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L’Up di Zugliano in cammino verso l’ordinazione presbiterale di don Giovanni Casalin

L’unità pastorale di Zugliano sta accompagnando unita don Giovanni Casalin all’appuntamento del 2 giugno in cattedrale, quando verrà ordinato presbitero. La comunità ha organizzato per il mese di maggio e inizio giugno momenti di incontro, riflessione e preghiera sul tema della vocazione, vocazione propria per ogni cristiano e non solo per chi diventa sacerdote. Giovanni Casalin: «Sono incredulo e onorato di tanta vicinanza della mia comunità».

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Parla una catechista. Testimoni della gioia di sentirsi amati da Dio

«Il Signore uscì a seminare…»: la parabola del seminatore ci ha accompagnato lungo quest’anno di iniziazione cristiana, come comunità cristiana e come accompagnatori dei ragazzi preadolescenti nel Tempo della fraternità.

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Mortise, la fattoria in città. Quando la pena fa davvero bene

La Fattoria in Città è nata nel 1995 nell’oratorio della Madonna della Salute di Mortise per discoprire alcuni aspetti della vita contadina. Dal 2002 accoglie richieste di esecuzione penale esterna per detenuti che stanno finendo di scontare la loro pena e altre forme di giustizia riparativa. A questo tema è dedicato il convegno “Come fiori dell’albero”.

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Parola e mistero. Sabato 25 a Torreglia il premio internazionale di poesia religiosa San Sabino

Avrà luogo a Torreglia, nella chiesa di San Sabino, sabato 25 maggio alle 16.30, la premiazione della decima edizione del premio internazionale di poesia religiosa San Sabino.

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Unitalsi. Dal 1903 a servizio dei malati con spirito di carità cristiana

L’associazione cattolica dedita al servizio degli ammalati e in particolare al loro trasporto in pellegrinaggio presso i santuari, nasce nel 1903 per iniziativa di Giovanni Battista Tomassi, malato di una grave forma di artrite.

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Caritas. Esperienze di volontariato estive a portata di click

Sono già più di cinquanta le esperienze di volontariato censite da Caritas Padova e che possono essere consultate nel sito www.esperienzedivolontariato.it. Chi sta cercando come trascorrere le vacanze estive, o gli educatori dei gruppi giovani e adolescenti possono mettersi alla ricerca dell’esperienza più adatta.

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Convegno per il mondo della scuola. Le marginalità al centro, tra sfide e responsabilità

Torna l’appuntamento dedicato a insegnanti ed educatori. Si terrà il 7 settembre all’Opsa.

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Visita pastorale: quindicesima tappa

Torna nel Vicentino il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, per la sua quindicesima tappa della Visita pastorale che dal 25 maggio al 1° giugno lo vedrà incontrare le sette comunità parrocchiali del comune di Thiene: Duomo, Madonna dell’Olmo, Santo, Rozzampia, Conca, San Sebastiano e San Vincenzo.

La Visita pastorale ha il tono della quotidianità e dell’ordinarietà della vita comunitaria parrocchiale e il vescovo Claudio si presenta alle comunità parrocchiali e ai fedeli come figlio, fratello e padre, sul filo conduttore del versetto degli Atti degli Apostoli: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunciato la parola del Signore, per vedere come stanno» (At 15,36).

Durante questi giorni il vescovo Claudio incontrerà i preti che operano o risiedono in questo territorio (martedì 28 maggio), gli organismi di comunione delle singole parrocchie (consigli pastorali parrocchiali e consigli per la gestione economica); gli educatori di ragazzi e giovanissimi (sabato 25 maggio); i referenti di ambito (sabato 25 maggio), i religiosi e le religiose (mercoledì 29 e venerdì 31 maggio), gli operatori pastorali (sabato 1 giugno).

