ANTICIPI DI PRIMAVERA

Riportiamo alcuni stralci del testo predisposto dagli Uffici pastorali diocesani per orientare costruttivamente la pastorale in questo periodo, evidenziando alcune indicazioni particolarmente utili per le iniziative di Pastorale familiare. In allegato è a disposizione il testo completo.

Tra il tutto e il niente. Tra il “tutto di prima”, che ci sembra precluso e il “niente di adesso”, che potrebbe indurre delusione e scoraggiamento c’è sempre una strada possibile. Sono piccoli germogli da custodire, frammenti di luce da far brillare, rinnovamenti personali e comunitari da accompagnare. Come Chiesa e come parrocchie ci stiamo ripensando per rispondere fedelmente sia alla novità del Vangelo, sia alle esigenze delle persone e del nostro territorio. Ci sembra, in tal senso, illuminante un passaggio della Lettera di papa Francesco alla Curia romana: «La novità introdotta dalla crisi voluta dallo Spirito non è mai una novità in contrapposizione al vecchio, bensì una novità che germoglia dal vecchio e lo rende sempre fecondo. Gesù usa un’espressione che esprime in maniera semplice e chiara questo passaggio: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). L’atto di morire del seme è un atto ambivalente, perché nello stesso tempo segna la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. Chiamiamo lo stesso momento morte-marcire e nascita-germogliare perché sono la medesima cosa: davanti ai nostri occhi vediamo una fine e allo stesso tempo in quella fine si manifesta un nuovo inizio» (21.12.2020).

Qualche indicazione concreta, condivisa con gli Uffici diocesani:

1. L’angolo bello. Si potrà riprendere e attualizzare l’esperienza dell’angolo bello della scorsa Quaresima e dello scorso Avvento. L’angolo bello porta con sé vari significati: la casa tutta è abitata dalla presenza provvidente del Signore; Lui è in mezzo alle persone che si ritrovano; in ogni luogo e momento possiamo essere illuminati dal Vangelo; la famiglia è la Chiesa domestica.

2. Quaresima di fraternità. La musica del Vangelo. Per vivere con intensità la Quaresima ricordiamo anche la proposta dell’Ufficio missionario diocesano, “La musica del Vangelo”, che si rifà all’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti e riprende anche l’orizzonte diocesano La carità nel tempo della fragilità. In allegato si possono trovare la presentazione completa del cammino quaresimale per l’intera parrocchia, con le varie proposte specifiche per ragazzi, adolescenti, giovani e adulti.

3. Incontri in presenza o meno. Non riusciamo a dare un’indicazione univoca sugli incontri in presenza o meno di bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. Indubbiamente non può mai mancare la prudenza sanitaria: piccoli gruppi, luoghi ampi e areati, distanze corrette, sanificazione e igienizzazione personale. Lo stesso vale per gli incontri con gli adulti e i genitori. Può darsi che nei prossimi mesi sia possibile incontrare i vari gruppi, magari all’aperto e confidando in migliori sviluppi sanitari e sociali.

(…)

8. Gli itinerari di preparazione al matrimonio. Non va dispersa l’opportunità di accompagnare singole coppie o gruppi ristretti di coppie di fidanzati. L’impossibilità di gruppi numerosi può far sperimentare percorsi più personalizzati e calibrati sulla singola coppia. Le coppie guida, il parroco ed altre figure di adulti della parrocchia possono entrare in relazione profonda con i fidanzati che richiedono di essere sostenuti verso la scelta del matrimonio.

Atteggiamenti e indicazioni pastorali per l’oggi: testo completo

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Il vescovo Alfredo Magarotto è tra le braccia del Padre

Si è spento all’Opsa di Sarmeola, nel pomeriggio di venerdì 22 gennaio 2021, Mons. Alfredo Magarotto, vescovo emerito di Vittorio Veneto, oriundo Padovano. I funerali saranno celebrati mercoledì 27 gennaio alle ore 15 nella cattedrale di Vittorio Veneto, dove il feretro arriverà la mattina.


Nato a Pernumia (Pd) il 16 febbraio 1927, mons. Alfredo Magarotto era il quinto di nove fratelli (tre sorelle e un fratello hanno scelto la vita religiosa consacrandosi nella  famiglia Salesiana). Venne ordinato presbitero il 9 luglio 1950. Nel mese di agosto è nominato prefetto e insegnante nel Seminario Minore, di cui diventa adiutore nell’amministrazione l’anno seguente e nel 1954 adiutore nell’Ufficio amministrativo diocesano e delegato diocesano Acec. Nel frattempo si laurea in giurisprudenza all’Università di Padova e ottiene la licenza in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Nel settembre 1958 inizia l’insegnamento di diritto civile all’Istituto vescovile Barbarigo e nel 1961 è insegnante di diritto amministrativo e diritto pubblico in Seminario Maggiore. Numerosi i suoi incarichi che si susseguono negli anni: assistente diocesano dell’Unione uomini di Azione cattolica e consulente ecclesiastico del Centro italiano femminile (1963); delegato vescovile per l’Azione cattolica e il Coordinamento dell’apostolato dei laici (1966); vicario vescovile per l’apostolato dei laici (1967). Nel marzo 1973 il vescovo di Padova, Mons. Girolamo Bortignon, lo nomina vicario generale della Diocesi e canonico arcidiacono del Capitolo della Cattedrale di Padova. Rimarrà vicario generale per 17 anni fino alla nomina episcopale, riconfermato di volta in volta dai vescovi Filippo Franceschi (alla cui morte sarà nominato amministratore diocesano) e Antonio Mattiazzo.

