolto pratico dell’essere Chiesa, che forse non abbiamo mai più di tanto considerato. Una diffusione di questo genere, su decine e decine di parrocchie, ha forse la forza di diventare anche una provocazione culturale, di conoscenza, che può stimolare anche altri soggetti, oltre che le persone fisiche, a compiere tali scelte, spingendo dal lato dei consumatori a quella “conversione ecologica” di tante nostre piccole e grandi abitudini, conversione che non può che essere “comunitaria” (LS 219)».

Quella dell’energia rinnovabile è un piccolo tassello in un mosaico che vede numerose e altre riflessioni in corso che provocano la Chiesa e la società tutta: dalle scelte dei consumi agli investimenti, dall’urbanistica ai processi decisionali, dalla sostenibilità ambientale alla sostenibilità economica.

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Don Fabrizio Bortolami è tornato al Padre

È mancato nel pomeriggio di venerdì 7 giugno, all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano (Pd), don Fabrizio Bortolami. Nato a Monselice il 14 settembre 1952, è stato ordinato prete il 5 giugno 1977. Il primo incarico lo vede cooperatore alla Madonna Pellegrina in Padova fino al giugno 1980, quando viene destinato alla missione diocesana in Kenya (diocesi di Nyahururu) e nella quale rimane per 10 anni.
Nel 1990 torna provvisoriamente alla Madonna Pellegrina, prima di essere nominato parroco di Mandriola nel novembre dell’anno successivo. Nell’autunno 2000 è nominato parroco di Bigolino e San Giovanni di Valdobbiadene. Nel 2013 è parroco moderatore dell’unità pastorale di Cinto Euganeo, dove rimane due anni.
Tra il 2015 e il 2016 collabora con preti, religiosi e laici alle prime attività di cura pastorale verso i richiedenti asilo dei campi di San Siro e Conetta, prima dell’arrivo di padre Lorenzo Snider.
Nell’ottobre 2016 viene nominato collaboratore dell’unità pastorale di Sant’Urbano, dove rimane fino al febbraio 2018, quando la situazione fisica lo costringe a chiedere ospitalità all’Opera della Provvidenza di Sarmeola.

I funerali saranno celebrati mercoledì 12 giugno alle ore 15.30 nel duomo di Monselice (Pd).

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Parrocchia senza preti – Dalla crisi delle vocazioni alla rinnovata ministerialità laicale

Il calo numerico del clero e il sempre più frequente accorpamento di parrocchie, unitamente all’affidamento delle stesse secondo il diritto canonico, sono problematiche che interessano sempre più anche la Chiesa cattolica italiana. Il Centro di Orientamento Pastorale (COP), attento alla “parrocchia” e ai segni dei tempi che ne auspicano la “riformulazione”, ha pensato di dedicare la sua 69a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale a “Parrocchia senza preti – Dalla crisi delle vocazioni alla rinnovata ministerialità laicale”. L’evento, che si terrà a Torreglia (Padova) dal 24 al 27 giugno 2019 presso il Centro di spiritualità “Villa Immacolata”, è rivolto agli operatori pastorali delle diocesi italiane, ovvero a vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi o religiose, seminaristi e laici.

«Lo sconvolgimento delle parrocchie che sta avvenendo ormai in tutte le regioni italiane – se è vero che è iniziato per la mancanza di preti, sempre più in numero non sufficiente per tutte le parrocchie italiane –, rischia di essere percepito solo in funzione di una copertura del fabbisogno – afferma mons. Domenico Sigalini, vescovo e presidente del COP. Il COP, soprattutto attraverso la sua rivista “Orientamenti Pastorali” (EDB), da più di venti anni è impegnato invece a far vedere che la scelta di accorpamento di parrocchie è per una Chiesa più missionaria, più partecipata per la corresponsabilità dei laici, e per una Chiesa in uscita, come sempre ci stimola ad essere papa Francesco. Per questo la nostra Settimana ha come sottotitolo, e quindi come intenzione globale, lo studio e la proposta di una rinnovata ministerialità laicale. Il battezzato – evidenzia il vescovo – proprio in virtù del suo battesimo, è chiamato a diventare corresponsabile, con il ministero presbiterale, della vita della comunità cristiana». Il vescovo aggiunge: «La settimana di aggiornamento pastorale vuole essere momento di riflessione, di analisi di modelli pastorali e del vissuto, di progettazione di concrete prassi: risulterà utile, la partecipazione di quanti già hanno avviato esperienze in questa prospettiva. Una partecipazione in loco, ma anche digitale: ci si potrà, infatti, avvalere del sito della settimana per scrivere esperienze ed opinioni che potranno essere condivise nel corso dei lavori».

La settimana vedrà tra i suoi relatori principali il sociologo Franco Garelli (su “La condizione del clero in Italia, oggi”), l’ecclesiologo Giovanni Tangorra (su “Quale Chiesa in una Chiesa senza preti?”), il pastoralista Luca Bressan (su “Oltre il ‘calo numerico’: quale figura di prete?”), e Leopoldo Voltan (su “La spiritualità del nuovo operatore pastorale”). I tre focus di approfondimento saranno affidati a Giovanni Villata, Assunta Steccanella, e Livio Tonello; momento di novità e di sorpresa, sarà la serata culturale. I lavori saranno moderati dal pastoralista Antonio Mastantuono.

 

Per info e iscrizioni www.centroorientamentopastorale.it

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Festa della Missione 2019: Seminatori di cambiamento

Seminatori di cambiamento è lo slogan scelto per la Festa della Missione, che si terrà domenica 9 giugno dalle 15.30 alle 19 all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola (via della Provvidenza 68 – Rubano). Appuntamento annuale, organizzato dall’Ufficio missionario diocesano, dedicato ai missionari in vacanza e a quelli rientrati definitivamente, ma anche a tutti gli animatori missionari, le associazioni e le realtà missionarie che operano in diocesi e – in modo speciale – per tutti i familiari dei missionari. È l’occasione per ritrovarsi, fare festa insieme e ringraziare per tutti i piccoli e grandi segni di bene e di speranza che abitano le nostre comunità, la nostra chiesa, il mondo intero.

Il pomeriggio inizierà con lo spettacolo teatrale “Il fiore del deserto. Annalena Tonelli, una via di speranza e di amore” (dedicato alla figura di Annalena Tonelli, missionaria laica, uccisa in Somalia nel 2003), proposto dalla Compagnia Quelli della Via, un gruppo di giovani emiliani che attraverso il teatro, la musica, il servizio e la preghiera cercano di vivere e di trasmettere un messaggio di fede, di speranza e di amore.

Seguiranno delle testimonianze di qualche missionario che ha cercato e cerca di essere seminatore di cambiamento lì dove vive e annuncia il Vangelo.

Durante la preghiera che concluderà la Festa ci sarà un momento dedicato ai giovani del percorso Viaggiare per condividere e dei diversi percorsi organizzati dagli Istituti Missionari che nei prossimi mesi faranno una breve esperienza nelle varie missioni.

 

fonte: ufficio stampa della diocesi di Padova

 

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