Chi accoglie un bambino, accoglie me – Giornata Mondiale di Preghiera delle Donne cristiane

Giornata Mondiale di Preghiera delle Donne cristiane

venerdì 4 marzo 2016

20.45 Cappella Ecumenica S. Giuseppe – Abano Terme

La più grande e più popolata isola dei    Caraibi, CUBA, sta al centro della nostra attenzione quando celebriamo il 4 marzo 2016 nelle comunità cristiane di tutto il mondo la Giornata Mondiale di Preghiera.

20 donne cubane di diverse denominazioni cristiane hanno scelto i testi, le canzoni e le preghiere per la liturgia con titolo e tema: “Chi accoglie un bambino, accoglie me”. Le donne raccontano le loro speranze e preoccupazioni a fronte dei cambiamenti sociali e politici nel loro paese. Nella liturgia tutte le generazioni prendono la parola. Anche durante il regime socialista le donne anziane hanno conservato la loro fede e l’hanno trasmessa ai figli e nipoti. La più grande maggioranza dei Cubani è di confessione cattolica romana, però la storia di 500 anni d’immigrazione ha creato una popolazione diversificata sia di religione che culturalmente. Nella vita spirituale di tanta gente la Santeria afro-cubana svolge ancora oggi un ruolo importante. Nel culto per la GMP 2016 le donne cubane mostrano la loro fede. Nel testo biblico centrale (Marco 10, 13-16) Gesù accoglie i bambini e le benedice. Nel secondo testo biblico (Isaia 11,1-10) si esprime la speranza delle donne in un futuro di pacifica convivenza di tutte le generazioni nelle famiglie. Pensano soprattutto alle prospettive dei giovani di sviluppare i loro talenti e di trovare lavoro, al miglioramento delle condizioni di vita degli anziani e vedono nella convivenza familiare una grande sfida per il futuro – molto attuale in un Cuba che ogni anno perde tanti giovani che emigrano all’estero.

Presentazione tratta dal sito www.chiesaluterana.it

Attraversare la Porta Santa: Il pellegrinaggio parrocchiale di domenica 14 febbraio

Domenica 14 febbraio: come comunità cristiana abbiamo partecipato alla celebrazione ‘giubilare’ che si è tenuta, nel pomeriggio, presso la chiesa Cattedrale di Padova. Assieme alle altre parrocchie del nostro Vicariato di Abano e di altri quattro Vicariati, abbiamo varcato la Porta Santa come segno di un desiderio profondo di ‘entrare’ nell’abbraccio risanante di Colui che sempre ci attende per ridare alla nostra vita la spinta per continuare nella sequela del Vangelo. E’ stato emozionante il celebrare insieme un evento di popolo guidato e presieduto dal nostro pastore, il vescovo Claudio che ha avuto parole di incoraggiamento affinchè il nostro essere discepoli si costruisca attorno alla persona di Gesù il Signore: diventino nostri i suoi sentimenti e parole e gesti.

Il Vescovo, cogliendo l’opportunità data dal rito di Elezione dei catechumeni ( si celebra sempre nella prima domenica di Quaresima, in Cattedrale) che celebreranno i sacramenti dell’Inizizione Cristiana nella prossima Veglia pasquale presso le comunità di origine, ha invitato le comunità a mantenersi aperte e accoglienti, capaci di parlare agli uomini e donne di oggi con il linguaggio della prossimità, della tenerezza e della misericordia.

Il rito celebrato, vissuto nella fede di una Chiesa che si riconosce in cammino, è stato sobriamente ricco, curato, disteso nel tempo. Ci auguriamo che, come è nello spirito del Giubileo, esso possa aver segnato una sorta di ‘svolta’ nel nostro andare di pellegrini e discepoli e nel nostro modo di continuare ad essere comunità di cristiani, innamorati di Gesù.

Ringraziamo di cuore gli amici dell’Associazione ‘Portatori della Madonna del Carmine’ che hanno provveduto alla ‘logistica’, organizzando due pulmann che hanno reso accessibile a molti raggiungere la chiesa Cattedrale.

