Indicazioni in tempo di pandemia per lo svolgimento delle attività pastorali

Con riferimento alla Nota della Presidenza della CEI del 29 luglio 2021 e alla recente Nota della Segreteria Generale della CEI (Certificazione verde e attività di culto e religione, 01.10.2021), che recepiscono l’ultima normativa statale, vengono qui di seguito date alcune indicazioni per le attività pastorali.

Sono tenuti ad avere il Green Pass negli ambienti parrocchiali tutti coloro che offrono un servizio celebrativo, educativo e sociale. La certificazione verde è quindi richiesta per:

  • i presbiteri e i diaconi;
  • eventuali dipendenti della parrocchia;[1]
  • gli operatori pastorali («volontari»), quali sono: ministri straordinari della comunione, catechisti e accompagnatori dei genitori, educatori, animatori dei gruppi formativi (per ragazzi e adolescenti, giovani e adulti, fidanzati e sposi), coristi e musicisti, sacristi, addetti all’accoglienza e alle pulizie, operatori della Caritas o di altri gruppi caritativi.

È necessario, inoltre, il Green Pass per tutti coloro che

  • prestano servizio nei bar parrocchiali[2], oppure somministrano il cibo o partecipano a pranzi parrocchiali;
  • partecipano a sagre e feste parrocchiali, sia che si svolgano all’aperto che al chiuso;
  • partecipano ai concerti nelle chiese, come anche a eventi di interesse pubblico ospitati nelle chiese.[3] La responsabilità di controllare che tutti abbiano il Green Pass grava sull’organizzatore dell’attività.
  • Prendono parte a proiezioni e spettacoli teatrali all’aperto e al chiuso; visitano o accedono ai Musei, agli Archivi, alle biblioteche e ai luoghi della cultura. La responsabilità di controllare che tutti abbiano il Green Pass grava sull’organizzatore dell’attività.
  • Prendono parte a iniziative proposte dagli Uffici di Curia e dagli Organismi diocesani, le quali si rivolgono ad un pubblico eterogeneo e dalla diversa provenienza.

 

Il Green Pass non è necessario per coloro che beneficiano dei servizi educativi e sociali della parrocchia

 

  • Il riferimento è ai gruppi di formazione (per ragazzi e adolescenti, giovani e adulti, genitori, fidanzati e sposi) e agli utenti dei servizi di carità Si compili in ogni caso un modulo per il tracciamento dei partecipanti.
  • Le riunioni a carattere pastorale (Consiglio Pastorale Parrocchiale, Consiglio Parrocchiale per la Gestione Economica) non necessitano della certificazione verde in quanto assimilabili a riunioni private. Si compili in ogni caso un modulo per il tracciamento dei partecipanti.

Il Green Pass non è, inoltre, necessario per accedere alle celebrazioni

 

  • Sono esentate dalla certificazione verde le celebrazioni eucaristiche, i sacramenti, le esequie, la preghiera del rosario, le veglie, che si tengono in chiesa o in spazi diversi (ad esempio, un salone, il cortile esterno del Centro parrocchiale, una piazza).
  • A riguardo, restano in vigore tutte le precauzioni prescritte dalla normativa (relative al distanziamento, all’assembramento, alle mascherine, alla igienizzazione e alla pulizia dei luoghi), così come le attenzioni celebrative in vigore dal maggio 2020.

Alcune precisazioni

 

  • Si ricorda che la Certificazione verde Covid 19 viene generata in automatico e messa a disposizione gratuitamente nei seguenti casi:
  1. aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni;
  2. aver completato il ciclo vaccinale;
  3. aver fatto la dose aggiuntiva al primo ciclo di vaccinazione;
  4. essere risultati negativi a un tampone molecolare nelle ultime 72 ore o antigenico rapido nelle 48 ore precedenti;
  5. essere guariti da Covid 19 nei sei mesi precedenti.

Soggetti esenti per motivi di salute dalla vaccinazione devono certificarlo sulla base di idonea certificazione medica.

