Quaresima 2015 – Nelle nostre case

Proponiamo tre diversi strumenti attraverso i quali vivere questo periodo:

  • Un attimo di pace.
    Possiamo ricevere un commento al vangelo di ogni giorno via email, sms o con un’apposita applicazione. Iscriversi su www.unattimodipace.it
  • Dall’Alba al Tramonto.
    Saranno disponibili più copie del numero del mese di marzo. E’ un agile strumento che offre:

    • il vangelo del giorno
    • un breve commento
    • dei brani di riflessione su un tema diverso ogni mese.

    E’ un modo per trovare uno spazio personale o in famiglia per leggere la Bibbia e meditare.

  • Con Gesù nella notte.
    E’ una proposta che da molti anni viene fatta nella nostra Diocesi: pregare nel cuore della notte, in particolare per le vocazioni al sacerdozio. Per ogni mese il Seminario prepara e diffonde tramite la rivista Cor Cordis una traccia per la preghiera. Si può trovare in fondo alla chiesa.

 

La parrocchia sei tu

La quaresima inizia là dove sei

Quando vedi il Centro Parrocchiale chiuso e vorresti che fosse aperto ricordati che: la parrocchia sei tu. Quando racconti che a Torreglia c’è ancora l’Azione Cattolica, ricordati che la parrocchia sei tu. Quando vieni a Messa e vorresti che fosse migliore ricordati che: la parrocchia sei tu. Quando vedi che vengono celebrate sei Messe ogni domenica, ricordati che la parrocchia sei tu. Quando ti lamenti perché mancano delle cose che vorresti trovare, ricordati che la parrocchia sei tu. Quando puoi partecipare ben due volte all’anno a una festa della comunità, ricordati che la parrocchia sei tu. Quando ti accorgi di una cosa che andrebbe fatta e hai già detto: “Bisognerebbe che qualcuno …”, ricordati che: la parrocchia sei tu. Quando pensi che ogni estate vengono proposti molti campiscuola, ricordati che la parrocchia sei tu. Ogni volta che usi più di due volte la terza persona singolare o plurale: “Qualcuno potrebbe … Quelli potrebbero fare …” ricordati che la parrocchia sei tu. Quando … (continua tu con le risorse e le fatiche).

Ogni cammino inizia con un passo, continua con un passo, termina con un passo. Ogni passo, decisione e azione iniziano sempre là dove sei, così come sei. Puoi dire agli altri di vivere la quaresima, cioè di cambiare, ma è impossibile che tu ti sostituisca a loro nella gioia impegnativa di rinnovarsi. Puoi decidere invece di partire da te stesso, questo è il vero potere che ti è dato. Forse l’unico. Si può vivere la vita e la fede parlando in terza persona, parlando ‘di Dio’, ‘della Chiesa’, ‘della parrocchia’, ‘del mondo’. In questo modo nessuno è responsabile e c’è una distanza tra noi e ‘quello o quell’altro’ di cui parliamo. Si può invece vivere la vita e la fede in prima persona, quando parlo ‘a Dio’, ‘nella Chiesa’, ‘nella parrocchia’, ‘nel mondo’. In questo modo sono esposto, sono direttamente coinvolto e responsabile, sono dentro: sto parlando anche di me, invece di un altro.

Buona Quaresima dunque, cominciando proprio da ciò di cui a volte ti ricordi e di cui a volte ti dimentichi.

Quaresima 2015

Download (PDF, Sconosciuto)

La pace e l’ipocrisia. Impegno o abitudine?

La rinuncia al segno di pace: una scelta per la Quaresima

 

Facciamo molte cose semplicemente perché: «Le abbiamo sempre fatte così…». L’abitudine può rendere ‘normali’ delle cose ‘straordinarie’, può ‘appiattire’ delle cose ‘alte’. L’abitudine può ‘svuotare’ anche cose ‘piene di senso’. Tutto è esposto a questo    rischio. È importante dunque creare delle interruzioni per rompere dei ‘modi di fare’, rinnovare le convinzioni e il significato: cambiare e camminare, invece di «fare come  abbiamo sempre fatto». Viviamo anche molte cose della fede come abbiamo imparato a viverle, senza cambiamenti, anzi un po’ infastiditi da possibili novità che disturbano comportamenti automatici.

Ogni anno la Quaresima, il Mercoledì delle Ceneri, inizia con delle parole esigenti di Gesù contro l’ipocrisia (Matteo 6,1-6.16-18). Niente elemosina, niente preghiera, niente digiuno per farsi vedere, ma solo senza ipocrisia, alla ricerca unicamente dello sguardo del Padre, incuranti di quello delle persone.

La sapienza della liturgia cristiana propone giustamente dei gesti facoltativi per    evitare il rischio di svuotarli. Tra questi c’è lo scambio di un segno di pace prima della comunione. Nel Messale Romano c’è scritto: Se si ritiene opportuno, il diacono, o il sacerdote aggiunge: «Scambiatevi un segno di pace». Se si ritiene opportuno… quindi è un gesto da vivere con consapevolezza, senza abitudine, senza obbligo, proprio perché sia          significativo, perché esprima il cammino di tutti verso la pace.

