Il vescovo Claudio annuncia alla Chiesa di Padova la scelta di un Sinodo diocesano

Il vescovo Claudio in questi giorni ha scritto una lettera a tutti i cristiani e le cristiane della Chiesa di Padova, cogliendo l’occasione del tempo propizio della Quaresima – tempo di “esodo” e di “conversione” – per annunciarela decisione di indire un Sinodo diocesano. La lettera è stata inviata a tutte le comunità  e nella giornata di domenica 28 febbraio ne è stato dato annuncio durante le celebrazioni festive, comunicando anche che la prima tappa di questo percorso (sinodo = cammino insieme) sarà “l’indizione del Sinodo” nella celebrazione che si terrà domenica 16 maggio, solennità dell’Ascensione, in Cattedrale (pandemia permettendo).

Di seguito il testo integrale della Lettera del vescovo Claudio,

 

 

A tutti i cristiani e cristiane della Chiesa di Padova,
in particolare, ai presbiteri e diaconi,

ai Consigli Pastorali Parrocchiali,

ai religiosi e religiose,

ai responsabili di movimenti, associazioni e gruppi ecclesiali

 

«Nessuno da solo può riuscire a far attraversare alla Chiesa questo tempo difficile. Il nostro non è un tempo di fondatori ma di riformatori. Non abbiamo bisogno di geni solitari, ma di chiese che si mettano in movimento» (Stella Morra).

Innanzitutto un saluto caro e riconoscente a tutti e a tutte le nostre comunità, accompagnato da un ricordo affettuoso per gli ammalati, i sofferenti e per chi si trova nella precarietà. Siamo nel tempo della fragilità che ci invita a rinsaldare strade di fraternità, consapevoli che l’unica salvezza possibile è quella che riguarda tutti. Colgo l’opportunità dell’inizio della Quaresima, tempo di “esodo” e di “conversione”, per comunicarvi la decisione di indire un Sinodo diocesano. Come sapete, dopo un lungo cammino di discernimento comunitario, nell’ottobre scorso ho recepito favorevolmente il consiglio autorevole dei due Organismi di comunione diocesani – Consiglio Pastorale Diocesano e Consiglio Presbiterale –, arrivando a proporre il Sinodo diocesano per un volto rinnovato di Chiesa in questo tempo inedito. Successivamente ho nominato una Segreteria incaricata di seguire i vari passi del Sinodo.

Perché un Sinodo?

Molto probabilmente questa è la domanda che ci stiamo facendo tutti, immaginando anche il carico di impegno e responsabilità che ne consegue. Il nostro contesto sociale e culturale, indubbiamente, ci mette davanti molti “perché”: la nostra realtà non è più statica e lineare, non procede più in modo prevedibile, schematico e strutturabile. Alcune domande profonde ci abitano e scuotono: Perché credere? Perché evangelizzare? Perché la parrocchia oggi?

Potremmo trovare delle risposte “organizzative”, ma questo non cambierebbe lo stile del nostro stare dentro il mondo, comunicando il Vangelo della gioia. Ci accorgiamo, pertanto, che abbiamo bisogno di apprendere insieme e di maturare insieme una intensa vita spirituale che ci permetta di cambiare e di rinnovare quello che stiamo facendo. Si tratta non di fare cose nuove, ma di rendere nuove tutte le cose.

Il fatto di camminare insieme e di apprenderne le modalità, vera e propria situazione di “esodo”, ci riporta al Sinodo interpretandolo nella logica di un processo dinamico in se stesso, una sorta di “conversione” in cui ciò che conta non sarà solo “cosa” raggiungeremo, ma “come” ci arriveremo, facendo prima di tutto una buona esperienza di Chiesa e di comunione fraterna. In tal senso, i termini Chiesa e Sinodo diventano sinonimi, in quanto espressione di una stessa realtà rimessa continuamente in viaggio dal Signore Gesù.

