Unità pastorale di Arre. In compagnia della Laudato sì e… di Oceania

Unità pastorale di Arre. Una sessantina di ragazzi delle elementari e medie, una cinquantina di animatori, venti adulti: sono i numeri del grest “Tutto è connesso”. E c’è anche l’animatrice di comunità.

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San Lorenzo a Conselve. Tre giorni di festa per celebrare il patrono e “stringersi” come comunità

Conselve rinuncia quest’anno alla tradizionale Fiera franca di Sant’Agostino, ma valorizza con particolare attenzione la festa del patrono San Lorenzo.

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Don Arcangelo Rizzato è tornato al Padre

È mancato venerdì 6 agosto, giorno della Trasfigurazione del Signore, all’ospedale di Arzignano don Arcangelo Rizzato.

«Mi presento: mi chiamo Arcangelo e sono un sacerdote. Sono nato a Fara Vicentino nel 1947, primogenito; mio fratello è morto piccolino. La mia infanzia l’ho vissuta dai nonni materni a causa della malattia grave di mia mamma, Angela, che era diventata cieca dopo un intervento chirurgico ed è deceduta quando io avevo solo 12 anni. Mio papà Antonio era mezzadro. In quinta elementare sono entrato in seminario al Barcon di Thiene. Fin da piccolo desideravo essere sacerdote».

Così inizia il breve testo Da vinti a vincitori ((2016, Proget Edizioni) nel quale don Arcangelo aveva voluto affidare i suoi pensieri circa la malattia che da anni, ormai, lo aveva colpito, il Parkinson. Ordinato prete il 4 luglio 1971, era stato prima cooperatore festivo a Campagna Lupia e l’anno successivo a Brusegana, dove rimase fino all’ottobre 1979, quando fu destinato come fidei donum alle missioni in Ecuador.

A fine estate 1987 ritornò in Italia e nel settembre 1988 fu inviato a Faedo come parroco. Successivamente, diventò parroco di Calvene, dal 1996 al 2004. Del 2003 è la diagnosi della malattia che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita, tanto che fu inserito a Montegrotto Terme come collaboratore, in un contesto che gli diede serenità e stabilità, fino a quando nel 2014 chiese l’ospitalità al Cenacolo di Montegalda. A seguito della complicazione di un intervento chirurgico, la morte lo ha colto velocemente presso l’ospedale di Arzignano, nel giorno della Trasfigurazione del Signore.

In Ecuador don Arcangelo lavorò inizialmente a Tulcan, poi nella selva interna della Diocesi di Ibarra (Apuela, Imbabura) con don Tarcisio Favaron e don Giorgio Friso, mostrandosi riservato, razionale, fedele ai principi, timido, ma anche sensibile e affettuoso, attento alle persone uomo di fede e di preghiera, serio nel lavoro e dotato di saggezza. Richiesto di scendere nella costa, condivise poi con don Francesco Bonsembiante tre anni di ministero a Santa Marianita (Esmeraldas), mostrando pazienza e moderazione nell’accompagnare i gruppi ecclesiali. A proposito dell’Ecuador, don Arcangelo scriveva:

«Sono rimasto in quella terra meravigliosa, sia per le persone, sia per la magnificenza della natura, fino al 29 agosto 1987. Sono stati gli anni più belli della mia vita, alla scuola dei poveri. La mia esperienza religiosa si è arricchita a consolidata in un ambiente umano e spirituale molto diverso e umanamente più solidale del nostro. Avrei desiderato rimanere a lungo tra quella gente semplice e accogliente, ma un grave problema di allergia mi ha costretto a tornare definitivamente in Italia».

Negli anni di Calvene ha evidenziato l’umiltà come suo tratto distintivo. Certosino e meticoloso nelle omelie, rigorosamente scritte a mano, dava fiducia incondizionata ai giovani (durante il suo ministero a Calvene il gruppo chierichetti contava 40 bambini e restano memorabili i campiscuola a malga Cima Fonte dove era presente giorno e notte con grande senso di responsabilità). Fedele ai precetti e alle regole delle Chiesa, al costo anche di essere impopolare, amava la discrezione e continuamente ringraziava con gratitudine. Conquistava anche le persone non credenti con il suo profondo rispetto, non mostrandosi invadente, ma delicato nelle relazioni. Si potrebbero applicare a lui le parole di san Francesco di Sales, il quale scriveva: «L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio». A Calvene ricordano che, avendo perso la mamma da piccolo, concludeva tutte le liturgie con il canto Santa Maria del cammino.