Il 22 febbraio 1990 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Chioggia. La consacrazione episcopale si celebra a Padova il 24 marzo,  consacrante è il cardinale africano Bernardin Gantin, assieme ai vescovi Mons. Sennen Corrà e Mons. Antonio Mattiazzo. Fa il suo ingresso nella diocesi lagunare l’8 aprile 1990, domenica delle Palme. A Chioggia rimane sette anni, sono anni di intensa attività pastorale che hanno segnato profondamente la vita della diocesi rinnovandola in molti suoi aspetti. Il Vescovo Alfredo aveva particolarmente a cuore la cura per  le vocazioni e per il Seminario, la promozione dell’Azione cattolica, l’incentivazione della collaborazione laicale, l’attenzione alle situazioni di povertà e bisogno.
Di una grande cordialità verso la gente, anche la più semplice, il vescovo Alfredo si è fatto conoscere per il suo disinvolto transitare, a piedi o in bicicletta, per le vie della città e per la sua frequente presenza nelle diverse zone della diocesi. Una cura particolare ha dedicato al dialogo personale con i sacerdoti, non facendo mai mancare vicinanza e benevolenza nelle situazioni più difficili, sia di ministero che di salute.

Mons. Magarotto ha potuto concludere la Visita pastorale che lo ha portato a incontrare tutte le comunità parrocchiali della diocesi, verificandone l’attività e incoraggiandone l’impegno di testimonianza cristiana, avviando anche in maniera organica il cammino di preparazione verso il Giubileo del 2000.

Non è mancata in questo episcopato l’apertura universale e missionaria che ha portato mons. Magarotto, oltre che in visita agli emigrati italiani nel Nord-Europa, a incontrare il vescovo missionario chioggiotto Mons. Bonivento nella sua diocesi di Vanimo in Papua Nuova Guinea, e poi a compiere una missione per conto della Conferenza Episcopale Italiana in Thailandia e a incontrare la comunità multietnica di Sarajevo.

Fedele al suo motto episcopale “Crescamus in Cristum per omnia“, si è prodigato per il dialogo con tutte le realtà del territorio. Ha promosso in modo convinto anche l’attenzione dei mezzi di comunicazione sociale, in particolare al Settimanale diocesano, e alle esigenze impellenti della “nuova evangelizzazione”.

Il 31 maggio 1997, sempre papa Giovanni Paolo II, lo nomina vescovo di Vittorio Veneto, dove mons. Magarotto farà il suo ingresso il 29 giugno. Qui sarà vescovo per altri sei anni. Dal 31 gennaio 2004 è vescovo emerito di Vittorio Veneto, ma vi ritorna come amministratore diocesano, voluto dal Collegio dei consultori, dal 2 luglio 2007 fino al 25 gennaio 2008, dopo la partenza del vescovo Giuseppe Zenti (destinato a Verona) e fino all’arrivo di Mons. Corrado Pizziolo.

Per le Chiese del Triveneto Mons. Alfredo Magarotto è stato responsabile della Pastorale della salute e della Pastorale sociale e del mondo del lavoro. Nella Chiesa italiana è stato membro del Consiglio di amministrazione della CEI (1999).

Dal 2010 risiedeva all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio dove la morte lo ha colto venerdì 22 gennaio 2021.

Nel 2017 in occasione dei 90 anni Mons. Magarotto, ritiratosi all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, dichiara al settimanale diocesano di Vittorio Veneto, L’Azione: «Sento il bisogno di dire un grande grazie alla divina Provvidenza per la sua continua protezione e ai miei familiari e a quanti mi hanno fatto del bene. In 90 anni di vita non ricordo di avere mai passato una giornata in malattia. Mi sento privilegiato, pur avvertendo un progressivo decadimento generale».

Le esequie saranno celebrate nella cattedrale di Vittorio Veneto mercoledì 27 gennaio alle ore 15, il feretro arriverà in mattinata. La salma sarà poi tumulata nella Cappella del Castello.

 

 

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ATTEGGIAMENTI PASTORALI PER L’OGGI

Carissimi parroci, vicari parrocchiali, vice presidenti dei CPP, diaconi e religiosi: eccovi alcune note riguardanti l’intera vita pastorale delle nostre comunità in questo tempo complesso. Vengono ribadite e riprese varie attenzioni già espresse dall’orizzonte diocesano contenuto in La carità nel tempo della fragilità, dove si proponeva il contagio quotidiano della carità.

 

Suggeriamo inizialmente alcuni atteggiamenti di fondo, condivisi con vari Uffici diocesani

