Nomine 2020/09

1. Don Roberto Ravazzolo – finora direttore per la pastorale dell’università e del Centro universitario – è nominato vice-direttore dell’OPSA.

2. Don Giorgio Bezze – finora direttore dell’Ufficio diocesano per l’annuncio e la catechesi – è nominato direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della cultura e dell’Università, e del Centro universitario.

3. Don Carlo Broccardo – docente presso la Facoltà Teologica del Triveneto e l’ISSR di Padova – è nominato anche direttore dell’Ufficio diocesano per l’annuncio e la catechesi.

4. Don Leopoldo Voltan – vicario episcopale per la pastorale – è nominato anche amministratore parrocchiale di Madonna Incoronata in Padova.

5. Don Giovanni Brusegan è nominato collaboratore di Madonna Incoronata in Padova.

6. Don Savino Faggin – finora parroco di Villaguattera – si ritira dall’incarico di parroco per raggiunti limiti di età.

7. Don Davide Bedin – parroco di Bosco di Rubano – è nominato anche parroco di Villaguattera.

8. Don Davide Canazza – finora parroco del Tresto – è nominato vicario parrocchiale delle parrocchie dell’UP di Arre, Candiana, Pontecasale, Arzercavalli e Fossaragna.

9. Don Luca Fanton – parroco di Ospedaletto Euganeo – è nominato anche parroco del Tresto.

10. Don Elia Balbo – finora vicario parrocchiale nell’UP di Arre, Candiana, Pontecasale, Arzercavalli e Fossaragna – è destinato agli studi, con residenza al Duomo di Abano Terme (San Lorenzo)

11. Don Davide Zaffin è nominato anche delegato del Rettore per le questioni amministrative del Seminario Vescovile.

12. Padre Francesco Bazzan (OFMConv) è nominato Cappellano coordinatore del servizio religioso presso l’Ospedale civile di Camposampiero.

13. Don Bruno Bevilacqua– parroco di San Marco di Camposampiero – è nominato anche Cappellano a tempo parziale presso l’Ospedale civile di Camposampiero.

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Estate in parrocchia: San Cosma inaugura la ristrutturata scuola dell’infanzia

San Cosma di Monselice. Inaugurazione sabato 26 durante la festa dei santi patroni. La chiusura forzata delle scuole ha permesso di anticipare una serie di lavori già previsti per una realtà che, pur trovandosi in una frazione, accoglie bambini da tutto il territorio.

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A Fratte Romeo Sandrin completa il “suo” Inferno. In mostra dal 23 settembre al 4 ottobre

Lo scultore Romeo Sandrin ha completato il ciclo dedicato all’Inferno dantesco. Le ultime quindici opere saranno esposte, come le precedenti, nella chiesa di San Giacomo Apostolo a Fratte, dal 23 settembre al 3 ottobre.

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I fragili movimenti della fede

Non si può credere senza stimare tutta l’umanità, nulla e nessuno escluso

 La fiducia è una relazione radicalmente vulnerabile. Quando una persona si fida di un’altra, mette nelle sue mani qualcosa di proprio di cui l’altro può disporre e persino abusare. Sta in questa esposizione di colui che dà fiducia la radice di quella gioia speciale che proviamo quando qualcuno ripone in noi la sua fiducia, perché sentiamo che ci ha chiesto di custodire qualcosa di prezioso che riguarda la sua persona, la sua intimità, il suo mistero, anche quando passa attraverso semplici cose materiali. Questa condizione di vulnerabilità cresce con il valore di quel ‘qualcosa’ che si deposita nelle mani dell’altro, nel ‘palmo della sua mano’. Una vulnerabilità che ha anche un suo valore, ha delle proprietà tipiche che cambiano e in genere migliorano la natura di un rapporto. Mostrare all’altro la mia vulnerabilità, rendergliela intenzionalmente evidente, mentre ci rende più deboli ci rende anche più forti, grazie alla dimensione trasformativa della fiducia vulnerabile. La prima e più importante garanzia che chi ha ricevuto fiducia la onori sta nel suo sentirsi onorato dallo stesso atto di fiducia – troppi debiti non vengono onorati perché la nostra finanza invece di onorare il debitore lo umilia.

