Per la pace in Ucraina

Quanto sta accadendo al confine tra Ucraina e Russia preoccupa il mondo intero. Il rischio concreto di una guerra turba gli animi, scuote le coscienze, aggiunge preoccupazioni alle tante che l’umanità sta già vivendo per la pandemia e per le altre “pandemie” che attraversano il pianeta: povertà, malattie, mancanza di istruzione, conflitti locali e regionali… È responsabilità di tutti, a cominciare dalle sedi politiche nazionali e internazionali, non solo scongiurare il ricorso alle armi, ma anche evitare ogni discorso di odio, ogni riferimento alla violenza, ogni forma di nazionalismo che porti al conflitto.

Non c’è più posto per le armi nella storia dell’umanità!

I popoli sono chiamati a convivere in pace.

Facciamo appello alle comuni radici nella fede cristiana, che è messaggio di pace, affinché nel Vecchio Continente ci sia sempre convivenza rispettosa.

La pace è un bene prezioso al quale l’umanità non può e non deve mai rinunciare.

(Conferenza Episcopale Italiana)

 

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21 febbraio – Lunedì della Missione

La prima edizione del Festival della Missione si era tenuta a Brescia nell’ottobre 2017. “Vivere per dono” è invece il titolo di quello che si terrà a Milano dal 29 settembre al 2 ottobre 2022. Per prepararsi abbiamo scelto di dedicare il prossimo lunedì della missione del 21 febbraio. Dalle 20.45 saremo sui canali Facebook e YouTube del Centro Missionario Diocesano insieme a Lucia Capuzzi, giornalista e direttrice artistica del Festival, e in compagnia di chi sulla sua pelle vive per dono: padre Carlos Tostado, missionario saveriano originario del Messico attivo nella comunità di Desio in Lombardia, e don Edmund Tourim, presbitero del Burkina Faso ospite nella Diocesi di Padova per un periodo di studio.

Ci interrogheremo insieme su un tema, che diventa gomitolo di fili colorati – ogni identità, senza barriere e confini, contribuisce a dar forma al mondo con i colori dei continenti. Sì, perché…

  • Il mondo reale, oggi, supera decisamente i confini politici territoriali in cui i popoli si riconoscono;
  • Il mondo reale, oggi, è essenzialmente interconnesso e interdipendente;
  • Il mondo reale, oggi, è palesemente plurale e cosmico;
  • Più chiaramente il mondo è anche “altro ancora”, è molto di più rispetto a quello che possiamo effettivamente dire per definirlo o per contenerlo.

Consapevoli della complessità del tempo che stiamo vivendo, il Festival della Missione propone un momento per seminare quell’«immaginazione creativa» e quell’«audacia missionaria» tante volte evocata da papa Francesco: «Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo ci può offrire». Un tempo per noi – come nel titolo della nostra rassegna dei lunedì.

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I CINQUE CONFETTI DELL’AMORE

Quando si mandano gli inviti al matrimonio si usa regalare cinque confetti augurale da parte dei futuri sposi. Vediamo cosa succede, immaginando questi cinque doni augurali come cinque momenti di un cammino.

Primo passo IL SENTIMENTO

Come accade l’innamoramento? L’amore si accende come innamoramento: qual è la sua dinamica, che cosa comporta l’emozione, il sentimento e l’affetto? Innamorarsi indica il momento passivo della libertà che matura gradualmente attraverso il gesto attivo dell’amore. Nell’amore umano è scritto un duplice movimento: nel primo movimento l’uomo e la donna si lasciano sorprendere dall’incontro con l’altro/a che lo/a attrae e lo/a fa sentire unico/a; nel secondo movimento l’amore dell’altro/a che emoziona, coinvolge, affascina percepisce nell’altro/a non solo il tu ideale, ma coglie pian piano il suo carattere promettente, introduce la dinamica della parola, comincia a promettere. Qui il linguaggio cristiano compie il primo passo: ha la forma di una ri-flessione, cioè domanda di “flettere” su qualcosa che c’è già, che è già all’opera e che va illuminato con la nostra parola e la nostra vicinanza: Il primo passo fondamentale della relazione amorosa deve illustrare il rapporto tra sentimento e promessa. Il sentimento , infatti, è dato all’uomo e alla donna come una sorpresa, una meraviglia, un’energia (momento passivo)per dire all’altro la parola della promessa, la promessa che lega all’altro e che vuole costruire con lui/lei un legame buono, una scelta ed un progetto di vita (momento attivo): Nel momento in cui si guarda al futuro l’amore che sorprende ed emoziona diventa affezione che parla e promette: le sue parole sono tutte verbi al futuro, aprono al domani, dichiarano intenzioni e azioni, vogliono trasformare l’esperimento in esperienza: Anzi, l’uno promette all’altra molte cose buone e così gradualmente impara a promettersi, a formulare una scelta di vita. Questo primo passo approda ad una domanda: che rapporto c’è tra sentimento e scelta di vita?

