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Domenica 5 luglio due nuovi preti per la Chiesa di Padova: Eros Bonetto e Luca Gottardo

All’insegna del distanziamento e delle disposizioni di prevenzione del contagio, con numeri contingentati e mascherine in volto: si è svolta così, domenica 5 luglio 2020, l’ordinazione presbiterale presieduta dal vescovo mons. Claudio Cipolla, di due nuovi preti per la Chiesa di Padova.

A causa del Covid-19 l’ordinazione è stata spostata di un mese ed è stata, necessariamente, a numero chiuso e su invito personale (vi parteciperanno solo i familiari, un gruppo di presbiteri e una rappresentanza delle comunità di origine e di servizio), ma trasmessa in streaming attraverso il canale Youtube della Diocesi di Padova (dalle ore 17.40 sul web con un momento di preghiera, preparazione e presentazione dei due ordinandi) e dall’emittente Telenordest, sul canale 19 del digitale terrestre, a partire dalle ore 18, con l’inizio della celebrazione in Cattedrale.

Sono stati consacrati sacerdoti, dalle mani del vescovo Cipolla, don Eros Bonetto, e don Luca Gottardo.

Leggi l’omelia del vescovo Claudio

 

 







Eros Bonetto, 37 anni, originario di Bronzola, negli anni del seminario ha svolto il suo servizio nella parrocchia di Ponte di Brenta, nella Pastorale vocazionale, all’ospedale di Schiavonia e nella parrocchia di Zanè. L’ultimo anno, quello del diaconato, l’ha svolto come educatore in seminario Minore.

Luca Gottardo, 31 anni, originario di Arlesega, già giocatore di pallavolo in serie A, in questi anni di formazione in seminario ha fatto servizio nelle parrocchie di Borgoricco San Leonardo e Sarmeola e in quest’ultimo anno, quello del diaconato, a San Lorenzo di Abano Terme.

«Saranno ricordati come i preti del Covid-19 – commenta il rettore del Seminario Maggiore, don Giampaolo Dianin, sul settimanale diocesano La Difesa del popolo in uscita questa settimana – quelli ordinati in luglio come succedeva in passato, quelli che non hanno avuto la Cattedrale colma di gente. Faccio fatica a essere triste per tutto questo, anzi sono sobriamente contento che diminuiscano gli aspetto esteriori per far emergere la sostanza e la verità dell’ordinazione presbiterale. In queste settimane ho pensato ai preti ordinati clandestinamente nei Paesi dove la fede era perseguitata, a quelli ordinati nel nascondimento perché nessuna manifestazione pubblica è possibile. Dopo quattro mesi nei quali a tutti i cristiani sono state chieste tante rinunce nella manistestazione pubblica del loro credere, ci sta che anche l’ordinazione presbiterale respiri in sintonia con questo tempo difficile ma anche di grazia […] Sono i preti ordinati nel tempo della prova, e portano con loro la consapevolezza di essere pastori in modo particolare per coloro che sono alla ricerca di Dio, che sono provati e curvati dalla vita, dei giovani confusi o troppo esuberanti, degli anziani e di coloro che sono soli. Fin da primo giorno del loro ministero imparano a stare con i piedi per terra, a confidare di più nella preghiera di intercessione che negli applausi e riconoscimenti pubblici».

 Leggi il servizio su  https://www.difesapopolo.it/Diocesi/Ordinazione-domenica-5-luglio.-Eros-e-Luca-finalmente-preti

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Azione Cattolica. Estate diversa? Si può

La presidenza diocesana, confrontandosi con i responsabili, ha messo in campo una serie di spunti per vivere con fantasia – e facendo rete – l’estate 2020.

Leggi il servizio della Difesa del popolo

 

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Cuamm. Presentato a Padova il report del 2019. I dati di un anno di impegno “Con l’Africa”

201.119 parti assistiti, 33.393 trasporti in ambulanza per emergenze ostetriche, 539.672 visite pre e post natali per un totale di 2.711.257 pazienti trattati.

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La necessaria arte dell’incontro

Coppie di amici in dolce attesa, altri con bambini appena venuti al mondo, amici storici, genitori, fratelli e nipoti… Avevamo la lista delle persone da incontrare ma ci siamo dovuti fermare come tutti e accontentare delle videochiamate e dei messaggi.

In più di qualche occasione abbiamo proprio sentito tutta la nostalgia di alcune persone, realizzando che il contatto umano e il calore di un abbraccio ma anche solo di un sorriso condiviso nella stessa stanza, non trovano egual effetto nella videochiamata. Ce ne siamo fatti una ragione perché sul momento non c’erano alternative ma abbiamo promesso di recuperare! Sì, perché sarebbe stupido aver subito tutto questo passivamente. Crediamo sia doveroso imparare qualcosa da questo periodo di lockdown.