Negli anni di Montegrotto don Arcangelo è stato uomo di silenzio e di parole sapienti: le parole uscivano da un silenzio carico di riflessione e sembravano costare quasi uno sforzo fisico, ma proprio per questo motivo diventavano pregne di autorevolezza e discernimento, come dimostrava anche il suo servizio delle confessioni. Non predicava mai perché gli costava troppa fatica farlo, ma rammentava di aver trovato nella comunità una vera famiglia, un ambiente sereno e accogliente, dei laici e delle famiglie con cui amava pregare, spezzare la Parola di Dio nei centri d’ascolto, giocare a carte, guardare le partite di calcio.

«Passai lì anni felici e comunque operosi, partecipando alla vita della parrocchia, nelle celebrazioni, nel ministero della riconciliazione, nella visita agli ammalati e, come hobby, deliziando tutti con la mia arte culinaria!»

«Con il passare degli anni si fece sempre più insistente e forte il bisogno di aiuto per le necessità di vestirmi e di gestire le attività di ogni giorno per cui nel 2014 decisi, seppur a malincuore, di andare in una struttura protetta, il Cenacolo di nostra Signora di Fatima, a Montegalda, dove risiedo ben assistito e aiutato. Conservo la mia autonomia e ho sostituito l’arte culinaria con una proficua e rilassante attività di coltivazione di ortaggi, da condividere con gli ospiti della casa, che apprezzano molto».

E in effetti, al Cenacolo don Arcangelo continuò a mostrarsi taciturno, ma presente e pienamente inserito, accanto ai preti e alle ospiti della casa.

Se gli ultimi mesi hanno costretto tutti a fare i conti con la fragilità dovuta al Covid-19 e all’incertezza che ne è venuta, don Arcangelo si è trovato a gestire nel tempo una non prevista fragilità del corpo e del ministero, da lui accolta e letta con la serenità della fede. Del resto, la sua stessa morte è giunta velocemente e inaspettata, in silenzio, nel mezzo dell’estate.

«Unendo la nostra sofferenza a quella di Cristo, morto in croce per tutti, camminiamo verso cieli nuovi e terra nuova. È dentro a questo sguardo di fede che il confessore mi disse: “Quando capirai ringrazierai Dio”».

Le esequie, presiedute dal vescovo Claudio, saranno celebrate lunedì 10 agosto alle ore 10 a Montegalda, dove anche la salma di don Arcangelo sarà tumulata.

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Indicazioni per la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana e la ripresa degli incontri del cammino di catechesi

L’allegato riporta alcune Indicazioni diocesane, scritte in accordo con gli Uffici pastorali (Annuncio e Catechesi e Liturgia) per la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana e la ripresa degli incontri del cammino di catechesi. Le Indicazioni offrono qualche spunto utile alle nostre parrocchie per guardare con fiducia ai prossimi mesi.

Questo tempo della pandemia, come ricordato più volte, non va vissuto come una parentesi da chiudere al più presto, ma come un invito a maturare intuizioni nuove, come occasione per un ripensamento e un cambiamento.

Le presenti Indicazioni si articolano in quattro punti nodali:

a) il cammino che precede la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana;

b) le modalità per la celebrazione dei sacramenti del Compimento dell’Iniziazione cristiana (Cresima ed Eucaristia);

c) i tempi e le modalità per riprendere i cammini ordinari dei gruppi di ICFR;

d) le modalità per la celebrazione del sacramento della Cresima nel “cammino tradizionale”.

Un saluto e buoni giorni estivi

 

don Leopoldo Voltan

Vicario per la pastorale

 

Indicazioni per la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana e la ripresa degli incontri del cammino di catechesi

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Indicazioni per la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana e la ripresa degli incontri del cammino di catechesi

L’allegato riporta alcune Indicazioni diocesane, scritte in accordo con gli Uffici pastorali (Annuncio e Catechesi e Liturgia) per la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana e la ripresa degli incontri del cammino di catechesi. Le Indicazioni offrono qualche spunto utile alle nostre parrocchie per guardare con fiducia ai prossimi mesi.

