CINEFORUM Aprile 2015

Download (PDF, 795KB)

Ci saranno ancora i frati e le suore?

Un motivo per il pellegrinaggio 2015 a Monteortone

È una domanda impegnativa alla quale sono concesse solo due risposte    intelligenti. La prima risposta è della grazia di Dio, la seconda risposta è l’impegno della nostra costante preghiera, di ringraziamento e di richiesta.

Forse siamo poco consapevoli che un’epoca della vita religiosa (frati, suore, monaci, missionari …) si è già conclusa. L’epoca dei grandi numeri, delle numerose iniziative e delle molte strutture. L’Italia dove ci sono preti, frati e suore dappertutto è già nei libri di storia che contengono anniversari e statistiche, ricordi e fotografie. Qualcosa di diverso sta invece accadendo in altri paesi. Dopo cinquecento anni nei quali noi europei abbiamo colonizzato e    insegnato le nostre lingue e religioni, e perfino l’economia, ad altri popoli,    adesso toccherà a loro insegnare nuovamente qualcosa a noi. Ci saranno sicuramente delle belle sorprese: la storia della Chiesa è affidata alla fantasia dello Spirito del Signore!

Papa Francesco ha indetto per il 2015 l’ANNO DELLA VITA CONSACRATA, proprio per portare l’attenzione a questa forma della fede cristiana. Alla famiglia, grembo di ogni vita e vocazione, è dedicato invece il Sinodo. Papa Francesco stesso è un religioso, un gesuita: l’ordine di S. Ignazio di Loyola.

Una paradossale legge della vita sembra farci apprezzare le cose specialmente quando esse vengono a mancare. Quante persone e quanti di noi sono stati segnati dall’incontro con una persona consacrata: un frate, una suora, un missionario … Eppure spendere la vita per il Signore, la Chiesa, per gli altri, per una grande causa, sembra essere qualcosa che ha perso il suo significato e, a volte, se qualcuno lo facesse, sembrerebbe più una disgrazia, che un dono. Per chi o per che cosa donare la propria vita? Questa è la posta in gioco!

Pensando al nostro pellegrinaggio a Monteortone del Lunedì di Pasqua con il Consiglio Pastorale, abbiamo deciso di dedicare questo nostro cammino alla preghiera per le vocazioni alla vita consacrata e al ricordo di questa forma importante per vivere la fede nel Signore Gesù.

Don Giulio Osto

Festa delle Palme 2015

Festa delle Palme 2015

Festa delle Palme 2015

Domenica 29 marzo 2015 ci sarà la Festa delle Palme.
La giornata inizierà la mattina, con la messa delle 9:30, e poi in patronato dove, durante l’ACR, si decoreranno i rami di ulivo. L’ora di ritrovo e il mezzo di trasporto saranno definiti in base alla disponibilità dei partecipanti e comunicati in seguito.
La festa comincerà con il ritrovo alle 15:00 in Piazza delle Erbe, a Padova, e si svolgerà per le vie del centro per poi ritornare in Piazza delle Erbe per la conclusione. La fine della festa è prevista per le ore 17:00 ca.
Durante la processione verranno scambiati, con gli altri ragazzi partecipanti alla festa, i rami di ulivo decorati in precedenza, e verrà poi consegnato, da parte dei partecipanti alla festa, un piccolo contributo alimentare (pasta, riso, cibi in scatola e a lunga conservazione…), segno della nostra carità e solidarietà verso i più bisognosi . Il consiglio è di portare una quantità di cibo comodamente trasportabile durante la processione.
Sono invitati alla Festa delle Palme tutti i bambini dai 6 ai 12 anni e i loro genitori.
La quota di partecipazione alla festa è di 2€.
Le iscrizioni sono aperte domenica 15/03 e 22/03 presso il patronato (appena entrati la prima a stanza a destra), dalle 9:30 alle 12:00, e in tutti gli altri giorni, fino a giovedì 26/03, al numero 346 8797062 ( Prendin Anna Maria).
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!

Premio di poesia: l’ultima volta?

L’UNESCO, un’agenzia dell’ONU, ogni tanto proclama qualcosa come patrimonio dell’umanità. L’UNESCO ha il compito di promuovere l’educazione e la cultura tra gli uomini (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization). Nel 1999 l’UNESCO ha indetto per il 21 marzo di ogni anno: LA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA.

Celebrare una Giornata Mondiale è come attaccare un post it nel nostro cervello per ricordarci di alcune cose importanti e che rischierebbero di estinguersi. Ognuno di noi vorrebbe proporre infatti una giornata mondiale per le cose che gli stanno più a cuore, tanto che, a volte, essendosi un po’ fissato su una di esse, rischia di parlare, impegnarsi e vivere solo per quella, dalla pedicure alla protezione delle zanzare.