Secondo passo L’ALLEANZA

Cosa significa un legame stabile? L’affetto, in quanto promette e si promette, porta con sé la forza di legarsi all’altro, mentre l’altro si lega a noi. Nella lingua della promessa all’altro e nell’azione di legarsi all’altro è contenuta una dinamica che si consolida in un rapporto stabile, in una capacità di confidarsi, in una volontà di fidanzarsi, di prestare e di ricevere “fede”, anzi di consolidarsi nella “fedeltà”: In questo modo si scopre l’altro come un alleato alla propria altezza, con cui è possibile stringere un patto che dura, una relazione che ci fa sentire e ci rende unici e singolari. Il “fidanzamento” (che si usi o meno la parola”) è il momento in cui si presta credito al fatto che i sentimenti e i gesti dell’amore possono diventare affidabili, sono un “gioco serio”, continuano ad essere principio di sapere, mentre intimano la reciprocità del consegnarsi all’altro e l’unicità della fedeltà. Due persone che chiedono di “sposarsi in chiesa” domandano di essere accompagnate in ciò che è già contenuto nella loro richiesta. Nella loro domanda è presente un’invocazione potenzialmente religiosa: “Ce la faremo?”, “Bastiamo noi soli?”, “E’ possibile sognare un cammino comune, un legame buono, una volontà di fedeltà, fondandosi solo sulle nostre forze?”. Non bisogna sottovalutare la domanda di chi chiede di sposarsi in chiesa, non va ridotta solo al suo carattere tradizionale o convenzionale. La tradizione porta la consapevolezza che la promessa di fedeltà può essere usata solo con un’“intenzione” religiosa o almeno trascendente. Molti si fermano qui, non riescono a procedere oltre, fondano il loro patto solo sulla propria volontà, anche se la vita li mette spesso di fronte all’esperienza della crisi, della difficoltà, della disillusione, persino dello scacco. Per questo siamo dinanzi ad una soglia di trascendenza: la fedeltà dell’uomo della donna può essere promessa solo se radicata su una fedeltà più grande, sulla presenza del Terzo.

Terzo passo LA FEDELTA’

Cosa richiede un legame definitivo? Chi domanda di sposarsi in chiesa ha già un legame attivo, l’ha già sperimentato e magari l’ha anche reso pubblico (civilmente). La sua richiesta parte già da un legame stabile e chiede che diventi stabilizzante e stabilizzato. Anzi, in qualche maniera intuisce che matura diventando un gesto definitivo. Passare dal legame stabile, ma sempre con un’uscita di sicurezza, ad un legame definitivo, che si taglia i ponti alle spalle, sembra oggi un triplice salto mortale. Incomprensibile in una cultura del tutto è rivedibile, Sta qui oggi il punto cruciale da comprendere e praticare. Il terzo passo da fare è proprio questo. Questa è anche la forma adulta della libertà che realizza l’universale nel particolare, il tutto nel frammento e ci dona un volto e un nome unici, per cui si può essere persino ricordati nella storia. In ogni caso la definitività dell’amore ci libera dall’incostanza, dal ripiegamento narcisistico, della dipendenza dalle emozioni passeggere, dà consistenza, forza ed energia, per ogni nuovo inizio: ci fa comprendere che è un legame che si trasforma e va rinnovato ad ogni stagione della vita. Qui sta al centro la fede teologale (in Dio): solo essa rende possibile di scommettere sul tempo che passa, solamente con essa si può anticipare e sfidare il futuro. Per costruire un legame stabilizzante, anzi perchè tale legame diventi definitivo, l’uomo e la donna invocano la presenza reale di Dio. La fede fiduciale si lascia mettere in cammino dalla fede che s’affida: essa si consegna all’amore preveniente di Dio. Ciò che l’uomo (o la donna) sembra trovare alla fine di un cammino del tutto umano, lo scopre operante sin dall’inizio nell’amore che ha la forza del divino. L’eros dell’uomo e della donna accoglie la grazia di Dio che lo precede, lascia che la Sua promessa lavori dal di dentro l’amore umano. L’amore terreno giunge a maturazione con il dono della grazia di Dio. Il matrimonio come realtà terrena e come mistero di salvezza attua così il meraviglioso scambio tra libertà e grazia.