  1. IL VALORE DELLE RELAZIONI. Il valore più alto da custodire nel tempo presente consiste nel mantenere i legami, a più livelli e a cerchi concentrici, all’interno della parrocchia. È importante che gli operatori pastorali e le varie “ministerialità” parrocchiali si dedichino alle relazioni fraterne e gratuite, di cui tutti avvertiamo la necessità. Tutti abbiamo bisogno di sentirci in relazione, pensati e cercati. La missionarietà che sottolineiamo è quella della vicinanza gentile e delicata: una telefonata, una video chiamata, il campanello che suona, un messaggio personale. A più livelli: i presbiteri verso i collaboratori della parrocchia, i catechisti verso i ragazzi e le famiglie, i vari accompagnatori verso le coppie, i fidanzati, gli anziani e ammalati. In un tempo in cui non possiamo convocare vogliamo mettere in moto relazioni reciproche ancora più generose e profonde. Avvertiamo, inoltre, una vasta domanda spirituale, legata ai significati profondi del vivere, che tocca il pensiero e il cuore anche di tanti cercatori e non credenti. Questo tempo ci può affratellare esistenzialmente nel confronto e nell’imparare da tutti, anche uscendo dai contesti e dagli incontri strettamente parrocchiali.
  1. L’EUCARISTIA DOMENICALE e il RITMO LITURGICO. Nella situazione presente l’Eucaristia – e più in generale il ritmo dell’anno liturgico – diventa l’incontro per eccellenza con il Signore Gesù e l’occasione speciale per riunirci come comunità cristiana. La celebrazione non è l’unica esperienza che ci è rimasta, ma l’esperienza unica e davvero accessibile a tutti. Assume per certi versi il suo significato più autentico: la convergenza dell’intera parrocchia, riunita dal Signore Gesù e dal suo dono. In un contesto caratterizzato da numeri contingentati e dall’osservanza delle norme che riduce i tempi e gli spazi di informalità prima e dopo la celebrazione, l’arte del celebrare raggiunga sempre maggiore passione e competenza. Ci auguriamo che la nuova edizione del Messale romano sia uno stimolo e un contributo verso la nobile semplicità della liturgia. Ai presbiteri che hanno il compito di presiedere viene richiesta per tutta la celebrazione – non solo per l’omelia – una ancora maggiore preparazione, profondità e delicatezza.
  1. LA QUARESIMA. Gli atteggiamenti della conversione e la dimensione penitenziale che caratterizzano la Quaresima ci possono aiutare a interpretare il tempo attuale. Possiamo mettere al centro: la ricerca dell’essenziale, la testimonianza feriale della nostra fede, l’ascolto del Vangelo e la preghiera personale, la confidenza nel Signore misericordioso e la carità premurosa. Il momento pandemico che stiamo vivendo ci mette davanti, a volte drammaticamente, la fragilità dell’esistenza e richiama con forza la conversione al Signore nella verità della vita. Sarà importante non improvvisare la Quaresima e dedicarsi adeguatamente alla sua preparazione. Non si tralasci anche di raccomandare la celebrazione del sacramento della Penitenza, il digiuno e l’astinenza. Sempre in riferimento alla nuova edizione del Messale si potrebbe valorizzare il canto del Kyrie eleison.
  1. IL DISCERNIMENTO COMUNITARIO. Gli orientamenti di fondo della parrocchia, rispetto agli itinerari di Quaresima, ai cammini per le famiglie, all’Iniziazione cristiana e alla celebrazione dei sacramenti, alle scelte liturgiche e caritative, diventano convincenti quando maturano nel discernimento comunitario. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, in un tempo inedito che ci interpella in modo esigente, indirizzi e sostenga atteggiamenti e scelte generative. Si abbia cura di ascoltare e di cogliere le indicazioni preziose dei genitori, dei catechisti, educatori e accompagnatori degli adulti, dei membri della Caritas e del gruppo liturgico. C’è una creatività già attivata in varie parrocchie, da mettere in circolo, che non va trasferita in modo automatico ma interpretata secondo le esigenze di ogni realtà. I Coordinamenti vicariali favoriscano lo scambio e la contaminazione di esperienze tra parrocchie vicine.
  1. LA CARITÀ NEL TEMPO DELLA FRAGILITÀ. La carità rimane l’orizzonte complessivo della nostra Diocesi: non si tratta tanto di aggiungere cose da fare quanto del nostro modo di essere credenti e comunità cristiana. Siamo tutti nella stessa barca e la fragilità che connota la nostra condizione umana si trasforma in una via privilegiata di fraternità. L’obiettivo è la rara umanità, la benevolenza, il ci trattarono con gentilezza: i vari termini che descrivono l’ospitalità incondizionata offerta ai naufraghi del racconto degli Atti. Si tenga poi alta la guardia verso le situazioni di precarietà e di povertà presenti in parrocchia e nel territorio.
  1. I GENITORI E IL SERVIZIO DEI CATECHISTI. Sottolineiamo, ancora una volta, una prospettiva che la pandemia ha evidenziato: il ruolo dei genitori come primi educatori alla fede. Rispetto ai catechisti il testo dell’Ufficio catechistico nazionale Ripartiamo insieme lascia già trasparire una fisionomia ulteriore del loro servizio. Il catechista, più che nel preparare l’incontro con i bambini e ragazzi, si rivela come colui che accompagna, incoraggia e facilita i genitori nel trasmettere ai figli la gioia dell’incontro con Gesù e il Vangelo. In questa ottica, gli strumenti che si mettono a disposizione delle famiglie riguardino prevalentemente piccole esperienze da vivere insieme ed evitino la percezione della lezione o di compiti per casa. Ogni famiglia domanda tempo e gradualità, rispetto e conoscenza della situazione: ci mette nella condizione privilegiata di imparare e ci apre allo stupore e alla riconoscenza. Queste semplici modalità rappresentano una estensione del buon vicinato, così come raccomandato da La carità nel tempo della fragilità. Siamo a conoscenza, infine, di alcune esperienze spontanee, in cui piccoli nuclei familiari si ritrovano per pregare e per meditare il Vangelo della domenica: questa e altre forme volontarie vanno assolutamente incentivate.