Tra i momenti comunitari e le celebrazioni presiedute dal vescovo Claudio:

  • Sabato 25 maggio alle ore 18.30 messa a San Sebastiano
  • Domenica 26 maggio alle ore 8 messa al Santo di Thiene e alle ore 10 a Conca
  • Martedì 28 maggio alle ore 19 messa al Duomo di Thiene
  • Mercoledì 29 maggio, alle ore 18, messa alla Madonna dell’Olmo
  • Giovedì 30 maggio alle ore 17.30 messa s San Vincenzo
  • Venerdì 31 maggio alle ore 20 messa con processione fino alla Madonna dell’Olmo
  • Sabato 1 giugno, alle ore 19.15 messa a Rozzampia

Ad accompagnare questo percorso di Chiesa e del vescovo, ci sarà il settimanale diocesano la Difesa del popolo che, in collaborazione con l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, e in sinergia con il sito internet diocesano, sta implementando un “atlante della visita pastorale” dove si possono trovare: una fotografia della realtà territoriale ed ecclesiale di volta in volta visitata dal vescovo; gli articoli che nel tempo sono stati scritti su quella zona; il profilo della parrocchia, accompagnato da cenni storici e artistici, indirizzi, notizie sulla vita religiosa…

Il tutto agli indirizzi:

http://www.diocesipadova.it/la-mappa-interattiva-della-visita-pastorale/

https://www.difesapopolo.it/Visita-pastorale

fonte: ufficio stampa della diocesi di Padova

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Salvini, la Madonna e il rosario. Uno sfregio inaccettabile

Ci sono commenti che non vorremmo scrivere, specie alla vigilia di un voto importante.

Ma ci sono gesti e ci sono parole che non avremmo voluto vedere né sentire. E rimanere in silenzio, in alcuni casi, potrà anche essere rispettoso della par condicio ma non lo è della decenza.

Prima i gesti e le parole, però, casomai a qualcuno fossero sfuggiti: «Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a san Benedetto da Norcia, a santa Brigida di Svezia, a santa Caterina da Siena, ai santi Cirillo e Metodio, a santa Teresa Benedetta della Croce. […] Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro ci porterà alla vittoria». Così Matteo Salvini sabato 18 maggio, stringendo in mano e mostrando alla folla il rosario, a conclusione del comizio che ha visto riuniti tutti i leader che ci siamo ormai abituati a definire “sovranisti”, da Geert Wilders a Marine Le Pen.

«Sono l’ultimo dei buoni cristiani: sono divorziato, sono peccatore, dico le parolacce, vado a messa tre volte l’anno. Ma difendo la nostra storia, l’esistenza delle scuole cattoliche. Non so se sono un buon cattolico ma sono un uomo felice e chiedo rispetto. Se credo in Dio e chiedo la protezione di Maria, dà fastidio a qualcuno?».

La sera, in televisione, il “capitano” – così ama farsi definire dai suoi strateghi della comunicazione – risponde al fiume di critiche con parole che all’apparenza suonano di umano buon senso e muovono all’empatia.

Facile per l’ascoltatore riconoscersi nel ritratto del Matteo che cerca faticosamente di essere un buon cristiano… proprio come ciascuno di noi. Facile immedesimarsi nei suoi “tormenti”, fino al punto di non cogliere più il senso profondo dello sfregio che si è consumato in piazza a Milano.

Perché una cosa deve essere chiara: l’immagine proiettata da piazza Duomo in tutte le case e su tutti gli schermi è uno sfregio, che ci ferisce innanzitutto come credenti ma dovrebbe farci male anche come cittadini.

Che Salvini sia un buono o un cattivo cristiano, che vada o meno a messa con regolarità, che pecchi o non pecchi a noi non interessa. Ne parli semmai col suo confessore, se ce l’ha. Ma la politica – a maggior ragione quando si è vicepresidenti del governo – è cosa ben diversa dai personali cammini di fede. Così come peccato non è sinonimo di reato.

Sabato Maria è diventata uno slogan da campagna elettorale, una divina testimonial, un vessillo da far sventolare in piazza.

La dolce madre di Gesù si è trasformata nella condottiera di un novello esercito di crociati pronti a muovere alla ri-conquista dell’Europa, nemmeno fossimo ancora ai tempi della Giovanna d’Arco che tanto infiamma il cuore di Marine Le Pen.