Questo tempo della pandemia, come ricordato più volte, non va vissuto come una parentesi da chiudere al più presto, ma come un invito a maturare intuizioni nuove, come occasione per un ripensamento e un cambiamento.

Le presenti Indicazioni si articolano in quattro punti nodali:

a) il cammino che precede la celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana;

b) le modalità per la celebrazione dei sacramenti del Compimento dell’Iniziazione cristiana (Cresima ed Eucaristia);

c) i tempi e le modalità per riprendere i cammini ordinari dei gruppi di ICFR;

d) le modalità per la celebrazione del sacramento della Cresima nel “cammino tradizionale”.

 

Un saluto e buoni giorni estivi

 

don Leopoldo Voltan

Vicario per la pastorale

 

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Covid-19 famiglie più consapevoli

Dalla Zuanna e Trincanato  La pandemia non rivoluzionerà relazioni e dinamiche, ma rallenterà ancora la natalità. Lavorare da casa creerà nuovi modelli genitoriali, ma adulti e genitori devono entrare nel dibattio pubblico.   Lavoro e scuola. La mente delle famiglie italiane, in questa fase di incertezza post-quarantena, sembra agitarsi anzitutto attorno a queste due preoccupazioni, tanto per i mesi a venire quanto per i prossimi anni. Lo studio “Le famiglie e l’emergenza Covid-19. Una fotografia attuale”, promosso dal Forum nazionale delle associazioni familiari con Rcs sembra non ammettere dubbi, forte delle 12mila interviste condotte tra il 5 e il 15 giugno (ne abbiamo parlato diffusamente nella prima puntata di questo approfondimento nel numero del 19 luglio).  Un aspetto interessante di quella stessa ricerca, tuttavia, è rappresentato dal riscontro pressochè unanime di come la convivenza forzata abbia migliorato il dialogo tra coniugi, la relazione con i figli e la collaborazione domestica tra i membri dello stesso nucleo. Fattori che smentiscono voci non del tutto fondate di un boom di divorzi a causa del Coronavirus, con l’Italia che ricalcherebbe il sentiero già percorso dalla Cina. Dai dati emergono comunque alcuni interrogativi che meritano di essere indagati. Come questo virus inciderà nella composizione e nelle dinamiche interne delle famiglie italiane? Quali conseguenze constateremo sul piano della già fragile denatalità di casa nostra? Figli, coniugi, nonni: come si regolarizzeranno queste relazioni alla luce di fatti nuovi e inattesi, come l’avvento del cosidetto smart working (più correttamente lavoro da remoto)?

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La Parola biblica in un tempo inedito

La Parola biblica in un tempo inedito è il titolo di quattro incontri on linedal 24 al 27 agosto – promossi dal Settore apostolato biblico (Sab), che opera all’interno dell’Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi della Diocesi di Padova.

Ogni incontro sarà proposto alle ore 21 sui canali youtube e facebook della Diocesi di Padova e del settimanale diocesano La Difesa del popolo.

I quattro appuntamenti si terranno nei giorni in cui solitamente si svolgeva la Settimana biblica diocesana, spostata, causa emergenza Covid-19, all’estate 2021. Non una sostituzione ma una nuova proposta che intende, visto il mezzo, raggiungere anche un pubblico più ampio e variegato, credente e non. Un tempo di incontro con la Parola ma anche con il tempo della pandemia – da qui il titolo: La Parola biblica in un tempo inedito – da vivere da qualsiasi luogo.