  • La visita e la comunione agli ammalati è consentita al ministro ordinario e straordinario, fatte salve tutte le precauzioni prescritte dalla normativa e solo col consenso esplicito della famiglia. Per portare la comunione agli ammalati i parroci, valutandone l’opportunità, possono affidare questo compito a un parente fidato e conosciuto, che viva assieme al malato.
  • Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia e le scuole paritarie di altro grado ci si attenga a quanto prescritto dalle autorità scolastiche e indicato dalle Federazioni di riferimento (FISM e FIDAE).
  • Non è vietato concedere saltuariamente spazi parrocchiali a terzi per riunioni di associazioni, di condominio o feste private, ma andranno precisate per iscritto le condizioni alle quali i locali vengono concessi in uso. È responsabilità dei soli organizzatori (non del parroco o legale rappresentante) rispettare e far rispettare tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa.

Le indicazioni presenti sono suscettibili di variazioni a seconda della situazione sanitaria che si andrà creando e delle conseguenti indicazioni statali.


[1] È necessario verificare che siano in possesso del Green Pass valido tutti i lavoratori e tutti i volontari e stagisti che accedono e operano in un luogo di lavoro (attività lavorativa subordinata, autonoma, di formazione, gratuita, compresi prestatori occasionali e domestici). Per “luogo di lavoro” si intende qualsiasi luogo in cui la prestazione viene svolta: ragionevolmente si deve però trattare di un luogo in cui il lavoratore possa entrare in contatto con altri soggetti che, ugualmente, stanno svolgendo o svolgeranno un’attività di lavoro e, per tale motivo, sono anch’essi obbligati a possedere e mostrare la certificazione verde. Sono luoghi di lavoro, ad esempio, la Scuola dell’Infanzia, la chiesa dove lavora un sacrestano assunto con contratto di lavoro, la canonica dove lavora una colf regolarmente assunta: in questi casi, quanti operano nell’ambiente lavorativo, anche a titolo volontario, dovranno essere muniti di Green Pass. Il Centro parrocchiale non è luogo di lavoro a meno che non ci siano una o più persone assunte che vi lavorano per le pulizie.  La verifica del Green Pass per chi opera in un luogo di lavoro deve essere fatta dal datore di lavoro e/o da un suo delegato, mediante apposita app Verifica C19, ogni volta che il lavoratore e/o il volontario entra nel luogo di lavoro. La verifica può essere fatta anche ad eventuali artigiani (idraulico, elettricista, ecc.). [2] Riguardo alle modalità del servizio del bar parrocchiale ci si attenga a quanto indicato dal Noi Padova [3] Tenendo conto di una precisazione del Ministero dell’Interno a proposito delle distinzioni tra riunioni private e attività convegnistiche (Circolare del 20.10.2020), si fa presente che un incontro in una chiesa non può essere qualificato come “riunione privata” per il solo fatto che si svolge in un luogo sacro. È pertanto necessario che siano muniti di certificazione verde tutti i partecipanti a incontri o eventi che, per il fatto di essere aperti al pubblico e pubblicizzati (ad esempio, incontro con un esperto, una particolare testimonianza, la presentazione di un libro), sono assimilabili a dei convegni.

 

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Don Pierluigi Barzon riposa tra le braccia del Padre

Don Pierluigi Barzon – Legnaro (Padova), 06.08.1962 – Stra (Venezia), 15.10.2021

Don Pierluigi era il primogenito di Francesco e Zolìa Lando. Dopo di lui in famiglia arrivarono Filippo, Enrico, Giuliana e Maria Chiara.

Il 7 giugno 1987 fu consacrato prete nella Basilica di Santa Giustina in Padova e subito dopo fu nominato vicario parrocchiale nella parrocchia cittadina della Sacra Famiglia.

Nel luglio 1992 fu nominato vicario parrocchiale di Valdobbiadene, della quale divenne subito dopo amministratore a seguito della morte del parroco, don Luigi Rimano e prima dell’arrivo di don Marcello Bettin.

