Don Fabio Grossi è tra le braccia del Padre

Se n’è andato nella mattina di sabato 20 febbraio 2021, don Fabio Grossi.

Nato a Este il 1° ottobre 1928, era stato ordinato presbitero il 6 luglio 1952. Fu nominato vicario a Piove di Sacco fino al 1958, quando venne inviato a Livorno. Qui si trattenne fino al 1970, quando fu nominato parroco a Fratte di Santa Giustina in Colle, dopo l’improvvisa e tragica morte del parroco e del giovane cappellano a seguito di un incidente stradale.

Conclusosi il servizio di parroco per motivi di età si era ritirato prima in un appartamento a Fratte, poi a Camposampiero, presso Casa Bonora. La morte lo ha colto nel mattino del 20 febbraio 2021

Le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio a Fratte, martedì 23 febbraio, alle ore 15.30.

Notizia in aggiornamento

Canale youtube 20 febbraio 2021

Rito di elezione ai sacramenti pasquali per 32 catecumeni

Domenica 21 febbraio, prima domenica di Quaresima, alle ore 16, in basilica Cattedrale a Padova, 17 catecumeni adulti della Diocesi di Padova vivranno il Rito di elezione ai sacramenti pasquali, uno degli ultimi passi prima di ricevere i sacramenti di Battesimo, Cresima ed Eucaristia durante la prossima Veglia di Pasqua e diventare cristiani.

Altri 15 catecumeni ragazzi vivranno invece questo rito nelle loro parrocchie. Nella prossima Pasqua saranno perciò 32 gli “eletti” a ricevere i sacramenti dell’Iniziazione cristiana, alcuni in Cattedrale, gli altri nelle loro parrocchie di provenienza, distribuite in tutto il territorio diocesano, compatibilmente con le disposizioni sanitarie.

A presiedere il rito di elezione, durante la celebrazione eucaristica, nel pieno rispetto delle attenzioni sanitarie richieste dalla situazione attuale, sarà il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla.

Il Rito di elezione, al termine del periodo di Catecumenato, conferma che adulti e ragazzi sono pronti e idonei, nella libertà, ad accogliere la grazia di Cristo crocifisso e risorto che verrà loro donata nei sacramenti pasquali. Con il rito di elezione, i catecumeni, infatti, concludono il “tempo del Catecumenato” e iniziano il “tempo della purificazione e dell’illuminazione”, in cui vivranno gli ultimi passaggi (scrutini, esorcismi maggiori, unzione dell’olio dei catecumeni) prima di ricevere, nella veglia della prossima Pasqua, i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia.

Dei 17 catecumeni adulti (dai 15 ai 55 anni), 10 sono femmine, 7 maschi; 5 sono italiani, gli altri provengono da Nigeria, Marocco, Serbia, Camerun e Albania. Per quanto riguarda invece i ragazzi che vivranno il rito nelle parrocchie di riferimento, la maggior parte sono italiani.

Mercoledì delle Ceneri: l’omelia del vescovo Claudio

Il mercoledì delle ceneri segna l’inizio di un tempo prezioso, sacramentale.

Come ogni anno siamo invitati, noi cristiani adulti nella fede ma pur sempre in cammino, ad accogliere la chiamata del Signore che, con braccio potente e con la forza della sua parola, ci ha convocati in assemblea per prepararci e partecipare, in modo sincero, alla sua Pasqua.

L’appuntamento è il più significativo e importante di tutto l’anno: nei primi giorni di aprile celebreremo la Pasqua del Signore Gesù, l’Evento che ha stravolto le logiche del mondo ed ha instaurato quelle di Dio, un evento di grazia e di amore, di speranza e di pienezza di vita. Un Vangelo, una straordinaria lieta notizia!

Il Signore ci chiama a prenderne parte, ci invita e ci attrae, affascinandoci. Ha una parola che riguarda non solo la salute, ma la salvezza; non solo la vita presente ma anche quella che durerà per sempre, quella del cielo. È un Vangelo che riguarda per il nostro cammino di uomini e donne, quello concreto, storico, quello che come persone, come famiglie – per chi ha la grazia di averla –, e come Comunità stiamo attraversando.

Il nostro cammino infatti, sempre ricco delle prove e delle opportunità della vita, è quest’anno segnato da questa incontrollabile pandemia con le sue sorprendenti varianti.

Come ogni penitenza cristiana questa esperienza può aiutare a svegliarci e a prendere coscienza di noi stessi e delle incrostazioni che abbiamo accumulato nel tempo della spensieratezza e della leggerezza, della salute e del progresso. Il nostro cammino verso l’incontro con il Signore, verso la cena dell’Agnello, verso il cielo può venire rallentato e lo sguardo, rivolto alla Pasqua del cielo di cui facciamo misticamente esperienza nella liturgia, offuscato.