Quarto passo IL SACRAMENTO

Cosa c’entra il sacramento cristiano? Il sacramento cristiano porta a compimento il passaggio precedente. La grazia di Dio, il suo amore preveniente, la promessa di Dio che plasma e lavora dal di dentro l’amore umano, ci dice che il luogo in cui essa si realizza avviene nella pasqua di Gesù, che si dona nell’Eucarestia della Chiesa. Che cosa s’intende che il matrimonio è un sacramento? Il sacramento del matrimonio cristiano è esattamente la “grazia di agape” che lavora dal di dentro la “forza di eros”, talvolta caotica e incerta, talaltra travolgente e dirompente, in ogni caso bisognosa di maturare nella forma di una dedizione che ha i tratti pasquali. Amoris Laetitia dice che il sentimento e l’affetto maturano attraverso l’”amicizia più grande” (maxima amicitia, AL 123) e l’intesa reciproca giungono a compimento nella dedizione cristiana. In questo passo il momento cristiano sembra essere in primo piano. Il sacramento è il dono di Dio accolto nello scambiop degli affetti nelle scelte e nelle promesse dell’uomo e della donna. La situazione umana con cui la nostra prossimità alla storia dell’amore di una coppia ha compiuto un cammino di compagnia, diventa ora testimonianza di un dono  insospettato e inaspettato che abitava già al centro di quella storia e di quelle promesse: Dio c’entra con il matrimonio , perché sta al centro di esso con il sacramento , cioè con il dono concreto di una presenza che lavora dal di dentro l’eros e dona letizia (amoris laetitia!) all’amore umano: Il dono di agàpeè assolutamente gratuito, ma si attua nella “fede coniugale” dell’uno verso l’altra.

Quinto passo IL CAMMINO

Cosa comporta la vita nel matrimonio e nella famiglia? Il percorso fatto sinora dischiude un nuovo cammino, una “consuetudine di vita” (totius domesticae conversationis consortium, un “destino comune” (cum-sors) che si nutre di tutta la consuetudine della vita domestica, San Tommaso). Raccogliendo il nostro percorso possiamo dire in sintesi: l’accoglienza del dono promesso plasma dal di dentro l’eros umano, rendendo l’altra persona unica per me e diventando io unico per lei. Solo nell’incontro dell’amore stabile e stabilizzante, forte e maturante, l’io prende il suo volto inconfondibilmente unico e singolare. L’amore ci fa diventare una persona unica e singolare! Il tratto singolare e singolarizzante dell’apertura all’altro (proprio anche di ogni legame fraterno e amicale) diventa ora nel rapporto sponsale, assolutamente unico, energia che trasforma il mondo e la vita. Come la nascita di un bimbo è il miracolo del mondo che si rinnova, così il patto sponsale è la meraviglia che veste il mondo di grazia e di festa. Il matrimonio cristiano diventa in tal modo un punto di partenza, un cammino disteso nel tempo, dove si sperimenta che l’altro riempie giorno per giorno la vita del coniuge. La vita quotidiana insieme, abitata dal sacramento, è fonte di pienezza e di gioia, è forza per sostenere la pazienza del quotidiano, è consolazione per guarire le ferite della vita, è speranza per costruire insieme una storia comune. E’ una storia di attese e desideri, di scelte e di realizzazioni, è una storia che fa della vita a due uno “spazio di esistenza” (J. Ratzinger) e che diventa feconda per i due sposi stessi, attorno a loro e nella loro carne, fino a generare la vita in pienezza, realizzando l’unico bene (A. Rosmini) che è la comunione di vita nei coniugi e il frutto dell’amore nei figli. Questo è il totius domesticae conversationis consortium!

Vescovo di Novara

 

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Don Egidio Munaron riposa tra le braccia del Padre

È mancato nel pomeriggio di martedì 15 febbraio don Egidio Munaron.

Nato a Rubano il 3 febbraio 1932 da Federico e Rosa Marcato, don Egidio viene ordinato presbitero il 14 luglio 1957.

Viene subito inviato come cooperatore a San Pietro di Barbozza e nell’autunno 1967 a Vigodarzere, come cooperatore per l’erigenda parrocchia di San Bonaventura. Subito dopo è il primo parroco di San Bonaventura, nuova parrocchia alle porte di Padova (Castagnara).