  Se allora chi compie un atto di affidamento fa di tutto per ridurre e possibilmente annullare il rischio di abuso e tradimento intrinseco alla fiducia, finisce per ridurre e azzerare il valore di quel bene relazionale. Se, ad esempio, nello scrivere un contratto ne definisco i dettagli fino a includere tutte le possibili situazioni future al fine di prevenirmi da ogni possibile uso scorretto di quella relazione fiduciaria, sto dando alla controparte un messaggio di sfiducia che cambia la natura del rapporto che stiamo costruendo. Molti rapporti si bloccano sul nascere perché la volontà di escludere futuri abusi crea un clima di diffidenza che impedisce al rapporto di incominciare. La fiducia invulnerabile non è un bene. Lo vediamo nei confronti di mogli e mariti, dei figli e delle figlie, dei colleghi, degli amici, che amiamo e dai quali siamo amati finché siamo capaci di fidarci di loro (e loro di noi) senza avere garanzie perfette sulla loro reciprocità, sebbene da essa dipendiamo per la nostra felicità. In molti rapporti la fiducia è reciproca, è un incontro di beni relazionali, non necessariamente simmetrici. Quando poi la fiducia riguarda alcuni rapporti decisivi della nostra vita, la relazione di fiducia assume una forma ternaria: ci sono io che ho fiducia in te, ci sei tu di cui mi fido, e c’è un terzo che si pone tra noi due come garante o testimone. È soprattutto la dimensione ternaria o trinitaria della fede e della fiducia che colpisce nel celebre Salmo 91, una preghiera cara a molte tradizioni religiose: «Tu che abiti negli atri dell’Altissimo, che passi la notte all’ombra dell’Onnipotente. Dì al Signore: ‘Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido’» (Salmo 91,1-2). È molto bello questo ‘trialogo’ tra il protagonista del Salmo (che forse stava passando la notte in un tempio in attesa di un oracolo in sogno), il suo Dio e un terzo che gli insegna la fiducia- fede. La fede biblica ha essenzialmente una natura ternaria. Tra il fedele e il suo Dio c’è qualcuno che gli dice che si può fidare. Questo qualcuno è un profeta, è Abramo o Mosè, è la Torah, ma è anche il fratello o la sorella nella fede. Il Salmo 91 non ci dice chi sia questo terzo personaggio che insegna la fede all’orante, e questo anonimato è molto bello perché quel ‘qualcuno’ può essere qualsiasi persona, posso essere io, puoi essere tu. Non tutti abbiamo un profeta accanto a insegnarci la fede, ma tutti abbiamo una persona che ci può insegnare a credere e a fidarci. Una persona che ci dice: «Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, l’epidemia che devasta a mezzogiorno» (91,3-6). E noi rispondiamo: «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!» (91,9): è il secondo movimento della fede, quando dopo aver creduto a chi gli ha insegnato la fede-fiducia, il credente fa la sua dichiarazione di fede. Questo movimento è secondo, perché prima c’è qualcuno che mi dona la fede – la fede finirà sulla terra quando l’ultimo credente smetterà di donarla a qualcuno.

Sta anche qui il senso e il valore della Tradizione: è la catena di persone che si sono insegnate la fede a vicenda, quella corda solidale spiegata nei secoli fatta di persone e di comunità che hanno imparato a credere in Dio credendo alle parole di persone, un dialogo continuo tra chi ci dice di fidarci, noi che rispondiamo con il nostro sì e poi diciamo ad altri di fidarsi delle parole nostre perché non-nostre. La fede biblica è credere in Dio credendo alle persone che ci parlano in suo nome mettendoci la faccia. È sempre esperienza comunitaria, un evento che accade in mezzo al popolo, è un rapporto di fiducia. A volte non siamo capaci di credere perché non siamo capaci di fidarci, e l’allenamento alla fiducia inter- umana è un’ottima preparazione alla fede. Chi non si fida di nessuno non crede neanche in Dio, chi si fida poco degli uomini si fida poco anche di Dio, e la fede diventa un atto cognitivo che non cambia la vita.

Infine il terzo movimento. Entra in scena Dio: «Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome. Mi invocherà e io gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza » (91,13-16). Nel formulare la sua promessa, Dio si espone alla possibilità del non avveramento di queste parole, perché la storia è un continuo spettacolo di persone fedeli e giuste che invocano e non hanno risposta, che non sono resi gloriosi, che conoscono il fallimento. E questo perché la fede biblica condivide la stessa vulnerabilità inscritta in ogni rapporto di fiducia vera, che è vera perché vulnerabile. Perché non abbiamo conoscenza diretta di colui di cui ci fidiamo, lo conosciamo solo ‘per sentito dire’ (Giobbe), lo conosciamo perché lo abbiamo ‘sentito dire’ da chi ci siamo fidati. Perché sia noi sia Dio cambiamo in continuazione, ogni mattina dobbiamo ricredere a quello che avevamo creduto fino a ieri notte – la fede è un atto di fiducia coniugato al presente. Una tappa decisiva della fede matura consiste nel prendere un giorno coscienza che quando pronunciamo la parola ‘Dio’, la parola più bella, famigliare e intima, non sappiamo cosa stiamo dicendo – ma continuiamo a dirla, perché queste parole possono solo essere amate. Ecco perché all’inizio di alcune grandi vocazioni bibliche c’è un affidamento complicato: Mosè non vuole tornare in Egitto, Geremia recalcitra, Giona fugge, Samuele ha bisogno di quattro chiamate per dire ‘eccomi’, Elia per rialzarsi e continuare il cammino dovette imparare a udire il silenzio e YHWH dovette imparare a sussurrare.