 

La nostra Chiesa di Padova

Nella Chiesa di Padova siamo senz’altro forti di una sinodalità ordinaria, costruita e maturata in decenni, che ci sta aiutando ad assumere il metodo del discernimento. In questo tempo, ci facciamo forza anche delle intuizioni del recente Sinodo dei giovani e possiamo confidare nell’ascolto della Visita pastorale che accanto a questioni aperte fa scoprire tanta ricchezza e frutti evangelici nelle nostre terre. La stagione che viviamo, da ultimo, ci riporta al tempo complesso della pandemia da interpretare come kairós, vera “occasione” di ripensamento. Di conseguenza, mi sembra che, senza troppe paure e resistenze, possiamo guardare al Sinodo per incoraggiare e rimotivare tanti passi preziosi della nostra Chiesa, rilanciandoci in avanti e coltivando la visione di quale Chiesa diocesana desideriamo custodire nel prossimo futuro.

Quale Sinodo vorremmo?

Tutti desideriamo un’esperienza di Chiesa da vivere nella gioia e nella consapevolezza che il Signore la ama e la guida. Per il Sinodo vorremmo un percorso leggero, comprensibile e stimolante, evitando la ripetitività e la pesantezza. Se la questione è la visione di Chiesa, come sogno condiviso, allora non ci interesserà discutere ogni singolo tema, quanto, invece, attivare buoni processi di crescita e maturazione, a partire da alcuni criteri e da alcune aree prioritarie di evangelizzazione. Per il Sinodo immaginiamo una partenza da quanto ci appassiona e può diventare generativo, piuttosto che da quanto ci manca e ci sembra deficitario.

 

Alcuni abbozzi di obiettivi

A partire da una verifica degli elementi essenziali del Concilio Vaticano II e della loro attuazione; alla luce di Evangelii Gaudium e di una necessaria risposta alla realtà odierna, segnata da un “cambiamento d’epoca” nel quale ci troviamo ad annunciare il Vangelo, avvertiamo la domanda di orientamenti su alcuni temi, quali: il senso e il volto futuro della parrocchia; l’annuncio cristiano ed una verifica dell’Iniziazione cristiana; la forma concreta “sussidiaria” della Chiesa diocesana (parrocchia, gruppi di parrocchie, Unità pastorali, vicariati); il ministero dei preti, dei diaconi e la corresponsabilità dei laici. C’è davvero l’urgenza di mettere al primo posto l’essenziale del nostro essere credenti, accettando anche dei “tagli” che ci permettano di essere ancora una Chiesa missionaria, non appesantita dalla gestione dell’esistente, comprese le strutture che ci appartengono. La Pasqua, a cui siamo diretti, ci ricorda che per risorgere bisogna saper morire. Non vi è la pretesa di risolvere tutto, ma la consapevolezza di «attivare processi» durante e dopo il Sinodo. Per certi aspetti il “dopo” Sinodo ci chiederà ancora più impegno e dedizione.

Gli atteggiamenti da coltivare

Vorrei suggerire a tutti i battezzati e credenti della nostra Chiesa di Padova di accogliere il Sinodo come un atto di fede nell’azione dello Spirito Santo che sempre ci accompagna e precede. Vi chiedo di sviluppare, attraverso il Sinodo, quasi un “supplemento” di amore alla nostra Chiesa, desiderando camminare insieme e insieme esplorare strade non ancora battute. Infine, vi invito a guardarlo come un gesto di cura e di responsabilità verso quanto potremo essere, ma anche verso le nuove generazioni, che domandano profondità ed autenticità.

I collegamenti, le persone che sanno tenere insieme

Comprendo che ci possano essere tante domande e timori nei riguardi della proposta del Sinodo: spesso percepisco anche la stanchezza e la fatica rispetto alla quotidianità dell’azione pastorale. Per arrivare a tutti e perché ciascuno possa offrire il suo contributo di pensiero e parola, il Sinodo avrà bisogno di alcuni in grado di collegare e coinvolgere altri. Penso in particolare ai Consigli Pastorali e di Gestione Economica, ai referenti dei vari ambiti pastorali, ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose. A voi, affido volentieri il compito insostituibile di collegamento, di “cucitura” e di legame tra le varie persone e realtà ecclesiali.

Il santo viaggio

Viviamo pertanto gli anni del Sinodo come un «santo viaggio» (cf. Salmo 83,6): nel fruscio leggero dei passi condivisi sentiremo la presenza del Signore che si prende cura di noi, ispirandoci un discepolato gioioso, generativo di vita buona.

Auguro a tutti una buona Quaresima: questo tempo attivi idealmente i nostri primi passi di conversione e di rinascita!

