Nomine dei preti 3/2018

Lunedì 16 luglio

  1. Don Antonio Toigo – finora parroco del Duomo di Abano (San Lorenzo) – si ritira dal servizio di parroco per raggiunti limiti di età.
  2. Don Alessio Bertesso – finora parroco di Cristo Risorto in Padova – è nominato parroco del Duomo di Abano (San Lorenzo).
  3. Don Luciano Danese – finora parroco del Duomo di Conselve – è nominato parroco di Tencarola.
  4. Don Claudio Zuin – finora parroco delle parrocchie dell’UP di Bastia, Carbonara e Rovolon – è nominato parroco del Duomo di Conselve.
  5. Don Erick Xausa – finora vicario parrocchiale del Duomo di Asiago – è nominato parroco delle parrocchie dell’UP di Bastia, Carbonara e Rovolon.
  6. Don Lorenzo Gaiani – finora parroco di Conco – si ritira dal servizio di parroco per raggiunti limiti di età, rimanendo collaboratore nelle parrocchie di Conco, Fontanelle e Rubbio con residenza a Conco.
  7. Don Giampietro Ravagnolo (diocesi di Alba) è nominato amministratore parrocchiale di Conco, Fontanelle e Rubbio, con residenza a Fontanelle.
  8. Don Gino Temporin è nominato collaboratore nelle parrocchie dell’UP di Arsiè (Arsiè, Fastro, Mellame, Rivai, Rocca, San Vito, Primolano) e assistente dell’Associazione Familiari del Clero.
  9. Don Giulio Osto – docente di teologia presso la Facoltà Teologica del Triveneto e l’ISSR di Padova e collaboratore dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo – è nominato assistente del collegio universitario Gregorianum di Padova.
  10. Don Andrea Miola è nominato assistente spirituale del Sabinianum di Monselice.
  11. Don Franco Puatto – è stato nominato alcuni mesi fa penitenziere alla Basilica del Carmine in Padova e collaboratore nel carcere circondariale di Padova.

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“Il Coraggio di inseguire un Sogno… Vi racconto padre Lele”

È in programma venerdì 20 luglio alle ore 20.30 nella sala ex Cavallino c/o Museo Albino Luciani MusAL a Canale d’Agordo, una serata dedicata a padre Ezechiele Ramin “Lele”, missionario comboniano, “martire della carità” assassinato nel 1985 in Brasile a causa del suo impegno in favore dei piccoli agricoltori e degli indios Surui nativi della Rondonia nella loro lotta contro i latifondisti locali.


Saranno presenti, con video e testimonianze dirette, il fratello Antonio Ramin, padre Franco Vialetto, missionario comboniano in Brasile per oltre cinquant’anni, presente nell’ora del martirio di padre Lele e don Fernando Fiscon, missionario padovano “fidei donum” in Brasile dal 1990 al 2001.
In questa occasione il Museo Albino Luciani MusAL resterà aperto eccezionalmente con ingresso ridotto, anche nella serata di venerdì dalle ore 21.30 alle ore 22.30 e sarà possibile visitare la mostra dedicata a padre “Lele” allestita negli spazi museali.

 

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Incontro con i missionari/e

Giovedì 19 luglio i missionari e le missionarie – religiosi, presbiteri e laici – che sono in Italia per un periodo di vacanza si incontreranno a partire dalle ore 9.30 in Seminario Maggiore (via del Seminario 29) a Padova. È un momento molto atteso in cui i missionari si raccontano, condividendo con la Chiesa di Padova la propria esperienza, con l’obiettivo di far emergere la ricchezza bellissima delle varie realtà che si aprono al mondo. Emergono storie di vita straordinarie di uomini e donne che si mettono in relazione non solo con altre persone, ma anche con il contesto in cui si trovano ad operare. Non solo raccontare, però, ma anche ascoltare i passi che la Chiesa diocesana sta facendo proprio all’interno dello scambio di condivisione tra chiese.

Sarà presente all’incontro don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm. Centro missionario diocesano e Cuamm, infatti, sono entrambi nati dalla Fondazione “Opera San Francesco Saverio”, costituita nel gennaio 1959 dall’allora vescovo di Padova mons. Girolamo Bortignon con lo scopo di «diffondere tra i fedeli lo spirito missionario e cattolico della Chiesa, di curare la formazione religioso-culturale di giovani laici che, animati da spirito missionario, intendono offrire la proprio collaborazione specializzata a servizio delle missioni Cattoliche».