La riscoperta più bella per noi, nel pieno della solitudine forzata, è stata il ritrovarsi bisognosi degli altri! Non tanto dell’aiuto dei nonni che abbiamo tanto desiderato e nemmeno di una presenza che riempisse le giornate: non abbiamo mai corso così tanto e di tempo libero a fine giornata non ne rimaneva. Eppure, abbiamo sentito chiara la necessità di confrontarci e raccontarci al di fuori delle nostre mura. Abbiamo percepito il peso della chiusura e l’impatto che questa ha avuto nella nostra famiglia quando il piccolo Giovanni, di fronte al primo volto di un estraneo, dopo mesi di vita a tre, ha pianto inconsolabile.

Del resto, la famiglia è parte di un sistema, come cellula di un tessuto più complesso: tenerla a lungo isolata non può farle certo bene.

Abbiamo riscoperto la necessità di fidarci della vita e di Nostro Signore perché in una situazione così complessa non è scontato ricordarci che Lui cammina al nostro fianco e che dobbiamo contare sulla sua complicità. Fiducia che si estende alle persone che ci vivono vicine: se ci amano, vogliono il nostro bene, non ci metteranno a rischio con comportamenti fuori luogo.

Abbiamo scoperto la responsabilità, soprattutto verso i più deboli e indifesi: quanti dubbi sul ripartire con il vedere i nonni ed eventualmente lasciar loro i nipoti. Le nostre scelte e i nostri comportamenti hanno delle ricadute anche sugli altri.

Abbiamo riscoperto la difficile arte dell’accettare gli altri per quello che sono: le nostre paure e insicurezze non sono quelle di tutti e la ripartenza ha per ciascuno tempi e modi diversi. Così ci siamo ritrovati dapprima a declinare inviti e poi a proporne in punta di piedi realizzando che non è facile armonizzare ritmi diversi e che l’incomprensione è sempre dietro l’angolo.

Sperando che l’emergenza sia conclusa, vogliamo provare a non dimenticare quanto abbiamo riscoperto, mantenendo vive queste attenzioni nella vita di tutti i giorni.

  1. Per continuare questa riflessione durante il tempo estivo, potrebbe essere utile godersi un momento di relax con l’attore Giovanni Scifoni guardando un suo video al link https://www.youtube.com/watch?v=dwz3QSGuSTY oppure leggere l’articolo di Giovanni Giavini che trovi al link http://www.settimananews.it/bibbia/salmo-128/ oppure leggere i numeri 86, 87 e 88 dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco.

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Domenica 5 luglio due nuovi preti per la Chiesa di Padova: Eros Bonetti e Luca Gottardo

All’insegna del distanziamento e delle disposizioni di prevenzione del contagio, con numeri contingentati e mascherine in volto: si svolgerà così, domenica 5 luglio 2020, l’ordinazione presbiterale presieduta dal vescovo mons. Claudio Cipolla, di due nuovi preti per la Chiesa di Padova.

A causa del Covid-19 l’ordinazione è stata spostata di un mese e sarà, necessariamente, a numero chiuso e su invito personale (vi parteciperanno solo i familiari, un gruppo di presbiteri e una rappresentanza delle comunità di origine e di servizio), ma trasmessa in streaming attraverso il canale Youtube della Diocesi di Padova (dalle ore 17.40 sul web con un momento di preghiera, preparazione e presentazione dei due ordinandi) e dall’emittente Telenordest, sul canale 19 del digitale terrestre, a partire dalle ore 18, con l’inizio della celebrazione in Cattedrale.

A essere consacrati sacerdoti, dalle mani del vescovo Cipolla, sono Eros Bonetto, e Luca Gottardo.

Erso Bonetto, 37 anni, originario di Bronzola, negli anni del seminario ha svolto il suo servizio nella parrocchia di Ponte di Brenta, nella Pastorale vocazionale, all’ospedale di Schiavonia e nella parrocchia di Zanè. L’ultimo anno, quello del diaconato, l’ha svolto come educatore in seminario Minore.

Luca Gottardo, 31 anni, originario di Arlesega, già giocatore di pallavolo in serie A, in questi anni di formazione in seminario ha fatto servizio nelle parrocchie di Borgoricco San Leonardo e Sarmeola e in quest’ultimo anno, quello del diaconato, a San Lorenzo di Abano Terme.