Padova, 26 febbraio 2021

+  Claudio, Vescovo

 

Don Pietro Lotto è tra le braccia del Padre

È mancato sabato 27 febbraio 2021 all’ospedale di Schiavonia (Pd), don Pietro Lotto.
Don Pietro Lotto nasce a Padova, nella parrocchia di Salboro, il 15 dicembre 1929 da Eliseo e Pierina Varotto. Scaltro, vivace e sportivo, apparentemente meno serio dei fratelli più grandi, frequenta le scuole elementari locali prima di portarsi nel Seminario di Thiene negli anni della guerra. Dopo gli anni liceali e teologici a Padova, viene ordinato presbitero il 6 luglio 1952.
Viene subito inviato come prefetto in Seminario Minore, mentre un anno dopo è vice-rettore del Collegio Barbarigo dove si pone con l’atteggiamento convincente dell’amico e dell’educatore. Nel frattempo è collaboratore festivo a San Lazzaro.
Nel biennio 1966-1967 è anche assistente diocesano della Gioventù italiana di Azione cattolica.
Lascia la città di Padova nel settembre 1967 quando viene inviato al Collegio vescovile Atestino di Este quale pro-rettore e diventandone rettore un anno dopo.
Con la chiusura dell’Atestino (1975), don Pietro torna al Collegio Barbarigo assieme a don Guerino Piran (amministratore dello stesso Atestino), anche se entrambi vi si fermano poco perché chiamati ad altri incarichi. In effetti, don Pietro, inizialmente nominato delegato per le attività religiose e formative dell’Istituto vescovile Barbarigo, nell’estate successiva (1976) riceve l’incarico di parroco/arciprete di Montagnana.
Appena arrivato nella cittadina della Bassa padovana si trova il Duomo ferito dal terremoto del Friuli e deve provvedere al restauro e consolidamento dell’edificio. Più tardi vi sarebbero stati anche i lavori in occasione del 500° anniversario dalla fondazione del Duomo stesso (1502-2002). Del resto, la cura dell’edificio e del suo patrimonio artistico rappresentò per don Pietro un impegno costante. A Montagnana dimostra una particolare cura nei confronti degli anziani, dei malati e delle persone sole, regalando a tutti parole di incoraggiamento e comprensione. Ha modo di ampliare il Villaggio della Gioventù e non trascura la collaborazione con l’Amministrazione comunale.
Per molti anni è ininterrottamente vicario foraneo dell’allora vicariato di Montagnana (1976-2002) e rappresentante dei vicari nel Consiglio presbiterale (1985-1990).
Dopo la rinuncia alla parrocchia, avvenuta nell’estate 2006, viene nominato penitenziere nel Duomo di Montagnana e cappellano della casa di riposo.
La morte lo coglie il giorno 27 febbraio 2021 all’Ospedale di Schiavonia.
Il funerale martedì 2 marzo alle 15.30 nel Duomo di Montagnana.

Canale youtube 27 febbraio 2021

Canale youtube 25 febbraio 2021

Pausa pranzo – nutrimento dello spirito verso Pasqua

Pausa pranzo ogni venerdì alla chiesa di San Gaetano, nel tempo di Quaresima, da venerdì 26 febbraio a venerdì 26 marzo. Dopo la felice esperienza d’Avvento torna l’iniziativa promossa dal Centro universitario di Padova per dedicarsi un momento di pace, riflessione, bellezza e spiritualità.

Il giorno scelto per il tempo di Quaresima è il venerdì, l’orario dalle 13 alle 13.30, il luogo la chiesa di San Gaetano in via Altinate 73 a Padova. Il titolo della proposta Pausa Pranzo – nutrimento dello spirito verso la Pasqua.

Un’occasione per dare spazio al cuore, alla riflessione e trovare un po’ di pace in questo tempo affaticato dalla pandemia.

La proposta, pensata in particolare per studenti e lavoratori, offre una sosta abitata dalla musica, grazie alla disponibilità di giovani musicisti, e dalla lettura di testi scelti interpretati dagli allievi dell’Accademia teatrale Carlo Goldoni.

Si inizia venerdì 26 febbraio, con al pianoforte Paul Merz che proporrà il Preludio I per clavicembalo ben temperato in Do Maggiore (BWV 846) e l’Aria sulla IV corda (BWV 1068) di Johann Sebastian Bach, intermezzati da un’improvvisazione sul tema di Gottslob Nr 470 “Wenn das Brot, das wir teilen”.