Nel settembre 1995 fu destinato agli studi a Roma in spiritualità e psicologia. Nell’estate 2001 iniziò il suo servizio di insegnante di psicologia in Seminario maggiore e di segretario della commissione per la formazione permanente del clero, fino a quando, nel 2003, diventò segretario del nuovo Istituto San Luca per la formazione dei presbiteri.

Del dicembre 2005 è la nomina a parroco di Villa di Teolo. Negli anni 2013-2018 fu anche vicario foraneo del vicariato di Teolo.

Risale all’autunno 2013 la diagnosi del male che lo avrebbe accompagnato fino alla morte, avvenuta nell’abitazione di famiglia il 15 ottobre 2021.

Notizia in aggiornamento

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Assemblea Caritas – Verso un “noi” sempre più grande

Tornano a ritrovarsi in presenza gli operatori parrocchiali Caritas, i volontari dei Centri di ascolto vicariali e dei servizi diocesani nell’appuntamento annuale con l’assemblea di Caritas Padova, in programma sabato 16 ottobre, dalle 9 alle 12 nella sede del Seminario Minore (dove i 150 posti sono già tutti prenotati).

Ma l’incontro sarà trasmesso in diretta sul canale You Tube della Diocesi di Padova (https://youtu.be/pAobv9cFbCA), per favorire la partecipazione ampia di quanti operano all’interno dei vari servizi Caritas nel territorio diocesano, ma anche di quanti possono essere interessati ad affacciarsi e ad approfondire alcuni argomenti di stretta attualità.

Al centro dell’assemblea, che ha come titolo “Verso un “noi” sempre più grande”, ricalcando il titolo del messaggio di papa Francesco per la 107a giornata mondiale del migrante e del rifugiato dello scorso 26 settembre, ci sarà infatti il tema delle migrazioni. Ospiti dell’incontro saranno il direttore dell’ufficio Politiche migratorie e protezione internazionale di Caritas Italiana, Oliviero Forti e Alessandra Morelli, già delegata Unhcr.

 

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Amoris laetitia. Indebolire la famiglia non giova. Parla Adriano Bordignon, Forum delle associazioni familiari del Veneto

Il secondo capitolo di Amoris laetitia va letto attraverso la “lente” delle sue prime battute: «Il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa». L’ha ribadito spesso papa Francesco: alle istituzioni – da cui a volte le famiglie si sentono abbandonate – e alla Chiesa stessa, che ha le proprie responsabilità nel non aver aiutato in modo adeguato i nuclei familiari.

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Anno della famiglia. Cammino di crescita e realizzazione. Non dimentichiamo il “sì” al progetto di Dio

Le sfide attuali della famiglia. Continua il percorso – condiviso da ufficio di Pastorale della famiglia e Difesa – per approfondire l’Amoris laetitia nell’anno che papa Francesco ha voluto dedicare “alla famiglia”. Francesca Aggujaro e Cristiano Pivato condividono la propria esperienza di sposi, genitori, professionisti… a partire dal secondo capitolo dell’esortazione apostolica che si intitola “La realtà e le sfide delle famiglie”.

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Cammino di iniziazione cristiana. Grande avventura per tutta la Diocesi. Il ricordo di mons. Renato Marangoni

Mons. Renato Marangoni ripercorre i passi che hanno dato origine al ripensamento. Tra inquietudine pastorale e passione evangelica. Un germoglio del nuovo percorso, da coltivare ancora senza incertezze, sono i genitori.

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Cento anni di comboniani a Padova. Il grazie dei missionari. La gratitudine di Padre Tesfaye, superiore generale

«In occasione del centenario della presenza della comunità comboniana, la cosa che mi preme di più è esprimere gratitudine alla Chiesa di Padova che ha dato missionari fidei donum, religiosi, religiose e laici in tutto il mondo e in secondo luogo ringraziare questa Diocesi per tutto ciò che abbiamo ricevuto noi missionari comboniani in questi cento anni di storia: confratelli, aiuto materiale, supporto spirituale e accoglienza nelle comunità locali». A parlare è padre Tesfaye Tadesse Gebrisilasie, etiope, eletto nel 2015 superiore generale dei missionari del Cuore di Gesù.