«Saranno ricordati come i preti del Covid-19 – commenta il rettore del Seminario Maggiore, don Giampaolo Dianin, sul settimanale diocesano La Difesa del popolo in uscita questa settimana – quelli ordinati in luglio come succedeva in passato, quelli che non hanno avuto la Cattedrale colma di gente. Faccio fatica a essere triste per tutto questo, anzi sono sobriamente contento che diminuiscano gli aspetto esteriori per far emergere la sostanza e la verità dell’ordinazione presbiterale. In queste settimane ho pensato ai preti ordinati clandestinamente nei Paesi dove la fede era perseguitata, a quelli ordinati nel nascondimento perché nessuna manifestazione pubblica è possibile. Dopo quattro mesi nei quali a tutti i cristiani sono state chieste tante rinunce nella manistestazione pubblica del loro credere, ci sta che anche l’ordinazione presbiterale respiri in sintonia con questo tempo difficile ma anche di grazia […] Sono i preti ordinati nel tempo della prova, e portano con loro la consapevolezza di essere pastori in modo particolare per coloro che sono alla ricerca di Dio, che sono provati e curvati dalla vita, dei giovani confusi o troppo esuberanti, degli anziani e di coloro che sono soli. Fin da primo giorno del loro ministero imparano a stare con i piedi per terra, a confidare di più nella preghiera di intercessione che negli applausi e riconoscimenti pubblici».

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Nomine 2020/03

  1. Don Antonio Oriente – direttore spirituale nel Seminario Minore – è nominato anche direttore spirituale dei diaconi permanenti.
  2. Don Alberto Peloso – finora parroco del Carmine in Padova – è nominato parroco delle parrocchie dell’unità pastorale di Arsiè, Fastro, Mellame, Rivai, Rocca d’Arsiè, San Vito di Arsiè e Primolano.
  3. Don Matteo Naletto – finora segretario del vescovo – è nominato parroco del Carmine in Padova.
  4. Don Vassili Massaro – finora parroco di Galta – è nominato collaboratore di Bojon e Santa Maria Assunta di Campolongo Maggiore, con residenza a Santa Maria Assunta.
  5. Don Fabio Fioraso – parroco di Tombelle di Vigonovo – è nominato anche amministratore parrocchiale di Galta.
  6. Don Cesare Curcio (diocesi di Monreale) – collaboratore del Duomo e delle parrocchie del vicariato di Cittadella – è nominato anche assistente spirituale del Centro di spiritualità-Fondazione “De Foucauld Padre Carlo” di Cittadella.
  7. Don Luca Ferro – finora in servizio pastorale presso la Diocesi di Camerino-San Severino Marche – è destinato alla collaborazione con la Prelatura di Loreto.

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È risorto il terzo giorno

Carissimi catechiste, catechisti, religiose e preti,

i vescovi della CEDAC (Commissione Episcopale per la  Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi), hanno indirizzato una lettera alle comunità e a tutti coloro che sono impegnati a servizio dell’annuncio, dell’iniziazione e dell’accompagnamento nella fede.

È risorto il terzo giorno” è una lettera biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia che diventa una traccia di riflessione per l’annuncio e la catechesi.

Pubblichiamo il testo con l’augurio che lo possiate leggere e condividere perché diventi un’occasione di ripercorrere ciò che viviamo, alla luce della nostra fede nel Signore risorto.

Sarebbe bello che potesse essere un testo sul quale dialogare e far scaturire la speranza per le comunità cristiane.

L’ufficio catechistico nazionale sta anche avviando un “Laboratorio dell’annuncio” che vuole offrire indicazioni e delle linee condivise a partire da questo tempo che stiamo vivendo.

Buon lavoro

don Giorgio Bezze

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Riflettere su quanto accade

Carissimi catechisti e accompagnatori dei genitori

è trascorso un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti per qualche impegno diocesano o vicariale.

Del resto, non è stato facile mantenere i contatti in questi ultimi mesi segnati dalla pandemia: tutti abbiamo provato paura e smarrimento, e come i discepoli del Vangelo “siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”.

Tuttavia, nonostante il lungo silenzio, vi ho sempre accompagnato con il pensiero e la preghiera e l’accompagnamento si è fatto anche concreto, con le proposte della Quaresima e del Tempo di Pasqua, preparate insieme all’equipe diocesane, che hanno fatto nascere tante e significative esperienze attorno all’“Angolo bello”.

Erano proposte semplici ma importanti, un modo per darvi un aiuto affinché continuaste ad accompagnare il cammino di fede dei ragazzi e delle loro famiglie, e il loro legame con la parrocchia.

Ringrazio quanti di voi si sono attivati perché si giungesse ad un più ampio coinvolgimento, attraverso messaggi, videochiamate, riunioni virtuali e, nei casi in cui è stato possibile, anche con gli inviti casa per casa.