Per informazioni e iscrizioni: 049 8771761

 

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Secondo Orfea. Quando l’amore fa miracoli a Villa Immacolata

Uno spettacolo teatrale comico, emotivo, teologico e biblico: questo è in sintesi Secondo Orfea. Quando l’amore fa miracoli di Margherita Antonelli e Marco Amato con Margherita Antonelli per la regia di Marco Amato. L’appuntamento per poterlo vedere è martedì 14 agosto alle ore 21.30 a Villa Immacolata a Torreglia. «Ormai da quattro anni, spiega don Federico Giacomin, direttore di Villa Immacolata, ci prepariamo alla giornata dell’Assunzione della Beata Vergine Maria del 15 agosto mediante una meditazione artistica e lo spettacolo che proponiamo quest’anno può aiutare molto in questo. Si tratta della rivisitazione della vita di Gesù vista attraverso gli occhi di Orfea, la vicina di casa della famiglia di Nazareth. Si affrontano temi altamente spirituali, divertendosi ».

Orfea è una donna che vive a Gerusalemme nell’anno zero. Le giornate di Orfea si dividono tra il tempio, la fontana e quattro lenzuola da stendere, chiac­chiere con le altre donne. Una vita consumata nella tranquillità all’ombra della sua casa, ma un giorno vengono ad abitare vicino a casa sua, un coppia di giovani sposi. Lei è incinta. Si chia­mano Giuseppe e Maria. Da quel momento la vita di Orfea non sarà più la stessa: i giovani sposi la coinvolgono in questo loro vortice, che sarà la vita del loro bimbo, del quale Orfea si prende cura quando la madre è affaccendata nel quotidiano. Si instaura fra Orfea e il bambino un rapporto di profondo amore, dove la vita di Gesù è guar­data con amorevolezza e buon senso, da una donna semplice e forte come Orfea. La donna assiste alla crescita di questo Dio-Bam­bino, con la curiosità, la dolcezza, la fermezza di molte madri che vorrebbero il meglio per il loro figlio. Con cipiglio sempre esuberante lei difenderà, sosterrà, criticherà e si addolorerà al seguito di questo ragazzo, il suo Gesù, come una madre attenta e amorevole. Lo ascolterà sul­la montagna, lo difenderà da chi lo vuole denun­ciare, lo accudirà alla morte, e si rallegrerà di questo Dio che mantiene le Promesse, sino alla Resurrezione.

In scena oggetti semplici, per un Dio che ha usato pochi grani di senape, una pecorella, del­le lanterne e poco altro, per spiegare la gran­dezza del Padre.

Una visione dei fatti del Vangelo teneramente riletti da una donna semplice, concreta, come dovrebbe essere la fede, quella fede in un Dio fattosi bimbo, ragazzo, adolescente e adulto. Una fede, quella di Orfea, fatta di cibo prepa­rato con cura, di acqua presa alla fontana, di rimproveri benevoli, di cammini lunghi per ascol­tarlo, di discussioni con gli scribi, di domande profonde, per difendere questo ragazzo strano.

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Cantiere aperto a San Pietro… si replica!

Visto il successo e l’apprezzamento per la “Notte di San Pietro” con la visita alla chiesa di San Pietro e al cantiere aperto sul restauro del Compianto sul Cristo morto, il Museo diocesano, in  collaborazione con la Parrocchia della Cattedrale e l’Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea, replica la proposta.

L’appuntamento è per giovedì 12 luglio, in questa occasione alle ore 18.30, nella chiesa di San Pietro, in via San Pietro 125 a Padova. L’iniziativa si inserisce nel progetto Mi sta a cuore, dedicato al recupero di opere del patrimonio artistico diocesano, che in questa sua terza edizione è dedicato al restauro di tre terracotte tra cui un prestigioso Compianto sul Cristo morto, opera di un plastificatore padovano del XV secolo, conservato nella chiesa di San Pietro.

Durante il Cantiere aperto a San Pietro si potrà ammirare la chiesa – un vero gioiello ancora poco noto dove, tra l’altro, è conservato il corpo della beata Eustochio – ed essere introdotti alla scoperta del restauro in corso.

Ad accompagnare il pomeriggio saranno il direttore del Museo diocesano Andrea Nante, il conservatore Carlo Cavalli e l’arciprete della Cattedrale (a cui fa capo la chiesa) don Umberto Sordo. Mentre il restauro sarà illustrato dalla professoressa Rita Deiana, direttrice del CIBA – Centro Interdipartimentale di Ricerca, Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici – dell’Università degli Studi di Padova, e dalla restauratrice Raffaella Portieri.