 

  1. LO SGUARDO EDUCATIVO. Chiaramente lo sguardo educativo va ampliato anche all’ampio mondo degli adolescenti e dei giovani. Nella stagione della vita che invita maggiormente all’incontro, all’amicizia e agli affetti e al servizio si ritrovano isolati, senza la possibilità di stare insieme per condividere insieme slanci, aperture e progetti: non possiamo lasciarli soli. Le équipe degli educatori e gli adulti della parrocchia siano attenti, in modo singolare e originale, a ciascun adolescente e giovane, valutando anche con creatività e responsabilità, se e come siano possibili delle occasioni di incontro in presenza. Può essere utile anche un confronto con gli insegnanti di religione delle scuole del territorio per cogliere eventuali situazioni di disagio e rafforzare la rete educativa.
  1. IL RISCHIO DI SOSTITUIRE. Avvertiamo, a volte, il rischio della sostituzione per cui, esemplificando, quello che non si riesce a fare in presenza, viene rimpiazzato alla pari da modalità on line. Suggeriamo di potenziare anche altre possibilità espressive: la telefonata, il dialogo uno a uno, la personalizzazione dei messaggi, l’invito alla Messa domenicale… Siamo convinti che la passione educativa farà trovare i modi adeguati per alimentare le relazioni in modo personale, unico per ciascuno.
  1. L’INTERO CAMMINO DI INIZIAZIONE CRISTIANA. Un’ulteriore riflessione riguarda l’intero cammino di Iniziazione cristiana che non va ristretto alla celebrazione dei sacramenti, quasi fosse una forma di sacramentalizzazione. Certamente c’è preoccupazione per la celebrazione dei sacramenti: alcune parrocchie sono ferme da più di un anno, in altre ci sono vari gruppi di ragazzi in attesa con il rischio di “congestionare” gli anni seguenti. Il cammino di Iniziazione cristiana è un itinerario di discepolato unitario e complessivo, in cui la meta non è ricevere i sacramenti, ma la rigenerazione in Gesù. Pertanto invitiamo a non affrettare la celebrazione dei sacramenti, magari con dei corsi quasi scolastici per spiegarne il significato, ma a predisporre i percorsi più adatti che introducano all’incontro con Gesù. Non vanno persi di vista gli obiettivi complessivi del cammino di Iniziazione cristiana, che rimangono la bussola di riferimento anche rispetto a possibili adattamenti e va considerata anche l’attenzione per le “consegne”, che scandiscono le tappe del primo discepolato.
  1. TRA IL TUTTO E IL NIENTE. Tra il “tutto di prima”, che ci sembra precluso e il “niente di adesso”, che potrebbe indurre delusione e scoraggiamento c’è sempre una strada possibile. Sono piccoli germogli da custodire, frammenti di luce da far brillare, rinnovamenti personali e comunitari da accompagnare. Come Chiesa e come parrocchie ci stiamo ripensando per rispondere fedelmente sia alla novità del Vangelo, sia alle esigenze delle persone e del nostro territorio. Ci sembra, in tal senso, illuminante un passaggio della Lettera di papa Francesco alla Curia romana: «La novità introdotta dalla crisi voluta dallo Spirito non è mai una novità in contrapposizione al vecchio, bensì una novità che germoglia dal vecchio e lo rende sempre fecondo. Gesù usa un’espressione che esprime in maniera semplice e chiara questo passaggio: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv12,24). L’atto di morire del seme è un atto ambivalente, perché nello stesso tempo segna la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. Chiamiamo lo stesso momento morte-marcire e nascita-germogliare perché sono la medesima cosa: davanti ai nostri occhi vediamo una fine e allo stesso tempo in quella fine si manifesta un nuovo inizio» (21.12.2020).

 

Qualche indicazione concreta, sempre condivisa con gli Uffici diocesani

  1. L’ANGOLO BELLO. Si potrà riprendere e attualizzare l’esperienza dell’angolo bello della scorsa Quaresima e dello scorso Avvento. L’angolo bello porta con sé vari significati: la casa tutta è abitata dalla presenza provvidente del Signore; Lui è in mezzo alle persone che si ritrovano; in ogni luogo e momento possiamo essere illuminati dal Vangelo; la famiglia è la Chiesa domestica.
  1. QUARESIMA DI FRATERNITÀ. LA MUSICA DEL VANGELO. Per vivere con intensità la Quaresima ricordiamo anche la proposta dell’Ufficio missionario diocesano, “La musica del Vangelo”, che si rifà all’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti e riprende anche l’orizzonte diocesano La carità nel tempo della fragilità. In allegato si possono trovare la presentazione completa del cammino quaresimale per l’intera parrocchia, con le varie proposte specifiche per ragazzi, adolescenti, giovani e adulti.

