Messaggio per la festa di San Benedetto, abate, patrono d’Europa

Carissimi fratelli e sorelle,

la festa di San Benedetto ci è propizia per raggiungervi con questo messaggio scritto a più mani e portatore di un grande desiderio di pace.

In questo modo vogliamo arricchire del carisma benedettino la nostra Chiesa diocesana e con essa il suo territorio. Pax infatti è motto benedettino e “pacis nuntius”, messaggero di pace, è uno dei titoli di San Benedetto che San Paolo VI ricorda nell’omonima lettera apostolica con la quale il 24 ottobre 1964 dichiarava il Santo da Norcia Patrono d’Europa.

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina stiamo percependo il valore della pace in modo ancora più urgente e vitale. Quando le guerre sono lontane, si può far finta di niente e si può parlare di pace senza coglierne a pieno il significato e la portata. In questi mesi non è così: la guerra è vicina a noi e stiamo comprendendo che creare pace è un processo molto complesso. Il rischio è desiderare la pace scegliendo il paradosso di perseguirla facendo la guerra. La pace non può mai darsi per garantita, né per scontata, ma richiede di vigilare e lavorare costantemente per essa. Va costruita giorno per giorno in noi stessi e nella comunità a cui apparteniamo.

Volere la pace e operare per la pace sono passi diversi. Come ci ricorda il Vangelo, «beati» sono gli operatori di pace (Mt 5,9) e non quelli che semplicemente la desiderano senza operare in loro e fuori di loro per costruirla.

La cura della pace infatti richiede l’esercizio delle virtù e il concorso di più virtù. Richiede cioè di lavorare in noi stessi e su noi stessi, per acquisire innanzitutto l’umiltà, la mitezza e la pazienza; richiede la conversione interiore di ciascuno, presupposto per il perseguimento della pace sociale, se non si vuole, anche inconsapevolmente, adoperarsi per sostenere conflitti nascosti o addirittura guerre aperte. Operare per la pace è inseparabile dall’operare per la virtù della giustizia, per l’eticità delle soluzioni proposte, per la riconciliazione proattiva tra le parti che si contrappongono. Operazione non facile: siamo consapevoli che tutto questo ci espone alle reazioni di quanti vedono solo se stessi, le proprie ragioni e i propri interessi. Per questo se si sceglie la pace, è necessario crescere nella virtù del coraggio fino a saper affrontare, in modo pacifico, la viltà della guerra.

Notava San Paolo VI che la prima pace da cercare, anche rispetto agli altri, è la pace del cuore: quello stato d’animo di giustizia, bontà e serenità, che ci rende rispettosi e benevoli verso tutti, e toglie dal nostro animo quei sentimenti che interrompono la circolazione, almeno potenziale, dell’amore del prossimo. La pace esige una sua psicologia, un suo spirito morale, che prima di rivolgersi agli altri si riflette sopra colui che vuole esercitare la pace. Prima d’essere sociale la pace è personale (cfr. Paolo VI, Udienza Generale, 4 giugno 1975).

Luogo privilegiato di esercizio di pace è la comunità, sull’esempio della comunità benedettina. Proprio perché siamo persone e non individui, è nella comunità che ciascuno di noi scopre di essere essenzialmente relazione: con gli altri, con il Creato e con Dio. Così è nella comunità che impariamo a vivere questa relazione passando da un amore possessivo centrato su di noi a un amore espansivo centrato sull’Altro e su gli altri.

La comunione della comunità, l’unione sociale auspicabile, non ha come modello l’uniformità della sfera, ma la composizione plurale del poliedro (cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, 236). Si tratta cioè di giungere a un’unità nella diversità e a una comunione nella libertà, che esigono e propiziano la continua tensione tra particolare e universale, tra l’uno e il molteplice, tra il semplice e il complesso. L’unità della società, come nella comunità pensata da San Benedetto, non nasce da un comune background, ma da una volontà che s’impegna e si sforza di rinunciare all’individualismo e condivide valori che sceglie di perseguire attraverso mezzi comuni. Gli immancabili conflitti tra visioni diverse vanno risolti non nel sincretismo o nell’assorbimento (la sfera), ma giungendo a una composizione superiore che conserva in sé le potenzialità dei diversi piani inizialmente in contrasto (il poliedro).

