La fede e l’influenza

Esperienza significa che qualcosa influenza il corpo e quindi le emozioni e        viceversa. Pensare significa trasformare esperienze corporee ed esperienze        emotive in parole. Le parole a volte rimangono nella mente e altre arrivano perfino a essere scritte. Pensare l’influenza significa trasformare in parole i fazzoletti, gli starnuti, i mal di testa, le pastiglie «Devo stare dentro…», «Sono raffreddata…», «Devo coprirmi…»; «Non posso venire…», «Devo stare isolato…», «Devo aspettare che mi passi…»… Le parole dell’influenza (a pensarci bene) sono poi le stesse dell’insolazione! Tra ogni cosa infatti ci sono sempre relazioni di somiglianza e di differenza: pensare significa trovare le parole che dicono l’identità e la diversità. Tra la fede e l’influenza, ad esempio, ci auguriamo tutti che la prima rimanga sempre mentre la seconda passi in fretta (differenza), ma ugualmente che la prima contagi tutti e la seconda nessuno, ma sempre di un contagio si tratta (somiglianza).

Pensare l’influenza ci invita a essere consapevoli di un tempo nella vita dove è bene stare dentro, stare al caldo, coprirsi, rinunciare a qualcosa, stare da soli, aspettare…, come ci sarà un tempo nel quale è bene stare fuori, stare al fresco, spogliarsi, non lasciarsi sfuggire un’esperienza, stare insieme, correre

A pensarci bene… l’influenza può dirci molto sulla fede (sulla chiesa, parrocchia, preghiera…) che a volte diciamo fredda, raffreddata, chiusa, isolata, lenta… Perché non imparare dall’influenza ciò che è bene anche per la fede? Starci dentro, non fuggire. Creare calore, non portare freddo. Proteggersi e farsi aiutare, non isolarsi e fare da soli. Aspettare e sperare, non avere fretta e disperarsi. Ci auguriamo dunque che la fede abbia più influenza sulla nostra vita e l’influenza abbia più influenza sulla nostra fede.

Don Giulio Osto

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