Materiali per la Quaresima di fraternità

  1. INCONTRI IN PRESENZA O MENO. Non riusciamo a dare un’indicazione univoca sugli incontri in presenza o meno di bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. Indubbiamente non può mai mancare la prudenza sanitaria: piccoli gruppi, luoghi ampi e areati, distanze corrette, sanificazione e igienizzazione personale. Lo stesso vale per gli incontri con gli adulti e i genitori. Può darsi che nei prossimi mesi sia possibile incontrare i vari gruppi, magari all’aperto e confidando in migliori sviluppi sanitari e sociali.
  1. LA PASTORALE DEGLI ADOLESCENTI E DEI GIOVANI. Le proposte parrocchiali, quelle dell’Acr e dell’Ac – dai bambini agli adulti –, i percorsi degli scout sono da sostenere, come scritto precedentemente. L’Ufficio di Pastorale dei giovani metterà a disposizione dei contributi per la meditazione e preghiera del Mercoledì delle ceneri o per un ritiro spirituale durante la Quaresima. Ricordiamo che due grandi appuntamenti diocesani, Le Palme con il Vescovo e La Via crucis diocesana, saranno on line. Già da qualche tempo l’Ufficio di Pastorale dei giovani sta proponendo in modo sperimentale ad alcune parrocchie il Progetto Simbolo, cioè le nuove linee progettuali per l’accompagnamento e la formazione dei giovani. Il Progetto riguarda un cammino di crescita personale e di gruppo che porti ad un’adesione matura al Signore Gesù. Potremmo cominciare a conoscerlo e a tenerlo in considerazione, come opportunità futura, anche per la nostra parrocchia.
  1. IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA. Le preoccupazioni sanitarie rischiano di dissolvere la bellezza e ricchezza del sacramento della penitenza: si cerchi, quindi, di sostenere la prassi penitenziale e la confessione individuale. Per quanto riguarda il Sacramento della prima Penitenza nell’itinerario dell’Iniziazione cristiana, lo si ritiene possibile se in piccoli gruppi (o con l’intero gruppo, se contenuto) valorizzando il contributo decisivo della famiglia anche nella prossima Quaresima. Come scritto sopra, sarà importante non forzare le scelte, eventualmente valutando lo spostamento della celebrazione del sacramento in autunno.
  1. IL COMPIMENTO DEI SACRAMENTI DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA, CRESIMA ED EUCARISTIA. Indichiamo tre possibilità per il compimento della IC:
  • per piccoli gruppi a Pasqua e/o nel Tempo di Pasqua. Ci sarà bisogno di creatività, per cui, esemplificando: ogni famiglia viene accompagnata da un catechista preciso; si recupera il ruolo del padrino o madrina come testimoni nella fede; il parroco incontra singolarmente ogni famiglia…
  • La celebrazione sarà rinviata all’autunno, come successo nell’anno 2020.
  • La celebrazione avverrà nella Pasqua 2022, valorizzando l’ultima Quaresima, così come da cammino dell’Iniziazione cristiana.
  1. I CATECUMENI RAGAZZI E ADULTI. La celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana per i catecumeni ragazzi (dai 7 ai 14 anni) come per i catecumeni adulti avvenga nella Veglia pasquale. In modo simbolico ed effettivo, questa scelta rappresenta una vera rinascita e un segno di primavera per la nostra Chiesa.
  1. GLI ITINERARI DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO. Non va dispersa l’opportunità di accompagnare singole coppie o gruppi ristretti di coppie di fidanzati. L’impossibilità di gruppi numerosi può far sperimentare percorsi più personalizzati e calibrati sulla singola coppia. Le coppie guida, il parroco ed altre figure di adulti della parrocchia possono entrare in relazione profonda con i fidanzati che richiedono di essere sostenuti verso la scelta del matrimonio.
  1. GLI AMMALATI E GLI ANZIANI. Le preoccupazioni verso ammalati e anziani sono molte, come pure il bisogno e il desiderio di essere visitati, che si accentuano in queste persone fragili. Già lo scorso anno in molti modi le parrocchie sono state vicine agli anziani e ammalati, spesso tramite telefonate e messaggi. Gli ammalati di Covid e le persone costrette alla quarantena, a volte molto lunga e debilitante, siano contattati e ricordati frequentemente. Ricordiamo che con il consenso esplicito dei familiari è possibile incontrare gli anziani e ammalati per la confessione e la Comunione eucaristica. Ai ministri straordinari della Comunione, qualora sia possibile, siano affidati pochi ammalati o anziani da seguire. Negli ospedali e nelle case di riposo gli operatori, infermieri e medici cristiani siano il segno concreto della consolazione del Signore e della vicinanza della comunità cristiana.
  1. LE ESEQUIE. La solitudine e la mancanza di vicinanza in cui muoiono i nostri cari ci invita ad una attenzione ancora maggiore nella preparazione e nella celebrazione delle esequie in parrocchia. Indubbiamente sarà un’occasione anche per rimettere al centro alcune dimensioni ineludibili: la sofferenza, il morire, la speranza cristiana e la fede nella Risurrezione; in una parola per evangelizzare la morte. Chiaramente ogni annuncio cristiano ha bisogno della relazione, per cui si suggerisce di sostenere con continuità i familiari nel lutto.

 

In conclusione, guardando a quanto si sta vivendo, mandiamo un saluto e un augurio a tutte le parrocchie. Anche nei giorni che ci sono dati, come ricordato bene da Papa Francesco, si possa manifestare una nascita-germogliare, un nuovo inizio. 

 

 

Don Leopoldo Voltan

e il Coordinamento diocesano degli Uffici

 Padova, 20 gennaio 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Si apre la strada verso il Sinodo diocesano

Porta la data del 10 gennaio 2021 la lettera che il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, ha inviato ai membri degli organismi diocesani (Consiglio pastorale diocesano, Consiglio presbiterale, Coordinamento diocesano pastorale, Consulta delle Aggregazioni laicali) oltre che ai delegati per la vita consacrata e per il diaconato e ai vicari foranei, con cui annuncia la costituzione della Segreteria del Sinodo.