Paul Merz, 23 anni, di Landstuhl, in Germania, è iscritto alla Facoltà di Medicina all’Università Ruprecht Karl di Heidelberg, nel Baden-Württemberg. Attualmente è a Padova per un anno di studio all’estero con il programma Erasmus.

Ha iniziato lo studio del pianoforte nel 2007 accompagnandolo, dal 2014, con quello del canto classico e, dal 2019, anche con quelli dell’organo e della musica sacra, questi ultimi presso la diocesi di Friburgo.

Il calendario della pausa pranzo in Quaresima proseguirà poi venerdì 5 marzo con la proposta di brani musicali di Danzi, Mendelssohn, Bouffil interpretati da Gaia de Lorenzi (pianoforte), Marylisa Mariani (corno di bassetto e clarinetto), Ilaria Ferrari, Arianna Rossi e Paola Bianchi al clarinetto.

Venerdì 12 marzo la pausa pranzo sarà sulle note di Tartini, Bach e Mozart con Aurora Cecchinato al violino e Giulia Saveria Valli al pianoforte.

Venerdì 19 marzo accompagneranno i partecipanti brani di Brahms e Saint-Saens interpretati da Anna Stevanato al violoncello e Giulia Saveria Valli al pianoforte.

Infine venerdì 26 marzo, Martina Delluniversità, al pianoforte, proporrà musiche di Bach, Beethoven, Chopin e Debussy.

Ogni pausa pranzo darà inoltre spazio alla lettura di brani scelti tra le opere di Neruda, Baricco, Montale, Merini, Turoldo, Gualtieri proposte dagli allievi dell’Accademia teatrale Carlo Goldoni.

Il tutto, naturalmente, rispettando tutte le disposizioni di prevenzione sanitaria.

Scarica il depliant e condividi

Nomine 2021/02

1.  Il diacono Ferdinando Menegazzo ha ricevuto l’incarico del servizio pastorale presso la parrocchia di Villa Estense.

2. Il diacono Mario Marcon ha ricevuto l’incarico del servizio pastorale presso la parrocchia di Rossano Veneto.

Don Guerino Piran riposa tra le braccia del Padre

Nel pomeriggio di lunedì 23 febbraio 2021 il Signore ha chiamato a sé anche don Guerino Piran, recentemente colpito da una grave forma di leucemia.
Il funerale sarà celebrato a Valdobbiadene sabato 27 febbraio, alle ore 10 e presieduto dal vescovo Claudio.

Don Guerino Piran era nato a Teolo (Pd) l’11 ottobre 1930 ed era stato ordinato l’8 luglio 1956. Laureato in giurisprudenza ha insegnato diritto civile negli istituti e Scalcerle di Padova e in Facoltà teologica.
Tra i suoi primi incarichi da sacerdote lo troviamo assistente al collegio vescovile Atestino (1956) quindi dal 1966 è cooperatore festivo a Lozzo Atestino e dal 1968 a Montericco. Nel 1975 è nominato professo ed economo al collegio Barbarbarigo e successivamente anche assistente del collegio universitario Gregorianum (1976) di cui diventa economo l’anno successivo. Dal 1981 sarà assistente anche al collegio universitario Studium. Nello stesso anno è anche consigliere dei pii istituti Santa Rosa (anche direttore) e Vanzo. È stato membro del Consiglio diocesano per gli affari economici per vari mandati (dal 1983 al 1988 e nuovamente nel 1990). Don Guerino è stato anche il primo presidente (1985) dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero e del consiglio di amministrazione del medesimo istituto per tre quinquenni. È membro del Consiglio presbiterale diocesano nel mandato 1990-93 e successivamente, con nomina vescovile negli anni 1996-1999. Nel gennaio 2000 è nominato presidente del comitato per la Fondazione dei monasteri a Cogollo del Cengio e nel 2003 è delegato vescovile “ad universitatem negotiorum” (amministratore parrocchiale) per Corte di Piove di Sacco. Don Guerino Piran è stato inoltre amministratore del collegio vescovile Atestino, consigliere e vicepresidente dell’Irpea di Padova e consigliere della Fondazione Casa del clero.
Notizia in aggiornamento

Canale youtube 23 febbraio 2021