Questo 11 luglio festeggiamo San Benedetto chiedendo la sua intercessione per divenire anche noi operatori di pace secondo il suo insegnamento, che conduce ad una pace integrale capace di abbracciare tutte le dimensioni della nostra vita, con particolare attenzione alla cura della “casa comune”, a cui ci richiama con evidenza la siccità che sta attanagliando il nostro paese e come ci rammenta il dramma consumatosi nei giorni scorsi sulla Marmolada, tragedia che trova radici nelle conseguenze del cambiamento climatico. Se ogni cittadino, ogni cittadina, e ogni Stato europeo saranno costruttori di pace, allora l’Europa potrà attendere alla costruzione di un futuro di pace, fondato su valori comuni, nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli presenti al suo interno e nel mondo.

+ Claudio Cipolla, Vescovo di Padova

Dom Giulio Pagnoni, Abate di Santa Giustina

Dom Stefano Visintin, Abate di Praglia

Madre Maria Chiara Paggiaro, Abbadessa di San Daniele

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LA TUA SECONDA VITA COMINCIA QUANDO CAPISCI…

La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola

Non è mai troppo tardi per essere felici

Ci sono giornate in cui tutto va storto. È così per Camille, quando sotto un incredibile diluvio si trova con l’auto in panne e senza la possibilità di chiamare nessuno. Tutte le sfortune del mondo sembrano concentrarsi su di lei. Ma Camille non sa che quello è il giorno che cambierà il suo destino per sempre.
Un uomo le offre il suo aiuto. Si chiama Claude, e si presenta come un «ambasciatore della felicità». Le dice che lui è in grado di dare una svolta alla vita delle persone. Camille sulle prime non dà peso alle sue parole. Eppure, riscoprire la bellezza delle piccole cose renderebbe tutto più facile: l’aiuterebbe ad andare di nuovo d’accordo con il figlio ribelle e a ritrovare la sintonia di un tempo con il marito.
Così decide di ricontattare Claude e di seguire le sue indicazioni. Per liberarsi delle caratteristiche negative c’è ogni giorno un semplice esercizio da compiere, un piccolo passo alla volta: ripercorrere le sensazioni di un momento felice, guardarsi allo specchio e farsi dei complimenti, contare tutte le volte che ci si lamenta durante la giornata. A volte basta solo ringraziare per quello che di buono accade, dal profumo del caffè la mattina a una realizzazione personale. Camille comincia a mettere in pratica questi consigli, e intorno e dentro di lei qualcosa succede. Con il sorriso sulle labbra, non è più così difficile parlare con suo figlio e riscoprire con suo marito i motivi per cui si erano scelti.
Ma c’è una cosa ancora più importante che Camille ha imparato. Non c’è felicità se non la si divide con qualcuno. Questo è davvero l’ultimo tassello per fare di ogni giorno un giorno speciale, di ogni istante un istante da ricordare.
Un debutto che è un caso editoriale unico. Con più di 200.000 copie vendute a pochi giorni dall’uscita, ha scalato le classifiche francesi solo grazie al passaparola. La stampa ha poi consacrato il suo successo. Un romanzo che cambia la vita. Un romanzo che insegna come per essere felici a volte basta solo cambiare prospettiva e ricordare la magia delle piccole cose, delle parole che scaldano il cuore. Perché se affrontata passo dopo passo, nessuna montagna è insormontabile. Si riesce sempre ad arrivare in cima.

Alcune note su Raphaëlle Giordano

Raphaëlle Giordano, scrittrice, artista, pittrice, coach di creatività, ha scritto il suo primo romanzo sul tema che le è più caro: l’arte di trasformare la propria vita per trovare la strada del benessere e della felicità.