Il rosario è parso un’arma da brandire contro i nemici. E la religione si è fatta strumento politico, buono a eccitare le piazze e occupare i palcoscenici mediatici. Tutto questo, diciamolo a voce alta, è la peggiore offesa che si possa rivolgere ai credenti.

«Se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio», ha scritto a caldo padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà cattolica.

Al netto degli errori del passato, vale la pena ricordare che cent’anni fa è stato un prete, don Luigi Sturzo, a insegnarci col suo appello ai liberi e forti (e non ai cattolici, guarda un po’…) che la politica è il campo della laicità, in cui siamo chiamati a impegnarci come cittadini e non come membri di una chiesa, ricercando l’incontro ed esercitando l’arte nobile del compromesso.

Dal mondo cattolico sono germogliati don Sturzo e De Gasperi, e insieme e dopo di loro schiere di ministri, parlamentari, sindaci. I nostri lettori provino a riandare con la memoria al passato: chi di loro si è mai permesso di invocare la Vergine o agitare rosari ai comizi? Quando mai la lotta politica, anche nei momenti più aspri, si è trasformata in lotta nel nome di Dio e non in nome della democrazia, della giustizia sociale, della libertà, della pace?

«Dio è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso», ha ammonito il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin. Questo è il punto.

E nessuno dovrebbe stupirsi dell’ondata di sdegno che hanno suscitato in tutta Italia le parole di chi, mentre costruisce lucidamente il suo consenso con politiche di egoistica chiusura, invoca poi la protezione della Vergine e si presenta come difensore della “civiltà cristiana”.

«La fede è ben altra cosa – ha ricordato il presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini – serve a creare ponti e a superare le barriere del pregiudizio».

La fede è ben altra cosa: ce lo dimostrano quotidianamente le mille esperienze che germogliano in ogni angolo d’Italia. Ce lo ricorda l’impegno e la testimonianza di tutta la nostra Chiesa diocesana, a partire dal vescovo Claudio che fin dal suo arrivo tra noi non ha mai smesso di sottolineare con segni e richiami evangelici cosa significhi adoperarsi davvero per restituire un’anima cristiana alla società: investendo sui poveri, coltivando le relazioni e la dimensione comunitaria anche nei territori più lontani, dando impulso alla preghiera, scegliendo il servizio e non l’ostentazione del potere come stile distintivo del suo magistero.

C’è però un secondo tema che scorre sotto traccia e che l’intemerata di Salvini ha avuto quantomeno il merito di riproporre all’attenzione del mondo politico.

Che l’Europa non abbia saputo riconoscere nelle sue carte fondative quelle “radici cristiane” che ne segnano la storia e l’identità, ha finito per ritorcersi come un boomerang contro i sostenitori di un’idea di laicità che si è fatta, strada facendo e forse suo malgrado, culto del laicismo.

Martedì il card. Bassetti, nella sua introduzione all’assemblea generale dei vescovi italiani, ha chiesto a tutti noi uno sforzo, un rinnovato impegno a far sì che le virtù, la tradizione educativa, lo spirito di umanità che contraddistinguono l’Italia, la densità storica, culturale e religiosa di cui siamo eredi non rimangano lettera morta. «Non si vive – ha ammonito – di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori! Il nostro è un patrimonio che va rivitalizzato. Dobbiamo essere fieri di un cristianesimo che ha disegnato il Continente con il suo contributo di spiritualità e cultura, di arte e dottrina sociale. Di umanesimo concreto».

Affermare la laicità della politica e della società non significa dimenticare che la dimensione religiosa è costitutiva dell’uomo. Promuovere il pluralismo non significa cancellare il sacro dalla sfera pubblica per ridurlo a dimensione intimistica, specie quando siamo di fronte a grandi questioni etiche che tanto bisogno avrebbero della millenaria sapienza delle religioni. E coltivare i valori dell’integrazione non significa negare la propria storia, che trasuda di cristianesimo dalle sue città, dal suo pensiero filosofico, dalla sua arte.

Altrimenti, come si è visto a Milano, quella storia si finisce per consegnarla in ostaggio ad altri. Pensiamoci tutti, e ci pensi l’Europa chiamata oggi a un passaggio delicatissimo.