Di seguito il testo della lettera e un video del vescovo


Carissimi,

come preannunciato, nella lettera in cui ringraziavo gli Organismi diocesani per il consiglio che mi avevano  offerto rispetto all’indizione del Sinodo diocesano, ho compiuto un ulteriore passo in questa direzione: la costituzione della Segreteria del Sinodo.

Ad essa affido il compito di addentrarsi dettagliatamente e di dare ordine a tutti i vari aspetti inerenti la celebrazione del Sinodo diocesano. Questi, in sintesi, gli aspetti più rilevanti consegnati al lavoro della Segreteria.

  1. Raccogliere e ascoltare le indicazioni e i suggerimenti emersi da quanto stiamo vivendo a livello sociale e culturale; prendendo in esame le scelte di valore espresse nella vita ordinaria della Diocesi; recuperando l’esperienza della Visita pastorale e del Sinodo dei Giovani. Questa ricognizione permetterà di evidenziare le priorità e le questioni tuttora aperte. L’ascolto paziente andrà completato e arricchito dal confronto con persone e Chiese diocesane che hanno già celebrato un Sinodo negli anni scorsi, come pure, in dialogo fraterno, dall’esperienza di altre Chiese cristiane.
  2. Elaborare un calendario, una tempistica che valuti l’attuale situazione di pandemia, ma che consideri anche una certa snellezza e celerità: un cronoprogramma di massima.
  3. Elaborare e sostenere un percorso di sensibilizzazione della Diocesi, in grado di coinvolgere in modo vero e vivace le nostre comunità parrocchiali, le tante realtà ecclesiali presenti in Diocesi e tutte le persone che ne fossero interessate.
  4. Predisporre per i prossimi mesi, il momento ecclesiale e ufficiale di Indizione del Sinodo.

L’Indizione del Sinodo prevede un momento di preghiera, ma anche la nomina di un’autorevole Commissione che svolga soprattutto il ruolo di preparazione dei contenuti del Sinodo. Contestualmente all’Indizione deve iniziare il tempo della formazione capillare della Diocesi e del coinvolgimento di tutte le realtà ecclesiali.

I componenti della Segreteria del Sinodo sono:

  • don Giampaolo Dianin, rettore del Seminario e teologo;
  • don Leopoldo Voltan, vicario episcopale per la pastorale;
  • Roberta Rocelli, esperta di metodologia della partecipazione e direttrice generale del Festival biblico;
  • don Roberto Frigo, giovane presbitero e membro del Consiglio presbiterale;
  • Giovanna Zoccarato, che favorisce il collegamento con il Sinodo dei giovani, di cui ha fatto parte;
  • suor Lia Pasquale, che rappresenta la vita consacrata e il rapporto con gli Uffici, vista la sua collaborazione con l’Ufficio Famiglia;
  • Maristella Roveroni, che consente il recupero dei passaggi pastorali e della storia diocesana degli ultimi anni.

Confido che la Segreteria del Sinodo possa contare sulla vostra simpatia, ma soprattutto sulla vostra fattiva collaborazione; pertanto vi invito a offrirle i vostri suggerimenti e consigli.

Fin d’ora, vi chiedo di avere a cuore il Sinodo diocesano e quindi di predisporre i programmi formativi e le iniziative pastorali del prossimo anno, integrandoli nel cammino di preparazione al Sinodo. Il Sinodo sia per tutti noi la direzione di fondo: ci aiuti ad affratellarci e ad accomunarci nei pensieri, nei desideri e nelle proposte.

Per approfondire e per entrare in sintonia con il cammino che stiamo per intraprendere, vi invito alla lettura del testo Sinodalità, a cura di don Riccardo Battocchio e don Livio Tonello, edito dalla Facoltà Teologica del Triveneto.

Vi ringrazio, ancora una volta, per la preziosa collaborazione e vi domando una costante preghiera perché, utilizzando una citazione del teologo G. Routhier: «la nostra Chiesa dimori fedele alla sua missione dentro un mondo in profonda mutazione». Il quale aggiunge: «In un Sinodo una Chiesa locale esprime non soltanto ciò che essa vuole fare ma ciò che vuole essere per rimanere fedele al suo Signore e seguirlo concretamente nel mondo al quale essa è inviata».

Infine, un grazie alla Segreteria augurandole buon lavoro e auspicando che sia uno strumento umile di ascolto, elaborazione e collegamento con tutte le espressioni della nostra Diocesi, popolo santo e terra amata dal Signore.

Padova, 10 gennaio 2021

+ Claudio, vescovo


Leggi gli approfondimenti sul settimanale diocesano

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Bibbia aperta. Lettura degli Atti

Bibbia aperta, associazione di cultura biblica, si concentra quest’anno sugli Atti degli apostoli. Don Marcello Milani, in particolare, guida una serie di incontri di lettura e approfondimento.

Leggi il servizio de La Difesa del popolo

 

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Campane a festa per la pace venerdì 22 gennaio alle 12

Venerdì 22 gennaio, alle ore 12, le campane della basilica Cattedrale di Padova e le campane della Torre civica del Municipio di Padova suoneranno a festa. Contemporaneamente diversi altri comuni del territorio diocesano (da Ponte San Nicolò a Thiene) e parrocchie seguiranno lo stesso esempio. Sarà un modo per sottolineare l’entrata in vigore del TPNW, il trattato internazionale sulla proibizione delle armi nucleari, che le rende di fatto illegali per gli stati che l’hanno ratificato. Tra questi non c’è l’Italia!