Ora vorrei compiere un ulteriore gesto di compagnia. Non attraverso proposte di attività, quanto piuttosto mediante la condivisione di alcune personali riflessioni, che vorrei diventassero occasioni di confronto tra di voi, per non lasciare che un altro virus, altrettanto pericoloso, come l’accidia, si insinui nella nostra vita.

Inizio pensando proprio a questa fase di vuoto che stiamo vivendo. Il vuoto ci ha fatto male e ci continuerà a far male; è un tempo che facciamo fatica ad accogliere. Stare in casa è difficile anche per la Chiesa. Nei nostri ambienti ecclesiali si parla più di “clausura forzata” che di “tempo di grazia”. Non siamo migliori degli altri. La reazione istintiva è quella di riempire. Cadiamo nella tentazione di riempire gli spazi vuoti con pieni virtuali e resistiamo a stare davanti a noi stessi. La propensione a reagire come un’azienda che rischia il fallimento è più reale di quanto si possa immaginare. Invece questo tempo lo dobbiamo sentire come una straordinaria opportunità per chiedersi: quale Parola di Dio è rivolta alla comunità cristiana nel cuore di questa pandemia?

Papa Francesco il 27 marzo scorso, durante la preghiera in tempo di epidemia, confessa che anche noi Chiesa, dopo essere «andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto», siamo ora obbligati a fermarci, a stare in casa, a sospendere le attività che tanto ci hanno coinvolto e appassionato. E ha aggiunto, con altrettanta fermezza: questo è «un tempo di scelta».

E dunque, questo tempo, soprattutto la fase 2, non è una parentesi in attesa di ritornare alle abitudini del passato, ma un appello dello Spirito per discernere l’essenziale e comprendere cosa dobbiamo rinunciare per salvaguardare il tutto. Nulla potrà essere come prima, neppure le nostre proposte pastorali.

È necessario, dunque, che tra voi, catechisti e accompagnatori dei genitori, vi ritroviate quanto prima per condividere il vissuto di questo tempo; per riflettere insieme sulle convinzioni da voi maturate, non solo da un punto di vista umano, ma anche sul piano della fede.

Sarà quindi importante raccontarsi sì i disagi dell’isolamento, ma non soffermarsi solo su questi, piuttosto lasciarsi provocare dalle domande: che cosa stiamo imparando da questa esperienza per la nostra vita personale? Per la vita della Chiesa e in particolare per le nostre comunità cristiane? Che cosa è essenziale e non possiamo abbandonare, nell’annuncio, nella liturgia e nella carità, sapendo che una non può esistere senza l’altra?

E sul piano più specifico dell’annuncio e della catechesi, che riguarda il cammino di Iniziazione cristiana, dovremmo porci delle domande che ci aiutino a migliorare quello che abbiamo fatto finora; per esempio: che cosa dovremmo tenere e cosa eliminare? Cosa si dovrebbe rafforzare e cosa far nascere?

In queste settimane i genitori sono stati invitati a coinvolgersi in prima persona nell’accompagnamento dei figli, promuovendo i momenti di riflessione e preghiera nelle case.

Tuttavia dobbiamo chiederci: tutti si sono lasciati coinvolgere? In questo periodo come siamo riusciti a farci presenti ai genitori? In che modo abbiamo coltivato con loro la relazione nata nei mesi o anni precedenti? Come li abbiamo sostenuti?

E riguardo ai ragazzi, soprattutto ai preadolescenti che per gli strascichi a livello psicologico che può lasciare questo periodo di isolamento, sono tra le categorie più vulnerabili: come abbiamo cercato di continuare la relazione iniziata nel Tempo della fraternità? Ci siamo fatti presenti, e come?

Questa emergenza, poi, ha fatto saltare tanti programmi e scadenze, a cominciare dalla data della celebrazione dei sacramenti.

 Ciò sicuramente ha creato dei disagi e provocato in alcuni casi malumori, perché forse si fa ancora fatica pensare ad una catechesi che non sia finalizzata ai sacramenti. Invece anche questo disagio può diventare un’occasione per riflettere sull’opportunità di rompere certi automatismi a cui tutto il cammino, nella logica catecumenale tende.

Perché allora, non dare più spazio al discernimento operato insieme ai genitori, che porta ad una scelta che rispetta e promuove la libera e piena rispondenza del ragazzo e della sua famiglia, come ci ricordano gli orientamenti per l’annuncio e la catechesi Incontriamo Gesù? (n. 52).