Non rassegniamoci a dover scegliere tra l’eclissi del sacro e i rosari da comizio.

 

Guglielmo Frezza

 

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Ricostruire comunità in Europa

Si intitola “Ricostruire comunità in Europa” la dichiarazione dei vescovi della Comece, la Commissione episcopale dei Paesi dell’Unione Europea, diffusa il 14 febbraio 2019, in vista delle elezioni europee di fine maggio per eleggere i membri del prossimo Parlamento Europeo. Di seguito il testo.


Dal 23 al 26 maggio 2019 tutti i cittadini europei saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo. I risultati elettorali influenzeranno le decisioni politiche, condizionando la nostra vita quotidiana per ii prossimi cinque anni.

La Chiesa Cattolica è stata parte della costruzione europea per oltre 2 millenni, dalle sue radici fino ad oggi, dando un contributo con la sua Dottrina Sociale.

Dieci anni fa, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona aveva offerto nuove possibilità. Di fronte a molte incertezze, il sentire comune sembra oggi meno ottimistico. Le elezioni europee del 2019 arrivano nel momento giusto per esprimere scelte politiche che potranno rinnovare la fratellanza tra popoli e persone, rilanciando il progetto europeo.

In questo contesto, i Vescovi della COMECE esortano tutti i credenti e tutte le persone di buona volontà a votare. Invitiamo i nostri concittadini europei a non cadere nella tentazione di un ripiegamento su se stessi, ma a esercitare i lori diritti per costruire l’Europa. Facendo sentire la propria opinione politica, le persone hanno la capacità di indirizzare l’Unione nella direzione in cui desiderano andare.

La UE non è perfetta e probabilmente ha bisogno di una nuova narrazione di speranza, che coinvolga i suoi cittadini in progetti percepiti come più inclusivi e meglio orientati al bene comune. Ogni opinione conta nella scelta delle persone che d’ora in poi rappresenteranno le nostre opinioni politiche. Le elezioni sono solo il primo passo di un impegno politico e richiedono che i cittadini
osservino e accompagnino democraticamente il processo politico.

In spirito di responsabilità, i cittadini e le istituzioni al loro servizio devono lavorare insieme per un destino comune, andando oltre le divisioni, la disinformazione e la strumentalizzazione politica.

Per avere successo, il dibattito elettorale dovrebbe concentrarsi sia sulle politiche dell’UE sia sulla capacità dei candidati di elaborarle e di attuarle. Onestà, competenza, leadership e dedizione al bene comunesono qualità necessarie per le persone che intendono esercitare un mandato a livello europeo. Il dibattito elettorale è il momento giusto per proclamare ed esprimere visioni diverse, al di là di sterili opposizioni.

È anche l’occasione giusta perché i credenti interroghino i candidati sul loro personale impegno, durante il mandato
europeo, a proteggere la dignità umana per tutti, a promuovere opzioni che riflettano un nuovo Umanesimo Cristiano e adottare politiche che servano e siano plasmate dai diritti fondamentali.

Cosa significa essere europei? L’Europa a volte è percepita come distante e auto-referenziale. Come cittadini europei, dobbiamo
fare un passo avanti e assumerci la responsabilità di dare un significato concreto all’espressione “unità nella diversità”. L’unità nella diversità implica regole comuni, che tengano conto della legittima protezione e promozione delle libertà e delle opportunità attraverso processi democratici che manifestino responsabilità, trasparenza e una giusta realizzazione dello stato di diritto. Le autorità pubbliche europee non dovrebbero essere percepite come coloro che impongono decisioni unilaterali dall’esterno, ma piuttosto come coloro che favoriscono l’impegno personale e collettivo di tutti i cittadini in un dialogo sincero, creativo e rispettoso.

Per far fronte a queste sfide, l’UE deve riscoprire la sua identità comune e rafforzare la sua solidarietà, così da rinnovare i legami sociali che esistono sia nei, sia tra i paesi e i popoli. Abbiamo bisogno di un’Unione europea che sappia proteggere le famiglie, le persone più vulnerabili, le diverse culture. Il rispetto del principio di sussidiarietà dovrebbe essere un pilastro fondamentale di una Unione in cui tutti si sentano a casa propria, uguali costruttori – oseremmo dire “conduttori” – del progetto europeo. Ciò significa allo stesso tempo custodire e preservare i risultati dell’UE, ed essere abbastanza ambiziosi da trovarne di nuovi.