Ogni incontro interrogherà la Scrittura su una questione che il tempo della “pandemia” ha fatto emergere:

  • lo spaesamento (24 agosto), con don Massimo Grilli, docente emerito della Pontificia facoltà Gregoriana di Roma, che proporrà un intervento dal titolo C’è un tempo per abbracciarsi e un tempo per astenersi dagli abbracci (Qo 3,5);
  • il corpo ferito e il corpo guarito (25 agosto) con Elide Siviero, collaboratrice del Servizio diocesano per il catecumenato di Padova che parlerà sul tema Non li guarì né un’erba né un unguento, ma la tua parola, o Signore, che tutto risana (Sap 16,12);
  • la speranza che non è morta (26 agosto) con il biblista don Carlo Broccardo che rifletterà attorno alla domanda Perché avete paura? (Mc 4,40);
  • la Parola nelle case, in famiglia, nel ritmo quotidiano (26 agosto) con la teologa pastoralista Assunta Steccanella e la riflessione su Lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 119,115).

Per i partecipanti ci sarà la possibilità di interagire in diretta tramite domande ai relatori via whatsapp al numero 351 6201002 oppure via email all’indirizzo settoreapostolatobiblico@diocesipadova.it

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INSIEME… #nelcuorelaformazione

Sono stati mesi “sospesi”, difficili, imprevedibili… Mesi per sperimentare, insieme, la nostra fragilità, tuttavia, sono stati carichi di attese, di creatività, di attenzione verso ragazzi e genitori, di cura degli altri…

Abbiamo progettato, rallentato, annullato appuntamenti, ma il confronto con le equipe diocesane e le tante risposte di catechisti e accompagnatori alla lettera di maggio, ci incoraggiano a non temere, a proporre ancora momenti di formazione, in alcuni casi cambiando la modalità, per non dimentcarci e “restare ancora più insieme”.

Le proposte, raccolte in questo opuscolo, sono ridotte rispeto agli altri anni, ma offrono quelle opportunità che sono fondamentali per la formazione e la crescita spirituale di catechisti, accompagnatori, educatori, parroci e operatori pastorali coinvolti nel cammino di Iniziazione cristana dei fanciulli e dei ragazzi.

Ci sono dei corsi “recuperati”, che non è stato possibile realizzare nelle date prestabilite, perché eravamo in pieno lockdown, ci sono dei corsi “nuovi” sia per catechisti/educatori dei ragazzi, che per gli accompagnatori dei genitori, altri sono stati rivisti nei contenuti, in modo da adatarli al tempo presente.

Troverete anche la novità di poter seguire alcuni corsi tramite la diretta streaming, invitando le persone della zona a partecipare in presenza e incoraggiando le parrocchie a pensare ad una formazione in sede, approfittando del collegamento su piattaforma.

Di volta in volta verrà dato, nel sito dell’Ufficio diocesano, il link per accedere al canale youtube della Diocesi di Padova e le disposizioni per effetuare il collegamento.

Nel sito ci saranno anche le comunicazioni per i corsi in presenza che, saranno a numero chiuso, con l’obbligo di iscrizione.

Tutto questo per rimanere ancora insieme, come prima e più di prima!

 

Ufficio diocesano per l’annuncio e la catechesi

 

Calendario delle proposte 2020-2021 Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi

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Ascolto e indicazioni per l’annuncio e la catechesi: dall’esperienza COVID-19

Come direttori degli uffici catechistici diocesani del Triveneto, ci siamo messi in ascolto di ciò che stiamo vivendo, degli interrogativi che ci vengono posti e offriamo ai vescovi i punti comuni emersi.
Non si tratta di un discorso sull’insieme della pastorale e neppure di semplici proposte pratico-operative, ma di criteri e orientamenti sulla catechesi e più precisamente sull’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi.

Premessa

Rispetto al nostro servizio di annuncio e catechesi, la pandemia – esperienza che non possiamo ancora dire superata – , ha portato in evidenza ciò che era già in atto. Da anni lamentavamo la scarsa partecipazione alla vita comunitaria, la richiesta dei sacramenti senza la pratica della vita cristiana, il dirsi cristiani più che altro come una convenienza sociologica …
In fase di nuova partenza, alla luce di questi mesi, sarà importante aiutare le persone che incontreremo a riflettere su quanto stiamo vivendo, perché ciò che stiamo sperimentando non sia una semplice parentesi che si chiude e che non lascia nessun segno di una nuova consapevolezza.
Facciamo nostro l’invito dei vescovi della CEDAC (Commissione episcopale Dottrina, Annuncio e Catechesi): “Una lettura pasquale della esperienza della pandemia non può prospettare il semplice ritorno alla situazione di prima, augurandosi di riprendere l’aratro da dove si era stati costretti a lasciarlo. L’esperienza del Venerdì e del Sabato – la permanenza sulla croce e nel sepolcro – non può più essere vissuta dai cristiani come una parentesi da chiudere al più presto: deve, piuttosto, diventare una parenesi, cioè un’esortazione, un invito a maturare un’esistenza diversa” (“È risorto il terzo giorno”, lettura biblico-sapienziale dell’esperienza della pandemia).

