Ritorna il pop/rock cristiano a Padova con il cantautore Marco Tanduo

Dopo il pienone al Teatro Don Bosco lo scorso 23 giugno, Marco Tanduo e la sua band riproporranno alla sagra di Sant’Agostino di Albignasego (Pd) domenica 26 agosto a partire dalle ore 21.30 (ingresso libero) il nuovo album “Ti dà la vita”, una proposta che si aggiunge a una serie di lavori realizzati in precedenza che fanno parte di unico progetto di evangelizzazione attraverso la musica iniziato dieci anni fa. “Dopo i benefici ottenuti grazie a una conversione di fede più profonda – racconta Marconon ho più potuto rimanere indifferente a quella frase nel Vangelo: “Andate in tutto il mondo a portare la buona notizia”. Da qui è partito il mio grazie a Dio e il desiderio di Annuncio per tante persone che stanno aspettando di incontrare Gesù nel proprio cuore per dare una svolta vitale alla propria vita”.

Il progetto per il nuovo cd è iniziato a luglio 2016. La caratteristica dei testi delle canzoni è di raccontare del cristiano di oggi cercando di addentrarsi nella sua quotidianità e di far riflettere sull’importanza di ascoltare il proprio mondo interiore per incontrare Dio nel cuore e attingere da Lui energia vitale. Lo stile del disco è decisamente pop ma con alcune sfumature rock molto attuale con nuovi arrangiamenti rispetto al precedente disco “Soli Mai” uscito a novembre 2015. Il disco non gode del supporto di alcuna etichetta discografica ma è un’autoproduzione dove tutti i membri della band hanno dato il proprio contributo professionale per la realizzazione del progetto: Marco per le musiche e i testi, Andrea Lion e Andrea Badan, rispettivamente chitarrista e tastierista della band, per la produzione artistica; Simone Schiavon che oltre a suonare il basso e a comporre il testo della canzone “Unico” si è occupato del il progetto grafico; Denis Centanin per le parti di batteria e Lorenzo Faggin per completare le parti di chitarra elettrica.

Ti dà la vita” è composto da 10 brani dal sound molto moderno e accattivante con una buona dose di elettronica che si fonde con gli strumenti acustici e sarà presentato nel tour 2018 nelle seguenti date:

15 settembre – Tombelle – Ve

22 settembre – Bitonto – Ba

23 settembre – Bari

28 settembre – Camposampiero – Pd

29 settembre – Tombolo – Pd

26 ottobre – Cittadella – Pd

 

Per info: www.marcotanduo.com

 

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XXVª Settimana biblica diocesana

Si svolgerà tra il 27 e il 31 agosto a Torreglia a Villa Immacolata in via Monte Rua 4 a XXVª Settimana biblica che quest’anno avrà come tema “Libertà e discernimento: la lettera ai Galati“.

La Settimana è rivolta a tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Sacra Scrittura. È una proposta qualificata per animatori biblici parrocchiali, catechisti dei ragazzi e degli adulti, insegnanti di religione, operatori pastorali.

La proposta della settimana è quella di offrire saggi di lettura, ma anche dare la possibilità di esercitarsi insieme nell’approfondimento del testo biblico, così da imparare un metodo e conoscere gli strumenti che permettano una lettura personale o comunitaria proficua.

Il testo biblico sarà approfondito sia attraverso le relazioni dei biblisti sia con i lavori di gruppo. Saranno tre le tipologie di gruppi:

▪Esegetico: per imparare ed esercitarsi ad una lettura esegetica

▪Spirituale: per imparare ed esercitarsi ad una lettura orante

▪Didattico: per imparare ed esercitarsi ad una lettura dinamica (pensato per gli insegnanti di religione)

Per informazioni: telefono 333.3946657, settimanabiblica.diocesipadova@gmail.com

Evento patrocinato dall’Associazione Biblica Italiana e dalla diocesi di Padova.

 

In allegato il depliant dell’appuntamento

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10 anni indimenticabili!

Don Giampaolo Assiso, missionario fidei donum per 10 anni in Ecuador, rientra in diocesi dopo 5 anni di servizio nella periferia della diocesi di Quito e altrettanti nella più recente esperienza missionaria della diocesi di Padova a San Jacinto de Yaguachi. Al suo arrivo scrive all’ufficio missionario diocesano.


10 anni di Ecuador non si possono dimenticare, anzi non si devono dimenticare. 

A quasi due mesi dal mio ritorno, non passa giorno che non mi ricordi della fantastica esperienza missionaria che ho vissuto in Ecuador, 5 anni nella città di Quito nella parrocchia periferica di San Lucas, 5 anni nella periferia di Guayaquil, nella città di Duran, come primo parroco della parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nel quartiere dell’Arbolito.