Il Parroco, don Franco

Cena Povera

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giubileo

Il Giubileo nella Bibbia

Il Giubileo nella Bibbia

Giustizia e condivisione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon cammino di Quaresima! È bello e anche significativo avere questa udienza proprio in questo Mercoledì delle Ceneri. Incominciamo il cammino della Quaresima, e oggi ci soffermiamo sull’antica istituzione del “giubileo”; è una cosa antica, attestata nella Sacra Scrittura. La troviamo in particolare nel Libro del Levitico, che la presenta come un momento culminante della vita religiosa e sociale del popolo d’Israele.

Ogni 50 anni, «nel giorno dell’espiazione» (Lv 25,9), quando la misericordia del Signore veniva invocata su tutto il popolo, il suono del corno annunciava un grande evento di liberazione. Leggiamo infatti nel libro del Levitico: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia […] In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà» (25,10.13). Secondo queste disposizioni, se qualcuno era stato costretto a vendere la sua terra o la sua casa, nel giubileo poteva rientrarne in possesso; e se qualcuno aveva contratto debiti e, impossibilitato a pagarli, fosse stato costretto a mettersi al servizio del creditore, poteva tornarsene libero alla sua famiglia e riavere tutte le proprietà.

Era una specie di “condono generale”, con cui si permetteva a tutti di tornare nella situazione originaria, con la cancellazione di ogni debito, la restituzione della terra, e la possibilità di godere di nuovo della libertà propria dei membri del popolo di Dio. Un popolo “santo”, dove prescrizioni come quella del giubileo servivano a combattere la povertà e la disuguaglianza, garantendo una vita dignitosa per tutti e un’equa distribuzione della terra su cui abitare e da cui trarre sostentamento. L’idea centrale è che la terra appartiene originariamente a Dio ed è stata affidata agli uomini (cfr Gen 1,28-29), e perciò nessuno può arrogarsene il possesso esclusivo, creando situazioni di disuguaglianza. Questo, oggi, possiamo pensarlo e ripensarlo; ognuno nel suo cuore pensi se ha troppe cose. Ma perché non lasciare a quelli che non hanno niente? Il dieci per cento, il cinquanta per cento… Io dico: che lo Spirito Santo ispiri ognuno di voi. ..

 

Inizio di Papa Francesco, Udienza del Mercoledì delle Ceneri, 10 febbraio 2016

Tutti in Cattedrale – domenica 14 febbraio ore 15.30

Giubileo a Padova: domenica 14 febbraio ore 15.30

 

Durante il Giubileo straordinario della misericordia, indetto da Papa Francesco, nella nostra Diocesi di Padova, tutte le comunità cristiane  sono invitate a vivere un pellegrinaggio in Cattedrale a Padova. Ecco  cinque motivi per partecipare con gioia a questo momento proposto a tutti domenica prossima, 14 febbraio, ore 15.30 in Cattedrale.

  • La Porta Santa. Ogni Giubileo inizia con una porta che viene aperta. Papa Francesco ha invitato ad aprire più porte sante in tutte le Chiese del mondo a partire dalla Cattedrale. Una porta aperta per tutti, spalancata per ogni persona, storia, cuore. Ognuno si può  mettere in cammino ed entrare. La porta santa porta la grazia.
  • Il Pellegrinaggio. Certo a Roma, ma anche in altri luoghi, l’importante è mettersi in cammino per ritornare trasformati.
  • La Cattedrale. La Chiesa madre di ogni chiesa locale, punto di riferimento, luogo unico per tutti. Ci sono tante chiese che chiamiamo Duomo: Asiago, Monselice, Thiene, Piove di Sacco… Ma di Cattedrale ce n’è una sola! Una volta c’era anche solo un Battistero. Riscoprire la cattedrale significa ritrovare un punto di unità tra tutte le diversità delle nostre comunità e dei loro campanili.
  • Il Vescovo. Per questa volta possiamo anche vivere la novità di una persona arrivata da pochi mesi a compiere il servizio importante di essere guida della nostra Chiesa. Anche il Vescovo è segno di unità.
  • La Chiesa Diocesana. Ognuno di noi è legato a una comunità cristiana, al suo paese, campanile, gruppo, associazione. Ma siamo chiesa insieme: ecco la Diocesi. Vogliamo sentirci parte di una chiesa più grande della nostra idea, della nostra esperienza, dei confini che abbiamo nella mente e nel cuore. Chiesa di Padova in cammino, ecco perché andare tutti in Cattedrale e ritrovare volti, persone, esperienze diverse che arricchiscono ciascuno di noi.

Il Parroco, don Franco