Siamo consapevoli che quest’esperienza mette in questione prassi, abitudini, comportamenti ormai consolidati: ci chiede la capacità di uno sguardo nuovo, ma senza dimenticare i passi fatti finora nell’evangelizzazione, nell’annuncio e nella catechesi di iniziazione cristiana, dei giovani e degli adulti. Non possiamo pensare di partire dal nulla: molte e faticose mete raggiunte sono un punto solido di riferimento (ad esempio la convinzione del ruolo centrale che deve avere la vita della comunità, la passione dei catechisti/e e altri operatori pastorali, il coinvolgimento della famiglia, l’accompagnamento di adulti e genitori, i cammini battesimali, …).
Il servizio che vede impegnate le nostre Chiese non è rivolto ad alcuni e non si accontenta di rispondere a chi ci interpella per domande puntuali o cammini di fede, ma si propone che il Vangelo sia annunciato a tutti.

Siamo invitati quindi ad un reale discernimento su più fronti: sul tempo che stiamo vivendo (come kàiros e non solo come fatalità); sulla vita e sulle scelte delle nostre comunità perché siano luoghi di relazioni evangeliche; sul cammino di fede di ciascuno, perché il nostro servizio non si limiti ad assicurare la celebrazione ma possa accompagnare all’incontro con Gesù.

Problematiche emergenti
Dal confronto tra diocesi, emergono alcune problematiche relative al tempo che stiamo vivendo: L’interruzione delle relazioni ordinarie e il vuoto conseguente che va a incidere sul tessuto comunitario con il rischio dell’irrilevanza di quest’ultimo.

    • La frammentarietà delle esperienze vissute nel tempo del lockdown con la conseguenza di legami parziali rispetto alla vita comunitaria.
    • L’eccessiva preoccupazione per la data della celebrazione dei sacramenti di iniziazione cristiana. C’è il rischio di considerare la vita cristiana centrata solo sulla celebrazione dei sacramenti, annullando gli sforzi profusi perché la celebrazione sia parte di un cammino formativo che non si esaurisce ad un momento e che coinvolge più soggetti.
    • La tentazione della delega nell’accompagnamento alla vita cristiana: delega alle famiglie come prime responsabili nella formazione cristiana o delega alle parrocchie come servizio specializzato.
    • La scarsa partecipazione all’Eucaristia domenicale, ulteriormente in calo rispetto al tempo precedente all’emergenza sanitaria. Si intravvede il rischio di una certa indifferenza rispetto all’Eucaristia, momento centrale dell’incontro con il Signore, che va nuovamente valorizzata e motivata.

Criteri
Per il cammino che ci attende ci sembra importante precisare alcuni criteri, assunti dalle esperienze positive registrate proprio in questo tempo di difficoltà. Occorre essere consapevoli che ciò che stiamo vivendo apre delle possibilità per un rinnovamento del volto dell’annuncio e della catechesi.