Infine il pubblico avrà la possibilità di accedere al giardino esterno dell’Istituto delle Dorotee da dove poter avere un’altra veduta dell’antico complesso della chiesa di San Pietro e recuperare alcune tracce della sua antica storia, dei passaggi di proprietà e dei rifacimenti successivi: da cappella palatina a chiesa monastica – distrutta dagli Ungari prima e poi da un violento terremoto, ricostruita e “aggiornata” in fasi successive – a chiesa annessa alle parrocchie prima di San Leonardo e poi della Cattedrale.

Per partecipare è necessaria la prenotazione (049 652855 o info@museodiocesanopadova.it). È chiesto un contributo minimo di 7 euro a sostegno del restauro del Compianto sul Cristo morto.

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Nomine dei preti 2/2018

Lunedì 2 luglio

  1. Don Raffaele Gobbi – finora parroco di Tencarola – è nominato direttore dell’Ufficio Missionario diocesano, mantenendo anche il compito di delegato vescovile per il Diaconato permanente.
  2. Don Paolo Zaramella – finora responsabile del Sinodo dei Giovani – è nominato direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Giovani.
  3. Don Federico Giacomin – direttore di Villa Immacolata – è nominato vice-direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Giovani.
  4. Don Alberto Sonda – finora vicario parrocchiale delle parrocchie dell’Unità pastorale di Due Carrare – è nominato animatore vocazionale del Seminario Minore (per gli adolescenti).
  5. Don Renzo Rizzato – finora parroco di Ponte di Brenta (San Marco) – si ritira dal servizio di parroco per raggiunti limiti di età.
  6. Don Matteo Ragazzo – finora collaboratore nelle parrocchie di Borgoricco e S. Eufemia – è nominato parroco di Ponte di Brenta (San Marco).
  7. Don Silvano Isati – finora parroco di Laghi di Cittadella – si ritira dal servizio di parroco per raggiunti limiti di età.
  8. Don Lorenzo Grigoletto – finora parroco di Turri di Montegrotto – è nominato parroco di Laghi di Cittadella.
  9. Don Roberto Bicciato – parroco di Montegrotto – è nominato parroco anche di Turri di Montegrotto.
  10. Don Davide Francescon – finora parroco di Rubbio e Fontanelle – è nominato parroco delle parrocchie dell’Unità pastorale di Canove, Cesuna e Treschè Conca.
  11. Don Mirco Zoccarato – finora direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Giovani – è nominato parroco di Caselle de’ Ruffi e di Murelle di Villanova, parrocchie che continuano la collaborazione con S. Angelo di S. Maria di Sala.
  12. Don Alberto Pregno è inviato agli studi di Diritto canonico a Venezia, rimanendo parroco della parrocchia di S. Angelo di S. Maria di Sala

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È così difficile ammettere: «Ho sbagliato?»

L’istituzione non sbaglia mai.

Così pensavo da ragazzo, quando cercavo ancora in maniera analogica, tra le pagine della biblioteca, spiegazioni e chiarimenti sull’infallibilità del Papa ed ero già entrato in un sistema gerarchico di governanti e governati che andava oltre le consuete autorità domestiche. In quegli anni, con l’esempio granitico di Giovanni Paolo II, i canali televisivi che si contavano sulle dita di una mano e la stampa meno globalizzata e irriverente di oggi, era più semplice pensare alle istituzioni come sfere lucide, senza incrinature. Poi il pensiero si evolve e appare chiaro che l’istituzione, quando sbaglia, non lo ammette o comunque sviluppa una grande capacità mimetica nel non farlo trasparire, pur di fronte a fatti inequivocabili.  Ammettere di aver sbagliato, infatti, significa mettersi in discussione, aprire pericolose brecce nel principio di autorità

Una paio di mesi fa ho assistito, nell’ambito dell’evento TEDx Padova, ad una magistrale relazione del prof. Piero Martin, docente di fisica sperimentale all’Università di Padova, sulla “verità dell’errore”: sperimentarlo, ammetterlo e superarlo, ammette Martin, fa parte del progresso scientifico. A me verrebbe da aggiungere, supportato da più di qualche pagina di Vangelo, che la verità dell’errore potrebbe far parte anche del progresso spirituale. Un’ampia rassegna di perdenti che va dal figlio minore della nota parabola a Zaccheo sino ad approdare a Pietro rivela che l’ammissione e il passaggio attreverso l’errore è una cifra nodale del Vangelo che si rivela potente chiave di acceso all’incontro con Dio. Gira da tempo, infatti, in Rete un meme che riporta la declinazione del termine inglese “fail” (errore) come acronimo di first attempt in learning, primo tentativo nell’apprendimento.
A contattare il divino si impara anche attraverso l’ammissione di sbagli singoli e comunitari.