Ciò che mi manca maggiormente sono i bambini. Anche se la nostalgia ancora non mi attanaglia, mi da tristezza andare per le strade italiane e non vedere, anzi non essere travolto dalle centinaia di bambini che vivono nelle strade dell’Ecuador ed in particolare dell’Arbolito, che schiamazzano, che ti salutano gridando, che ti abbracciano.

Ieri sera nel mio paese di Villa del Conte, c’è stato il palio delle contrade e c’era il gioco della mela, che consisteva nell’addentare alcune mele e portarle, senza usare le mani, da un secchio all’altro.

Al fischio che ha segnalato la fine del gioco, alcuni incaricati hanno raccolto tutte queste mele addentate e le hanno gettate nei bidoni della spazzatura.

Se fossimo stati in Ecuador, a quel fischio tutti i bambini presenti si sarebbero catapultati sulle mele e, anche se erano state addentate da qualcun altro, le avrebbero mangiate molto volentieri.

Di questi episodi durante il giorno ne vedo tanti e nel mio cuore è facile che nascano dei confronti, perché veramente sono venuto a vivere in un altro mondo, si tratta davvero di mondi molto diversi.

Però ora il Signore mi chiede di vivere qui, in questo mondo, nella parrocchia che il vescovo mi indicherà, senza dimenticare le indicazioni, le esperienze, le ricchezze che ho accumulato e vissuto nell’esperienza missionaria in America Latina.

Non posso tacere quello che ho visto e toccato con mano, anzi lo potrò annunciare con gioia a tutti, perché tutti siamo figli di Dio, figli di un unico Padre, anche se riceviamo di fatto un trattamento diverso.

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Sobrietà digitale per le vittime di Genova

L’atteggiamento spirituale che -a mio parere- più si addice di fronte a gravi tragedie come quella accaduta a Genova nel crollo del ponte Morandi è il silenzio, sia per i credenti che per atei e agnostici.

Privarci delle parole significa innanzitutto ascoltare i moti dell’anima, le domande che si fanno largo tra le pieghe inesplorate del profondo, i gemiti provocati dalla compassione e dalla pietà religiosa, per chi la conserva.

L’assenza di suono equivale a fermarsi sulla soglia del dolore altrui, accarezzandolo con empatia e rispettandone, nel contempo, la dimensione intima e insondabile.

La preghiera, per chi la vive e la valorizza, può esprimersi anche nella pratica muta dell’adorazione e colloquio interiore con Dio.

Un silenzio che può tradursi in sobrietà digitale, nuova forma di rispetto richiamata da una dimensione etica non ancora sufficientemente esplorata e resa propria.

Non sempre è possibile esimersi dal confronto in Rete ma auspico e faccio appello a quanti sentono questo dovere di coscienza di contribuire a silenziare il più possibile le esecrabili fake news sorte sui gravi fatti di Genova, le bufale che inquinano la nuda verità dei fatti, le polemiche sterili che nulla aggiungono e nulla sottraggono all’accaduto.

Ne abbiamo trattato in vari contesti, siamo arrivati anche ad elaborare una dichrazione etica su questi temi. Ora è tempo di agire sottraendo le parole, se non necessarie, o a chi ne fa uso improprio.

Marco Sanavio

Direttore www.diocesipadova.it

Foto: Agensir.it

 


 

DICHIARAZIONE DI PADOVA SULL’ETICA DEL DIGITALE

La dimensione onlife del nostro quotidiano, che supera l’iniziale distinzione tra esperienza online e offline, sta modificando gradualmente ma significativamente le nostre persone e il nostro approccio al mondo. La rete Internet e la tecnologia promettevano di liberarci dalle catene del lavoro e dei regimi, non di fare business con le nostre identità. Ciononostante nutriamo sentimenti positivi e di speranza e, al tempo stesso, di seria preoccupazione per quanto sta accadendo.

Ecco perché, su questa premessa, i sottoscrittori della Dichiarazione di Padova fissano sei principi, che vogliono essere un minimo comune denominatore che nasce dal basso, sperando diventino presto una forte traccia verso questo nuovo orizzonte dell’etica:

1. Riteniamo opportuno riflettere e fare il possibile per controllare e governare i nostri comportamenti anche all’interno dell’infosfera così che la responsabilità sulle nostre parole, azioni e silenzi sia piena anche nelle mediazioni elettroniche e tecnologiche. In questa prospettiva chiediamo con forza che, nelle interazioni mediate dal digitale, siano sempre garantiti il rispetto della persona e della sua reputazione e respingiamo con forza ogni tentativo di ledere questo diritto inalienabile.