Titolo  La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola  ISBN 9788811671060

Autore   Raphaëlle Giordano

Collana  NARRATORI MODERNI

Casa Editrice  GARZANTI genn. 2017

Aree tematiche Narrativa straniera

Dettagli 216 pagine, Cartonato

Prezzo di questa edizione cartacea 16,90€


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VERSO IL MATRIMONIO

A metà giugno scorso è uscito, a nome del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, un documento dal titolo: Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale. Orientamenti pastorali per le chiese particolari. Come al solito un documento corposo, che dichiara due obiettivi espliciti.
Il primo è quello di «esporre alcuni principi generali e una proposta pastorale concreta e complessiva, che ogni Chiesa locale è invitata a prendere in considerazione nell’elaborazione di un proprio itinerario catecumenale per la vita matrimoniale» (n. 2). Quindi linee guida generali, che ogni chiesa locale considererà come «un vestito che va cucito su misura per le persone che lo indosseranno (papa Francesco, nella prefazione), per ristrutturare la pastorale di accesso al sacramento del matrimonio.

La crisi della famiglia e del matrimonio è sotto gli occhi di tutti. Il documento vuole tentare di essere «un antidoto che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti» (prefazione). Perciò, così come all’epoca del concilio di Trento l’istituzione dei seminari cercò di ridare spessore e qualità alla vita sacerdotale, ora si tenta di fare lo stesso con gli sposi. È questo è già un elemento positivo, perché finalmente si recepisce e si cerca di colmare una discrepanza tra differenti vocazioni, che lo stesso Papa evidenzia: «La Chiesa è madre, e una madre non fa preferenze fra i figli. Non li tratta con disparità, dedica a tutti le stesse cure, le stesse attenzioni, lo stesso tempo. Dedicare tempo è segno di amore: se non dedichiamo tempo a una persona è segno che non le vogliamo bene. Questo mi viene in mente tante volte quando penso che la Chiesa dedica molto tempo, alcuni anni, alla preparazione dei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa, ma dedica poco tempo, solo alcune settimane, a coloro che si preparano al matrimonio. Come i sacerdoti e i consacrati, anche i coniugi sono figli della madre Chiesa, e una così grande differenza di trattamento non è giusta» (prefazione). Dunque, oltre alla cura che la Chiesa, nei suoi vari organismi e gradi, riserva alla formazione al sacerdozio, così è necessario che medesima cura e simile attenzione, almeno nelle intenzioni, sia riservata ai fidanzati, dimostrando davvero che non esistono ‘preferenze’ tra vocazioni.

Ma ad attirare la nostra attenzione è anche il secondo obiettivo dichiarato nel testo: «Solo riscoprendo il dono dell’essere cristiani – nuove creature, figli di Dio, amati e chiamati da Lui – è possibile un chiaro discernimento sul sacramento nuziale, in continuità con la propria identità battesimale e come realizzazione di una specifica chiamata di Dio» (n. 45). In altre parole ci si è resi conto che dietro la crisi della famiglia e del matrimonio c’è una vera e propria crisi di fede. Perciò, non si può dare per scontato che le coppie che chiedono il sacramento siano coppie che effettivamente vivono la fede in Cristo. Così accade, ed è esperienza diffusa tra gli operatori pastorali, che «coloro che si affacciano alla preparazione al matrimonio con una esperienza di fede molto approssimativa e senza partecipare attivamente alla vita ecclesiale” (n. 35), “[…] oltre a fare un primo discernimento nel fidanzamento, hanno bisogno di approfondire la propria identità battesimale” (n. 37). Per questo motivi il percorso proposto ha le forme tipiche del catecumenato, cioè del cammino di ingresso (o riscoperta) della fede.

Nel percorso proposto sono soprattutto la prima fase (pre-catecumenale) e il primo tempo (accoglienza) della fase catecumenale, ad essere pensate come «annuncio del kerygma, in modo che l’amore misericordioso di Cristo costituisca l’autentico “luogo spirituale” in cui una coppia viene accolta» (n. 38).

Bella idea, abbiamo pensato. Visto che ancora qualcuno entra in Chiesa per sposarsi, quale occasione migliore affinché ciò diventi una riscoperta della propria fede, qualora essa si sia un po’ sopita…. Ed è apprezzabile che, in questo tentativo, si ipotizzi di dover ricominciare proprio dal fondamento della fede: il kerygma, cioè l’esperienza di essere toccati dall’annuncio gioioso della morte e resurrezione di Cristo, esperienza che può cambiare profondamente la mia vita. Era questa già un’intuizione di Evangelli Gaudium, che non a caso è citata nella nota 18: «Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti (EG 164-165).
In realtà, da tempo la nostra pastorale sperimenta come le forme e i modi che abbiamo di evangelizzare non siano per nulla in grado di andare in questa direzione. E da qui poi la necessità, ormai dichiarata da tutti di una nuova evangelizzazione. Ma è pure evidente come proprio su questo la Chiesa sia ancora quasi tutta al palo, e le strade concrete di questo “secondo annuncio” (come ben lo definisce E. Biemmi) siano ancora molto difficili da tracciare.