Nell’autunno 1983 diventa parroco di Santa Teresa di Gesù Bambino in Padova e dal 1991 fino al 1996 è vicario foraneo del vicariato del Bassanello. Nel settembre 2008 rinuncia alla parrocchia a motivo dell’età, viene nominato animatore spirituale diocesano del Movimento dei Cursillos di cristianità in Italia e torna come ospite e collaboratore a San Bonaventura fino a che la salute lo permette. Nel 2019 prende dimora all’Opera della Provvidenza di Sarmeola, dove la morte lo raggiunge nel pomeriggio di martedì 15 febbraio.

Notizia in aggiornamento

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Appello per la pace in Ucraina

Quanto sta accadendo al confine tra Ucraina e Russia preoccupa il mondo intero. Il rischio concreto di una guerra – o anche solo l’ipotesi che si possa scatenare un conflitto – turba gli animi, scuote le coscienze, aggiunge preoccupazioni alle tante che l’umanità sta già vivendo per la pandemia e per le altre “pandemie” che attraversano il pianeta: povertà, malattie, mancanza di istruzione, conflitti locali e regionali… È responsabilità di tutti, a cominciare dalle sedi politiche nazionali e internazionali, non solo scongiurare il ricorso alle armi, ma anche evitare ogni discorso di odio, ogni riferimento alla violenza, ogni forma di nazionalismo che porti al conflitto.
Non c’è più posto per le armi nella storia dell’umanità! È la convinzione che ci muove alla vigilia dell’Incontro dei Vescovi e dei Sindaci del Mediterraneo che si terrà a Firenze dal 23 al 27 febbraio.
I popoli sono chiamati a convivere in pace. La cooperazione e il dialogo, accompagnati dalla diplomazia, siano regola e stile delle relazioni internazionali. E nel giorno in cui ricordiamo i santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, facciamo appello alle comuni radici nella fede cristiana, che è messaggio di pace, affinché nel Vecchio Continente ci sia sempre convivenza rispettosa, collaborazione sul piano economico, rispetto e dialogo duraturi.
La pace è un bene prezioso al quale l’umanità non può e non deve mai rinunciare. Invochiamo il Signore nostro Gesù Cristo, principe della pace, e la Vergine Santissima, particolarmente venerata in Ucraina nella Basilica della Madre di Dio di Zarvanytsia, perché sia risparmiato un terribile flagello. Invitiamo tutte le Chiese d’Italia ad unirsi a questa intenzione di preghiera.
La Presidenza Cei 

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On the road – Vademecum per una pastorale senza barriere

Una pastorale senza barriere è possibile, ne è convinta la Pastorale dei giovani della Diocesi di Padova che, raccogliendo la disponibilità di alcuni giovani sui temi dell’inclusione e dei progetti di accessibilità ha avviato un’équipe per studiare iniziative per introdurre ed affrontare il tema della disabilità all’interno delle varie proposte diocesane. Un percorso che si affianca e si integra con quanto sta facendo da alcuni anni l’Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi, in particolare sui temi della catechesi per i ragazzi con disabilità.

Questo percorso sostenuto dal vescovo Claudio affinché sia «un segno a livello diocesano di un’attenzione, di una cura e di un’apertura, che si dovrebbe estendere a cascata in tutte le nostre comunità», sfocia ora nella presentazione di un piccolo sussidio – On the road, VADEMECUM per una pastorale senza barriere – per offrire alcuni agili spunti pratici per la vita e le attività pastorali. Si va dalle attenzioni alle parole e al linguaggio (evitare per esempio i termini handicappato o diversamente abile e utilizzare invece “persona con disabilità”, accentuando e prediligendo la “persona”), per affrontare poi le modalità relazionali, la comunicazione accessibile, la logistica e le attenzioni da mettere in atto nelle attività, la figura dell’”educatore inclusivo”… Alcuni spunti e punti di partenza.

Il VADEMECUM sarà presentato sabato 19 febbraio 2022, con un incontro in programma dalle 9.30 alle 12, che si terrà in presenza nel teatro dell’Istituto Barbarigo di Padova e on line con una diretta You Tube sul canale della Diocesi di Padova, accessibile anche in LIS.