2. La dimensione digitale del nostro quotidiano non è costituita solamente dalla rete Internet ma comprende, solo per elencare alcuni esempi, il vasto continente della videoludica, l’ambito dell’informazione, l’integrazione con gli oggetti di uso quotidiano (IOT), la domotica, i servizi pubblici offerti dalle smart cities, la robotica, la telepresenza, l’automazione del lavoro. Per questo sviluppare un’etica dell’ambiente digitale significa attivare una riflessione costante e un senso di responsabilità su un vasto spettro di interazioni quotidiane che ci interpellano molto concretamente sin d’ora e non in un futuro indefinito.

3. Avvertiamo il dovere di elaborare insieme, condividere e tutelare un sapere a servizio dell’uomo, soprattutto per i più piccoli che osservano il nostro comportamento per trarne indicazioni etiche per sé e per il futuro. Essere corretti e coerenti, mettendo al centro il bene comune, restituisce a noi integrità e maggiore dignità e può sostenere i più giovani nella propria educazione della coscienza e nell’operare scelte per il bene comune.

4. Siamo consapevoli che la ricerca della verità, pur rimanendo una tensione ideale mai pienamente raggiunta, ci impegna in una costante attività volta a sgretolare pregiudizi e precomprensioni e ci stimola ad una maggiore responsabilità nell’accogliere ogni informazione pubblicata nell’infosfera e al costante rispetto di qualsiasi persona, anche nelle sue estensioni di presenza nella mediazione digitale.

5. I dati genetici, biometrici e qualsiasi altra informazione sensibile relativa a ciascun individuo fanno parte di un patrimonio personale che deve essere tutelato con le maggiori garanzie possibili, soprattutto quando si tratta di minori e anziani che spesso sono carenti degli strumenti necessari per difendere e proteggere i propri dati personali a volte carpiti anche inconsapevolmente.

6. Avvertiamo che quanto è stato fatto finora per l’educazione delle coscienze nell’abitare l’ambiente digitale è significativo ma non è abbastanza. 
Lanciamo quindi l’appello a tutte le agenzie formative, alle istituzioni, alle organizzazioni, alle aziende, alle religioni e alle loro guide e a quanti hanno a cuore la formazione dei più giovani perché ci si adoperi con creatività e vigore in un’opera di educazione delle coscienze e di formazione generale che abbia sempre come orizzonte la promozione e il rispetto del bene comune e di ogni essere umano in tutte le sue espressioni ed estensioni di presenza all’interno dell’ambiente digitale.

Padova, 12 maggio 2018

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I giovani del Sinodo in prima pagina

Certo, potrà anche essere complice la settimana di Ferragosto, fatto sta che uno scatto fortunato partito dallo smartphone di don Paolo Zaramella, il responsabile del Sinodo dei giovani di Padova, è finito in prima pagina su un quotidiano locale. L’immagine è ben composta, rispetta la regola dei terzi, presenta un primo piano chiaro e, nello sfondo, completa la narrazione dell’evento.

Gli elementi chiave, sorprendentemente, ci sono tutti nel medesimo scatto: l’espressione e la prossemica intensa dei due giovani in primo piano, il richiamo al Sinodo dei Giovani di Padova, il claim tratto dal vangelo di Luca, il logo dell’evento romano e del Servizio nazionale di pastorale giovanile sui cappelli e colui che ha convocato i giovani al Circo Massimo sullo schermo in lontananza, papa Francesco. La luce che proviene da destra se, da un lato, provoca qualche problema all’esposizione della foto, dall’altro le dona un’aura spirituale e accentua i profili.

Sono di mestiere e conosco bene il valore e la necessità del lavoro di professionisti ma ritengo anche che spesso ci sia una sopravvalutazione del loro operato e un po’ di retorica nel difendere la categoria. Conquistare la prima pagina con una foto amatoriale non è da tutti, mette in luce ciò che più conta, condensando in pochi elementi esseziali il cammino di un paio d’anni. In ogni caso questo è uno scatto di grande efficacia e, soprattutto, una riuscitissima operazione di brand positioning a costo zero, come la foto del resto, pubblicata nel profilo Facebook “Giovani Padova”.

Mentre la stampa locale era concentrata sull’incontro padovano che ha preceduto la parenza dei giovani, loro stessi hanno saputo raccontarsi autonomamente attraverso gli schermi digitali, accrescendo quell’operazione di growth hacking che ha permesso alla comunicazione del Sinodo padovano di ottenere tanto con risorse limitate. Complimenti giovani del Sinodo, bel colpo!