Il documento sembra essere consapevole di questa situazione tanto da dire che: «si rende necessario un serio ripensamento del modo in cui nella Chiesa si accompagna la crescita umana e spirituale delle persone» (n. 15). E, in effetti, ci prova ad aprire alcune prospettive di un “serio ripensamento”, almeno ad uno sguardo sintetico. Qui si aprirebbe un discorso anche sul tema dell’Iniziazione cristiana, che però non vogliamo prendere in considerazione al momento; già è bene aver detto che bisogne rivedere e ripensare i modi di accompagnamento della crescita.
Certamente, da ciò deriverebbe che la preparazione al matrimonio richiede una certa serietà e una maturazione, domanda tempo, cammino, verifica, condivisione. Che la dimensione umana della relazione sponsale non può essere separata da quella spirituale, perché altrimenti questa diventa una pure etichetta di “cristiano”, senza consistenza. Che chi è chiamato ad accompagnare le coppie in questi cammini deve avere una formazione solida, pluridisciplinare, relazionale e continuativa (su cui il documento anche interviene). Infine, che le comunità locali possono essere in grado di dare attuazione con creatività, elasticità e personalizzazione alle linee programmatiche. Già questo basterebbe, se realizzato davvero, a segnalare un “serio ripensamento” della pastorale media per le coppie. Perciò sarebbe già molto.
Ma temiamo che, scendendo in una lettura più analitica del documento, si mostrino alcuni aspetti che finiscono per essere veri e propri freni e impedimenti a questo stesso “serio ripensamento” dichiarato. Sembra che permangono alcune tensioni non risolte, talune spinte un poco contraddittorie.

Negli articoli successivi proveremo a mettere a fuoco, passo passo, tali nodi e tali tensioni, anche in dialogo con i lettori, perché ci sta a cuore che la riflessione sulla preparazione al matrimonio non sia solo questione di ‘addetti ai lavori’: come riconosce il papa, «Le coppie di sposi costituiscono la grande maggioranza dei fedeli, e spesso sono colonne portanti nelle parrocchie, nei gruppi di volontariato, nelle associazioni, nei movimenti»: in questo modo crediamo di rispondere anche a un appello dello stesso Francesco: «Faccio appello, perciò, alla docilità, allo zelo e alla creatività dei pastori della Chiesa e dei loro collaboratori, per rendere più efficace questa vitale e irrinunciabile opera di formazione, di annuncio e di accompagnamento delle famiglie, che lo Spirito Santo ci chiede di realizzare in questo momento» (prefazione).

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/verso-il-matrimonio/

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Giornata diocesana per la Custodia del Creato Laudato si’ per sora acqua

Il titolo della Giornata diocesana del Creato “Laudato si’ per sora acqua” ci è suggerito dall’attualità, dal luogo in cui si celebrerà e dall’enciclica Laudato si’. Sebbene non coincida con il tema del Messaggio per la 17ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato 1° settembre 2022 «Prese il pane, rese grazie» (Lc 22,19). Il tutto nel frammento, non necessita di spiegazioni la stretta connessione tra i due temi.

La carenza di acqua che attanaglia in particolare le regioni del nord Italia sta rovinando i raccolti e sta limitando il consumo quotidiano. Si sprecano parole sul non fatto in infrastrutture per la raccolta dell’acqua, per la manutenzione delle condutture, come pure sull’incuria delle cause del cambiamento climatico. Se è innegabile che alcune scelte vanno prese a monte, alcune possiamo prenderle anche a valle. Tra queste c’è l’iniziare a lasciarci convertire dalla bellezza della creazione e a sentirci parte di essa fino a sentire sgorgare in noi il desiderio e l’urgenza di prendercene cura.