La sospensione delle nostre abitudini religiose, e talora rassicuranti, la destrutturazione della vita delle nostre comunità – orari e modalità di celebrazioni, numero e identità di partecipanti, incontri per i sacramenti come l’Iniziazione cristiana, i matrimoni, il sacramento della penitenza -, ma anche le preoccupazioni e le paure che condividiamo con tutti i nostri concittadini in ordine alla salute, alla vita economica e sociale, smuovono dentro di noi domande non indifferenti. È come l’aratura di un campo!

La tentazione è di non coglierle o di anestetizzarle perché ci fanno male, o di lasciarci intimorire perché ci indeboliscono, ci mettono in crisi.

La prima e più radicale domanda riguarda proprio la nostra fede e dobbiamo accettare la sfida di una sua verifica. Questo tempo quaresimale che inauguriamo solennemente è il momento opportuno. Vorrei ripetere con Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio; … non accogliete invano la Grazia di Dio».

In questo anno la nostra fede e la nostra speranza sono state messe alla prova: qualcuno può aver letto l’assenza del Signore o aver visto il Signore come colui che dorme sulla barca, o addirittura aver percepito l’inutilità del riferimento a Lui e al Padre celeste. Chissà cosa hanno vissuto di Dio coloro che, ammalati, si sentivano ormai più in mano alla morte che alla vita! Forse anche tra noi, non solo tra i pagani, si sono affacciati pensieri ironici come quello riportato al termine della prima lettura: «Dov’è il loro Dio?», oppure quello che mentre Gesù moriva sulla croce veniva espresso dal popolo «lasciamolo stare vediamo se viene il suo Dio a salvarlo!».

È cresciuta invece la nostra fiducia nella scienza e nella tecnica, nella politica e nella solidarietà volontaria, diventando quasi fede in un umanesimo che può fare senza Dio.

Abbiamo anche percorso strade nuove per “ricordare” e per mantenerci aggrappati a quello che sempre abbiamo vissuto: abbiamo attivato YouTube e altre attività streaming come zoom e skype…  Abbiamo attivato manifestazioni religiose con forme simili a quelle che si vivevano nel passato, ai tempi delle pesti, quando però il contesto culturale era molto diverso da quello attuale.

Ma in questo tempo penitenziale, una quaresima e un anno vissuti con l’ombra incombente della pandemia, è forse possibile un passo diverso, una ricerca nuova che non esclude la nostra intelligente partecipazione. È forse possibile guardare a Dio con un cuore nuovo, con tutto il cuore: “Ritornate a me con tutto il cuore, laceratevi il cuore e non le vesti!”.

La domanda che a me sorge come nuova riguarda la nostra relazione personale con il Signore Gesù e con il Padre suo e nostro celeste. Dov’era il Signore in questo tempo? Come e quanto abbiamo pregato e come ci siamo relazionati con lui in mezzo alle difficoltà? Che cosa abbiamo pensato di Lui e della sua volontà?  Quanto il nostro cuore è stato calmato dalla certezza del suo amore? Quanto, nel suo nome, ci siamo dedicati agli altri e siamo stati segno della sua carità proprio nella fragilità? Sempre Gioele, il profeta della prima lettura, parlando di Dio dice che è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore!

Nel deserto la nostra fede, messa alla prova dalle circostanze, chiede di essere rinnovata, ringiovanita, rinfrescata. La fede è come l’amore: se nella prova non cresce rischia di spegnersi. Ed ecco allora il tempo della quaresima: con i suoi linguaggi e i suoi percorsi ci chiama alla conversione, a tornare al Signore nostro Dio, riportando e ricollocando ad espressione di doni di Dio le capacità degli uomini.

Il Signore Gesù, con la forza del suo Spirito ci chiama a fare Pasqua con lui e con lui a guardare alla vita della creazione e umana, da lui voluta e amata, come un dono per i suoi figli.

Nel triduo pasquale, con al vertice la grande veglia, madre di tutte le veglie, rinnoveremo le nostre promesse battesimali, cioè la nostra adesione a lui come il Signore della nostra vita. Dopo un anno che ha smosso e scosso le nostre abitudini, nella notte di Pasqua torneremo al Signore e gli diremo: “Signore, eccomi, ci sono; ci sono ancora, bisognoso della tua vicinanza e fedele ricercatore della tua presenza”.