Il dialogo con le Chiese e le comunità religiose dovrebbe essere ulteriormente rafforzato sulla base dell’articolo 17 del suo Trattato istitutivo, con creatività, impegno e rispetto da parte delle istituzioni europee.

L’UE si trova ad affrontare sfide importanti. La digitalizzazione non rappresenta solo una crisi, ma anche una mutazione. Riprendere il controllo delle nostre vite di fronte alla digitalizzazione richiede decisioni per rendere l’economia e la finanza al servizio delle persone, specialmente le più vulnerabili. La digitalizzazione ha un impatto su tutti e su tutto ciò che conosciamo (il futuro del lavoro, la protezione dei dati personali, i molteplici usi dell’intelligenza artificiale). Per la COMECE è fondamentale preservare la centralità della persona umana e un approccio basato su solidi fondamenti etici.

Si dovrebbero sviluppare a livello UE un insieme di regole e processi a favore della famiglia, così da accompagnare lo sviluppo
umano integrale delle persone, delle famiglie e delle comunità
. La questione demografica deve essere rimessa al centro della scena, sia in riferimento alla natalità, sia all’invecchiamento. La mancanza di speranza e di prospettive porta diversi Paesi ad un rapido declino della popolazione. I giovani europei devono sentirsi rassicurati, in condizione di poter formare una famiglia e di ritrovare speranza nel loro Paese di origine, attraverso progetti comuni e mutualmente vantaggiosi.

Il benessere della famiglia umana è legato a un’Unione che favorisca una economia sociale di mercato. Le politiche per ridurre
la povertà
dovrebbero basarsi sull’idea che quel che funziona per i meno fortunati funziona per tutti.

Occorre un rinnovato sforzo per trovare soluzioni efficaci e condivise riguardo ai processi di migrazione, asilo e integrazione. L’integrazione non riguarda solo le persone che entrano nell’UE, ma anche quei cittadini della UE che si trasferiscono in un Paese diverso dal proprio. Questo ci porta a domandare: come possiamo meglio accoglierci a vicenda in Europa? Inoltre, migrazione e asilo non rappresentano questioni indipendenti: esse sono collegate alla solidarietà, a una prospettiva in cui la persona è al centro, a politiche economiche e demografiche efficaci.

Votare a queste elezioni significa anche assumersi la responsabilità per il ruolo insostituibile dell’Europa a livello globale. Il bene comune è più grande dell’Europa. Ad esempio, l’attenzione e la cura per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile non possono essere limitate entro i confini della UE: i risultati elettorali contribuiranno all’adozione di decisioni che riguardano l’intera umanità. Un’Unione forte sulla scena internazionale è anche necessaria per la promozione e la protezione dei diritti umani in tutti i settori e perché sia efficace il contributo dell’UE, in quanto attore multilaterale, alla pace e alla giustizia economica. L’Europa deve rimanere competitiva senza rinunciare ai suoi principi e standard.

Nel corso del Dialogo “(Ri)pensare l’Europa”, nell’ottobre 2017, Papa Francesco ha ricordato che “L’Unione Europea manterrà fede alla suo impegno di pace nella misura in cui non perderà la speranza e saprà rinnovarsi per rispondere alle necessità e alle attese dei propri cittadini”.

Votare potrebbe anche essere soltanto il primo passo, ma rimane il più necessario. Ispirati da Papa Francesco, chiediamo a tutti i cittadini, giovani e meno giovani, di votare e impegnarsi nella campagna elettorale e nelle elezioni europee: questo è il modo migliore per costruire l’Europa secondo ciò che ritengono sia giusto ed equo. Votare non è solo un diritto e un dovere, ma anche un’opportunità per dare concretamente forma alla costruzione europea!

I vescovi della Comece- Commissione episcopale dei Paesi dell’Unione Europea

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