Sorella acqua, così essenziale per ogni forma di vita e che rende appunto abitabile il pianeta Terra, ha bisogno di recuperare la sua purezza e abbondanza, donandosi come benedizione. Per questo ha bisogno del nostro rispetto che esige di non inquinarla e non sprecarla.

La Giornata diocesana del Creato 2022 si svolgerà domenica 25 settembre a Caltrano dalle ore 9.00, con ritrovo alla Pieve di San Giorgio, alle ore 16.00. Gli adulti potranno andare in escursione sulle Pianezze accompagnati a scoprire le meraviglie della natura e della spiritualità dell’acqua. I ragazzi potranno scegliere di fare il percorso in gruppo e i bambini potranno divertirsi in un percorso animato. Il pranzo al sacco sarà consumato presso gli spazi parrocchiali e a tutti sarà offerto un piatto di pasta, cucinato dai volontari. La giornata terminerà con la celebrazione eucaristica. È consigliata la partecipazione a famiglie e gruppi, in particolare a bambini e ragazzi del percorso di catechesi.

Per partecipare è necessaria l’iscrizione.

Clicca qui per iscriverti

Nell’organizzazione sono coinvolti la Parrocchia e l’amministrazione comunale di Caltrano, il Vicariato locale e limitrofi (Asiago, Caltrano, Lusiana, Thiene), l’Azione Cattolica, l’Agesci, gli Amici della Montagna, la Protezione Civile e altri gruppi di volontariato locale.

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Nasce DOMUS OPERA: Cattedrale e Battistero, Palazzo vescovile e Museo diocesano

DOMUS OPERA.  Cattedrale e Battistero, Palazzo vescovile e Museo diocesano: con questa denominazione ci si riferirà d’ora in poi il complesso di beni artistici e architettonici che si affacciano su piazza Duomo.

Un nome volutamente in latino, che esprime la specificità e la molteplicità di valenze simboliche, storiche e culturali dell’intero complesso artistico-monumentale. Con Domus, al genitivo, si qualifica l’edificio “del Duomo” (la Cattedrale), la casa del Vescovo (Palazzo vescovile) e la Chiesa, “casa” che accoglie ogni uomo. Con Opera si vuole indicare l’insieme degli edifici e dei manufatti realizzati nei secoli in quella che possiamo definire la “cittadella episcopale”.

Un nome “nuovo” che si accompagna a un altrettanto nuovo progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio artistico che la Diocesi di Padova ha voluto e realizzato in partnership con l’impresa culturale Kalatà di Mondovì (Cuneo), già attiva sul piano nazionale con progetti di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale italiano.

Il progetto di valorizzazione e nuova fruizione, è il risultato di un lungo processo avviato attraverso una prima analisi della Fondazione Fitzcarraldo, e proseguito  con l’acquisizione di varie manifestazioni di interesse fino alla scelta del piano di gestione proposto da Kalatà, è ora ai blocchi di partenza, pronto a essere presentato al pubblico.

Obiettivo? Proporre un’innovativa modalità di fruizione del patrimonio culturale di Domus Opera, valorizzando il Battistero della Cattedrale con il suo ciclo di affreschi di Giusto de’ Menabuoi, gioiello del Trecento patavino, da un anno (24 luglio 2021) iscritto nel patrimonio mondiale Unesco I cicli affrescati del XIV secolo di Padova – Padova Urbs Picta.

Come? Il pubblico verrà accompagnato a conoscere l’opera, immergendosi nella sua storia e nella sua bellezza attraverso l’uso delle più avanzate tecnologie.

A partire dal 9 luglio sarà Kalatà a gestire questo nuovo percorso, definito in sinergia con la Diocesi: l’ingresso al Battistero non avverrà più direttamente da Piazza Duomo ma dall’interno della Cattedrale, entrando nella Sala del Capitolo (sala multimediale di prelettura), curata da NEO (Narrative Environments Operas) per la parte multimediale, e da Professional Show per l’installazione tecnologica. Qui il pubblico potrà vivere un’esperienza immersiva nel contesto artistico degli affreschi di Giusto de’ Menabuoi, edotto sul valore teologico e liturgico dei luoghi, messi in evidenza da un apposito sistema di illuminazione, realizzato da I-Guzzini, quale sponsor tecnico del progetto.

Alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha già concorso nel progetto di valorizzazione del Battistero, la Diocesi di Padova ha presentato richiesta di sostegno per il recupero dell’edificio e per il percorso multimediale.

Questa valorizzazione del patrimonio artistico s’inserisce nel percorso che ha già visto il restauro dell’intero ciclo pittorico del Battistero, sostenuto dal Mic – Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso.

L’inaugurazione del nuovo percorso si terrà nel pomeriggio di venerdì 8 luglio 2022, alla presenza del vescovo Claudio Cipolla e delle autorità cittadine. Dal 9 luglio il nuovo percorso sarà aperto al pubblico con la possibilità di scegliere diverse opzioni di visita:

visita al Battistero con audioguida, in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo della durata di circa 45 minuti, partendo dalla Sala del Capitolo.

visita guidata al Battistero e al Museo diocesano, della durata di circa 90 minuti, a partire dal Museo diocesano e dal Palazzo vescovile (30 minuti circa) e a seguire il Battistero; in questo caso la visita sarà condotta, su prenotazione, da una guida qualificata.

Sarà possibile anche la sola visita del Museo diocesano.

Sono previste forme agevolate e promozionali per gruppi parrocchiali e scolaresche.

La prenotazione on line avverrà attraverso l’attuale piattaforma fino al 30 giugno 2022 e successivamente tramite:

  • la pagina dedicata sul sito kalata.it
  • call center +39 0174 330976;
  • indirizzo email booking@kalata.it;
  • direttamente in biglietteria

CHIUSURA TEMPORANEA

Per completare l’allestimento del nuovo percorso, il Battistero e il Museo diocesano rimarranno chiusi al pubblico dal 27 giugno al 7 luglio 2022.

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Coincidenza della solennità della Natività di san Giovanni Battista con quella del Sacratissimo Cuore di Gesù

L’Ufficio liturgico diocesano, in base alle disposizioni della Congregazione per il Culto Divino, precisa che – come indicato nel Calendario Liturgico 2021-2022, vista venerdì 24 giugno la coincidenza tra la solennità della Natività di san Giovanni Battista con quella del Sacro Cuore di Gesù, le celebrazioni andranno così disposte:

  • venerdì 24 giugno tutto della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù che, essendo solennità del Signore prevale su quella di un Santo;
  • la solennità della Natività di san Giovanni Battista è anticipata a giovedì 23 giugno. I Primi Vespri e la Messa vespertina della vigilia della Natività di San Giovanni Battista si celebrano mercoledì 22 giugno;
  • la sera del 23 giugno sono omessi i Secondi Vespri della solennità della Natività di san Giovanni Battista (che lasciano la precedenza ai Primi Vespri della solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù);
  • dove san Giovanni Battista è patrono della nazione o della diocesi o della città o di una comunità religiosa, la solennità della Natività di san Giovanni Battista si celebra il 24 giugno, mentre la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù viene celebrata il 23 giugno fino all’Ora Nona compresa.

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Ecuador e Padova – Un cammino condiviso

Appuntamento martedì 21 giugno 2022 al Santuario delle Grazie di Villafranca Padovana (Via Madonna 17 a Villafranca Padovana) per la presentazione del libro “Ecuador e Padova – Un cammino condiviso“. Questo il programma della serata:

  • ore 20.30: Santa Messa in suffragio di don Luigi Vaccari e don Evaristo Mercurio, cui è dedicato questo volume;
  • ore 21.15: presentazione del libro con la partecipazione dell’autore Lorenzo Brunazzo, del curatore don Attilio De Battisti e don Raffaele Gobbi, direttore uscente del Centro Missionario Diocesano.

Queste pagine sono come uno sguardo d’insieme a una “avventura” ecclesiale ampia, intensa, densa di vita e di fede, di gioia e di fatiche, di slanci ed intuizioni come pure di momenti di stallo. Non si tratta di cadere nella trappola della nostalgia né del trionfalismo: il desiderio è di fare memoria con intelligenza ed onestà per essere fedeli alla missione che ci attende qui ed ora… iniziando dal grande evento del Sinodo diocesano.

 

don Raffaele ed equipe CMD

 

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