Se l’affidamento della fede non fosse rischioso e vulnerabile la fede non sarebbe un’esperienza autenticamente umana, e diventando credenti diventeremmo meno umani. E chi nella vita ha incontrato una voce che lo/la chiamava e ha risposto, sa che quel rischio è reale ed effettivo, perché sa che qualche volta anche le vocazioni autentiche vanno a male, si smarriscono, si perdono nell’immenso dolore (loro e di Dio). Non sappiamo perché anche le vocazione vere finiscono male. Il fallimento fa parte della condizione umana, e una vocazione infallibile sarebbe semplicemente disumana. Ed è questa possibilità che la fede-fiducia riposta in un mistero possa andar male che la rende esperienza umanissima, simile in dignità alla maternità, al nascere e al morire. La nostra fede è esperienza interamente umana per la sua dimensione tragica. Si può essere pienamente umani senza stimare la fede e chi crede, ma non si può credere senza stimare l’umanità, tutta, senza lasciare fuori nulla nel tragitto che porta dall’inferno al paradiso, e ritorno.

Questo Salmo fu citato da Satana, nell’episodio delle tentazioni di Cristo: «Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: ‘Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra’» (Mt 4,5-6). Satana qui cita il versetto 12 del Salmo 91. E Gesù risponde a Satana ribadendo la natura di affidamento della fede biblica: «Sta scritto anche: ‘Non metterai alla prova il Signore Dio tuo’» (Mt 4,7). Un messaggio importante di questo splendido versetto che finisce sulla bocca di Satana è l’eccedenza della Bibbia rispetto ai suoi soli usi buoni. Anche il diavolo conosce bene e usa la stessa scrittura conosciuta e usata dagli evangelisti, a dirci che conoscere e citare la Bibbia non offre nessuna garanzia di vita, né di autenticità di dottrina. C’è un uso diabolico della scrittura, persino dei Salmi e della preghiera, al punto che Satana prende una delle preghiere più sublimi e alte del Salterio per tentare Gesù. L’uso della Bibbia di Gesù e quello di Satana coesistono dentro di noi ne fossimo almeno coscienti!

Sta anche qui la vulnerabilità della Bibbia: le sue parole sono lì, esposte nella pubblica piazza del mondo, e chiunque le può usare per pregare, per amare meglio, per imparare a vivere; ma tutti le possiamo usare anche per maledire, per condannare, per tentare, per manipolare gli uomini e Dio, per bestemmiare. Anche Dio si fida di noi, ripone nel nostro cuore le sue parole, e noi possiamo tradirle. Nell’inferno non c’è soltanto ‘pape satàn pape satàn aleppe’, ci saranno forse anche parole bibliche abusate e violentate. Dio, scegliendo di farsi parola, di parlarci in parole umane, ha scelto di condividere la nostra fragilità. Anche in questo ci somiglia. È il quarto movimento della fede. l.bruni@lumsa.it

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Giornata del Seminario

Domenica 27 settembre la Chiesa diocesana celebra la giornata del seminario, a conclusione di un mese – settembre – tradizionalmente dedicato alla sensibilizzazione verso questa istituzione che quest’anno ricorda i 450 anni dalla fondazione e i 350 dalla rifondazione voluta dal vescovo Gregorio Barbarigo.

Tema della giornata del seminario è “La mia volontà nella tua”, una frase tratta dai testi di San Gregorio Barbarigo con cui si vuole valorizzare e sottolineare il tema del discernimento vocazionale.

La giornata è un’occasione ulteriore per sentirsi tutti –  singoli fedeli, comunità e preti – coinvolti nel  sostenere le vocazioni al presbiterato che il Signore a piene mani semina ancora nel campo della sua Chiesa.

Il settimanale diocesano La Difesa del popolo nel numero di domenica 27 settembre, dedica una pagina alla giornata, ospitando l’intervento del rettore del seminario, mons. Giampaolo Dianin, che sottolinea:

«La giornata del seminario non dev’essere comunque un giorno di lacrime amare per la carenza di preti o per i grandi edifici dei nostri seminari quasi vuoti; dovrebbe essere un giorno luminoso in cui sentire rivolte a tutti parole di speranza e salutari provocazioni a osare».

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Santa Teresa di Gesù Bambino. Secondo fine settimana di festa: la comunità si fa ponte e casa

Sta per iniziare il secondo fine settimana di festa nella parrocchia di Santa Teresa alla Guizza. Una festa ridotta nella durata a causa delle restrizioni imposte dal Covid, ma ugualmente ricca di proposte e attenta alla comunità.

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Lusiana e Santa Caterina. Una “prima messa” dopo 37 anni. Le due comunità si sono strette intorno a padre Jonny Morello Bressan

Erano tanti – sabato 12 settembre a Lusiana – a chiedersi «chi si festeggia?», mentre i volontari si affrettavano ad addobbare la piazza, la facciata della chiesa con fiochi, nastri, festoni colorati.

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Montà: lettera a don Massimo. “Ti sei fatto amico di cammino, grazie”

Domenica 20 settembre la comunità di San Bartolomeo di Montà ha salutato don Massimo De Franceschi, a cui rivolge questa lettera.

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Estate in parrocchia: nuovo percorso nell’up di Zugliano. Ispirazioni dal Vangelo per orientare il cuore

L’itinerario spirituale proposto da don Mauro Ferraretto dell’Unità pastorale di Zugliano: un’occasione per approfondire le Sacre Scritture.

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