 Indubbiamente il dono della celebrazione Eucaristica è il dono più grande che la Chiesa può offrire, senza tuttavia dimenticare che essa ha anche altro da donare: la Parola di Dio, la vita fraterna e comunitaria, i gesti di carità verso i più poveri. Così, in attesa di potere celebrare in pienezza l’Eucaristia, potremmo chiederci, oltre alla celebrazione Eucaristica: cosa potremmo offrire con maggiore qualità ai giovani e agli adulti?

Credo che trovare un’occasione per riflettere insieme e tentare di rispondere alle varie provocazioni, sia una cosa necessaria per non lasciar passare inutilmente questo “tempo sospeso,” ma poterlo vivere come un’opportunità per diventare ancora di più popolo di Dio in continua conversione.

Mi farebbe piacere ricevere una sintesi delle vostre riflessioni, che potrete inviare quanto prima nell’indirizzo email dell’ufficio diocesano dell’annuncio e catechesi: ufficiocatechistico@diocesipadova.it

In attesa di un vostro riscontro vi saluto fraternamente augurandovi di rendervi disponibili a ricevere il dono dello Spirito Santo che vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che il Signore Gesù ha detto (cfr. Gv 14,25).

 

 

Fraternamente

don Giorgio Bezze

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La due giorni dei vicari foranei a Villa Immacolata

Lunedì 22 e martedì 23 giugno 2020 i vicari foranei della Diocesi di Padova si sono incontrati con il vescovo e il consiglio episcopale a Villa Immacolata di Torreglia (Pd). Un momento di incontro e condivisione annuale, che sta diventando tradizione. Questa due giorni si proponeva di raccontarsi e fare il punto sulla situazione attuale, in particolare su quanto hanno vissuto le comunità e i preti nel tempo della pandemia; ma anche comprendere il senso dell’essere prete in questo contesto, il tutto con uno sguardo al futuro, alle domande delle persone, a una Chiesa nuova dentro un orizzonte di essenzialità e indirizzata a ricentrare la pastorale sui fondamenti della fede.

L’Ufficio comunicazione sociali della Diocesi di Padova ha raccolto le voci del vicario generale mons. Giuliano Zatti, di padre Mauro Pizzighini, vicario foraneo del vicariato del Bassanello e parroco della parrocchia del Crocifisso e di don Daniele Marangon, vicario foraneo del vicariato dell’Arcella e parroco del Sacro Cuore. A loro tre domande: chi sono i vicari foranei? Quali sono stati i temi trattati? Quale clima si è respirato in questi due giorni?

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Sulle tracce del futuro: sabato 4 e 18 luglio

Quante immagini, quante sofferenze, quanta fatica, quante scelte, quanti volti e quante storie… anche quante paure… Sono tante le dimensioni che la pandemia da Covid-19 ha fatto vivere a tutti. In prima linea accanto ai pazienti ci sono e ci sono stati medici, infermieri e operatori sanitari, che si sono trovati a vivere un’emergenza inedita con conseguenze nei ritmi e nelle modalità di vita, di lavoro, nelle relazioni familiari e nelle relazioni con i pazienti e con i loro familiari. A loro in particolare – medici, infermiere e operatori sanitari in servizio – stanno hanno pensato la Pastorale sociale e del lavoro e la Pastorale della salute della Diocesi di Padova che propongono due momenti, nelle giornate di sabato 4 e sabato 18 luglio, di incontro, riflessione, cammino, condivisione.

Un’occasione per riflettere insieme sul vissuto, anche aiutando a sciogliere il carico emotivo e psicologico assorbito, rileggendo l’esperienza e guardando al futuro.

La proposta – Sulle tracce del futuro – vedrà l’accompagnamento di Lieta Dal Mas, psicologa e psicoterapeuta, docente di counseling sanitario e Giorgio Bonaccorso, monaco benedettino, docente di liturgia all’Istituto Santa Giustina di Padova e si svilupperà nell’arco della giornata, dalle 9 alle 17.30, con il pranzo al sacco, in un territorio altrettanto significativo: a Vo’. Più precisamente il punto di incontro sarà la chiesa di Cortelà dove si svolgerà la prima parte della giornata, cui seguirà un momento di cammino fino alla chiesa di Boccon dove ci sarà la condivisione, il pranzo al sacco quindi la seconda parte e il ritorno alla chiesa di Cortelà previsto per le 17.30.

L’iniziativa si rivolge a un numero massimo di 15 partecipanti.

Iscrizioni tramite il modulo all’indirizzo: http://www.pastoralesociale.diocesipadova.it/2020/06/16/sulle-tracce-del-futuro/

Informazioni: pastoralesociale@diocesipadova.it, 333 8674027

 

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