In quella grande notte verranno introdotti nella vita della Chiesa i 17 adulti e 18 ragazzi. Sono coloro che hanno bussato alla porta delle comunità cristiane, dopo un percorso di circa due anni. Verranno inseriti in Cristo e nel suo corpo che è la Chiesa, rinasceranno dall’acqua come creature nuove, saranno riscaldati dal fuoco dello Spirito santo che li investe dando loro nuovi orizzonti di vita, e comunicheranno alla mensa dell’Agnello che ancora passa vincendo ogni dolore, sofferenza, malattia e morte.

Lo scorso anno non avendo potuto celebrare insieme la veglia pasquale, sono passato nelle varie comunità per sottolineare la rilevanza unica e straordinaria di questo momento. Sono stato a Cassola, ad Arten, al Santo di Thiene, a Casale di Scodosia, qui in Cattedrale, a Campagnola, a Camposampiero. Sono andato anche per sottolineare che dalla Pasqua nascono nuove creature, ma si rinnova sempre la Chiesa con tutte le sue comunità.

Quella Veglia diventa madre del nostro cammino: ci chiama, ci aspetta! È il Signore che ci convoca per vivere una grande, profonda, intensa esperienza di incontro con lui. Ma forse è straordinario sapere che non soltanto ci chiama ma addirittura lui viene a prenderci e a guidarci perché è il vero protagonista della Quaresima.

Dopo un anno come questo, forse anche umanamente, ne sentiamo il bisogno.

Prepariamoci con un tempo adeguato e lasciandoci educare dalle proposte di preghiera, di carità che possono liberarci dal nostro io e possono immedesimarci in Gesù: l’austero rito delle ceneri sia una nostra simbolica risposta.

  + Claudio Cipolla, vescovo

Guardiamo avanti insieme: un anno di Covid riletto dal settimanale diocesano

«Guardiamo avanti insieme» è il titolo che campeggia sulla prima pagina della Difesa del popolo, nel numero di domenica 21 febbraio. Non certo un numero come tutti gli altri.

Dopo un anno esatto dai primi casi (e, purtroppo, dalle prime morti) causa Covid-19 in Italia e in Veneto, la redazione del settimanale diocesano si è chiesta che cosa stanno lasciando questi dodici mesi inauditi alla quotidianità di ciascuno di noi e quali elementi iniziano a stagliarsi nel futuro che ora va programmato e costruito.

Tra i contributi che compongono l’ampio primo piano, il racconto del vescovo Claudio Cipolla che ha condiviso episodi e riflessioni che hanno caratterizzato per lui, come uomo e come pastore, questo anno di pandemia. Molto toccante il passaggio in cui ricorda la commozione di fronte al dolore di un sacerdote uscito dal ministero che stava vedendo la mamma spegnersi in una Rsa senza poter ricevere l’unzione dei malati. Da qui la dispensa perché lui stesso potesse amministrare il sacramento.

A seguire, il dialogo con il consigliere del ministro Speranza Walter Ricciardi, il quale riflette su quale modello di sanità prevedere nel futuro per far fronte a emergenze come l’attuale. Quindi la testimonianza di quattro neo laureati, l’amarezza di fronte alle porte sbarrate del mondo del lavoro, come confermano i dati di Veneto lavoro, ma anche la capacità di chi ha colto opportunità interessanti. Infine lo spaccato di vita delle persone con disabilità alle quali il virus ha tolto quelle occasioni di socialità e condivisione, già di per sé limitate. A chiudere l’ampio primo piano, il racconto dell’anno trascorso il dodici foto e l’articolo di Guido Marangoni sull’importanza di curare le parole in questo tempo delicato anche sul profilo della comunicazione e dei media.

Il numero del settimanale diocesano si può trovare nella maggior parte delle parrocchie della Diocesi di Padova, ma anche in numerose edicole del comune e della provincia di Padova, oppure si può consultare on line se abbonati o prendendo confidenza con il settimanale nella versione digitale attraverso una prova gratuita di un mese. Informazioni su https://www.difesapopolo.it/E-shop/Edizione-digitale-un-mese-gratis

Parola & parole per Ri-sorgere

Torna anche nel tempo di Quaresima la proposta di videomeditazioni brevi sulla Parola di Dio delle domeniche che accompagnano alla Pasqua di Risurrezione. La proposta si chiamerà Parola & parole per Ri-sorgere e vede la collaborazione di vari uffici diocesani: Ufficio di Pastorale della Missione (che cura ogni anno il tempo di Quaresima proponendo percorsi e materiali), Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi e Ufficio per le Comunicazioni sociali. Le riflessioni saranno curate da don Vincenzo Cretella, presbitero diocesano attualmente al Centro Aletti di Roma e don Stefano Ferraretto, missionario fidei donum in Etiopia.