Durante la presentazione che vedrà la partecipazione e i saluti del vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, sarà poi data parola all’équipe di Pastorale senza barriere nata in seno alla Pastorale dei giovani, che ha curato il fascicolo. Ci sarà l’introduzione di don Paolo Zaramella, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale dei giovani, seguito da Ketty Girardi, assistente alla comunicazione Lis e specializzanda sul sostegno per la scuola secondaria di primo grado e Anna Laura Gastaldi, studentessa ipovedente di lingue all’università di Verona, appassionata di viaggi e comunicazione sui social.

Alla presentazione del Vademecum seguirà la relazione di suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità della CEI.

Per partecipare all’incontro in presenza è necessario iscriversi attraverso il form che si trova all’indirizzo: https://www.giovanipadova.it/senzabarriere/

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Tratta degli esseri umani

Nel racconto del Buon Samaritano del Vangelo di Luca, il viandante che scendeva da Gerusalemme a Gerico rappresenta, per noi oggi, l’umanità. È la nostra umanità di uomini e donne che subiscono fame, povertà, oppressioni, guerre, violazioni dei diritti umani, umiliazioni, schiavitù, tratta di persone.
Quella delle vittime della tratta è un’umanità ferita. Ferita è anche l’umanità dei loro aguzzini. Ferita è l’umanità di ciascuno di noi, non indifferenti dinanzi ai soprusi e alla violenza.

Le vittime sono donne, uomini, bambini, violentati nella loro umanità e nei loro diritti inviolabili, attraverso lo sfruttamento della prostituzione, il lavoro forzato, la schiavitù, l’asservimento, il prelievo di organi, l’accattonaggio, la servitù domestica, la vendita di spose bambine, ed altre forme che ledono la loro dignità.
Le vittime sottoposte alla tratta sono coartate con la forza, la minaccia, il rapimento, la frode, l’inganno. Si trovano in una posizione di vulnerabilità, e oggetto di abuso di potere.
È un’umanità calpestata, ferita, lungo la strada della vita.

Gli aguzzini, i trafficanti di carne umana, esercitano poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà, ed agiscono con il fine di sfruttare le persone contro la loro volontà.
I trafficanti considerano gli esseri umani come merci da vendere, acquistare e assoggettare. Negano alle loro vittime il bene giuridico primario che è la libertà.
Riducono la vittima nella condizione di schiavitù o di servitù. Esercitano una sorta di “diritto di signoria”, lo ius dominicale, riducendo la soggettività in oggettività, la persona in cosa.
L’umanità ferita è il frutto della loro umanità ferita.
Si credono “signori” degli altri.
Ma solo il Signore nostro Dio è il Signore della vita!

Infine ci siamo noi, qui perché vogliamo che la situazione cambi, consapevoli che la dignità calpestata calpesta la nostra stessa dignità.
Siamo qui perché proviamo vergogna, la vergogna del giusto davanti alla colpa commessa da altri. Siamo sdegnati che la tratta degli esseri umani sia stata introdotta nel mondo delle cose che esistono.
Sdegnati, oranti, responsabili, pronti per quell’etica della responsabilità, che ci spinge ad agire per rendere migliore il nostro mondo.

La figura del Buon Samaritano è centrale nell’enciclica «Fratelli Tutti» di Papa Francesco. Troviamo scritto: «Questa parabola è un’icona illuminante, capace di mettere in evidenza l’opzione di fondo che abbiamo bisogno di compiere per ricostruire questo mondo che ci dà pena. Davanti a tanto dolore, a tante ferite, l’unica via di uscita è essere come il Buon Samaritano».

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Nuove indicazioni a proposito degli Atti di straordinaria amministrazione

Come già annunciato ai parroci e ai membri dei CPGE, sono state riviste e aggiornate le indicazioni a proposito degli Atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette al Vescovo diocesano, in sostituzione di quelle emanate nel 2002 e in vigore dal giorno 1 febbraio 2022. 

A questo Decreto si affianca anche il testo del Vescovo Claudio, Gestire con esemplarità. Principi e linee operative per la gestione dei beni ecclesiastici nella diocesi di Padova, che mette a frutto le informazioni, le competenze e la sensibilità che nel tempo sono venute a delinearsi nei riguardi della materia specifica.

Decreto di determinazione degli atti di straordinaria amministrazione per le persone giuridiche soggette al Vescovo diocesano
ISTRUZIONE Gestire con esemplarità. Principi e linee operative per la gestione dei beni ecclesiastici nella Diocesi di Padova
Richiesta di autorizzazione
Richiesta di autorizzazione per l’accesso al credito bancario

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