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Cammino di iniziazione cristiana

Mons. Renato Marangoni ripercorre i passi che hanno dato origine al ripensamento. Tra inquietudine pastorale e passione evangelica.

1) Quando è iniziato il percorso di iniziazione cristiana della nostra Diocesi tu eri vicario per la pastorale. Potresti raccontarci un po’ come è nata l’idea di questa “nuova impostazione” nella catechesi?

Riconosco che fu una “grande avventura”, perché attorno all’Iniziazione cristiana dei ragazzi sembravano confluire lì tutte le attenzioni e preoccupazioni pastorali che negli anni precedenti avevamo incontrato. Fu senz’altro un tema e una questione “generale”. Convocava tutti: preti, catechisti/e, Consigli pastorali, animatori nella Liturgia e nella Carità, animatori e accompagnatori, associazioni e aggregazioni ecclesiali e di ispirazione cristiana, le comunità parrocchiali e le famiglie… Anche i grandi temi che circolavano tra le Diocesi italiane dopo il Giubileo del 2000 potevano così intrecciarsi. Penso alla prospettiva del “Vivere e comunicare la fede oggi”, dell’“Unire fede e vita”, di “Comunità che generano alla fede”… Questa prospettiva del “generare alla fede” puntava a toccare il centro della vita delle parrocchie. Decisivo fu l’anno pastorale 2010-2011 quando si fecero i primi passi concreti per ripensare l’IC dei fanciulli e dei ragazzi. Fu un vivace tirocinio che vivacizzava il Consiglio pastorale diocesano e poi i Coordinamenti vicariali e , quindi, i Consigli pastorali parrocchiali, ma poi attraversò anche la preparazione e l’evento di Aquileia 2 (Convegno delle Chiese del Triveneto, aprile 2012). Tornava insistente la domanda: Chi è la comunità cristiana. Rilevo il “chi?” rispetto al solito interrogativo “che cosa?”. Si trattava di risvegliare anche una più estesa e coinvolgente soggettività ecclesiale. Un altro elemento in quegli anni fu sorprendente e decisivo in Diocesi di Padova: il catecumenato degli adulti: giovani, uomini e donne adulti, a volte famiglie intere, che domandavano di diventare cristiani. Diventò necessario chiedersi tutti, ad ogni livello delle comunità: come si diventa cristiani? Nelle parrocchie anche ragazzi e ragazze – spesso di altra provenienza etnica e dunque religiosa – coinvolti con i loro amici e compagni di scuola chiedevano di diventare cristiani. Questa richiesta fu provocante, perché metteva in discussione nelle parrocchie interessate gli automatismi catechistici e le conseguenti tappe dei sacramenti, vissuti più come conclusione di una serie di incontri catechistici e come evento straordinario centrato su alcuni effetti particolari. Dunque fu un insieme di fermenti che portò a “ripensare l’IC”. Strategico fu un “lavorare insieme “a livello di regia diocesana. Tale metodo fu una delle risorse e delle forze del cammino di re-impostazione intrapreso.

2) Quali sono gli obiettivi che ci siamo dati, come Chiesa di Padova, con questo percorso? Quali le scelte di fondo?

Gli obiettivi per cui ci si è messi alla ricerca di una impostazione nuova sono i cambiamenti socio-culturali e, dunque, socio-religiosi delle nostre parrocchie. Un principio fondamentale – forse rimasto inattuato – elaborato fin da qualche decennio prima specialmente dalla Conferenza episcopale italiana a cui sempre si è cercato di fare riferimento, è quello della “personalizzazione delle fede”. Il contesto di cristianità era saltato da tempo. Si doveva puntare a far diventare scelta libera e personale ogni itinerario di fede e di appartenenza ecclesiale. Questo ha ispirato il lavoro compiuto. E, contemporaneamente, la realtà nuove delle persone, delle famiglie, della stagione adulta della vita… Sia i ragazzi sia gli adulti manifestavano un volto nuovo di fronte alla prospettiva di credere e di credere insieme nella Chiesa. È stata una sana “inquietudine pastorale” a muovere tutto questo. Pian piano traspariva una nuova “passione evangelica” da far diventare annuncio liberante e responsabilizzante. Si cominciò con i ragazzi e il mondo di adulti che circolava attorno a loro: era una risorsa “antica” delle nostre parrocchie…

 

3) Negli anni in cui hai visto i primi passi di questo cammino, quali sono i germogli che hai visto spuntare? Quali le fatiche?