Perché la poesia è così importante tanto da dedicare a essa una Giornata Mondiale? La poesia è un cambio di ritmo nel nostro linguaggio. Se infatti il ritmo del nostro parlare restasse sempre lo stesso esso si ridurrebbe a un rumore meccanico come quello di un frullatore, di un decespugliatore o di un allarme. Promuovere la poesia significa promuovere ciò che distingue le persone dagli animali: il linguaggio. Un poeta usa le parole che usano tutti, però… riesce a far dire, a volte, fino a dieci cose in più con le stesse parole! Le dieci cose in più che possiamo sperimentare ci ricordano che, oltre ad avere neuroni, ormoni ed emozioni proprio come tutti gli animali, abbiamo anche un’anima.

La Parrocchia di Torreglia quest’anno ha indetto l’8^ Edizione del Premio di poesia religiosa San Sabino. La scadenza inizialmente era stata fissata proprio il 21 marzo, ma abbiamo pensato di spostarla al giorno di Pasqua, il 5 aprile. Vedremo come andrà a finire… Questa iniziativa infatti potrebbe proprio finire e concludersi con questa edizione. Allora anche di questa cosa, come di tante altre, dai nostri cari defunti, alle guerre e a tutto ciò ‘che c’era una volta’ (fra qualche anno anche della Chiesa di San Sabino…) celebreremo il 21 marzo un altro anniversario che, in questo caso, fa proprio rima con       mortuario.

Don Giulio Osto

Passio

Venerdì 20 marzo – ore 20.45 – Teatro La Perla, Torreglia

Il dramma sacro Passio di Amato Maria Bernabei (Valentina Editrice, Pa-dova, 2014), scrittore e intellettuale aquilano da molti anni residente e ope-rante a Vigonza, si presenta come un innovativo poema sui temi della libertà, della colpa e della redenzione.
L’autore offre una lettura originale e nuova della Passione di Cristo, non soltanto per l’uso della terzina dantesca, ma soprattutto per l’intarsio di quadri e situazioni di varia derivazione e ispirazione, che accompagnano il racconto del Calvario. Al canone evangelico si affiancano numerose digressioni nel tempo e nello spazio e la narrazione si impernia sui dialoghi tra l’Empio, l’Angelo e il Girovago, personaggi chiave – che esprimono rispettivamente l’irrisione blasfema, la dottrina dogmatica e la ricerca dubbiosa, ovvero due posizioni contrapposte ed una mediatrice – frutto per intero della creatività del poeta e nei quali si palesa l’autentica innovazione dell’opera. Bernabei affida infatti a queste tre voci il compito di articolare la riflessione teologica posta alla base del dramma, spingendo all’estremo la meditazione sul dilemma della libertà, a fronte di un Creatore onnisciente e onnipotente, e sul tema parallelo della colpa. Di fronte alle certezze provocatorie dell’Empio, fiorisce il dubbio dell’uomo che vaga alla continua ricerca della verità: alle sua sfrontate accuse dissacranti, ed ai saggi dilemmi del Girovago, fanno da contrappunto gli anatemi e i dogmi dell’Angelo, in una accesa dialettica tripartita. Il tutto, come detto, in terzine rimate di alta densità concettuale, affiancate nel volume da una dettagliata parafrasi esplicativa.
Questa sacra rappresentazione esplora il significato del patto originario, e pertanto della stessa Creazione, secondo la prospettiva della creatura gravata di limiti e imperfezioni, d’intemperanze e sfrontatezze, ma anche d’una genui-na aspirazione a reperire un senso al breve tragitto in questo mondo: Bernabei ci invita a comprendere l’effettivo perché della Passione, confrontandola con il punto di vista della condizione umana gravida di interrogativi ribelli ed inquietanti.

Canta e Cammina

Cantiamo qui l’Alleluia, mentre siamo ancora privi di sicurezza, per poterlo cantare un giorno in cielo, ormai sicuri. Perché qui siamo nell’ansia e nell’incertezza. Non vuoi che io mi senta malsicuro, quando la tentazione è così frequente, che la stessa preghiera ci fa ripetere: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»? (Mt 6,12). Tutti i giorni la stessa preghiera e tutti i giorni siamo debitori! E tuttavia, o fratelli, pur trovandoci ancora in questa penosa situazione, cantiamo l’Alleluia a Dio che è buono, che ci libera da ogni male. Anche quaggiù tra i pericoli e le tentazioni, si canti dagli altri e da noi l’Alleluia. «Dio infatti è fedele; e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» (1Cor 10,13). Perciò anche quaggiù cantiamo l’Alleluia. L’uomo è ancora colpevole, ma Dio è fedele.
Ora infatti il nostro corpo è nella condizione terrestre, mentre allora sarà in quella celeste. O felice quell’Alleluia cantato lassù! O Alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio. Certo risuonano anche ora qui. Qui però nell’ansia, mentre lassù nella tranquillità. Qui cantiamo da morituri, lassù da immortali. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Vi sono infatti, secondo San Paolo, alcuni che progrediscono si, ma nel male. Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità. Canta e cammina.

Sant’Agostino d’Ippona (Discorso 256, 1. 2. 3)