Si tratta del primo trattato internazionale vincolante per la completa proibizione di armi nucleari in un percorso orientato alla loro eliminazione. «Il trattato parte da lontano e ha visto la mobilitazione di una rete di persone, enti, movimenti, associazioni, congregazioni e ordini religiosi che hanno assiduamente tessuto trame di pace», sottolinea suor Francesca Fiorese, direttrice della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Padova.

Il trattato, infatti, è stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, aperto alla firma il 20 settembre 2017 ed entra in vigore il 22 gennaio dopo la ratifica di almeno 50 stati.

Su questo fronte si è speso anche il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, che lo scorso 11 luglio, in occasione della festa di san Benedetto, patrono d’Europa, in un messaggio alle comunità cristiane scriveva: «Ci indigna constatare che in questo tempo in cui i poveri, i malati, gli emarginati, i morti a causa della pandemia neppure si riescono a contare, i governi stiano destinando somme senza precedenti alle spese militari. La produzione e vendita di armi, gli investimenti nei programmi di modernizzazione nucleare non sono una promessa di pace, bensì una garanzia di guerra. La comunità internazionale non può negare l’evidenza che la pace non si riduce a una questione di sicurezza nazionale. La pace ha un’imprescindibile dimensione positiva che va coltivata nel dialogo rispettoso della dignità di ciascuno, nell’unità per il bene comune, nella giustizia senza sconti».

E domenica scorsa, 17 gennaio 2021, all’interno della Tavola rotonda Miriamo alla pace (disponibile on line sul canale youtube della Diocesi di Padova) ha rilanciato l’impegno a riflettere su questi temi, lasciati un po’ in disparte, quando invece: «Sono tematiche molto importanti, anche in questo tempo. Siamo chiamati a essere operatori di pace. La Dottrina sociale della Chiesa e recentemente più volte papa Francesco ci richiamano a porre l’attenzione sul tema del disarmo e sull’opportunità di destinare i fondi per gli armamenti ad attività di carattere sociale, benefico, umanitario». Una sollecitazione ad aprire i cuori e la mente che il vescovo Claudio ha voluto sottolineare anche con l’invito a suonare le campane della Cattedrale e della città di Padova, che è comune “amico del trattato”.

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Un invito che il Comune di Padova, che è comune per la pace (Mayors for Peace) da anni impegnato nella promozione della pace, ha accolto con entusiasmo. Dichiara in merito l’assessora alla cooperazione internazionale Francesca Benciolini: «La storia, a partire da quella di Hiroshima e Nagasaki, ci insegna che quelle delle bombe sono storie profondamente intrecciate con le storie delle città. Le bombe hanno come obiettivo le città, le persone, le relazioni, l’ambiente, l’architettura e la storia. Per questo le città e gli enti locali sono da sempre in prima fila su questo tema dimostrando un grande impegno. La nostra città ha a suo tempo aderito alla rete Mayors for Peace e nella seduta del Consiglio comunale del 27 dicembre 2017, ha deliberato l’adesione alla campagna “Italia, ripensaci”, con la quale si chiedeva al Governo italiano di ripensare alla propria posizione e ratificare il Trattato di proibizione delle armi nucleari (Deliberazione del Consiglio comunale n. 71 del 27/11/2017). Crediamo sia fondamentale, su questi temi, partecipare alle reti internazionali, perché significa costruire relazioni e interlocuzioni più forti. Inoltre a Padova non è attivamente presente solo la nostra Amministrazione, ma una vasta rete di associazioni e realtà, a partire dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani, a dimostrazione che l’attenzione su questi temi è alta. Siamo contenti e orgogliosi si arrivi a questo importante passaggio del trattato, ora proseguiamo con il nostro impegno arrivare al Governo, all’Unione Europea e alle Nazioni Unite perché il trattato si compia». Nella giornata di venerdì 22 gennaio, ricorda l’assessora Benciolini, in contemporanea al suono delle campane, Associazione per la Pace di Padova, Beati i costruttori di pace, MIR Padova, Donne in Nero, Anpi, promuovono un sit in davanti a Palazzo Moroni venerdì 22 gennaio, dalle ore 11.30 alle ore 12.30, in occasione dell’entrata in vigore del Trattato per la proibizione delle Armi Nucleari.

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Questo invito a riflettere e a operare per la pace, quest’anno ha visto sette diocesi del Triveneto – Padova, Belluno-Feltre, Concordia-Pordenone, Trento, Treviso, Vicenza e Vittorio Veneto – impegnarsi insieme in un percorso interdiocesano – Cammino disarmante – dal titolo “Passi di pace” promosso per il mese di gennaio (mese tradizionalmente dedicato alla sensibilizzazione sulla pace).

Un cammino in sei passi, e quello di venerdì 22 gennaio rappresenta il “quinto” passo, dedicato al tema della speranza. L’appuntamento è con “Pace al decollo, alle ore 12.00, a Padova suoneranno le campane e la Diocesi di Concordia Pordenone, nel cui territorio si trova la base di Aviano, metterà on line un video con la riflessione del vescovo mons. Giuseppe Pellegrini. Altre iniziative, compatibilmente con la situazione pandemica, saranno fatte contemporaneamente da Pax Christi, Beati i costruttori di pace, ICAN (campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari), Rete italiana pace e disarmo e senza atomica nelle prossimità delle sedi delle tre basi nucleari del nord Italia (Aviano, Cameri e Ghedi).