Gli errori evangelici sembrano eliminare una porzione di territorio delle possibilità così da permettere di concentrarsi sull’inesplorato. Sono errori che generano valore e creano euristiche che semplificano le soluzioni del futuro. Chissà se ci saranno anche questi tra i motivi che hanno portato papa Francesco ad ammettere i suoi errori di valutazione «per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata» sugli scandali del Cile e a presentare pubbliche scuse in una lettera diffusa l’11 aprile scorso. Una lezione di comunicazione straordinaria che si ripercuote ancor oggi a mesi di distanza, oltre che di umanità. «Chiedo perdono –ha scritto il Pontefice- a tutti coloro che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente negli incontri che terrò con le persone che hanno testimoniato».

Questa ammissione di responsabilità non solo l’ha reso più umano agli occhi del mondo ma anche più vicino a quei “perdenti” del Vangelo che hanno conquistato il cuore di Dio.

Marco Sanavio

Direttore www.diocesipadova.it

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“Alza gli occhi, Hanna, alza gli occhi” – Per una lettura dell’Apocalisse: (ri)velazioni tra Bibbia e Cinema comico

Anche quest’anno l’ACEC propone ai propri soci il corso Bibbia&Cinema organizzato dai Padri Gesuiti dal 18 al 25 agosto nella Casa di Caccia di San Giacomo D’Entraque (Cn), immersa fra le montagna del Parco delle Alpi Marittime.

Il corso, rivolto ai giovani dai 18 anni, è pensato per dare loro la possibilità di gustare la bellezza della Parola liberi da schemi precostituiti: lettura, confronto, lavori di gruppo e dinamiche interattive, condivisione della preghiera comunitaria, momenti di svago, passeggiate in montagna, gestione della casa.

La settimana biblica dal titolo “Alza gli occhi, Hanna, alza gli occhi” proporrà una lettura originale del testo biblico: Apocalisse e cinema comico hanno meccanismi simili, entrambi rompono le regole esistenti, smascherano i meccanismi del potere e della violenza, e attraverso “mondi altri” parlano al quotidiano più profondo indicandone il senso.

Nella circolare inviata ai SAS, ai Circoli di Cultura Cinematografica e ai delegati ACEC e ANCCI scrive don Adriano Bianchi, presidente dell’ACEC: «La cornice della montagna e il clima della vita comunitaria renderanno l’esperienza particolarmente ricca: un’occasione preziosa per la formazione di animatori, operatori di Sale di Comunità, appassionati di cinema. Il cinema, infatti, può rivelarsi un’esperienza profonda di conoscenza di sé, di preghiera e di meditazione, diventare linfa per una migliore creatività progettuale dell’animatore e, ancor prima, convinzione esperita che il cinema può ancora essere una risorsa autorevole per le sale e per le comunità cristiane. Il lavoro delle Sale della Comunità, attraverso questo formidabile strumento di comunicazione, può arricchirsi e riqualificare la propria offerta spirituale e pastorale nei confronti del territorio».

L’ACEC offrirà a un rappresentante per Sala della Comunità e per Circolo ANCCI l’ospitalità completa (rimane a carico del singolo partecipante la quota di iscrizione di 30,00 euro). L’agevolazione è valida per massimo 20 persone.

Per l’iscrizione all’iniziativa si può scaricare dal sito www.saledellacomunita.it la scheda da inviare, debitamente compilata, alla Segreteria Generale dell’ACEC (via fax 06.4402280 oppure per e-mail acec@acec.it), entro il 15 luglio 2018, insieme alla ricevuta di pagamento della quota di iscrizione.

 

Scarica qui la scheda di iscrizione

Scarica qui il depliant del corso

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La mappa interattiva della visita pastorale in libera distribuzione

La mappa interattiva della visita pastorale del vescovo Claudio è un prodotto digitale fatto realizzare dall’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Padova a servizio delle comunità sul territorio.