Marco Sanavio

Direttore www.giovanipadova.it

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500 giovani della diocesi a Roma “per mille strade”

Più di ducento giovani si sono messi in cammino lungo sette diversi percorsi a piedi per poi unirsi ad altri 300 coetanei e raggiungere insieme Roma in pullman per il primo incontro di papa Francesco con i giovani italiani (11-12 agosto) dal titolo “Siamo qui”.
A Roma si ritroveranno in migliaia, provenienti da ogni parte d’Italia, molti di questi giovani avranno vissuto l’esperienza proposta dalla Pastorale dei Giovani nazionale “Per mille strade, ossia vivere un’esperienza di cammino a piedi per lo più nel territorio della propria diocesi o verso Roma.
Da Padova sono giunti a Roma 500 giovani in 10 pullman con il coordinamento della Pastorale dei Giovani diocesana e molti altri si sono organizzati in gruppi autonomi. Per la due giorni romana saranno ospitati nei locali di cinque parrocchie della zona Tiburtina. La partenza per la capitale è avvenuta venerdì 10 agosto a mezzogiorno dopo un momento di preghiera, testimonianza e benedizione in Basilica del Santo insieme al vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla e al rettore del santuario antoniano padre Oliviero Svanera.
Ma prima di Roma e dell’incontro con papa Francesco metà di questi giovani hanno vissuto la proposta dei “cammini”: pellegrinaggi a piedi  lungo sette cammini pensati per gruppi che vanno dai 12 agli 80 partecipanti e per percorsi di varia lunghezza. Un’occasione che ha permettesso ai giovani di vivere l’esperienza del cammino/pellegrinaggio, con i suoi elementi di distacco, fatica, solitudine, relazione con gli altri, tradizione, preghiera, ma anche conoscenza di luoghi del territorio e scoperta di santi e beati locali.
Tutti i cammini sono illustrati nel sito www.giovanipadova.it.
(Foto: don Leopoldo Zanon)

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Don Alessandro Minarello è tornato alla casa del Padre

Don Alessandro Minarello, arciprete di Dolo (Ve) dal 2012, è mancato nella notte, all’ospedale di Mirano (Ve), dopo un repentino aggravamento della malattia che negli ultimi giorni aveva fatto precipitare le sue condizioni. Un male aggressivo che si era palesato solo recentemente (lo scorso giugno), proprio nei giorni in cui era stato riconfermato per un altro quinquennio nel servizio di vicario foraneo.

Don Minarello era sacerdote molto noto e stimato per le sue qualità umane e per l’attenzione con cui aveva prestato il suo ministero nei diversi servizi a cui era stato chiamato. La sua perdita lascia un grande vuoto in tutta la comunità diocesana e tra i preti, molti dei quali l’hanno avuto come direttore spirituale in Seminario Maggiore.

Don Alessandro, classe 1948, era nato il 2 agosto a Padova, dove era cresciuto nella parrocchia di San Gregorio Magno. Ordinato il 6 giugno 1976, mosse i suoi primi passi da diacono prima (1975-76) e da novello presbitero poi come cooperatore parrocchiale (1976-79) nella parrocchia di San Martino a Cazzago di Pianiga. Nel 1979 torna in Seminario Maggiore come assistente dei seminaristi e vi rimarrà fino al 1990. In questi anni è anche segretario della Commissione diocesana per la Liturgia e la musica Sacra (dal 1982) e segretario dell’Ufficio diocesano per la Liturgia (dal 1985).

Dal 1990 al 1992 è cerimoniere e segretario del vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo. La sua esperienza in seminario riprende negli anni Novanta: come padre spirituale dei Seminaristi (dal 1992), direttore del Centro diocesano vocazioni (dal 2000) e coordinatore della formazione dei preti giovani.

Dopo questa lunga esperienza nel campo della formazione dei seminaristi e dei giovani preti viene nominato arciprete della comunità di San Michele Arcangelo di Selvazzano Dentro (Pd) dove rimane per dieci anni prima di essere inviato nella comunità di San Rocco di Dolo (2012-2018).

Nel quinquennio 2013-2018 è stato vicario foraneo per il vicariato di Dolo.

Venerdì 10 agosto, alle ore 19 nel duomo di Dolo, si pregherà per don Minarello con la recita del rosario, mentre domenica 12 agosto alle ore 16.30 sempre a Dolo ci sarà una veglia di preghiera. La salma sarà poi trasportata lunedì 13 agosto nella chiesa di San Gregorio Magno a Padova (dalle ore 16), sua parrocchia natale. E in serata, alle ore 20.30, ci sarà la preghiera del rosario.

La celebrazione delle esequie, presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, sarà martedì 14 agosto alle ore 10 nella chiesa di Dolo (Ve).


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