La cura delle relazioni, cuore dell’annuncio del Vangelo

  • La relazione personale con Cristo, cuore di ogni azione catechistica, si realizza – da sempre – attraverso la comunità cristiana, nell’esperienza individuale e comunitaria. In ordine a questo fine, la comunità cristiana è chiamata a fare rete, ancor più ora, per valorizzare l’incontro e l’essere in cammino insieme. La cura della comunità non si limita a chi partecipa o a chi esprime delle richieste: sarebbe a rischio il nostro essere Chiesa che pur in un contesto di minoranza è chiamata ad aprirsi alle periferie esistenziali.
  • Alcune famiglie hanno sperimentato il loro essere ‘chiesa domestica’ nel tempo del lockdown. Ci è chiesto un atteggiamento capace di valorizzare e di custodire il bene e il nuovo che abbiamo visto emergere nelle nostre case in questi mesi. Siamo consapevoli che la preghiera in famiglia non è stata un’esperienza possibile per tutti, ma riteniamo importante valorizzare la proposta domestica nel rispetto delle differenti situazioni. Non può venir meno il nostro impegno a rivolgere la proposta di fede ad ogni famiglia, non a partire dai nostri schemi, ma offrendo un reale e adeguato (sostenibile) cammino di accompagnamento.
  • I catechisti hanno vissuto questo tempo con timore, ma anche con creatività nell’esprimere la vicinanza alle famiglie a nome della comunità. Resta essenziale la formazione sull’identità del catechista, sullo stile, e sulle nuove sfide che si presentano. Diventa importante aiutare a riflettere sull’identità di questo prezioso servizio e sul coinvolgimento di nuove e differenziate figure che esprimano in modo testimoniale, la cura della comunità cristiana nell’annuncio e nell’accompagnamento alla vita cristiana: pensiamo agli educatori, ai genitori e altre persone della parrocchia che potranno essere coinvolte.
  • L’uso dei social media in questi mesi ci chiede uno sforzo formativo per apprendere ad utilizzare strumenti così protagonisti nel mondo attuale, a servizio dell’annuncio.
  • Il prossimo futuro potrà essere il tempo in cui non delegare ad alcuni il servizio dell’annuncio del Vangelo; si tratta allora di trovare il modo di unire le forze presenti, ciascuno con la propria specificità: singoli, associazioni, movimenti e gruppi. Mentre dovremo immaginare spazi e tempi nuovi nelle comunità cristiane, è il momento per creare vera sinergia e relazione in ciò che ciascuna realtà pastorale offre.

La vita cristiana… attraverso i sacramenti
La celebrazione eucaristica è il cuore della vita dei discepoli del Signore Risorto. Lo stile dell’accompagnamento e dell’accoglienza nasce dall’incontro con il Signore e diventa la capacità di camminare con chi si incontra e di annunciare l’essenziale della fede. Non viviamo la catechesi per rispondere alla richiesta di un sacramento da celebrare, ma per rivolgere a tutte le famiglie e a tutte le persone la buona notizia del Vangelo. È per vivere come discepoli del Signore che si accoglie la Parola, si celebra la fede, si vive il servizio e la comunione nella comunità cristiana e nel territorio.
Questo tempo ci invita a vivere in modo essenziale la proposta della fede: non si tratta né di cercare un’eccessiva semplificazione, né di scadere nell’irrilevanza della formazione cristiana. Siamo spronati a mettere al centro l’essenziale dell’annuncio del Vangelo e di farlo in modo adeguato per il nostro tempo e per gli interrogativi che ci abitano. Non perdiamo l’occasione per mettere al centro l’annuncio del kerygma della fede nel Signore morto e risorto, come ci invita papa Francesco in Evangelii gaudium.
Il discernimento tra comunità e famiglie per la celebrazione dei sacramenti, punto centrale dell’ispirazione catecumenale dell’iniziazione cristiana come indicato in Incontriamo Gesù n. 52, potrà aiutare ad uscire dalla logica dell’assicurare un servizio religioso, per favorire la scelta consapevole della vita della comunità cristiana. Potrà essere il momento di avviare piccoli gruppi di ragazzi e famiglie che camminano nella fede e che insieme alla comunità (preti, catechisti, educatori) riconoscono come vivere la celebrazione dei sacramenti e la partecipazione alla vita della parrocchia.
La necessità di formare piccoli gruppi può diventare un’opportunità e una scelta. Ciò permette di creare relazioni significative con i ragazzi e le famiglie, di non continuare a far coincidere la catechesi con il ritmo e con la scansione scolastica, interrompendo gli automatismi che nel tempo sono diventati dei pesi faticosi da portare. La celebrazione dei sacramenti avvenga nel contesto della domenica, giorno della comunità.

Iniziare alla fede in Gesù Cristo nella comunità è un’esigenza ancora attuale per dare luce
all’esistenza, in un tempo ricco di grandi interrogativi.

I direttori degli uffici catechistici del Triveneto

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