«Pace a voi!»: la pace è un dono del Signore Risorto. Ecco la proposta di rinunciare   allo scambio di un segno di pace durante tutto il tempo di Quaresima. Rinunciamo dunque a questo gesto per impegnarci ad accogliere il dono della pace (La pace del Signore sia sempre con voi) e a invocarlo sempre (Agnello di Dio… dona a noi la pace), per        viverlo ogni giorno, con gesti di pace. Nella verità, con impegno, senza abitudine.

Come si evangelizza?

Alcuni spunti da una Lettera del 2003 del card. Carlo Maria Martini, Alzati, va’ a Ninive, la grande città, alla chiesa di Milano. Si evangelizza in molti modi. Tenendo presenti gli esempi contenuti nel Nuovo Testamento, possiamo distinguere i seguenti:

  • Evangelizzare per proclamazione: è il modo di Gesù che “si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,14-15). La proclamazione non è però limitata alle occasioni pubbliche. Può avvenire anche nel dialogo fraterno, come quello di Gesù con la samaritana (Gv 4) o con i discepoli di Emmaus (Lc 24).
  • Evangelizzare per convocazione: è l’andare a chiamare tutti al banchetto, come fanno i servi della parabola: “Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze” (Mt 22,9).
  • Evangelizzare per attrazione: così fa la prima comunità di Gerusalemme che, anche senza inviare missionari, vede accorrere “la folla dalle città vicine a Gerusalemme” (Al 5,16).
  • Evangelizzare per irradiazione: come la lampada sul candeliere o la città sul monte “perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16), 0 “come una lampada che arde e risplende”, alla cui luce ci si rallegra (cf. Gv 5,35). Si evangelizza con una “condotta irreprensibile tra i pagani, perché… al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio” (1Pt 2,12).
  • Evangelizzare per contagio (è una sfumatura del modo precedente): come una lampada si      accende da un’altra lampada, come un sorriso genera un altro sorriso. Può essere da persona a persona, da gruppo a gruppo, da gruppo a persone singole che sono contagiate dalla fede gioiosa di una comunità: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” (Lc 12,49). “Anche se alcuni si rifiutano di credere alla Parola” possono “senza bisogno di parole essere conquistati considerando la vostra condotta”.
  • Evangelizzare per lievitazione: è un modo meno appariscente, più lento e nascosto, come “il lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina porche tutta si fermenti” (Mi 13,33). Questo modo vale in particolare per la “evangelizzazione delle culture”. Tutti questi    diversi modi non si distinguono sempre adeguatamente e si integrano a vicenda.

2015: anno della vita consacrata

L’Anno della Vita Consacrata non riguarda soltanto le persone consacrate, ma la Chiesa intera. Mi rivolgo così a tutto il popolo cristiano perché prenda sempre più consapevolezza del dono che è la presenza di tante consacrate e consacrati, eredi di grandi santi che hanno fatto la storia del cristianesimo. Cosa sarebbe la Chiesa senza san Benedetto e san Basilio, senza sant’Agostino e san Bernardo, senza san Francesco e san Domenico, senza sant’Ignazio di Loyola e santa Teresa d’Avila, senza sant’Angela Merici e san Vincenzo de Paoli. L’elenco si farebbe quasi infinito, fino a san Giovanni Bosco, alla beata Teresa di Calcutta? Il beato Paolo VI affermava: «Senza questo segno concreto, la carità che anima l’intera Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del vangelo di smussarsi, il “sale” della fede di diluirsi in un mondo in fase di secolarizzazione».

Invito dunque tutte le comunità cristiane a vivere questo Anno anzitutto per ringraziare il Signore e fare memoria grata dei doni ricevuti e che tuttora riceviamo per mezzo della santità dei Fondatori e delle Fondatrici e della fedeltà di tanti consacrati al proprio carisma. Vi invito tutti a stringervi attorno alle persone consacrate, a gioire con loro, a condividere le loro difficoltà, a collaborare con esse, nella misura del possibile, per il perseguimento del loro ministero e della loro opera, che sono poi quelli dell’intera Chiesa. Fate sentire loro l’affetto e il calore di tutto il popolo cristiano.

Benedico il Signore per la felice coincidenza dell’Anno della Vita Consacrata con il Sinodo sulla famiglia. Famiglia e vita consacrata sono vocazioni portatrici di ricchezza e grazia per tutti, spazi di umanizzazione nella costruzione di relazioni vitali, luoghi di    evangelizzazione. Ci si può aiutare gli uni gli altri.

  • Ogni anno il 2 febbraio, nella festa della Presentazione al tempio di Gesù,  preghiamo in modo particolare per tutti i religiosi e religiose del mondo.