Parlo di un germoglio che penso sia quello da coltivare senza incertezze, come fosse una promessa che non può venire meno. Si tratta dei genitori, dunque persone adulte, che sono stati sollecitati e si sono lasciati coinvolgere, sia come accompagnatori sia come partecipanti al cammino loro proposto. Mi aveva suscitato tanta meraviglia l’impegno di formare gli accompagnatori e gli echi delle prime esperienze di accompagnamento dei genitori. Una via nuova percorribile dove il Vangelo stesso la apriva e si offriva come possibilità di essere frequentato e riscoperto. Certamente c’erano anche tante fatiche, sono quelle di sempre provocate dalla paura dello sviluppo che tutto ciò avrebbe comportato con gli investimenti di risorse umane da prevedere, dalle resistenze alle “sorprese dello Spirito”, dalla “bradicardia” di un certo ministero pastorale, dalla ripetitività liturgica e catechistica che sembrava più rassicurante…

 

4) In due parole, vuoi dirci un motivo per cui tu, se tornassi indietro, proporresti ancora questo cammino?

Proporrei ancora un ripensamento dell’IC, perché le persone – ragazzi, giovani, famiglie, adulti – cambiano e sono nuove rispetto ai parametri di conoscenza che la Chiesa tende a standardizzare e perché la “grazia” – come puro dono gratuito di Dio – abbisogna sempre di persone disposte a crescere e incontrarsi fraternamente nella libertà e nella responsabilità.

+ Renato Marangoni

Vescovo di Belluno-Feltre

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Per non dimenticare da dove siamo partiti e perché

Correva l’anno pastorale 2013-2014 quando la nostra Diocesi iniziava ufficialmente il rinnovato cammino di Iniziazione Cristiana dei Fanciulli e dei Ragazzi, che è andato pian piano sostituendo il tradizionale “catechismo”. Non è stato un fulmine a ciel sereno: per anni ne abbiamo parlato, ci abbiamo riflettuto e pregato su, ne abbiamo discusso negli organismi sinodali diocesani e nei vicariati. Alla fine abbiamo deciso insieme questa avventura… E così pian piano le nostre parrocchie hanno accolto l’invito e iniziato a camminare insieme su questa strada. Migliaia di catechisti hanno cambiato il loro modo di stare con i bambini e i ragazzi; migliaia di adulti si sono messi in gioco per “imparare” a camminare insieme con i genitori, come compagni di viaggio.
In quest’anno pastorale appena iniziato vorremmo dedicare l’articolo di approfondimento di “Speciale catechesi” a riprendere in mano il percorso; non entreremo nei dettagli, ma guarderemo insieme ai fondamentali: la gradualità del percorso, il ruolo della comunità, l’importanza di lavorare in equipe, il coinvolgimento dei genitori, il rapporto con la liturgia…
Perché tutto questo? Perché col passare del tempo può capitare che ci si dimentichi da dove siamo partiti; magari si è sfuocato il perché di certe scelte, non ci si ricorda più che cosa ci ha spinto a cambiare e per quali motivi lo abbiamo fatto in questo modo. C’è un po’ il rischio del popolo di Israele nel deserto, quando di fronte alla fatica del viaggio ha cominciato a dire: perché non torniamo in Egitto, dove avevamo pane, carne e cipolle in abbondanza? Oggi siamo un po’ in sofferenza, sentiamo la stanchezza e la fatica di questo cammino che stiamo percorrendo insieme. Prima di fare scelte avventate, come tornare indietro, vogliamo fermarci e fare memoria dell’inizio del nostro viaggio!

don Carlo Broccardo


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