Come per l’Avvento anche per la Quaresima saranno tre gli appuntamenti settimanali – sabato, martedì e giovedì – che vedranno queste dense pillole per meditare rilanciate sui canali social della Diocesi di Padova e trasmesse all’interno del tg dell’emittente Telenuovo, sui canali digitali 11 e 117.

Ci saranno delle “parole chiave” settimanali (dal sabato al giovedì) che faranno da guida nel percorso e susciteranno qualche domanda: tempo pieno, oltre il visibile, del suo corpo, luce on/off, solo così, nella prova, assenza giustificata

Parola & parole saranno infatti commentate il sabato come preparazione alla lettura della domenica; riprese e approfondite il martedì; rilette con un’apertura missionaria e uno sguardo dalla missione il giovedì.

Il percorso Parola & parole per Ri-sorgere prenderà il via sabato 20 febbraio e accompagnerà alla Pasqua in 19 appuntamenti, l’ultimo infatti sarà il sabato santo 3 aprile 2021.

 

Economia e Vangelo. Per un’economia che sia benedetta. Le scelte economiche sono anche teologiche

Le scelte economiche sono anche teologiche. A patto che nascano dall’ascolto della Parola, dalla fraternità, dalla frazione del pane e dalla preghiera. Dagli Atti degli apostoli. «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere… Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune, chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At. 2,42-43).

Leggi il servizio de La Difesa del popolo

 

Diritti congelati: la situazione in Bosnia-Erzegovina

Lunedì 22 febbraio 2021, alle ore 20.30, le Caritas della delegazione Nord-Est (Friuli Venezia Giulia, del Trentino Alto Adige e del Veneto), organizzano l’incontro online DIRITTI CONGELATI, un momento di riflessione e testimonianza sulla situazione drammatica dei migranti che sono bloccati nei 70 campi in Bosnia-Erzegovina. Interverrà Daniele Bombardi, coordinatore di Caritas italiana per l’area balcanica, che opera direttamente sul campo.

Le notizie e le immagini delle ultime settimane fotografano l’emergenza umanitaria che è in corso in Bosnia-Erzegovina e in particolare a Lipa (zona di Bihać). La situazione mette in luce che alcuni Paesi, come la Bosnia-Erzegovina non hanno ancora sviluppato una politica di gestione dei flussi migratori e un sistema di accoglienza che tuteli i diritti e la vita dei migranti. Quello che sta succedendo a pochi chilometri da casa nostra, ha riportato in primo piano la questione migratoria lungo la rotta balcanica. È una questione drammatica e dolorosa che si trascina da molti anni ed è ormai da ben cinque anni che molti migranti restano intrappolati dalla neve, dal gelo, dalle frontiere chiuse, dalle violenze delle diverse polizie di frontiera, dai respingimenti, dal silenzio e dall’ambiguità politica dell’Unione Europea che ha congelato i diritti di queste persone, dalla nostra complice indifferenza.

La situazione a Lipa è molto critica e la Caritas locale è attiva attraverso:

  • L’assistenza umanitaria per i 940 ospiti del campo profughi di Lipa;
  • Interventi di miglioramento strutturale del campo;
  • Advocacy, ovvero denuncia delle condizioni.

Le Caritas diocesane del Nord-Est propongono un incontro in streaming durante il quale verrà presentata la situazione in atto e le iniziative programmate per affrontare l’emergenza, attraverso la testimonianza di Daniele Bombardi, operatore in loco, che ci illustrerà le azioni messe in atto e soprattutto ci aiuterà a comprendere quali sono le reali necessità e come sostenere le attività in corso.

Sarà possibile seguire l’incontro in diretta, lunedì 22 febbraio alle 20.30, dal sito www.caritastarvisina.it oppure dal canale YouTube della Caritas Tarvisina

 

Chiunque volesse sostenere gli interventi della Caritas per le popolazioni migranti in Bosnia Erzegovina e lungo la Rotta balcanica può donare on-line oppure, specificando nella causale “Europa/ Rotta Balcanica” può utilizzare i seguenti conti intestati a Caritas Italiana:

  • conto corrente postale n. 347013
  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
  • Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
  • Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
  • UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

L’articolo Diritti congelati: la situazione in Bosnia-Erzegovina sembra essere il primo su Chiesa di Padova.

Merlara e Minotte. Il carnevale è porta a porta

Una festa itinerante e un contest fotografico: così le parrocchie di Merlara e Minotte festeggiano il carnevale in tempo di pandemia. Un corteo colorato sfila in auto per le vie del paese, consegnando dolcetti ai ragazzi. Il parroco: «La comunità è viva e continua a darsi da fare».

Leggi il servizio de La Difesa del popolo

 

L’articolo Merlara e Minotte. Il carnevale è porta a porta sembra essere il primo su Chiesa di Padova.