La Diocesi di Padova oltre al coordinamento del percorso interdiocesano da parte dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, ha sensibilizzato tutte le comunità parrocchiali del territorio invitandole a:

  • esporre una locandina di sostegno alla campagna “Italia, ripensaci”, affinché anche l’Italia ratifichi il Trattato e ne recepisca le prescrizioni;
  • sensibilizzare le comunità su questi temi anche con occasioni di informazione e conoscenza del cammino per il disarmo.

Piena accoglienza anche da parte dell’USMI triveneta, ossia da tutte le comunità religiose femminili invitate a esporre il medesimo manifesto.

Il “cammino disarmante” si concluderà mercoledì 27 gennaio, con la sesta tappa virtuale – dialogare. Alle ore 20.30, appuntamento con “Sentinelle di pace”, iniziativa promossa dalla Diocesi di Treviso che vedrà le testimonianze di padre Michel Abboud, presidente di Caritas Libano e di mons. Paolo Bizzeti, vicario apostolico dell’Anatolia.

Ad accompagnare il “cammino disarmante” c’è poi una pagina Facebook Passi di pace dove ci sono tutti gli aggiornamenti e le indicazioni per collegarsi ai vari appuntamenti: https://www.facebook.com/Passi-di-Pace-101103721901365

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Domenica della Parola di Dio. Bibbia e famiglia, binomio fecondo

Domenica 24 si celebra la Domenica della Parola di, istituita, con la lettera apostolica in forma di “motu proprio” del 30 settembre 2019, Aperuit illis, da papa Francesco. Quest’anno, da un punto di vista strettamente celebrativo le possibilità sono più limitate, ma il Settore apostolato biblico (Sab) della Diocesi, in collegamento con altri uffici pastorali, ha curato la preparazione e l’elaborazione di materiale e sussidi per la celebrazione della giornata.

Leggi il servizio de La Difesa del popolo

 

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Continuiamo a camminare insieme

Ormai da tanti anni La Difesa del popolo ospita “Speciale catechisti”; nei nostri archivi abbiamo i primi numeri, datati 1999! Vi ricordate quando era ancora un fascicoletto, allegato alla Difesa una volta al mese? C’era scritto cosi: “Foglio di collegamento dei gruppi catechistici parrocchiali a cura dell’Ufficio catechistico di Padova”.

Molte cose sono cambiate da allora. È cambiato già due volte il direttore dell’ufficio, per esempio: prima c’era don Giorgio Ronzoni, poi don Giorgio Bezze, dal 18 ottobre scorso ci sono io. Da qualche anno e cambiato anche il nome dell’ufficio, che ora si chiama “Ufficio per l’annuncio e la catechesi”. E ora cambia pure il nome di queste pagine, che abbiamo deciso di chiamare “Speciale catechesi”.

La sostanza rimane pero la stessa: nella nostra Diocesi ci sono tantissime persone, migliaia, che si mettono in gioco per dare il loro contributo all’annuncio del Vangelo. Ci sono i catechisti dei fanciulli e dei ragazzi, gli accompagnatori dei genitori, gli animatori, i parroci; c’è l’apostolato biblico, c’è la catechesi per le persone disabili, il catecumenato, la catechesi degli adulti. Siamo consapevoli inoltre che il mondo della catechesi e solo una parte dell’annuncio: ci sono anche le associazioni, i movimenti, i religiosi, i diaconi… Specialmente, ci sono le famiglie e le comunità, in cui trovano spazio molti servizi legati all’annuncio del Vangelo! Siamo tutti strumenti, persone che offrono la propria disponibilità per dare una mano, insieme.

Ovviamente queste due pagine, che usciranno ogni seconda domenica del mese, non possono dare voce a un mondo così vasto. Noi ci concentreremo sulla catechesi in senso stretto; i destinatari di “Speciale catechesi” sono tuttavia – cosi ci piace immaginarlo – tutti i lettori della Difesa. Diciamo che sono pagine scritte da catechisti per condividere iniziative, progetti, riflessioni che possano aiutare i vari gruppi di catechesi sparsi per la Diocesi a sentirsi più uniti e allo stesso tempo tutti i lettori della Difesa a sentirsi stimolati all’annuncio.

È da più di vent’anni che esiste “Speciale catechisti”; solo l’anno scorso per qualche mese non è più uscito. Del resto, cos’è che non e stato messo a soqquadro dalla pandemia di cui ancora non vediamo la fine? Anche i percorsi di catechesi nelle nostre comunità, cosi come la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, sono stati ridimensionati se non sospesi. In questi primi mesi del mio lavoro qui in ufficio ho sentito molti esprimere stanchezza, impazienza, disorientamento. Ma ho anche avuto modo, grazie specialmente ai referenti vicariali, di sentire voci di speranza, di fiducia; molte comunità hanno reagito con creatività, immaginando soluzioni e iniziando percorsi. Nei primi tre numeri di “Speciale catechesi” vogliamo proprio dare eco a queste voci positive, raccogliere testimonianze che infondono speranza, a partire dai percorsi diocesani per arrivare fino al gruppo geograficamente più lontano, ma vicino nello spirito.

Buon cammino, allora. Insieme.

don Carlo Broccardo
direttore ufficio Annuncio e Catechesi

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