«Si tratta di una proposta pensata per integrare tutte le informazioni che man mano verranno implementate riguardo la visita pastorale -spiega don Marco Sanavio, direttore del sito Diocesipadova.it- direttamente su un livello grafico sovrapposto alle note mappe di Google. Questo consentirà non solo di seguire visivamente il percorso della visita del vescovo in diocesi ma anche di completarlo con materiali multimediali isneriti proprio nella località in cui hanno avuto origine. Il nostro desiderio non è quello di convogliare una gran massa di utenti nel nostro sito per far crescere i numeri ma saremo ben lieti di distribuire liberamente la mappa a tutti i siti parrocchialie  a chiunque lo desideri».

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Don Giuseppe Salbego ora vive in Dio

Don Giuseppe Salbego, uno dei preti più anziani della diocesi, è tornato al Padre nelle prime ore di mercoledì 27 giugno nel Cenacolo Nostra Signora di Fatima a Montegalda. Nel luglio scorso aveva celebrato 70 anni di ordinazione e in dicembre aveva compiuto 95 anni e già le sue condizioni di salute, in modo particolare gli occhi e la vista, erano molto compromesse.  Da un mese si era aggravato: è mancato come il lume di una lampada, finito l’olio.

Don Giuseppe, quinto di sei figli, nasce nel 1922 a Thiene nella località di Rozzampia, che diventerà parrocchia nel 1943. Ha un fratello maggiore di qualche anno, Antonio, che lo precede in seminario e diventerà prete nel 1941. Cresimato dal vescovo Elia Dalla Costa, viene ordinato prete dal vescovo Carlo Agostini nel 1947.  Il ministero di prete di don Giuseppe ha un percorso semplicissimo: cooperatore ad Anguillara per dodici anni, parroco a Conche per 39 anni, come pensionato penitenziere nel Duomo di Thiene per 14 anni.

Don Giuseppe proveniente dall’alto vicentino ebbe l’impatto con la bassa padovana, zona in cui le condizioni di vita di braccianti o di piccoli fittavoli erano molto povere.  C’erano ancora molte case con i pavimenti in terra battuta e la copertura di paglia. Gruppi di persone partivano per lavori stagionali, tra questi gruppi forse il più numeroso era quello delle mondine che si recavano specialmente in Lombardia e in Piemonte.  In questo ambiente don Giuseppe imparò la condivisione della povertà e la disponibilità all’ascolto e alla vicinanza. La sua permanenza fu facilitata dalla presenza in canonica in questi anni e nei successivi da qualche familiare.

Giunto a Conche nel 1959 Don Giuseppe trovò che la chiesa appena costruita era pericolante per il cedimento del terreno. Conclusa l’opera della chiesa, pose mano alla canonica e alla scuola materna. La sua permanenza fu segnata da due tragici avvenimenti. Nel 1966 la grande alluvione, con la piena del Brenta che sommerse il territorio. Le chiese diventarono luogo di rifugio per le persone e anche per gli animali. Nella cronistoria scritta da don Giuseppe rimane una documentazione puntuale della disgrazia e dei soccorsi.  Nel 1974 una grave sciagura colpì la comunità parrocchiale. Lo scoppio di un pneumatico fece precipitare nel canale del pulmino della scuola materna, provocando la morte di dieci bambini e di una suora. Oltre al dolore, don Giuseppe ebbe l’umiliazione di un processo che lo vide assolto dall’accusa di colpa. Ma la disgrazia lo segnò profondamente. Al compimento del 75° anno diede le dimissioni e si ritirò a Thiene, dove già si trovava in fratello don Antonio.

La permanenza a Thiene non fu di tutto riposo. Era il primo ad arrivare all’apertura del duomo, prendeva posto al suo confessionale molto frequentato, facendo coppia per molti anni con l’altro penitenziere don Israele Bozza. Era richiesto in parrocchia e nel vicariato per sostituire i confratelli impegnati in altri servizi. Nel tempo libero c’era lo spazio per trovare gli ammalati. Tra questi, negli ultimi anni c’è stato anche il fratello don Antonio, finché la gravità del suo male richiese l’ospitalità nella casa di riposo di Poleo, dove morì nel 2003. Anche per don Giuseppe arrivò il momento di ritirarsi in una struttura protetta e trovò ospitalità nel Cenacolo nel 2012.

L’eucaristia di ringraziamento, di suffragio, di commiato sarà celebrata sabato 30 giugno alle ore 9.30 nel duomo di Thiene, presieduta dal vicario generale mons. Giuliano Zatti, essendo il vescovo impedito da precedenti impegni.

Da: “Notizie di famiglia” di mons. Giuseppe Zanon

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